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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sull'idioma parlato dal popolo dei Paleoveneti, vedi Lingua venetica.
Veneto
Vèneto
Parlato inItalia Italia
Croazia Croazia
Slovenia Slovenia
Montenegro Montenegro
Brasile Brasile
Argentina Argentina
Messico Messico
Romania Romania
RegioniVeneto Veneto
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
(Trentino: valli orientali; Alto Adige: Piana di Bolzano)
CoA of Friuli-Venezia Giulia.png Friuli-Venezia Giulia (provincia di Trieste, parte della provincia di Pordenone, Gorizia, Bisiacaria, Marano e Grado)
Lazio Lazio (Agro Pontino)
Sardegna Sardegna (Arborea, Tanca Marchese)
Zastava Istarske županije.svg Istria
Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Regione litoraneo-montana
Zadar County coat of arms.png Regione zaratina (Zara)
Coat of arms of Split-Dalmatia County.svg Regione spalatino-dalmata
Šibenik County coat of arms.png Regione di Sebenico e Tenin
Dubrovacko-neretvanska.png Regione raguseo-narentana
Litorale-Carso (Capodistria, Pirano, Isola)
Bandeira do estado de São Paulo.svg San Paolo
Bandeira do Espírito Santo.svg Espírito Santo
Bandeira do Paraná.svg Paraná
Bandeira de Santa Catarina.svg Santa Catarina
Bandeira do Rio Grande do Sul.svg Rio Grande do Sul
Coat of arms of Puebla.svg Chipilo (Messico)
ROU TL Tulcea CoA.png Tulcea
Locutori
Totale6 230 000[1][2] (2000)
Italia Italia: 2 200 000[5] (2002)
Brasile Brasile: 4 000 000[1][2] (2006)
Croazia Croazia: 50 000[1][2] (1994)
Altre informazioni
TipoSVO, flessiva, accusativa(Developing).
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
Statuto ufficiale
Ufficiale inBrasile Brasile (Serafina Corrêa)
Codici di classificazione
ISO 639-2roa
ISO 639-3vec (EN)
Glottologvene1258 (EN)
Linguasphere51-AAA-n
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
"Tuti i èsari umani i nase łìbari e conpagni in dignità e diriti. I ga ła raxon e ła cosiensa e i ga da conportarse i uni co chei altri inte'n spìrito de fradełansa."
Idioma véneto.PNG
Principale area d'uso della lingua in Italia

Il veneto[8] (nome nativo vèneto, codice ISO 639-3 vec) è una lingua italo-romanza[9][10] parlata comunemente in Italia nord-orientale da poco più di due milioni di persone,[5] circa la metà dei parlanti nel mondo.[1][2]

In Italia, è parlata principalmente nella Regione Veneto, ma anche nel Trentino e nel Friuli-Venezia Giulia. Anche in alcune aree dell'Agro Pontino si parla il veneto. La parte rimanente dei parlanti si trova all'estero, principalmente in Istria, in Dalmazia, Montenegro, Slovenia e Romania (comunità italo-romene) e in località di emigrazione, come l'Argentina, il Messico o gli Stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e Espírito Santo (tutti in Brasile).[11]

Essendo di fatto un continuum dialettale non normalizzato, in ambito accademico italiano e nella letteratura scientifica italiana è sovente indicato come "dialetto romanzo primario"[12] all'interno delle lingue neolatine (quindi non in quanto dialetto della lingua italiana).

L'idioma veneto è valorizzato come patrimonio linguistico regionale dalla Regione Veneto[13] e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia,[14] ma non è incluso nell'elenco dell'art. 2 della L. 482/99, tutela minoranze linguistiche storiche. Nonostante in ambito accademico italiano sia sovente chiamato dialetto – inteso come lingua contrapposta a quella dello Stato[15] – il veneto è incluso nell'elenco dei linguaggi a rischio dall'UNESCO, che lo classifica come vulnerabile.[16] L'Unesco non riconosce né lingue minoritarie, né minoranze linguistiche ma si limita a segnalare gli idiomi a rischio di scomparsa. La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato".[17]. Spetta ai singoli Stati che ratificano la "Carta" stendere l'elenco degli idiomi che si vogliono tutelare. Nel 2012 il Parlamento italiano, che era in procinto di ratificare la "Carta", aveva elencato esclusivamente le minoranze linguistiche storiche tutelate e riconosciute con l'art. 2 della L. 482/99. Nel 2012 la "Carta" non fu poi ratificata per l'opposizione di alcune minoranze linguistiche perché il livello di tutela per loro stabilito era perfino inferiore a quello previsto dalla L. 482/99.

In Croazia e in Slovenia i parlanti in istroveneto (un veneto coloniale) hanno richiesto di essere tutelati come minoranza linguistica italiana e considerano il loro dialetto venetofono un dialetto della lingua italiana.[18].

La cultura risorgimentale italiana rivendicò all'Italia i territori conquistati dalla Repubblica di Venezia in Istria e Dalmazia, anche sulla base della cultura e dialetti venetofoni considerati di matrice italiana.[19]

Indice

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura in lingua veneta.

L'attuale lingua veneta deriva dal latino volgare parlato dagli antichi Veneti romanizzati a partire dalla fine del III secolo a.C. Non ha quindi a che vedere con la lingua venetica parlata in origine dagli stessi e successivamente abbandonata dopo un periodo di bilinguismo[20].

Testi in volgare che presentano chiare affinità con il veneto sono rintracciabili già a partire dal XIII secolo, quando in ambito italico non esisteva ancora un'egemonia linguistica del toscano.

Il veneto, in particolare nella sua variante veneziana, ha goduto di ampia diffusione internazionale grazie ai commerci della Serenissima Repubblica di Venezia, soprattutto nel Rinascimento, diventando per un certo periodo una delle lingue franche di buona parte del Mar Mediterraneo, soprattutto in ambito commerciale. Tuttora molte parole del gergo marinaro sono di origini venete, e ciò specialmente nei porti dell'Adriatico settentrionale, fino ad Ancona e oltre, pur essendo ormai quasi del tutto estinte.

Il veneto tuttavia non si impose come lingua letteraria in quanto, già nel XIII secolo, le lingue neolatine in cui si componeva letteratura erano il toscano (che a sua volta aveva assorbito e rielaborato la produzione della scuola siciliana), l'occitano dei trovatori, attivi anche nelle corti venete, e il francese. A riprova di ciò è il fatto che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa il Milione scegliendo la lingua d'oïl, allora diffusa nelle corti quanto il latino. Le opere in veneto più significative furono scritte da autori quali il Ruzante (Angelo Beolco) nel XVI secolo, Marco Boschini nel XVII secolo, Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; in quest'ultimo caso l'uso del veneto era limitato a buona parte delle commedie teatrali, soprattutto per rappresentare il popolo e la borghesia.

La diffusione di questo idioma al di fuori dell'area storica dei veneti si ebbe con il progressivo sviluppo della Repubblica di Venezia, che lo utilizzava come lingua ordinaria assieme al latino e al toscano.

Con l'invasione napoleonica e la conseguente caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797, il veneto progressivamente venne sostituito da altre lingue per gli atti ufficiali e amministrativi. Il suo uso tuttavia perse progressivamente, almeno in parte, i registri letterari e aulici restando sempre come lingua storica e naturale del popolo, riuscendo comunque a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Biagio Marin di Grado. Bisogna anche ricordare il poeta triestino Virgilio Giotti, che poetava in triestino e ordinariamente scriveva in italiano. Inoltre bisogna ricordare Nereo Zeper che ha tradotto l'Inferno di Dante Alighieri in dialetto triestino (variante del veneziano). Si ricorda, tra l'altro, l'Iliade di Omero tradotta in veneto da Francesco Boaretti e in veneziano da Giacomo Casanova; nonché l'opera in veneto padovano intitolata Dialogo de Cecco da Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella Nova che tratta delle nuove teorie galileiane sul sistema solare, che taluni attribuirebbero a Geronimo Spinelli, forse con la supervisione scientifica di Galileo Galilei.[senza fonte] Altri letterati del Novecento che hanno utilizzato il veneto nelle loro opere sono i poeti Giacomo Noventa e Andrea Zanzotto, come anche Attilio Carminati ed Eugenio Tomiolo. Si segnalano negli ultimi decenni anche Sandro Zanotto, Luigi Bressan, GianMario Villalta, Ivan Crico. Notevoli inserti in veneto sono presenti anche nelle opere dello scrittore Luigi Meneghello.

Giuseppe Lombardo Radice, concepì nei primi anni 20 del secolo scorso, un progetto didattico nazionale definito "dal dialetto all'italiano" che prevedeva di sviluppare ed impiegare testi scolastici anche in dialetto (tra cui il dialetto veneto). Il programma governativo aveva lo scopo di insegnare in tutta Italia la lingua italiana nelle prime classi della scuola pubblica, partendo dai dialetto. Con questo progetto didattico l'insegnamento della lingua italiana iniziava con l'idioma che lo scolaro meglio conosceva, ossia il suo dialetto locale. Questo progetto non ebbe completa attuazione poiché coincise con il periodo fascista, il cui regime era notoriamente impegnato, nella sua opera di forte centralizzazione dello Stato, a promuovere l'apprendimento della lingua italiana in un disegno complessivamente repressivo delle culture delle diverse regioni.

In anni recenti numerosi cantanti e gruppi musicali hanno adottato la lingua veneta per la loro produzione artistica: negli anni sessanta hanno raggiunto una buon successo Gualtiero Bertelli e il suo gruppo Canzoniere Popolare Veneto. Negli anni novanta si sono distinti i Pitura Freska, guidati da Sir Oliver Skardy, che hanno partecipato anche al Festival di Sanremo con la canzone Papa nero, scritta in dialetto veneziano. Più di recente hanno ottenuto una certa notorietà artisti come il rapper Herman Medrano, i Rumatera e i Los Massadores.

Con la legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007, approvata dal Consiglio regionale del Veneto a larghissima maggioranza, "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto", che si richiama ai principi della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, pur non riconoscendo alcuna ufficialità giuridica all'impiego del veneto, la lingua veneta diviene oggetto di tutela e valorizzazione, quale componente essenziale dell'identità culturale, sociale, storica e civile del Veneto. Una cosa simile viene portata avanti dal 2009 in Brasile nello stato di Rio Grande do Sul, dove la variante veneta talian viene considerata patrimonio immateriale dello stato.[21]

Sin dal 1981 la regione Friuli Venezia Giulia al primo comma dell'articolo 25 della legge regionale 68/1981(Interventi regionali per lo sviluppo e la diffusione delle attività culturali) valorizzava sul piano culturale, accanto alla lingua italiana, «le culture locali di origine slovena, tedesca e veneta». La legge che prevedeva esclusivamente una valorizzazione culturale, è stata abrogata nella quasi totalità degli articoli.

 
Bandiera della Serenissima Repubblica di Venezia

I dialetti veneti parlati nella regione Friuli-Venezia Giulia sono stati successivamente valorizzati da questa regione con la L.R. 5/2010, nelle seguenti espressioni dialettali (art.2): il triestino, il bisiacco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, nonché il veneto goriziano, pordenonese e udinese. Le attività di valorizzazione culturale previste dalla legge hanno come scopo (art.1 comma 2): "2. Le attività di valorizzazione previste dalla presente legge sono dirette a conservare la ricchezza culturale presente nel territorio regionale e nelle comunità dei corregionali all'estero, e renderla fruibile anche alle future generazioni, sviluppando l'identità culturale e favorendo l'utilizzo del dialetto nella vita sociale". All'art. 3 punti 2 e 3 precisa: "2.La Regione promuove lo sviluppo di progetti e incontri tra le comunità venetofone del Friuli Venezia Giulia e tra queste e quelle dei corregionali all'estero che parlano i dialetti di cui all'articolo 2."; " 3. La Regione promuove altresì progetti e incontri con le comunità venetofone presenti in Italia e con quelle di Slovenia e Croazia, nonché con le comunità di lingua friulana, slovena e tedesca del Friuli Venezia Giulia al fine di approfondire la reciproca conoscenza.". Nel settore della comunicazione, la Regione FVG promuove la diffusione di trasmissioni radiofoniche e televisive nei dialetti da valorizzare, realizzate da emittenti pubbliche e private e sostiene la redazione e la stampa di giornali e periodici (art.6) e sostiene gli enti locali e i soggetti pubblici e privati che operano nei settori della cultura, dello sport, dell'economia e del sociale per l'utilizzo di cartellonistica, anche stradale, nelle espressioni dialettali elencati all'articolo 2) della legge.[22]

(LA)

«[Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas!»

(IT)

«[Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca!»

(Pontico Virunio, umanista ed erudito bellunese (ca. 1460-1520)[23])

Distribuzione geograficaModifica

Pur rappresentando l'idioma tipico dell'omonima regione, i confini linguistici del veneto non corrispondono a quelli amministrativi.

Nella provincia di Belluno centrale - Agordino e Zoldano - si parla una forma di veneto-ladino che diventa decisamente ladino spostandosi verso nord - Alto Cordevole e Cadore. Nel basso Polesine (la cosiddetta Transpadana ferrarese) si notano profondi influssi emiliani, mentre tratti lombardi sono presenti nelle parlate della riva veronese del Garda. Nel Veneto Orientale, invece, forte è l'apporto del friulano.

Vanno inoltre citate alcune piccole isole linguistiche germanofone distribuite lungo la fascia prealpina e alpina: si tratta dei villaggi Cimbri della Lessinia e dei Sette Comuni (lingua cimbra) e di Sappada (dialetto carinziano).

D'altra parte, il veneto viene diffusamente parlato anche al di fuori dei confini regionali.

In Trentino sono aree tipicamente venetofone il Primiero (tipo feltrino), la Valsugana (tipo vicentino) e la Vallagarina (tipo veronese); anche la zona centrale della provincia, comprendente il capoluogo, ha fortemente venetizzato l'originale parlata locale.

In alcune zone del Friuli-Venezia Giulia sono parlate varietà del veneto, alcune originarie, altre di contatto ed altre importate. Relativamente ai dialetti veneti parlati nella regione Friuli-Venezia Giulia, con legge regionale nr. 5 del 2010, questa regione valorizza e riconosce la presenza dei soli dialetti veneti elencati all'art. 2 (Dialetti) comma 1: “1. Ai fini della presente legge, sono oggetto di valorizzazione i dialetti di origine veneta nelle seguenti espressioni: il triestino, il bisiaco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, nonché il veneto goriziano, pordenonese e udinese. “. In legge altri dialetti veneti non vengono né citati né considerati parte del patrimonio culturale immateriale regionale.

Alle parlate venete autoctone delle zone costiere, appartenute in alcune epoche storiche al Dogado veneziano (Marano Lagunare, Grado) e quindi in queste epoche direttamente amministrate dalla città di Venezia (ancora oggi conservano la resa veneziana dell'approssimante palatale come [ʤ] contro la [j] del resto del Veneto, come in <famégia>, <mègio>, <ògio>), si affiancano le parlate di Monfalcone e di tutta la destra Isonzo (Bisiacaria) dove è attestata sin dal XIV secolo[24] una varietà veneta che nel tempo si è sostituita alle lingue locali (friulana e sloveno) a seguito della immigrazione di popolazioni istriane intorno al 1500; il "bisiaco" presenta ancora un forte substrato friulano/sloveno.[25]

Con l'espansione storica del veneziano in altre zone, tra il XV e il XIX secolo (la Repubblica di Venezia conquistò la "Patria del Friuli" nel 1420 dopo un anno di combattimenti, con esclusione della contea di Gorizia e della città di Trieste e Muggia che rimasero alla Casa d'Austria fino al 1918) varianti su base veneziana si sono quindi diffuse, sia a Muggia e Trieste che a Palmanova[senza fonte], Udine e Pordenone e poi nei centri maggiori della pianura (Portogruaro, Latisana, Maniago, Spilimbergo, San Vito, Porcia)[senza fonte]. Relativamente alla città di Trieste, in questa città fino all'inizio del 1800 si è parlato un dialetto ladino, il tergestino, poi sostituito da un dialetto veneto coloniale (principalmente dialetto istriano), il dialetto triestino, a seguito del notevole aumento della popolazione derivato dal grande sviluppo del porto triestino avvenuto principalmente tra il 1860 e il 1915.[26] Nella parte più occidentale della provincia pordenonese (Sacile, Caneva) si è invece diffusa per continuità linguistica una variante liventina, affine al trevigiano rustico[senza fonte]. In tempi più recenti, secondo dopo guerra, attraverso la diffusione del dialetto istriano, il veneto si è rafforzato a Gorizia città (34.000 abitanti) in quanto dopo il 1948, secondo dati forniti dalle associazioni degli esuli, un terzo della popolazione risulta composta da esuli istriani[27] e oggi convive con la lingua friulana, slovena e italiana[28].[senza fonte] Si parla accanto al friulano anche il veneto in gran parte dei centri urbani del Friuli meridionale, da Palmanova a Cormons, Gradisca, Ruda, Aquileia e Cervignano etc., spesso alternando i due registri linguistici, in una situazione di diglossia.[29]

Il dialetto veneto-udinese, pur essendo stato inserito nella legge regionale nr. 5 del 2010 quale patrimonio culturale della regione Friuli Venezia Giulia, ha visto il numero dei parlanti ridursi drasticamente e il suo prestigio declinare quasi del tutto.[30]

Sempre legati all'influenza veneziana sono i dialetti veneti parlati nella costa istriana Istria e dalmata Dalmazia, la cui estensione è drasticamente diminuita in seguito all'esodo giuliano dalmata del secondo dopoguerra, ma che in varie zone è ancora compreso e parlato, anche (come seconda lingua) da persone di madrelingua croata. L'entroterra istriano e dalmata è sempre stato di lingua slovena e croata. Si possono poi individuare tracce del veneto sino in Grecia, in quelle che in passato furono colonie veneziane.[senza fonte]

Infine, il veneto è parlato dai veneti emigrati sparsi in altre regioni italiane o all'estero in seguito all'emigrazione. Importanti comunità si trovano in vari Stati europei, in America (in particolare centro-meridionale) e in Australia[31].

Vitalità e tutelaModifica

Nonostante la pressione dell'italiano, il veneto resta tuttora una degli idiomi più conosciuti e parlati in Italia. Secondo un'indagine condotta nel 2007 dall'ISTAT in Veneto, quasi il 70% degli interpellati dichiarava di parlare, oltre all'italiano, anche il veneto e il 15% di usarlo anche nei rapporti con estranei[31].

Questo fenomeno trova diverse giustificazioni. Primo fra tutti, la vicinanza strutturale del veneto all'italiano non ne rende eccessivamente difficoltosa la comprensione da parte dei non venetofoni; secondo, la prevalenza dei piccoli e medi centri abitati, che ha contribuito a mantenere le tradizioni locali; terzo, il fatto che dal Veneto si sia sviluppata una forte emigrazione, e non un'immigrazione, lasciando alla lingua locale un ruolo vitale[32]; non ultimo, l'uso nei secoli di questa lingua anche in situazioni formali, come osservato sin dai tempi della Serenissima[31].

La lingua viene valorizzata dalla Regione Veneto con la legge regionale 13 aprile 2007, n. 8 "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto"[33] e dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia con la legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5 "Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia"[34].

VariantiModifica

I pareri dei singoli linguisti nel delineare con precisione le diverse varianti del veneto divergono notevolmente.

Una delle classificazioni distingue le seguenti varianti[35]:

Una seconda, d'altra parte, ricorda[37][38]:

Una terza interpretazione individua invece[38]:

Queste varianti condividono buona parte delle strutture morfo-sintattiche e del lessico, ma quello che più conta per i linguisti è la capacità dei parlanti di comprendersi (ovviamente in percentuale variabile a seconda della vicinanza geografica).

Ancora discussa è invece la classificazione dei dialetti dell'alto e medio Bellunese. Indubbiamente le parlate cadorine sono da far rientrare nell'area ladina, ma più incerta è la definizione degli idiomi agordini e zoldani, che si trovano in una zona di transizione tra feltrino-bellunese e ladino; nell'agordino i tratti ladini si fanno man mano più accentuati risalendo la valle del Cordevole, fino ad arrivare a parlate pienamente ladine nell'alto corso (Rocca Pietore e Livinallongo). Da notare, comunque, la legge 482/1999 che riconosce tutti i comuni agordini come ladini allo scopo di preservazione delle minoranze linguistiche.

Da notare inoltre un fenomeno tuttora in atto, e cioè che il veneto tende a predominare sulle parlate alloglotte con cui viene in contatto, soppiantandole. Emblematici, in questo senso, sono i casi, tra gli altri, dell'antico tergestino e del cimbro.[non chiaro]

Va detto che l'influenza dell'italiano negli ultimi decenni ha portato alla confusione sul "parlare correttamento veneto" cosicché molti parlanti, si esprimono in un idioma misto basato sulla sintassi e la terminologia italiana semplicemente adattate "alla veneta" (a differenza delle varianti della lingua veneta che si distinguono concretamente dall'italiano sia nei vocaboli che nella struttura grammaticale e nella sintassi).

Questo idioma, in altre parole, non è una variante del veneto ma una variante superficialmente venetizzata dell'italiano: è un dialetto (veneto) dell'italiano.

Ad esempio:

  • varianti d. lingua veneta: el xe drio rivar (dove la x viene pronunciata quasi come una z dell'alfabeto fonetico), xe drio rivare ,l'è drio rivar (cioè "èser drio" + infinito) l'è invià rivar.
  • Italiano: sta arrivando
  • varianti d. lingua veneta: i ve dixe, i ne dixe (regolare: "a noaltri → ne" è proprio come "a voaltri → ve" )
  • Italiano: vi dicono, ci dicono (irregolare: "voi → vi" però "noi ↔ ci" !)
  • varianti d. lingua veneta: Marco el parla ben ; Mé nono 'l vien casa dimàn (con "el")
  • Italiano: Marco parla bene ; Mio nonno viene a casa domani
  • varianti d. lingua veneta: Mé mama ła ga dito... ; I toxi/ragassi/fioi/putei/bocia/toxati i xe/l'è partìi... (con "ła, i")
  • Italiano: La mia mamma ha detto... ; I ragazzi sono partiti

Esempi: verbo èssar/esser(e) ‘essere': mi (a) son; ti te si = ti t'ie; iu/lu (‘lui') o ea/ela (‘lei') xe/l'è; noijaltri simo/semo; voijaltri sii; iori/luri son = i xe

verbo gavèr/(g)avere ‘avere': mi (a) go; ti te ghe/ga; iu/lu (‘lui') o ea/ela (‘lei') ga; noijaltri gavìmo/ghemo/gavémo; voijaltri gavì; iori/łuri i ga

verbo catar(e) ‘trovare': mi (a) cato; ti te cati; łu/eło el (‘lui') o eła la (‘lei') cata; noijaltri catimo/catémo; voijaltri caté; iori/łuri i cata, iore/łore łe cata (fem.)

N.B.: molti verbi hanno un'estensione diversa in italiano rispetta alla lingua veneta: per esempio catar(e) viene usato per frasi come "ho trovato la penna che avevo perso" ("go catà ła pena che gavevo perduo") ma non in "trovo che questa ragazza sia bella" ("sta fioła/toxa/putèła xe/l'è beła" o al limite "sta fioła/toxa/putèła a me par beła).

L'emigrazioneModifica

Un certo impulso è stato dato dalla massiccia emigrazione avvenuta a cavallo fra il 1870 e il 1905 cosicché consistenti popolazioni venete sono presenti in Brasile (negli stati di Espírito Santo[39], Santa Catarina, Paraná, San Paolo, e di Rio Grande do Sul)[40], nel nord della Romania (Tulcea), in Messico (nella località di Chipilo), in Argentina (grazie all'immigrazione dal XIX secolo fino alla seconda guerra mondiale, essendo il Veneto una delle regioni che più italiani ha portato al paese)[41] dove si trovano ancora 33 associazioni venete[42], ma anche in diverse aree rurali italiane fatte oggetto di immigrazione organizzata dal fascismo con il fine di colonizzare e popolare i territori in questione, oggetto di bonifica: la Maremma Grossetana (Toscana), l'Agro Pontino (Lazio), le Valli del Comasco, la Bonifica di Arborea (Sardegna). Inoltre a Fertilia (Alghero) nata sotto il fascismo per dare lavoro ad un certo numero di famiglie ferraresi, conobbe l'arrivo successivo di esuli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra, che andarono a costituire la maggioranza della borgata. Comunità di origine veneta consistenti sono presenti anche nelle aree urbane dell'Alto Adige/Südtirol, dove costituiscono la maggioranza della popolazione appartenente al gruppo etnico italiano. La lingua italiana standard parlata a Bolzano è comunque molto influenzata da un forte substrato veneto.[43]

Queste popolazioni hanno conservato la loro parlata veneta, più che l'italiano, in quanto provenivano in gran parte da estrazione borghese o contadina e le generazioni successive, nate da queste onde migratorie, hanno mantenuto i caratteri arcaici della lingua, sebbene lontani dal Veneto: nel Rio Grande do Sul, ad esempio, l'idioma veneto viene insegnato dai genitori ai figli, e viene utilizzato anche da persone di altra origine, tanto che il primo dizionario di talian (o vêneto brasileiro) fu compilato da Alberto Vitor Stawinski, un polacco nato nel 1909 a São Marcos dos Polacos, assimilatosi alla comunità locale prevalentemente di provenienza veneta.

Tra le varianti fuori dal Veneto queste sono le principali:

  • il veneto istriano e i dialetti triestino e goriziano, per lessico molto simili al veneziano di città, ma con ulteriori influenze di vocaboli alloglotti, specialmente sloveni e croati e, in misura minore, greci.
  • il talian o vêneto brasileiro
  • il chipileño, parlato a Chipilo, in Messico
  • il veneto-romeno[44] che si parla nell'attuale distretto di Tulcea, antico possedimento di Genova sul Mar Nero
  • il veneto-pontino è un gruppo di parlate fortemente influenzate dal romanesco, e in parte anche dai dialetti lepini e dall'emiliano, su base perlopiù veneta-trevisana, in trasformazione e comunque in forte regresso

Questa antichità e "permanenza" del veneto, con le modificazioni e contaminazioni che ogni lingua conosce, è misurata dai dati statistici ufficiali (ISTAT e istituto POSTER). Secondo alcuni, queste stime tendono a ridurre il fenomeno essendo assente una promozione culturale e politica di mantenimento e protezione da parte degli stati che hanno questi territori.

Il risultato di questa diaspora dei parlanti (locutori) veneti è che oggi si possono contare più parlanti veneti fuori dal Veneto che non in esso. Un grande lavoro di ricerca e ricostruzione filologica dell'idioma veneto utilizzato alla fine dell'Ottocento è stato effettuato dai ricercatori Secco e Fornasier, componenti del duo Belumat i quali hanno raffrontato la lingua parlata dai bellunesi emigrati in Brasile, Messico e presenti in una minoranza etnica in Slovenia.

Stato attualeModifica

 
Cartello affisso all'interno dell'area riservata al personale di un centro commerciale di San Giovanni Lupatoto. Significa "Premi il pulsante"

Dal 2009 il talian, un dialetto basato soprattutto sul veneto (ma con elementi lessicali anche lombardi e piemontesi), è lingua ufficiale insieme al portoghese, a Serafina Corrêa, comune brasiliano di circa 14.000 abitanti.[45]

L'UNESCO, assieme al Consiglio d'Europa[senza fonte], riconosce e inserisce il veneto nel Red Book of Endangered Languages, annoverandolo fra le lingue minoritarie[senza fonte] meritevoli di tutela. Né L'UNESCO né il Consiglio d'Europa riconoscono lingue minoritarie: il primo si limita a segnalare i "linguaggi" a rischio di scomparsa; il secondo, nei suoi trattati internazionali, ha sempre lasciato ai singoli Stati il riconoscimento delle minoranze nazionali/linguistiche.

