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Grigorij di Pečerska

monaco ucraino
San Grigorij di Pečerska
Grigorij di Pečerska.jpg
Dipinto raffigurante il santo
 

Monaco

 
Morte1093
Venerato daChiesa ortodossa russa
Santuario principaleGrotte vicine (Monastero delle grotte di Kiev)
Ricorrenza8 gennaio, 28 settembre
AttributiLibro Sacro

Grigorij di Pečerska in russo: Григорий?, detto anche il Taumaturgo (... – Monastero delle grotte di Kiev, 1093) è stato un monaco cristiano ucraino vissuto nell'XI secolo. È venerato come santo dalla Chiesa ortodossa russa che ne celebra la memoria l'8 gennaio e il 28 settembre.

BiografiaModifica

La sua agiografia è contenuta nei Pateriki del Monastero delle Grotte di Kiev, redatti tra l'XI e il XIII secolo.

Discepolo di Teodosio di Pečerska, improntò la propria esistenza alla povertà, alla preghiera e alla lettura dei libri sacri. La sua conoscenza di opere definite dai Pateriki "proibite" gli permise di combattere i demoni e di realizzare miracoli. Morì assassinato, legato per mani e piedi e gettato con una pietra al collo nel Dniepr, per ordine del Principe ed erede al trono Rostislav Vsevoldovič dopo avere predetto che quest'ultimo sarebbe affogato nella campagna militare contro i Cumani, evento in seguito realmente verificatosi.

Tale santo viene spesso confuso con un proprio omonimo, il quale compose Canoni in onore del Principe Vladimir II di Kiev, dei santi Boris e Gleb e di Teodosio. Quest'ultimo tuttavia, pur dimorando nel monastero delle Grotte, morì posteriormente nel 1120.

Miracoli e leggende devozionaliModifica

Significative e peculiari sono le leggende devozionali che hanno per oggetto il rapporto tra il santo e i malfattori e che evidenziano in Grigorij una determinazione e un rigore senza pari tra gli altri monaci che abitavano il monastero.

Si narra infatti che le preghiere del santo fecero sì che dei lestofanti che avevano saccheggiato la chiesa del Lavra non potessero né addormentarsi né nutrirsi per cinque giorni, trascorsi i quali gli stessi tornarono al monastero invocando perdono e confessando i propri misfatti. Catturati dall'autorità secolare furono condannati a morte ma la sentenza nei loro confronti non fu eseguita a causa dell'intercessione di Grigorij che ritenne sincero il pentimento e la colpa già espiata.

Vicenda analoga occorse quando altri ladri cercarono di rubare nell'orto del monastero. Desiderosi di redimersi non riuscirono ad avvicinarsi al santo per ben tre giorni, passati in veglia e digiuno. Quando il santo li ricevette impose loro di lavorare fino alla morte all'interno del luogo sacro.

I Pateriki narrano che un altro malfattore fu addirittura ucciso da Grigorij, che lo soffocò con una catasta di rami nel tentativo di far espiare al reo le proprie colpe.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica