Legge mosaica

La legge mosaica o legge di Mosè (in ebraico: תֹּורַת מֹשֶׁה, Torat Moshe) è la legge degli antichi Israeliti registrata nei primi cinque libri del Tanakh, che insieme compongono la Torah.

Mosè, di José de Ribera, 1638, Museo nazionale di San Martino, Napoli

Viene citata per la prima volta in un passo del libro di Giosuè 8,31-32[1], dove l'omonimo protagonista incide le parole della Legge di Mosè sull'altare del monte Ebal. Il termine viene citato altre 15 volte nella Bibbia ebraica, 7 nel Nuovo Testamento, e ripetutamente nella letteratura rabbinica, del periodo del Secondo Tempio e patristica.

FonteModifica

In Atti 7:30-42[2], santo Stefano rivela che la legge sul Monte Sinai non fu data a Mosè direttamente da Dio: per tramite degli angeli, Mosè si trovò sul Monte Sinai, fra l'angelo e i padri di Israele, a ricevere in consegna parole eterne che trasmise al suo popolo. Agli angeli è associato anche un ruolo nell'edificazione della Dimora dell'Altissimo (Atti 7:48-53[3]).

ContenutoModifica

La legge mosaica viene spiegata nei libri dell'Esodo, Levitico, Numeri e successivamente viene ripresa nel Deuteronomio. Essa contiene:

Ricerca storica e legislazione nel Vicino Oriente anticoModifica

Gli studiosi moderni hanno confrontato la legge mosaica con altre leggi contemporanee o antecedenti ad essa del Vicino Oriente antico; la legge mosaica rivela somiglianze nella sua formulazione ed entità[4].

La legge mosaica nell'antico Israele si distingueva dai codici dei paesi del Vicino Oriente antico in quanto riguardava l'offesa ("peccato") fatta a Dio piuttosto che alla società[5], ma l'origine del concetto di peccato rimane comunque babilonese, ed è stato in seguito integrato dalla legge mosaica[6]. Si può comparare quindi la legge mosaica a legislazioni babilonesi come il Codice di Ur-Nammu e il Codice di Hammurabi, dei quali una parte riguarda la nozione di contratto.

Ad ogni modo l'influenza della tradizione legislativa del Vicino Oriente antico nell'antico Israele è riconosciuta e ben documentata[7][8]. Per esempio l'anno sabbatico degli Israeliti riscontra degli antecedenti nel mesharum accadico, cioè gli editti con i quali si concedevano delle facilitazioni alle classi più povere[9]. Un'altra distinzione importante risiede nel fatto che nei codici del Vicino Oriente antico, o anche in più recenti testi ugaritici riportati alla luce, veniva assegnato un ruolo importante e supremo alla figura del re, mentre nella legge dell'antico Israele lo stato doveva essere una teocrazia, non una monarchia[10].

NoteModifica

  1. ^ Gs 8,31-32, su laparola.net.
  2. ^ Atti 7:30-42, su laparola.net.
  3. ^ Atti 7:48-53, su laparola.net.
  4. ^ Mario Gozzini e Alfonso M. di Nola (a cura di), Enciclopedia delle Religioni, vol. I, p.582. Vallecchi editore, Firenze 1970.
  5. ^ (EN)

    «The ancient Near Eastern collections do not include cultic law; rather, their focus is on civil law. As a generalization, in the ancient Near East violation of law is an offense against society.»

    (John H. Walton, Ancient Israelite Literature in Its Cultural Context (1994), p.233. Zondervan, ISBN 978-03-10365-91-4.)
  6. ^

    «Poteva essere altrimenti [...] quando si misura l'entità della civiltà babilonese? Questa impregna tutta la sua zona d'influenza, molto vasta, e percepibile fino in Grecia. Israele, che si tratti di cultura o di politica, è una piccola nazione periferica, priva di prestigio e dall'esistenza incerta. Tutto quello che ho studiato nel campo specificamente mesopotamico, l'ho trovato nei testi biblici: la cosmogonia, la geografia del Paradiso, l'idea del peccato, l'interrogativo sul male, sulla permanenza fantomatica dei morti in un aldilà; addirittura il tema dei duri rapporti con il divino. In quanto semiti, gli Ebrei vivevano in un ambiente che, forse grazie agli antichi Mesopotami, offriva un supporto a tutte le grandi questioni. Essi naturalmente ne hanno ripreso la materia.»

    (Jean Bottéro, L'Oriente antico. Dai Sumeri alla Bibbia, p.312. Edizioni Dedalo, Bari 1994. ISBN 978-88-22005-35-9.)
  7. ^ (EN)

    «The influence of the ancient Near Eastern legal tradition on the form and function of Hebrew law is undeniable and widely documented.»

    (Andrew E. Hill, John H. Walton, A survey of the Old Testament (2000), p.52. Zondervan, ISBN 978-03-10229-03-2.)
  8. ^

    «Quando il popolo ebraico, verso il 1500-1300 a.C., entrò nella Palestina, in essa era già diffusa la cultura babilonese: [...] penetrata così profondamente che ancora molti secoli dopo che la Palestina era caduta sotto il dominio egizio la lingua ufficiale continuò ad essere la lingua babilonese. [...] abbiamo quindi tutte le ragioni di credere che la legislazione di Hammurabi (circa 2000 a.C.), il quale si chiamava re di Amurru, cioè della Siria e della Palestina, possa aver influito, attraverso i Cananei, sull'antica legislazione ebraica. [...] si spiegherebbero le analogie e i riscontri che ci rinviano indiscutibilmente alla Babilonia: il Sabbato [...] è senza dubbio, anche quanto al vocabolo, una derivazione babilonese.»

    (Piero Martinetti, L'ebraismo, cap.1, p.57. Estratto da Guido Bersellini, Appunti sulla questione ebraica. Da Nello Rosselli a Piero Martinetti, Franco Angeli edizioni, Milano 2009. ISBN 978-88-56813-51-7.)
  9. ^ (EN)

    «The Israelite Sabbatical Year, which seems to have the same purpose and recurs at about the same interval, appears to be an Israelite adaptation of this mesharum-edict tradition.»

    (J. J. M. Roberts, The Bible and the Ancient Near East: Collected Essays (2002), p.46. Eisenbrauns, ISBN 978-15-75060-66-8.)
  10. ^ (EN)

    «The many legal texts discovered at Ugarit make it clear that the king played an important legal role.»

    (Adrian Curtis, citato in Barnabas Lindars (a cura di), Law and Religion: Essays on the Place of the Law in Israel and Early Christianity (1988), cap.1, p.3. James Clarke & Co, ISBN 978-02-27679-08-1.)

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