La Regione del Veneto, dal 2005, ha ricevuto proposta di elaborazione di una legislazione tesa a tutelare questa parlata e a riconoscerla, e alcuni sforzi sono stati fatti da partiti regionali al fine di includerla nella legge 15 dicembre 1999, n. 482 sulla "Tutela delle minoranze linguistiche". La Regione Veneto ha infine deciso con la legge regionale n. 8 del 13-4-2007 di definire il veneto e le parlate storiche delle terre venete senza ombra di dubbio come "lingua" e non dialetto, attivandosi nella sua salvaguardia e stanziando fondi per la sua tutela. Questo riconoscimento è stato accolto con favore da professori di diverse università del mondo[46].

Tutti gli idiomi non elencati nell'art. 2 della L. 482/99 possono ottenere una valorizzazione esclusivamente "culturale" ai sensi dell'art. 9 della Costituzione italiana, ossia possono essere solo valorizzati come "patrimonio culturale immateriale regionale e nazionale", né le regioni possono riconoscere "minoranze linguistiche": sentenza Corte Costituzionale del 10 maggio 2010, n. 170[47] e altre precedenti.

Caratteristiche linguisticheModifica

Il veneto possiede alcune strutture morfo-sintattiche proprie. Fra le tante citiamo per esempio il pronome clitico obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza sing/plur: «Giorgio el vien», «I veci i parla/discòre», «ti te parli/discòre/parla» o «ti ti/tu discòre/parla».

Tali pronomi, quando presenti, hanno carattere distintivo: sono cioè essi a stabilire il senso della frase e non sono le desinenze finali del verbo: «el sente ↔ i sente» (=sente/sentono) oppure «te parlavi ↔ parlavi» (=parlavi/parlavate). Ciò permette addirittura di eliminare, in certi casi e in certe varianti, le vocali finali del verbo senza pregiudicare la correttezza della frase «el sent, i sent» o permette quantomeno di scambiarle «te parlavi = te parlava».

Anche buona parte del lessico è comune, e le variazioni sono spesso limitate alla pronuncia: per esempio «gato/gat», «saco/sac», «fero/fer», «magnar/magnare», «vardar/vardare», «la scala /'a scàea» , «sorela/sorèa» (spesso unificate con la L-tagliata (Ł, ł) "ła scała" , "soreła")... E ancora «nasion/nazion/nathion» , «verxo/verzo/verdho» o in fine «vérdi / virdi» , «dotóri / duturi».

Pronuncia di zizola (giuggiola) in dialetto padovano

Queste ultime due forme dette metafonetiche sono tipiche del veneto centrale oltre che del gradese, resi celebri da autori come Ruzante e Biagio Marin: molti le ritengono già morte o comunque secondarie in quanto troppo difformi dall'italiano standard (che ha "verdi" e "dottori") ma in realtà esse sono ancora correntemente usate. Si trovano comunque anche in altre varianti venete, sebbene in misura minore.

Tutte le varianti sono state usate da poeti veneti (fra cui Ruzante, Goldoni, Zanzotto, Barbarani, Marin) ma alcune di esse sono state portate anche all'estero, per esempio la variante nord-trevigiana di Segusino è tuttora parlata in Messico a Chipilo con forti influenze spagnole, mentre un misto di vicentino e bellunese è parlato in Brasile anche se ha ricevuto influenze portoghesi e di altre lingue del Nord-Italia.

La variante veneziana vèneto de mar, era la lingua ufficiale del governo della Serenìsima Repùblica e poi della Marina austriaca, che aveva base in Venezia ed equipaggi perlopiù istriani e dalmati.

Ovviamente ci sono delle parole molto diverse da zona a zona come «fogołar/larìn», «ceo/cenin/picenin/bòcia», «el xe / l'è» , «ła xe / l'è», «el ga / l'à», «ła ga / l'à», «i gavéa / i avéa/i véa», «magnémo/magnòn/magnén». Ogni lingua ha di questi fenomeni, per esempio nella denominazioni delle verdure e degli attrezzi, fenomeni dovuti alla chiusura di certi mondi contadini. I parlanti comunque, nella conversazione con interlocutori provenienti da zone distanti, tendono in genere ad avvicinare il lessico e la grammatica usati al tipo veneziano, rendendo la comunicazione verbale scorrevole e perfettamente intellegibile.

Anche la sintassi presenta qualche piccola variazione che non pregiudica la comunicazione fra parlanti di vari ceppi: in alcune zone, ad esempio nella parte orientale della Marca Trevigiana fino al confine con il Friuli, gli interrogativi restano in fine di frase «Fatu che? Sìtu chi? Vatu 'ndove? Magnène cossa?» e anche nel Bellunese sono finali «Vatu onde? Magnone che?» mentre in altre varianti essi risalgono in prima posizione «'Sa fèto/Cossa fatu? Chi/Ci sìto? 'Ndo vètu/'Ndove vatu?». In queste ultime zone l'interrogativo finale esiste ma solo come forma rinforzata. Si oppongono, quindi, la fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica, ad esempio tipiche espressioni di Treviso quelle come «Ditu? Situ 'ndà? Gatu visto/magnà?» o del veneto centrale «Dìxito? Sito 'ndà? Ghèto visto/magnà?», e la forma dissociata «Te disi? 'Te si 'ndà? Te ga / Gatu visto? Te gà magnà / Gatu magna?». Esistono poi anche forme doppie con enfasi particolare «'Sa vèto indove!? 'Sa fèto cósa!? 'Sa màgnitu che? Ci èlo ci??». Nel dialetto veneto la terza persona singolare e la terza persona plurale hanno sempre la stessa desinenza: El va/I va (va/vanno), El'ndava/I'ndava, El andarà/ I andarà (andrà/andranno).

La fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica nella seconda persona singolare è, peraltro, caratteristica generale del veneto: «Dìtu par davero? Sìtu 'ndà? Atu/Gatu/Ghètu/Ghèto/Eto visto? Pàrli(s)tu?/Pàrlito?» nella 3 persona sing./plur/masch/femm.: «Pàrleło? (m.sing) Pàrleła? (f.sing) Pàrlełi? (m.plur) Pàrlełe? (f.plur)» e nella 2 persona plurale:«Parlèo/Parlèu?, Gavìo/Gavéu?» ma, come accennato, è andata parzialmente in desuetudine specie nel veneziano e nel veneto delle città dove prevale la forma dissociata (che rispecchia l'italiano) «Te disi par davero? 'Te si 'ndà? Ti ga visto?». Le forme composte esistevano comunque nel veneziano antico (Gastu? Fastu? Vostu?) sono ben vive a Venezia, nel Chioggiotto e nel Caorlotto (Sistu? Vustu? Fastu? Gastu?) parlato a Caorle (VE).

Tipico del veneto è anche l'interrogativo-esclamativo sottinteso o vuoto usato retoricamente: «Vùto ndar?!» (ital.= DOVE vuoi andare!), «Vùtu far?!» (ital.= COSA vuoi farci!), «Sìto nà, vestiì cusì!» (ital.= ma DOVE sei andato, vestito a quel modo!).

Alcune varianti possiedono la particella enfatica A utilizzata per rafforzare i verbi o presentarli come novità: «A te sì bravo» (ital.= sei proprio/veramente bravo!), «A no te dormi mai» (ital.= ma non dormi proprio mai!), «A no l'è mai contento» (ital.= non è MAI contento!), «A so' rivà» (ital.= sono arrivato finalmente!), «A so' rivà ieri!» (ital.= sai? sono arrivato ieri!).

Alcune forme verbali venete sono riconducibili ai Phrasal verbs inglesi, nei quali al seguito del verbo viene inserita una preposizione in modo tale da modificarne il significato: es. Magnàr fora = (letteralmente "mangiare fuori") = sperperare; cavarse fòra =(lett. "togliersi fuori") = abbandonare una situazione divenuta difficile (o che si prevede lo sarà); Broar sù = (lett. "scottarsi sopra") = lavare le stoviglie. In altri casi invece l'uso delle preposizioni (specialmente il "fora " e il "do") è finalizzato al rafformamento dell'azione che il verbo esprime ad esempio: sentàrse do = Sedersi; sveiarse fora = darsi una svegliata; catàr fora = trovare la soluzione o un qualcosa che si riteneva perso o introvabile; sbrigarse fora = darsi una mossa; desfàr fora = distruggere completamente, devastare.

Ricordiamo che il veneto è ancora capito e parlato fra alcuni discendenti di emigranti veneti a Latina, nella Maremma e ad Arborea (Sardegna centro-occidentale). Infine, non dimentichiamo che alcune parole sono comuni solo ad altre lingue o dialetti minori dell'area romanza, come friulano (specialmente nelle varianti occidentali) e catalano «mé pare=gno pare=mon pare» (ital. padre; mio padre), «mé mare=me mari=ma mare» (ital. madre; mia madre), «masa=massa=massa» (ital. troppo), «neto=net=net» (ital. pulito; castigliano. limpio), al francese: «tamis(o)=tamis» (ital. setaccio), «articioco=artichaut» (ital. carciofo), «scarseła=escarcelle» (ital. tasca/borsa), al greco piron=pirune (italiano. forchetta), muci= zitto!

Gli allofoni del fonema /l/Modifica

I diversi dialetti veneti si caratterizzano anche per differenti rese del fonema /l/.

Il fonema /l/ viene reso con un fono che può variare a seconda della posizione nella parola e alla vicinanza di una consonante, una vocale palatale o gutturale: diviene allora o una approssimante velare che si avvicina ad una /e/ molto breve ([e̯] o [ɰ]), o una approssimante palatale [j], oppure è eliso completamente. In alcuni dialetti, in casi limitati, esso può essere sostituito da /r/.

Il fenomeno è più accentuato specialmente nelle varianti centro-meridionali, come il padovano-vicentino-polesano e il veneziano. Meno evidente, invece, nei dialetti parlati nella provincia di Treviso, specie nel Quartier del Piave, nel Coneglianese e nel Vittoriese, e praticamente assente nei dialetti bellunesi, nel veronese, nel pordenonese. Degno di menzione, infine, il fatto che nel triestino e nel chioggiotto il fonema non solo viene pronunciato ma, talvolta, risulta addirittura accentuato, quasi una 'gl'.

A tal proposito, alcune grafie utilizzano il simbolo <ł> perché presenta il vantaggio di segnalare che soltanto alcuni dialetti pronunciano la consonante, altri la attenuano in una approssimante, altri ancora la elidono del tutto.

Esempi:

Grafia Pronuncia con [l] Pronuncia con fono differente da [l] Traduzione
ła bała /la 'bala/ /ɰa 'baɰa/ la palla
łuxer /'luzer/ /'juzer/ brillare
vołer /vo'ler/ /vo'er/ volere
saltar /sal'tar/ /sar'tar/ saltare

Fluttuazioni [ts],[θ],[s] e [dz],[d],[ð],[z]/Modifica

In alcune parole, le differenze di pronuncia sono determinate da variazioni regolari e parzialmente predicibili. È il caso delle parole con un fono fluttuante che varia fra [ts]-[θ]-[s] e delle parole con un fono fluttuante che varia fra [dz]-[ð]-[d]-[z]. Gli autori moderni hanno proposto vari grafemi.[chi e quali grafemi?] Le parole con questo tipo di variazione contrastano con le parole non fluttuanti, che contengono solo [s] o solo [z].[48] La presenza o assenza di variazione può portare anche differenza di significato (coppie minime).

Affricata alveolare [ts] Interdentale [θ] Fricativa alveolare [s] Traduzione Grafie
[ts]esto, [ts]est [θ]esto, [θ]est [s]esto, [s]est cesto zest(o), ẑest(o), zhest(o), thest(o), sest(o), tsesto
condi[ts]ion condi[θ]ion condi[s]ion condizione condizion, condiẑion, condizhion, condithion, condi(s)sion
[ts]ento [θ]ento [s]ento cento zento, ẑento, zhento...
non esiste non esiste [s]ento sento (v. sentire)
Affricata alveolare [dz] Interdentale [ð] Dentale [d] Fricativa alveolare [z] Traduzione Grafie
[dz]o [ð]o [d]o [z]o giù zo, do, dho, đo, Żo, Ço, Ӡo, Şo, xo
non esiste non esiste non esiste [z]e è/sono
ba[dz]oto ba[ð]oto ba[d]oto ba[z]oto né tenero/cotto, né crudo/duro bazoto, badoto, badhoto, baӠoto...
non esiste non esiste non esiste ba[z]oto bacione

Nei testi letterari (dal 1300 alla metà del '900), le lettere <z> e <ç> (quando sono usate) compaiono in parole con fluttuazione mentre <x> e <s> compaiono in parole non fluttuanti;[48] <x> (quando è usato) è riservato al fonema non fluttuante sonoro.

Oggi sono pronunciate come Venivano scritte così Traduzione Note
[ts]ento - [θ]ento - [s]ento çento (zento) cento cfr. sp. ciento, fr. cent, pt. cento, en. percent
[s]ento sento sento (sentire) cfr. sp. siento, it./pt. sento, en. sensation/sentiment
[dz]o - [ð]o - [d]o - [z]o zo, non *xo giù
[z]e xe, non *ze è/sono
me[dz]o/me[dz]a - me[ð]o - me[d]o - me[z]o mezo mezzo
bru[z]ar bruxar (brusar), non *bruzar né *bruçar bruciare
ca[ts]a - ca[θ]a - ca[s]a caça (cazza), non *caxa caccia cfr. pt. caça, cat. caça
ca[z]a caxa (casa), non *caza casa
condi[ts]ion - condi[θ]ion - condi[s]ion condiçion (condicion, condizion), non *condixion condizione/i cfr. sp. condición, cat. condició, pt. condição
pa[s]ion pasion (passion), non *paxion né *paçion né *pazion passione/i cfr. sp. pasión
riche[ts]e - riche[θ]e - riche[s]e richeçe (richeze), non *richexe ricchezze
save[s]e savese (savesse), non *saveçe né *saveze sapesse
vane[dz]e - vane[ð]e - vane[d]e - vane[z]e vaneze (vaneçe) aiuole
ingle[z]e inglexe (inglese), non *ingleze inglese

L'uso di <z> e <ç>, anche se in forma ridotta, si mantiene in alcuni autori moderni come ad esempio il veronese Berto Barbarani per parole con fluttuazione come zo, çità, çento.

GrafiaModifica

Come molte lingue non normalizzate, il veneto non ha ancora una grafia standard ufficiale. Ha però una normativa storica (Grafia Veneta Classica), che è stata utilizzata, pur con qualche variante, per i testi letterari in dialetto veneziano ed in buona misura, in pavano. Questa grafia è stata fissata da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano (prima edizione del 1829). Va notato che questa grafia è ancor oggi utilizzata nelle indicazioni toponomastiche tradizionali veneziane (i ninzioleti), come ad esempio "Gheto Vechio" o "Riva dei Schiavoni" (scritto così ma inteso come da pronunciarsi /sʧaˈvoni/). Le norme ortografiche fissate da Boerio sanciscono la predominanza della variante veneziana rispetto alle altre, e si caratterizzano per un maggior rispetto dell'etimologia in paragone alle proposte moderne. Di particolare interesse è l'utilizzo del gruppo "chi" per esprimere l'affricata postalveolare sorda ("C dolce" italiana, /ʧ/, di fatto la stessa convenzione utilizzata in spagnolo), per cui si scrive chiesa per /ˈʧeza/ e schiopo per /ˈsʧɔpo/, mentre nelle altre grafie si ricorre a cesa (o cexa) e s-ciopo. Un'altra caratteristica distintiva della grafia storica è la conservazione di una C etimologica davanti a E o I, per cui si scrive ciera (pronunciato /ˈsjera/, anticamente /ˈʦjera/) o cièvolo (/ˈsjɛvolo/). Questa soluzione ha indubbiamente il vantaggio di essere neutrale rispetto ai diversi esiti che la C latina seguita da E ed I ha avuto nelle parlate venete; così la parola scritta cena può essere letta /ˈsena/ a Venezia e nel Veneto centrale, /ˈθena/ nel Veneto settentrionale o /ˈʦɛna/ nell'alto Polesine, nel basso veronese e a Trieste, analogamente alle differenze di pronuncia che, per la stessa parola, si riscontrano in spagnolo fra castigliani, andalusi o latino-americani.

Oltre alla Grafia Veneta Classica, sono state fatte in epoca moderna altre proposte minoritarie, che rispondono ad usi regionali o perfino locali:

  1. la grafia di Dino Durante, tuttora usata in molte pubblicazioni come "Quatro Ciàcoe", basata su una maggiore somiglianza con l'ortografia italiana, con il difetto di indurre il lettore alla produzione di doppie lettere là dove non esistono, come nella coppia minima muso/musso, e di non rispettare la grafia tradizionale;
  2. la grafia storica riformata, proposta dall'informatico Loris Palmerini,[49] basata sullo studio dei documenti storici conservati negli Archivi di Stato, e sulla introduzione di soluzioni grafiche come la Ł tagliata o il carattere ç (c con cediglia), utilizzato secondo un criterio etimologico come in çena, çerveło (cui corrispondono gli italiani "cena", "cervello") ma non in forsa, suca (italiano "forza", "zucca"), anche se le pronunce sono le medesime. Tale grafia è usata da molti scrittori e parzialmente dalla rivista "Raixe venete" (che però non segue l'uso etimologizzante della Ç);
  3. la grafía del Talian di ampia diffusione in Brasile, che usa una corrispondenza grafema/fonema vicina al portoghese, ma simile a quella di Durante (per esempio si scrive una doppia S per la fricativa alveolare sorda perché comunque il digramma SS è pronunciato scempio in portoghese; d'altro canto, si usa il grafema Z per la fricativa alveolare sonora, anziché X come in altre grafie, perché non c'è la necessità di distinguere l'alveolare dalla corrispondente dentale come nel veneto chipileño del Messico o nei dialetti veneti settentrionali);
  4. la grafia del Manuale di Grafia Veneta Unitaria, stampato a cura della Regione Veneto, che «lascia aperte varie opzioni ortografiche»; essa tuttavia non ha trovato diffusione per la sua eccessiva frammentazione di grafemi che rende la lettura assai diffoltosa persino ai parlanti madrelingua: ciò di fatto ne ha scoraggiato l'adozione;
  5. il cosiddetto "sistema Jegeye" proposto da Paolo Pegoraro e basato sul criterio "un simbolo, un suono", ovvero per ogni fonema si dovrebbe utilizzare un grafema differente (unica eccezione la L-tagliata che può essere letta in modi diversi); di fatto è una proposta che ha trovato scarsa diffusione;
  6. le Parlade Venete Unificae, originariamente proposte su siti internet indipendentisti ora spariti dal web, e basate sul criterio di "una forma per ogni gruppo di alternative" ovvero sulla scelta di unificare i fonemi con due o tre allofoni in una sola soluzione grafica (ad esempio la L tagliata) seguendo via via l'etimologia o il metodo della maggioranza, o a volte facendo compromessi a seconda delle possibilità a disposizione. È un tentativo di includere nell'unificazione anche le fricative dentali sorde e sonore (/θ/ e /ð/) presenti nel trevigiano-bellunese e le affricate /ʦ/ e /ʣ/ del polesano, che in altre varianti venete si sono ridotte a fricative (/s/ o /z/). Quando mettono per iscritto i propri dialetti, i bellunesi e i triestini sono portati a scrivere zità o zoca, i coneglianesi zhaváte o forzha, mentre i veneziani sità, soca, saváte o forsa; nel dialetto polesano si distingue usualmente "zeri" (zeri) da "xeri" (eri), mentre in altri dialetti è tutto ridotto a un unico suono. Questo sistema ortografico è comunque utilizzato molto poco;
  7. il veneto-chipileño (parlato a Chipilo, in Messico) è stato messo per iscritto per molto tempo con grafia italianizzante, poco compresa dagli abitanti abituati a scrivere lo spagnolo. Da qualche tempo, ad opera soprattutto di Eduardo Montagner Anguiano, si è iniziato a stampare libri e giornali con una grafia basata sullo spagnolo latino-americano (que per /ke/, gue per /ge/, che per /ʧ/, zh per /θ/ e /ð/, x per /z/: caxa de mati, ocaxion...; s semplice per /s/ sonora scempia: casa de vin, pasion, masa bon).

Esistono poi varie altre grafie, più o meno fondate sul modello dell'ortografia italiana, che esprimono alcuni fonemi in modo facile e intuitivo.

L'alfabetoModifica

Come detto, non esiste un alfabeto veneto standardizzato; nella pratica sono più o meno utilizzate, a seconda delle abitudini dello scrivente, le seguenti 25 lettere:

La lettera K è talvolta utilizzata in sostituzione del digramma ch, mentre W e Y si trovano solitamente solo in parole straniere.

L'unica consonante doppia è la ss, comunque pronunciata come una singola S sorda e a volte sostituita anche nella scrittura da una S singola.

In qualche caso sono poi utilizzati i seguenti digrammi:

  • th, zh, zs, zx

Sono inoltre usate le grafie s-c o s'c per indicare il suono di S sorda seguita da C dolce, evitando equivoci col suono /ʃ/ rappresentato in italiano dal digramma sc.

PronunciaModifica

La lingua veneta ha molti suoni sconosciuti a quella italiana, allo stesso tempo non sono presenti alcuni di quelli ivi presenti come i suoni "gl" e "sc".

  • d: si pronuncia come l'italiano, ma nel Veneto settentrionale viene pronunciata come il suono "th" inglese in "then", o come la "d" spagnola.
  • j: in quasi tutto il Veneto viene pronunciata come "i" intervocalica, nel Veneto settentrionale diventa più forzata, come la "ll" nel francese "Bastille". Nelle varianti lagunari (ad esempio nel veneziano e nel chioggiotto, ma anche nel dialetto di Grado) viene pronunciata come la "g" di Giorgio.
  • ł: nelle varianti Feltrino-bellunese, Veronese e nel Polesine viene sempre pronunciata. Addirittura, a Trieste e a Chioggia viene spesso enfatizzata tanto da sembrare una 'gl'. Nelle altre viene pronunciata come "e" appena accennata (/ɰ/) se di trova tra due vocali non palatali (A,O,U,) o a inizio di molte parole che cominciano in Ł seguita da una vocale non palatale (A,O,U). Se vicino ad una vocale palatale (E,I) non si pronuncia mai. Nel caso si trovasse tra una vocale palatale e una non palatale, non va mai pronunciata. Nelle varianti settentrionali, nel caso si trovi in penultima posizione e sia seguita de E o O, si pronuncia come "L" ma l'ultima vocale non viene pronunciata.
  • n: caso unico nelle lingue romanze, se si esclude il ligure in cui avviene lo stesso fenomeno, forma i gruppi -NB- e -NP- e mai -MB- e -MP-.
  • s: come nello spagnolo, è sempre sorda.
  • x: si pronuncia sempre come la "s" in rosa. Può essere sostituita con la "z" in alcune varianti e in alcune parole ma l'alternanza non è univoca in tutte le varietà: ad esempio il polesano di Rovigo, il feltrino-bellunese e l'alto trevigiano usano "z" per le interdentali.
  • zs (zh+s): in quasi tutte le varianti sono pronunciate come "s" sorde, in quelle settentrionali hanno un suono simile, ma meno marcato alla "z" spagnola, ma con un suono fra la z spagnola e la c di cera [ʧ], comunque ha un suono particolare. La distinzione tra i due sistemi di scrittura è solo politica. Zs è stata inventata in epoca recente per unificare la pronuncia interdentale ZH con la pronuncia siblante S, data la variabilità di pronuncia fra varianti venete, mentre Zh è stato scelto dalla Regione Veneto nella Grafia Veneta Unitaria, basandosi sullo studio di testi antichi i quali riportavano questo sistema di scrittura.
  • zx: si può pronunciare come la "x" veneta (vedi sopra) o come un suono intermedio tra la "x" veneta e la "z" di zaino. Nelle varianti settentrionale è sempre sostituibile con la "d" pronunciata alla spagnola. Nel manuale della GVU non esiste.

LessicoModifica

Parole italiane di origine venetaModifica

  • Ballottaggio da bałote, le "palline" usate nell'elezione del doge di Venezia, che nell'ultimo sorteggio venivano estratte da un bambino scelto in piazza San Marco (anche oggi in zone della bassa Padovana e Veronese, il bambino, soprattutto se paffuto viene chiamato "bałota")
  • Arsenale, a sua volta dall'arabo dar as-sina'ah, casa della fabbricazione, dell'industria
  • Baita[senza fonte]
  • Cantiere, italianizzazione di cantièr, la struttura di partenza per costruire una barca o una nave.[senza fonte]
  • Ciao, dal veneto s'ciavo (schiavo), abbreviazione di s'ciavo vostro, schiavo vostro, inteso come sono schiavo tuo, sono al tuo servizio;
  • Ditta: dal veneto dita, con cui nei contratti commerciali si indicavano le compagnie commerciali già nominate in precedenza (cfr. "la sopraddetta", "la suddetta" etc.)[senza fonte]
  • Gazzetta, dal prezzo necessario all'acquisto (una Gazeta, moneta della Repubblica di Venezia)
  • Ghetto: il ghetto di Venezia fu costruito presso una fonderia, come riferisce Marin Sanudo, chiamata in veneziano gèto, cioè "getto", la colata di metallo fuso, che probabilmente gli ebrei di origine germanica pronunciavano ghèto.[50][51] Un'altra possibile origine è dalla parola ghett che in lingua yiddish, parlata dagli ebrei del tempo, significa "divorzio" o "separazione".[51]
  • Giocattolo, italianizzazione di zugàtolo: la vecchia parola italiana era "balocco"[senza fonte]
  • Gondola
  • Lido[senza fonte]
  • Imbroglio, italianizzazione di brojo, deformazione di Broło cioè orto[senza fonte]. Dietro al Palazzo Ducale c'era un orto dove andavano i senatori veneziani per mettersi d'accordo prima delle votazioni: lori i "(in)Brojava"[senza fonte]= "loro imbrogliavano"
  • Laguna[senza fonte]
  • Lazzaretto l'isola del Lazzaretto vecchio, famosa per il monastero di Santa Maria di Nazareth chiamata anche Nazarethum,dove i lebbrosi e gli ammalati di peste venivano condotti
  • Pantalone passato alla nota maschera ma inizialmente era un ruolo di rango simile all'alfiere ovvero il (porta o pianta leone)
  • Regata

I giorni della settimanaModifica

  • Luni/Lune
  • Marti/Marte
  • Mercore/mercołe/mèrcoldi/mèrcoli
  • Zobia / Zioba / Diòba
  • Venare/vénere/ vènardi
  • Sàbo
  • Doménega/dominica

I mesi dell'annoModifica

  • Zenaro/genaro/jenaro/xenaro/jenar/genaio
  • Febraro/fevraro/febrar/febraio
  • Marxo/marso/marz
  • Apriłe/avriłe/april/bril
  • Majo/mayo/magio
  • Giugno/xugno/sugno
  • Lujo/łujo
  • Agosto/gosto
  • Setenbre/setenbare
  • Otobre/otobare
  • Novenbre/novenbare/noembre
  • Dicembre/dixenbre/dixenbare/desenbre

I numeriModifica

Il veneto ha forme maschili e femminili per i numeri 1-2-3[52]: Uno / un , Una / na ; Du(i) / do(i), Do(e) ; Tri / tre ,Tre.

  • Uno/un (m.) ; Una/na (f.): Un pèrsego (Uno) ; Na strada (Una)
  • Do/du (m.) ; Do (f.) : Du pèrseghi ; Do strade
  • Tre/Tri (m.) ; Tre (f.) : Tri pèrseghi ; Tre strade
  • Quatro
  • Zinque/çinque
  • Sie
  • Sete
  • Oto
  • Nove/noe
  • Diexe/dieze/
  • Undexe/ondaxe
  • Dodexe/dodaxe
  • Tredexe/tredaxe
  • Quatordexe/quatordaxe
  • Quindexe/quindaxe
  • Sedexe
  • Dissete
  • Disdoto
  • Disdanoe/disnòve
  • Venti/vinti
  • Venti-uno/vintiun
  • Venti-do/du/vintido
  • Trenta
  • Quaranta
  • çinquanta/zinquanta
  • Sesanta
  • Setanta
  • Otanta
  • Novanta
  • Xento/zento/çento
  • Xento-uno/zento-uno/çento-uno/; xento e un/zento e un/çento e un
  • Xento-venti-uno/çento-venti-uno/çento-venti-uno/; xento e venti e uno/zento e venti e uno/çento e venti e uno
  • Duxento/Doxento
  • Miłe/Mile
  • Domiła
  • Diexemiła
  • X/Z/çentomiła
  • 'N miłion / un miłion
  • 'N miłiardo/ 'n mijiardo

Differenze lessicaliModifica

La lingua veneta include molti termini derivati da fonti come il greco, lo sloveno, il tedesco, l'arabo che non hanno corrispettivi in italiano, come:

Veneto etimo in veneto Italiano etimo in italiano
àmia / àmeda (LA) amĭta (=sorella del padre) zia
àmoło/àmol susina goccia d'oro
anco' / ancoi / ancuo / onco'/ 'ncuoi / incoi / unquò (LA) hunc + hodie oggi (LA) hodie
arfiàr / arfiare / naspar (LA) reflare ansimare, respirare
armełìn / armilo (LA) Armenīnus (frutto dell'Armenia) albicocca (AR) al-barqūq
articioco / cioco (OSP) alcarchofa, (AR) al-qaršūf, con dissimilazione da *archiciocco ad articiocco (cfr. (EN) artichoke) carciofo (OSP) alcarchofa, (AR) al-qaršūf (in italiano si è perso l'articolo iniziale dell'arabo)
bàgoło (LA) baculum=bastoncino confusione, divertimento, chiasso
bałéngo (FRO) bellinc traballante, incerto (cosa); balordo, eccentrico (pers.)
baxòto (DE) besotten di media consistenza
becàr (IT) beccare beccare; pungere; essere piccante;
becaro / -chèr da becco, il maschio della capra macellaio, beccaio
bioto / s-ceto blauts schietto, puro, mero, solo..., senza aggiunte in generale
bisèrgoła / bisaòrboła / łixarda / rixarda / marisàndoła / brizsàndoła / bisardoła / lixerta / sbaretoła/moroxeta / ligaora / isèrta (XNO) lusard, (FRO) lesard, (LA) lacerta lucertola (LA) lacerta
bixato/bixata (LA) bēstia, simile a biscia in (IT) anguilla (LA) anguīlla (si confronti anguis «serpente»)
łimega / lumega / bogón / s·cióxo bòvoło/ s-cios bovolo dal diminutivo del (LA) bovem (acc. di bos, bue), letteralmente animaletto con le corna; s·cióxo ha la stessa origine dell'(IT) chiocciola lumaca
bónbo, sbombo, brónbo fradicio
broar(e) / sbroar(e) ustionare, scottare, bollire
broło orticello, piccolo frutteto
brónsa / bronza brace, carboni ardenti
bróxa / fredo freddo
bròxa / bruma / broxema brina
bruscàndoło /bruscanzoło germoglio di luppolo
bruscàr / zerpir potare
bruschin bruschetto, spazzola
buto / bàmbol germoglio
całìgo / caliden / caliven (LA) caligĭne(m) nebbia (LA) nebŭla
càneva cantina
cantón (LA) cantus angolo
capeta / capeton capsula esplosiva
carèga/ cariéga (LA) cathēdra sedia
catàr(e) trovare
ciàcołe chiacchiere
ciapàr(e) (LA) captare prendere
cìcara / -chera/ cicra / chichera dallo spagnolo jícara (anticamente xícara), a sua volta da un termine azteco indicante il guscio di un frutto usato come ciotola tazzina, chicchera
có (che) (LA) cum; oppure (SL) ko quando
copàr(e) (IT) accoppare uccidere (LA) occīdĕre (<ob+caedĕre) «uccidere/tagliare»
còtoła (LA) cotta gonna, sottana
cuciaro / guciaro / sculier(o) / scujero / scojero cucchiaio
endeguro / łigaor / luxert / martincòzh ramarro
gòto, bicèr(e) (LA) guttus bicchiere
insìa (LA) in+exita uscita
jarìn / giarin ghiaia fine, ghiaìno
larìn / fogołaro / foghèr (LA) lares, "focolare"; (ETT) lar, "padre" focolare, caminetto
mustaci (EL) μουστάκι (mustàki) baffi
muso asino
naransa, naranza dall'arabo narangi, attraverso lo spagnolo arancia
nogara / noghera / noxara il noce
nome (che) / dome (che) / noma / solche solo, solamente, soltanto
obén...obén o...o; o...oppure
par om / on ciascuno, ognuno
pantegàna (SL) podgana, o (LA) ponticanus (mus), topo del ponto ratto
pirón (EL) πιρούνι (pirùni) forchetta
pocio / tocio sugo, salsa, residuo impuro di un liquido
sata / zata zampa
savata / zavata ciabatta
sbregar(e) dal gotico brikan, correlato al moderno inglese break e moderno tedesco brechen strappare
s·ciantixo scintilla; lampo, fulmine
sgrexénda / s·céxa / sgenda scheggia
sghiràt (GRC) , (EL) σκίουρος (skìuros) scoiattolo
sgnape / sgnapa / graspa (DE) Schnaps liquore, grappa
sgorlàr, scorlàr(e) (LA) ex+crollare scuotere
sièra / ziera (LA) cara aspetto, cera (aver una brutta cera) (LA) aspectus, cara
signàpoła / barbastréjo / nòtoła pipistrello
sopa/ slota/ topa / sloto / zhopa zolla
scóa / spasaòra / spazaòra / granadèlo scopa
spiansar/ spianzar(e) / springar/ bearar(e) irrigare i campi
schei [dalla legenda su monete austriache] (DE) scheide münze soldi (LA) sŏlĭdus
strucar(e) deriva dal gotico, correlato al tedesco moderno drücken premere, spremere
supiàr / subiàr / sficiàr / fis-ciar (LA) sufflare (sub+flare) fischiare / soffiare
tacón toppa, rattoppo
tamixo / tamess / crivèl setaccio
tardigàr(e) tardare, fare tardi, essere/fare ritardo
técia (LA) tecula pentola
téga baccello
toco / tòc pezzo, parte
tortór / periòto / inpìria imbuto
toxo / tosàt(o) / butel(o) / putel(o) / fio ragazzo
trincàr(e) (DE) trinken tracannare
usta fiuto
vaneza / vaneda / era aiuola, campo, podere
vegro terreno incolto
vèrzar(e)/ vèrder aprire
vés·cia/ vìs·cioła / vis-cia scudiscio, verga
véxa / bota / caretel botte
vanpaóra / ciavega chiusa per fossi
vixeła / végna / vignal vigna

