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Crocefisso nella chiesa di San Damiano ad Assisi

Frate Innocenzo da Petralia (Petralia Sottana, 1592Palermo, 20 dicembre 1648) è stato uno scultore e religioso italiano.

Indice

BiografiaModifica

 
Crocifisso, basilica di Loreto.

Scarsissime le notizie sulla vita di fra' Innocenzo da Petralia, sul suo nome secolare[1] e sul suo percorso formativo. Nato sulla fine del XVI secolo (forse il 1591), fu religioso appartenente all'ordine dei Frati Minori Osservanti e scultore di crocefissi lignei policromi come il conterraneo, confratello e contemporaneo, fra' Umile da Petralia la cui fama ha oscurato a lungo l'opera di Innocenzo.

In effetti nell'area delle Madonie, all'inizio del XVII secolo, era fiorente l'attività dell'intaglio del legno che produsse numerose manifestazioni artistiche di rilievo come la produzione della famiglia di scultori dei Li Volsi originari di Nicosia. I rapporti artistici di fra' Umile e di fra' Innocenzo non sono al momento chiari, anche se secondo scritti di poco posteriori Innocenzo era allievo di Umile.[2] Le attività artistiche dei due scultori sono riferibili ad un unico modello iconografico: l'immagine di Cristo crocefisso caratterizzata da grande drammaticità per l'enfasi data alle ferite, ai lividi ed al sangue, all'espressione del dolore. Un modello artistico che quindi deve intendersi sopraordinato all'opera dei due artisti e derivante dalle direttive culturali della Controriforma, dai temi iconografici prediletti dai francescani fin dal Medioevo, e soprattutto dalla cultura spagnoleggiante prevalente nella Sicilia seicentesca.[3]

In definitiva, pur con differenze, esiste una continuità stilistica fra i due francescani, tra i quali dovette esistere un rapporto di comunanza artistica.

Innocenzo, al contrario di Umile, lasciò la Sicilia e operò a lungo, nel quarto decennio del secolo, soprattutto nelle Marche ed in Umbria, in luoghi che probabilmente visitò, anche se, a partire dal 1637, produsse molte opere a Roma, nel convento di San Francesco a Ripa, per le varie committenze francescane dell'Italia centrale. Nel 1637, a Roma, scolpì un crocefisso che venne rifiutato per l'eccessiva crudezza del realismo.[4] L'opera di Innocenzo si distingue, infatti, per la resa particolarmente realistica delle ferite da cui sgorgano fiotti di sangue, accentuando il pathos complessivo dell'opera.

Nell'ultima parte della sua vita, intorno al 1640, ritornò in Sicilia. A Palermo gli viene attribuito il completamento, mediante la stesura della coloritura, dell'ultimo crocefisso di fra' Umile nel convento di sant'Antonio, rimasto incompleto per la morte del confratello avvenuta nel 1639.

Pochissime opere di Innocenzo si distaccano dal tema del crocefisso: l'Ecce Homo della chiesa madre di Furnari che ricalca anch'esso un modello di fra Umile, e la Madonna col Bambino nella chiesa del Carmine di Sambuca (originariamente nel convento di sant'Antonio a Palermo)[5]

Crocifissi in SiciliaModifica

Opere fuori dalla SiciliaModifica

StatuariaModifica

Altre opereModifica

NoteModifica

  1. ^ Lo scultore è stato identificato con Giovanni Calabrese, figura semileggendaria della tradizione locale di Petralia in: Giuliana Alaimo, L'agonia di Gesù nell'arte degli scultori frate Umile e frate Innocenzo da Petralia, in "Sicilia serafica", aprile 1956, pp. 18-19, ma tale ipotesi, non è documentata, non è stata accolta dalla storiografia successiva.
  2. ^ P. Tognoletto, Paradiso serafico del Regno di Sicilia, Palermo 1687, pp. 246, 309
  3. ^ Simonetta La Barbera, op. cit., 1982
  4. ^ Cristina Galassi (a cura di) L'arte del legno tra Umbria e Marche dal manierismo al rococò: atti del convegno, 2001, pa. 138
  5. ^ P. Tognoletto, op. cit., Palermo 1687, pp. 264
  6. ^ R. La Mattina, Frate Innocenzo da Petralia, scultore siciliano del XVII secolo fra leggenda e realtà, Caltanissetta 2002, pag.83
  7. ^ Pagina 105, Giovanni Francesco Abela, "Malta illustrata... accresciuta dal Cte G.A. Ciantar" [1], Malta, Stamperia di Palazzo di S. A. S., 1780.
  8. ^ Pagina 109, [2]
  9. ^ Pagina 110, [3]
  10. ^ Pagina 717, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [4], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.

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