Guglielmo di Ribagorza

Guglielmo
Valle de Arán 1981 01.jpg
Val d'Aran
Conte di Ribagorza
In carica 1010 - 1017
Predecessore Tota
Successore Mayor
Nome completo Guglielmo
Nascita seconda metà del secolo X
Morte Val d'Aran, 1017
Padre Isarno
Madre Bella
Religione Cattolicesimo

Guglielmo Isárnez di Ribagorza (Guillermo in spagnolo, Guillem, in catalano e Guillaume in francese; seconda metà del secolo XVal d'Aran, 1017) fu Conte di Ribagorza dal 1010 alla sua morte.

OrigineModifica

Secondo il Codice di Roda, Guglielmo era figlio illegittimo del Conte di Ribagorza, Isarno e di un'amante, di cui non si conoscono gli ascendenti[1], di nome Bella[2].
Ancora secondo il Codice di Roda, Isarno di Ribagorza era il figlio maschio terzogenito del Conte di Ribagorza, Raimondo II e della moglie Garsenda di Fézensac[3], che, ancora secondo il Codice di Roda era figlia di Guglielmo Garces[3] (ca. 895- ca. 960), primo conte d'Armagnac e di Fézensac, che, secondo la Genealogia Comitum Guasconiæ, era figlio del duca di Guascogna, Garcia II Sanchez[4]; anche il capitolo n° XXXVI del libro XLVI della España sagrada. 46, De las santas iglesias de Lérida, Roda y Barbastro conferma che era figlio di Raimondo II Garsenda, precisando che proveniva dalla Gallia (Garsendi nomine de galiis)[5].

BiografiaModifica

Guglielmo fu allevato dalla nonna paterna, Garsenda di Fézensac, e, dopo la sua morte, a Burgos, alla corte di sua zia (sorella di suo padre), Ava, contessa consorte di Castiglia[2].

Suo padre, Isarno finì i suoi giorni nel castello di Monzón, affrontando l'attacco di Abd al-Malik, figlio di Almanzor nel 1003[6]; anche il capitolo n° XXXVI del libro XLVI della España sagrada. 46, De las santas iglesias de Lérida, Roda y Barbastro conferma la morte in battaglia contro i Saraceni, in una località detta monte di Sion (in Monte Sion)[7]; lo scontro viene ricordato come battaglia di Albesa[8][9]..

Dopo la morte di Isarno, come viene precisato dal capitolo n° XXXVI del libro XLVI della España sagrada. 46, De las santas iglesias de Lérida, Roda y Barbastro, nel governo della contea gli succedette l'altra sorella di Isarno, sua zia, Tota[7], che già collaborava col fratello[10][11].
Nella confirmatio V dell'anno 1005 delle Noticias históricas de las tres provincias vascongadas, Parte 3,Volume 3 Guglielmo viene già citato come conte di Ribagorza (Comite Guillelmo in Ripa-curtia)[12].

Siccome Abd al-Malik continuava l'invasione della Ribagorza, Toda decise di prendere marito che potesse affiancarla, nella difesa della contea, scegliendo il conte Suniario I di Pallars[7][10][11][13].
Rimasta vedova nel 1010, Toda abdicò in favore di Guglielmo, che intervenne in Ribagorza, assiema al cugino, il figlio di Ava, il conte indipendente di Castiglia e conte di Burgos, Lantarón, Cerezo e Álava, Sancho Garcés, con un forte esercito che sconfisse i Saraceni e liberò la contea[7].
Al seguito di Sancho Garcés vi era anche la sorella, Mayor, che, in quello stesso anno, sposò il conte Raimondo III di Pallars-Jussà, figliastro di Tota[7], e che, secondo il gesuita storico Medievalista, Gonzalo Martínez Diez, governarono una parte della contea[2].

Tra i territori liberati dai Saraceni vi era anche la Val d'Aran, che non volle riconoscere l'autorità di Guglielmo, che dovette intervenire, e nel 1017, venne assassinato[2]; secondo il capitolo n° XXXVI del libro XLVI della España sagrada. 46, De las santas iglesias de Lérida, Roda y Barbastro, gli abitanti della Val d'Aran avevano pensato che uccidendolo ne sarebbero divenuti i legittimi eredi[7]; secondo alcuni storici erano stati istigati da Raimondo III di Pallars-Jussà[2].

Siccome Guglielmo non aveva discendenza la contea venne governata da Mayor e dal marito, Raimondo III; ma il re di Pamplona e conte d'Aragona, Sancho III Garcés di Navarra, marito di Munia di Castiglia, figlia di Sancho Garcés e nipote di Mayor, reclamò la contea, per la moglie, innescando una disputa, che portò, nel 1018, all'occupazione e all'annessione al regno di Pamplona della Ribagorza.

Matrimonio e discendenzaModifica

Come viene anche precisato dal capitolo n° XXXVI del libro XLVI della España sagrada. 46, De las santas iglesias de Lérida, Roda y Barbastro Guglielmo non ebbe moglie e non ebbe discendenza legittima[7] e di lui non si conosce alcun altro discendente[14].

NoteModifica

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

Letteratura storiograficaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica