Iram delle Colonne

città perduta nella penisola arabica

L'Iram dei Pilastri (in arabo: إرَم ذَات ٱلْعِمَاد‎‎, Iram dhāt al-ʿimād), anche detta Ubar, “Iram dalle mille colonne” o "la Città d'Ottone", è una città perduta (o la regione circostante) nella Penisola Arabica.

TradizioniModifica

Negli antichi scritti arabi[1] viene citata semplicemente come Iram[2]. Nel folclore arabo ci sono storie che la descrivono come una città mercantile nel deserto del Rubʿ al-Khālī, a sud-est della Penisola Arabica. Si suppone che sia esistita dal 3000 a.C. al I secolo d.C.
Secondo le leggende divenne favolosamente ricca grazie al commercio tra le regioni costiere e i centri del Vicino Oriente e dell'Europa. Nel 1992, in seguito a rilevamenti satellitari, un team di esperti e di archeologi statunitensi ha riportato alla luce i resti della mitica città.

Nel Corano (89,[3] 6-8) è scritto che Iram fu punita assieme alla tribù dei Banū ʿĀd.

Secondo il folclore, il re Shaddād sfidò gli ammonimenti del profeta preislamico Ḥūd e Allah scatenò una tempesta di sabbia che cancellò la città. Le rovine sono sepolte da qualche parte sotto le sabbie del Rubʿ al-Khālī. Iram divenne famosa in Occidente con la traduzione de Le mille e una notte.

Nella tradizione araba, gli Ād erano i pro-pronipoti di Nūḥ (Noè) e suoi successori (Corano, 7, 69).

Nel II secolo d.C. Claudio Tolomeo disegnò una mappa con una regione abitata da un popolo chiamato Iobaritae, ossia Ubariti, dal nome leggendario della città di Ubar.

T. E. Lawrence (Lawrence d'Arabia) mostrò dell'interesse verso Iram che chiamava «L'Atlantide del deserto».

ArcheologiaModifica

Recenti scoperte sono state ricollegate alla leggenda di Iram.

All'inizio degli anni ottanta un gruppo di ricercatori interessati alla storia di Iram si affidarono ai sensori dei satelliti della NASA, a radar capaci di penetrare il suolo, ai dati del programma Landsat, a immagini scattate dallo Space Shuttle e ai dati del satellite SPOT, per identificare antiche vie carovaniere e scoprire dove convergessero. Le vie erano usate per il commercio dell'incenso tra il 2800 a.C. e il 100 a.C.

Nella provincia del Dhofar, in Oman, fu identificata un'area come possibile avamposto della civiltà perduta. Un gruppo di ricercatori[4] esplorò l'area in molte occasioni. I ricercatori si fermarono presso un pozzo chiamato al-Shisa, e nei pressi dell'oasi scoprirono un sito precedentemente identificato come il forte di Shis (XVI sec.). Gli scavi hanno portato alla luce un insediamento anteriore e artefatti provenienti da altre regioni. Questo forte più antico era costruito sopra una caverna di calcare che poteva contenere una fonte d'acqua, rendendolo il sito un'importante oasi lungo la via commerciale per Iram. Una volta che il livello dell'acqua si era abbassato, la struttura si sarebbe indebolita e la caverna crollata tra il 300 e il 500 d.C., distruggendo l'oasi.

Altre quattro campagne di scavo sono state condotte dal dott. Juris Zarins, tracciando la presenza storica della tribù degli ʿĀd, i presunti costruttori di Iram.

NoteModifica

  1. ^ Sadīd al-Dīn Muḥammad 'Awfī, 1200, Le gemme della memoria, a cura di Stefano Pellò, Einaudi, 2019, 978 88 06 21067 0
  2. ^ Dal nome del suo mitico re-fondatore degli ʿĀd: Iram b. ʿAwṣ b. Sām b. Nūḥ.
  3. ^ Surat al-fajr.
  4. ^ includeva anche l'esploratore Ranulph Fiennes, l'archeologo Juris Zarins, il regista Nicholas Clapp e l'avvocato George Hedges

Voci correlateModifica

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