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La notte di San Giovanni destina il mosto, i matrimoni, il grano e il granturco

San Giovanni giovane

La notte di San Giovanni destina il mosto, i matrimoni, il grano e il granturco è un proverbio popolare a sfondo religioso, diffuso in molte zone d'Italia e la cui spiegazione va ricercata nella straordinarietà della notte di San Giovanni e nelle innumerevoli credenze e superstizioni legate alla festa e che variano da regione a regione. Ma anche per i popoli dell'Europa settentrionale, gli inglesi ad esempio, i sortilegi sono simili ed è proprio questa la notte nella quale è stata ambientata l'opera Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.[1]

San Giovanni e la notte dei sortilegiModifica

«La note de San Zuene
destina mosto, sposalizi, gran e pane.
»

(dialettale veneto)

Il proverbio dialettale veneto ci indica alcuni dei sortilegi compiuti durante la nottata magica: per la mietitura si avanza qualche dubbio a causa della rugiada che, secondo la tradizione, cadrebbe questa notte sul grano; anche il granoturco e l'uva si trovano in una fase delicata dei loro processi; per quanto riguarda il matrimonio, le ragazze cercano di interpretare i presagi per capire le loro sorti amorose.[1]
Nel Molise vi è un'antica usanza che prevede di interpretare il piombo fuso versato nell'acqua dove assume varie forme, inoltre le ragazze per saper se si sposeranno entro l'anno scelgono due cardi e dopo una serie di riti li mettono sul davanzale della finestra. Il mattino seguente, a seconda della posizione assunta dal cardo, sarà possibile esprimere la tanto e sospirata previsione sul matrimonio.
Ma anche in Sardegna si usa porre sulla finestra il fiore del cardo per la manifestazione dei presagi: in questo caso si valuta se il fiore ha attirato formiche o moscerini, che sono associati ai contadini o ai pastori.[1]

San Giovanni e le stregheModifica

«Chi nasci la note de San Zuene
no vedi strighe e no sogna fantasme.
»

(dialettale veneto)

"Chi nasce la notte di San Giovanni non vede streghe e non sogna fantasmi."
Il proverbio evidenzia che i fortunati che nascono in questa notte sono investiti di poteri straordinari.[1]

San Giovanni e i fuochiModifica

«San Giovanni col su' fogo
el brusa le strighe, el moro, e 'l lovo
»

(dialettale istriano)

"San Giovanni con il suo fuoco, brucia le streghe, il moro ed il lupo."
Il proverbio rileva l'usanza antica di accendere i fuochi, utili per allontanare la sfortuna e i contagi.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Carlo Lapucci & Anna Maria Antoni, I proverbi del mese, ed. Garzanti, 1985, pp. 172-174

BibliografiaModifica

  • Carlo Lapucci e Anna Maria Antoni, I proverbi del mese, Garzanti, 1985.
  • T. Buoni, Nuovo thesoro de' proverbij italiani, Venezia, 1604.
  • N. Castagna, Proverbi italiani raccolti e illustrati, Napoli, 1869.
  • U. Rossi, Proverbi agricoli, Firenze, 1931.
  • A. Pochettino, Tradizioni meteorologiche popolari, Torino, 1930.
  • A. Arthaber, Dizionario comparati di proverbi e modi proverbiali, Milano, 1929.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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