NoteModifica

  1. ^ a b c d (EN) Venetian, Ethnologue. URL consultato il 24 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  2. ^ a b c d Il dato indica i discendenti di origine veneta. Non quanti effettivamente parlino il veneto.
  3. ^ a b (EN) James Minahan, Encyclopedia of the Stateless Nations: S-Z, Greenwood, pp. 1987-1988.
  4. ^ (EN) Dati Ethnologue, Ethnologue. URL consultato il 24 agosto 2015.
  5. ^ a b Circa il 60%[3] dei 3 600 000[3]-3 800 000[4] di veneti e altri italiani non risiedenti in Veneto, nel 2002.
  6. ^ Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia.
  7. ^ Francesco Avolio, Lingue e dialetti d'Italia.
  8. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  9. ^ (EN) Venetian, in Ethnologue. URL consultato il 20 marzo 2018.
  10. ^ (EN) Glottolog 3.2 - Venetian, su glottolog.org. URL consultato il 20 marzo 2018.
  11. ^ Italiani all'estero, Italian Network. URL consultato il 24 agosto 2015.
  12. ^ Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2013, p. 5, ISBN 978-88-5930-006-9.
  13. ^ BUR del Veneto n. 37 del 17/04/2007 Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007, su bur.regione.veneto.it.
    «Le specifiche parlate storicamente utilizzate nel territorio veneto e nei luoghi in cui esse sono state mantenute da comunità che hanno conservato in modo rilevante la medesima matrice costituiscono il veneto o lingua veneta. (art. 2)».
  14. ^ Legge regionale n. 5 del 17-02-2010 - Regione Friuli - Venezia Giulia (PDF), su crdc.unige.it. URL consultato il 24 aprile 2015.
  15. ^ Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2009.
    «I dialetti italiani sono dunque varietà italo-romanze indipendenti o, in altre parole, dialetti romanzi primari, categoria che si oppone a quella di dialetti secondari. Sono dialetti primari dell’italiano quelle varietà che con esso stanno in rapporto di subordinazione sociolinguistica e condividono con esso una medesima origine (latina). Dialetti secondari di una data lingua si dicono invece quei dialetti insorti dalla differenziazione geografica di tale lingua anziché di una lingua madre comune.».
  16. ^ (EN) Interactive Atlas of the World's Languages in Danger, UNESCO. URL consultato il 24 agosto 2015.
  17. ^ La "Carta europea per le lingua regionali minoritarie" è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato questa Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha mai ratificata. In ogni caso, la Carta non specifica quali lingue europee corrispondono al concetto di lingue regionali o minoritarie quali definite al suo articolo 1. In realtà, lo studio preliminare sulla situazione linguistica in Europa effettuato dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa ha condotto gli autori della carta a rinunciare ad allegarvi un elenco delle lingue regionali o minoritarie parlate in Europa. Malgrado la competenza dei suoi autori, un tale elenco sarebbe stato di certo ampiamente contestato per ragioni linguistiche, come pure per altre ragioni. Inoltre, rivestirebbe un interesse limitato poiché, almeno per quanto riguarda i provvedimenti specifici che figurano nella Parte III della carta, le Parti avranno un ampio potere discrezionale per stabilire le misure che si devono applicare ad ogni lingua. La carta presenta delle soluzioni appropriate per le varie situazioni delle diverse lingue regionali o minoritarie, ma non avanza giudizi sulla situazione specifica rispetto a dei casi concret. Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, Rapporto Esplicativo STE n. 148, su conventions.coe.int.; traduzione non ufficiale.
  18. ^ Minoranza autoctona italiana in Croazia, su Governo Italiano. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. URL consultato l'8 aprile 2019.
  19. ^ Irredentismo, su Enciclopedia italiana. URL consultato il 28 febbraio 2019.
    «Irredentismo: Movimento politico-culturale sviluppatosi tra gli Italiani a partire dal 1866, in favore dell’estensione dei confini nazionali alle regioni con prevalente popolazione italiana soggette ad altre sovranità, in particolare all’Austria. L’irredentismo italiano nacque in reazione al fatto che regioni linguisticamente italiane, che la cultura risorgimentale aveva considerato parte dell’erigendo Stato nazionale (Trentino, Alto Adige e Venezia Giulia), fossero rimaste all’Austria dopo il 1870; d’ispirazione democratica denunciava l’interruzione del processo di unificazione e ne riproponeva la ripresa in termini ora politici ora militari».
  20. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 12.
  21. ^ Instituto de Investigação e Desenvolvimento em Política Linguística: Archiviato il 27 gennaio 2012 in Internet Archive.
  22. ^ Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia, su Regione Friuli Venezia Giulia.
  23. ^ Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia 1867, p. 8. Consultabile su Google Books
  24. ^ Mario Doria, Né friulano, né triestino. Il Vocabolario fraseologico del dialetto «bisiàc», 1985.
  25. ^ Carla Marcato, La venetofonia in Friuli Venezia Giulia, nº 34, Studi italiani di Linguistica Teorica e Applicata, 2005, pp. 509-515.
  26. ^ Storia del dialetto triestino, su venetostoria.wordpress.com.
  27. ^ Andrea Ioime, L'eredità dell’esilio: vip e debiti, in Il Friuli, 16 febbraio 2019.
    «Dati ufficiali non ce ne sono, ma secondo le stime delle associazioni, almeno 60mila esuli istriano-dalmati, e i loro discendenti, sono residenti nella nostra regione: due terzi a Trieste, 10mila a Udine, altrettanti a Gorizia».
  28. ^ Comuni di lingua slovena in Provincia di Gorizia (PDF), su Regione Friuli Venezia Giulia.; Comuni di lingua friulana in Provincia di Gorizia, su Regione Friuli Venezia Giulia.
  29. ^ Sabine Heinemann, Manuale di linguistica friulana, Graz, Karl-Franzens-Universität, 2015.
  30. ^ Questo è il risultato delle ricerche di Federico Vicario, linguista, docente universitario e presidente della Società Filologica friulana, che si è occupato a più riprese di questo dialetto, quale docente di linguistica all'Università di Udine. Udinese, un dialetto in via di estinzione, su ilfriuli.it. URL consultato l'8 aprile 2019.
    «Non è una questione "politica", ma anagrafica. Il dialetto veneto parlato a Udine, per secoli tratto distintivo delle classi "agiate", è in via di "esaurimento". Nonostante sia stato inserito addirittura in una legge regionale di tutela (la n. 5 del 17/2/2010) assieme alle altre varianti parlate in regione, questo ‘veneto coloniale’ o ‘di imitazione’ ha iniziato un lento declino, partito già alla fine della Seconda guerra. I conti son presto fatti: gli ultimi superstiti di questa specie di ‘orgoglio cittadino’ sono nati nel periodo che va dagli anni ’20 ai ’40. E quindi, anche augurando una vita lunga, anzi lunghissima, agli ultimi alfieri del vustu, gastu e via dicendo, il suo destino è segnato.(....). Parlare udinese – spiega Federico Vicario, presidente della Filologica friulana, che si è occupato dell’argomento a più riprese – era una questione di prestigio legata alla ‘capitale’, cioè Venezia. Era la lingua di chi aveva assunto usi e leggi altrui, ed è diventata nel tempo quella del Centro, della Udine delle botteghe. Con la trasformazione di Venezia in capitale mondiale turistica, quel tipo di prestigio è sparito.».
  31. ^ a b c Flavia Ursini, Dialetti Veneti, in Enciclopedia dell'italiano, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  32. ^ Laura Collodi e Giacomo Devoto, Inchiesta Rai, su Youtube, 1969.
  33. ^ Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007. Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto, su bur.regione.veneto.it. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  34. ^ Legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5. Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia, su bur.regione.veneto.it. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  35. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 18-19.
  36. ^ a b Lidia Flöss, I nomi locali dei comuni di Novaledo, Roncegno, Ronchi Valsugana (PDF), Provincia autonoma di Trento. URL consultato l'8 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2013).
  37. ^ Nicola Zingarelli, Dialetti d'Italia, in Vocabolario della Lingua Italiana, 11ª edizione, Bologna, Zanichelli, gennaio 1984, p. 542.
  38. ^ a b Traduttore[collegamento interrotto] Da Lingua Veneta a cura del Consiglio Regionale del Veneto
  39. ^ ESPIRITO SANTO, LO STATO PIU' VENETO DEL BRASILE, su www2.regione.veneto.it (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2004).
  40. ^ Estatísticas ítalo-brasileiras, su italianossa.com.br.
  41. ^ [1], https://www.duo.uio.no/bitstream/handle/10852/25849/MASTEROPPGAVExIxSPANSKxHFxVxRx2011.pdf?sequence=1 Italianismos en el habla de la Argentina: herencia de la inmigración italiana (Spagnolo) pp11,12.
  42. ^ [2] http://www.federacioncava.com.ar Comité de las Asociaciones Venetas de Argentina, (Spagnolo).
  43. ^ Annuario statistico 2008, ASTAT, Bolzano 2008, p. 107, in base ai registri anagrafici comunali.
  44. ^ Italiaestera.net - ITALIANI ALL'ESTERO: Un gruppo di origine veneta dalla Romania ricevuto a Palazzo Balbi
  45. ^ Legge municipale num. 2615/2009 [collegamento interrotto], su serafinacorrea.rs.gov.br. URL consultato il 15 agosto 2016.
  46. ^ (VEC) Lengoa Veneta, su raixevenete.net (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2007).
  47. ^ Corte Costituzionale, sentenza del 10 maggio 2010, n. 170, dd del 13 maggio 2010, su asgi.it.
  48. ^ a b Brunelli Michele, Manual Gramaticałe del Vèneto e łe so Varianti, su leolibri.it.
    Michele Brunelli, Pasin paseto. Vari gradi di normalizzazione per il veneto, in Atti della Conferenza "Dal parlar al scrivar" maggio 2016, Udine, Società Filologica Friulana, (in pubbl. 2017).
  49. ^ Curriculum
  50. ^ Ghetto, su wikitecnica.com.
    «[...] bisognerà mandarli tutti a star in Geto nuovo, ch'è come un castello, e far ponti levadori et serar il muro; abino solo una porta la qual etiam la serano et stagino lì. (M. Sanudo.
  51. ^ a b I 500 anni del Ghetto di Venezia 1516-1797 (PDF), su it.pearson.com.
  52. ^ Michele Brunelli, [leolibri.it Manual Gramaticałe de Vèneto e Varianti] (PDF), 2016, pp. 22.

BibliografiaModifica

  • Storia di Venezia 1797-1997, Giuseppe de Stefano-G.Antonio Palladini, vol II, Supernova, Venezia, 1997;
  • Esiste la lingua Veneta?, Gianfranco Cavallarin, Est Ediçòs;
  • Parlarveneto, Gianna Marcato, Edizioni del Riccio;
  • "Gli Ultimi Veneti", Gianfranco Cavallarin, Panda Edizioni.
  • Walter Basso, Dino Durante, Nuovo dizionario: veneto-italiano etimologico-italiano-veneto : con modi di dire e proverbi, CISCRA, 2000
  • Hans-Jost Frey e Fondazione Giorgio Cini, Per la posizione lessicale dei dialetti veneti, in Civiltà veneziana - Quaderni dell'Archivio linguistico veneto, vol. 1, Olschki, ISBN 9788822205254.
  • Vocabolario veneziano e padovano, co' termini e modi corrispondenti toscani, Gasparo Patriarchi, 1821, disponibile su Internet Archive.

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