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L'interpello, secondo il diritto italiano, è un'istanza che il contribuente rivolge all'amministrazione finanziaria affinché quest'ultima dia una valutazione preventiva ad un'operazione economica ancora in fieri.

L'ordinamento tributario italiano prevede diverse tipologie.

Indice

Ambito di applicazioneModifica

Le istanze di interpello presentate da un contribuente possono essere relative ai seguenti tributi di competenza dell'Agenzia delle Entrate:

I tributi di competenza di altri enti diversi dall'Agenzia delle Entrate devono essere presentati direttamente a questi, e pertanto:

Devono essere presentate all'Agenzia delle Dogane le istanze di interpello riguardanti le Accise, ai comuni quelle riguardanti l'IMU, alle Regioni quelle riguardanti i tributi regionali, ed alle Province quelle riguardanti i tributi provinciali, al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) per le iscrizioni di ipoteche sui beni mobili registrati, richieste in ritardo e cioè dopo un anno dalla data di autentica dell'atto costitutivo (art. 2 R.D. 15 marzo 1927, n. 436).

Dal punto di vista dottrinale, si distingue di regola tra interpelli obbligatori ed interpelli facoltativi. Nondimeno, recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno riconosciuto la possibilità al contribuente di fornire la prova contraria anche in assenza di proposizione dell'interpello disapplicativo, che, secondo la tesi erariale, doveva ritenersi obbligatorio (sul punto: Corte di Cassazione, n. 7402 del 15 marzo 2019: “in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento dell'amministrazione (art. 97 Cost.) questa Corte, ha già avuto modo di affermare che la prova della sussistenza del diritto alla disapplicazione della normativa antielusiva può essere fornita anche al di fuori della procedura prevista dalla combinazione dell'art. 30 comma 4bis, I. 724/1994 e dell'art. 37 bis d.P.R. 600 del 1973 e dunque anche in sede processuale (cfr. Cass., n. 17010 del 12/05/2012; Cass., n. 18807 del 2017).

Modalità di presentazioneModifica

L'istanza di interpello può essere compilata su carta libera, e deve contenere i seguenti elementi, in assenza dei quali è dichiarata inammissibile:

  • dati anagrafici del contribuente;
  • descrizione dettagliata del caso oggetto dell'interpello, e sul quale vi sono fondati motivi di incertezza;
  • data e sottoscrizione dell'istanza da parte del contribuente.

TipologieModifica

Interpello ordinarioModifica

Il diritto di interpello cosiddetto ordinario, previsto dall'art. 11 dello statuto dei diritti del contribuente, trova il suo regolamento attuativo nel decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze 26 aprile 2001, n. 209.

Consiste nella facoltà, da parte di ciascun contribuente, di porre quesiti alla Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate, se vi sono obiettive condizioni di incertezza nella normativa fiscale relativamente a casi concreti e personali.

L'amministrazione finanziaria è tenuta a dare risposta entro 90 giorni. In caso di mancata risposta, l'interpretazione della norma tributaria prospettata dal contribuente è da considerarsi corretta (in virtù del silenzio assenso), e a condizione che l'istanza sia ammissibile e che sia questa che la stessa soluzione prospettata siano state esposte in modo chiaro e univoco.

Interpello specialeModifica

L'interpello cosiddetto speciale è stato istituito dall'art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.

È un interpello che può avere per oggetto soltanto determinate operazioni (trasformazioni, fusioni, ecc.), considerate potenzialmente elusive.

Interpello disapplicativoModifica

L'interpello cosiddetto disapplicativo è previsto dall'art. 37-bis, d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600. Mediante tale interpello, il contribuente può chiedere la disapplicazione di una norma antielusiva speciale. L'art. 37-bis è stato abrogato.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica