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DescrizioneModifica

Giacimento risalente al Paleolitico (inferiore, medio e superiore) e ricca di graffiti, rudimentali pitture parietali e impronte di mani, in essa sono stati scoperti più di 45.000 reperti, quasi tutti conservati presso gli archivi della Soprintendenza archeologica di Taranto e nella mostra-museo di Rignano Garganico. Molto simile alla grotta Romanelli in pitture e graffiti, è uno dei siti di interesse archeologico di maggior rilievo in Italia.

Nella grotta sono state rinvenute anche tre sepolture e numerosi resti umani singoli, risalenti al periodo Gravettiano ed Epigravettiano. Si è ormai concordi nel ritenere i resti di Paglicci appartenenti all'uomo di Cro-Magnon.[1]

Danni alla grottaModifica

Il 10 luglio 2006 si è scoperto che la grotta ha subìto gravi danni a causa di atti vandalici compiuti da ignoti. Nel luglio del 2008 si è invece scoperto casualmente il distaccamento di una parte della parete esterna, che sta mettendo a rischio l'intera grotta.

L'Università degli studi di Siena ha chiesto formalmente una maggiore tutela, poiché è stata danneggiata la parte più importante della grotta. Inoltre, è stato danneggiato ed estirpato il ponteggio di ferro che permetteva agli archeologi di tutt'Italia e del mondo di camminare sopra senza rovinare il suolo della grotta e suoi preziosi contenuti e che permetteva di arrivare all'atrio della grotta.

NoteModifica

  1. ^ Arturo Palma di Cesnola, Paglicci ed il Paleolitico del Gargano, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2003, pp. 129 - 147.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica