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La figlia di Jorio (Pizzetti)

La figlia di Jorio
Adolfo De Karolis (1874-1928), La figlia di Iorio (1914).jpg
Locandina della Figlia di Iorio di Alberto Franchetti
Lingua originaleitaliano
Generetragedia pastorale
MusicaIldebrando Pizzetti
LibrettoIldebrando Pizzetti
Fonti letterarieLa figlia di Jorio di Gabriele D'Annunzio
Attitre
Prima rappr.4 dicembre 1954
TeatroTeatro San Carlo di Napoli
Personaggi
  • Lazaro di Roio (baritono)
  • Candia della Leonessa (mezzosoprano)
  • Aligi (tenore)
  • Splendore (mezzosoprano)
  • Favetta (mezzosoprano)
  • Ornella (soprano)
  • Vienda di Giave (mima)
  • Teodula di Cinzio (mezzosoprano)
  • Mila di Codro (soprano)
  • Femo di Nerfa (basso)
  • Iona di Midia (baritono)
  • La vecchia delle erbe (contralto)
  • Cosma, il santo dei monti (basso)
  • Un pastore (basso)
  • Un mietitore (baritono)
  • Parenti, lamentatrici, mietitori

La figlia di Jorio è un'opera di Ildebrando Pizzetti su libretto proprio derivato dall'omonimo lavoro di Gabriele D'Annunzio. La prima rappresentazione ebbe luogo il 4 dicembre 1954 al Teatro San Carlo di Napoli.[1][2]

Gli interpreti furono i seguenti:[1]

Personaggio Interprete
Lazaro di Roio Giangiacomo Guelfi
Candia della Leonessa Elena Nicolai
Aligi Mirto Picchi
Splendore Fernanda Cadoni
Favetta Maria Teresa Mandalari
Ornella Maria Luisa Malagrida
Teodula di Cinzio Anna Maria Canali
Mila di Codro Clara Petrella
Femo di Nerfa Gerardo Gaudiosi
Iona di Midia
Mietitore
Saturno Meletti
La vecchia delle erbe Giuseppina Sani
Cosma Plinio Clabassi

Direttore era Gianandrea Gavazzeni, regista Roberto Rossellini, scenografo Cesare Maria Cristini.

La prima rappresentazione fu accolta con «clamoroso successo» e «applausi scroscianti».[3]

TramaModifica

La trama ricalca fedelmente quella della storia di D'Annunzio, ma i versi vennero rivisti e adattati da Pizzetti.

In Abruzzo, presso le Grotte del Cavallone, la famiglia di Lazaro di Roio del Sangro è in festa per il matrimonio del figlio Aligi. Costui però rifiuta la sposa quando vede arrivarsi, dopo manifestazioni di presagi oscuri, la contadina Mila, inseguita da dei mietitori che vogliono recarle violenza. Aligi la protegge, e presto se ne innamora. Ma rompendo i legami con la sua famiglia, Aligi la getta in disonore e in disgrazia, così si reca a Roma per ottenere aiuto dal papa. Nel frattempo Mila trascorre la vita ne paese di Lama dei Peligni, nascosta nelle grotte, e viene a sapere della tragica esistenza della famiglia di Lazaro. Tutti sostengono che Mila sia una strega e che porti sventura, e così quando Aligi torna da Roma, scopre che la sua amata è stata processata come eretica e bruciata viva.

CriticaModifica

Andrea Della Corte giudicò l'opera una delle poche dell'epoca che, schivato il pericolo dell'eccentricità mirata allo scandalo, «abbiano affisato l'ideale dell'arte e diano un nobile piacere».[3] I personaggi declamano intonando nello stile di Pizzetti ma con accresciuta cantabilità, vogliono essere «piuttosto coralmente osservati che distinti», accompagnati dall'orchestra che «mai stride né abbaglia ma è discreta e sommessa».[3]

Dopo la première l'opera fu rappresentata, tra il 1955 e il 1957, a Venezia, Torino, Parma, Milano, Roma e Firenze.[4]

NoteModifica

  1. ^ a b almanacco di amadeusonline (consultato il 7 agosto 2012)
  2. ^ Dizionario dell'opera
  3. ^ a b c Andrea della Corte, La figlia di Jorio di Pizzetti rappresentata al San Carlo, La Stampa, 5 dicembre 1954, pagina 5
  4. ^ almanacco di amadeusonline Archiviato il 14 marzo 2016 in Internet Archive. (consultato il 7 agosto 2012)

BibliografiaModifica

  • Raffaele Manica: Figlia di Jorio, La, in Piero Gelli (curatore), Dizionario dell'opera, Milano, Baldini&Castoldi, 1996, ISBN 88-8089-177-4.
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