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Tristano Codignola

giornalista e politico italiano
Tristano Codignola
Tristano Codignola.jpg

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Autonomista
Collegio Collegio Unico Nazionale
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III, IV
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano (III legislatura), Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Italiano - Partito Socialista Democratico Italiano Unificati (IV legislatura)
Circoscrizione Toscana
Collegio Firenze
Incarichi parlamentari
  • Componente della VIII Commissione (Istruzione e belle arti) - III e IV legislatura
Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature V
Gruppo
parlamentare
PSI-PSDI Unificati
Circoscrizione Toscana
Collegio Firenze III
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione giornalista ed editore

Tristano Codignola (Assisi, 23 ottobre 1913Bologna, 12 dicembre 1981) è stato un politico, editore e giornalista italiano. È stato deputato all'Assemblea Costituente, deputato alla Camera nella III e IV legislatura, e senatore nella V legislatura.

Indice

BiografiaModifica

Figlio di Ernesto, originario di Genova, pedagogista e gestore della casa editrice fiorentina La Nuova Italia, e di Anna Maria Melli, nacque ad Assisi nel 1913, si dedicò molto all'azienda ereditata dal padre di cui fu direttore prima (1936) e consigliere delegato poi (1945) dopo la laurea in giurisprudenza nel 1935; nel gennaio 1942 Codignola fu arrestato per attività contro il regime e a giugno condannato al confino politico nel carcere di Firenze e poi di Lanciano, da dove però uscì a novembre grazie ad un'amnistia, anche se è stato sorvegliato dalla polizia politica [1]. Egli è stato un esponente di spicco del liberalsocialismo e dunque tra i fondatori del Partito d'Azione (che raccoglieva associazioni come Giustizia e Libertà), costituito nel 1943 da politici che come lui avevano combattuto il Nazifascismo, e di cui fu il rappresentante durante la Guerra civile italiana partecipando attivamente alla Resistenza fiorentina[2]. In seguito all'uccisione di Giovanni Gentile, pur non risparmiando severe critiche alla figura del filosofo e alla sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, prese duramente posizione contro gli autori dell'attentato sul foglio clandestino La Libertà del 30 aprile 1944[3].

Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Codignola continuò la sua esperienza nel Pd'A, nelle cui liste fu eletto deputato all'Assemblea Costituente nel 1946, di cui fu vicesegretario e di cui sostenne la candidatura di Riccardo Lombardi al congresso di quell'anno: il partito però si sciolse l'anno seguente, nonostante il parere contrario della maggioranza dei politici che lo avevano costituito, come Piero Calamandrei, professore universitario dello stesso Codignola e suo maestro di vita; la diaspora degli azionisti che ne conseguì lo portò ad avere contatti con Giuseppe Saragat, fautore della prima scissione dal Partito Socialista Italiano a destra, ovvero verso l'alleanza atlantica, dopo il secondo dopoguerra (detta "di palazzo Barberini" e avvenuta nel 1947), segretario del "Partito Socialista dei Lavoratori Italiani" (come all'inizio venne chiamato), e Ignazio Silone, leader di "Europa Socialista". Alle elezioni per la I Legislatura nell'aprile del 1948 egli partecipò alla coalizione Unità Socialista (che consisteva in una lista congiunta del PSLI con l'Unione dei Socialisti, forza politica capeggiata da Ivan Matteo Lombardo, e altre formazioni minori), ma non venne rieletto e ciò decretò la fine di questo movimento, che ottenne infatti pochi voti e che durò ancor meno rispetto al Pd'A, dato che si sciolse nel gennaio dell'anno dopo.

Nel dicembre 1949 Codignola aderì alla scissione di giugno di quell'anno dal PSI guidata da Giuseppe Romita e chiamata "Movimento di Unificazione Socialista", che confluì, insieme ad alcuni politici usciti dal PSLI, nel Partito Socialista Unitario, il quale a sua volta nel 1951 si fuse con lo stesso PSLI; il soggetto politico che si costituì mutò nome definitivamente nel gennaio dell'anno successivo in Partito Socialista Democratico Italiano. Saragat, al congresso del PSDI del 1951, essendo più vicino alla Democrazia Cristiana, ottenne una ribalta riuscendo ad imporre la propria linea e nel dicembre 1952 Codignola venne espulso dal partito per la sua opposizione alla cosiddetta "legge truffa": per questo, nel febbraio dell'anno successivo, egli diede vita ad Autonomia Socialista, componente del movimento Unità Popolare, di cui fu segretario, e che si costituì per le elezioni nell'aprile di quell'anno[2], la quale, anche se non lo videro eletto nemmeno stavolta, parteggiava per non far passare il referendum sulla cosiddetta legge elettorale "truffa", ed infatti ciò avvenne per 170.000 voti; UP continuava in qualche modo la tradizione socioliberale: l'organo ufficiale era la rivista Nuova Repubblica[4]. Nel 1957 Codignola aderì infine, insieme ad altri politici di UP, nel PSI (sperando che si potesse sganciare sempre più dall'alleanza frontista col Partito Comunista Italiano, fatto sempre più concreto dopo gli eventi dell'anno precedente), di cui divenne responsabile dell'istruzione pubblica del partito, incarico che terrà fino al congresso del 1976.

Egli fu deputato dal 1958 al 1968 e senatore dal 1968 al 1972 per il PSI. Nel 1962 portò all'approvazione della legge istitutiva della scuola media unica[2] di cui fu il vero e proprio artefice. Nel 1968 propose inoltre l'amnistia per i reati politici legati alla contestazione giovanile, che stavano per avvenire proprio in quel periodo.

Codignola venne eletto vicesegretario del PSI verso il 1970: rivestirà questo incarico fino al 1972. Nel 1980 fondò con Giovanni Carocci la Carocci Editore[5]. Nel 1981 venne espulso dal partito per aver sottoscritto un manifesto fortemente critico nei confronti del segretario Bettino Craxi e dell'allora gruppo dirigente del PSI; fondò quindi insieme agli altri politici espulsi l'effimera "Lega dei Socialisti". Morì però alla fine di quello stesso anno, durante un convegno del neo-movimento a Bologna.

NoteModifica

  1. ^ Commissione di Firenze, ordinanza del 3.6.1942 contro Tristano Codignola (“Vasta organizzazione antifascista (Giustizia e Libertà) operante a Firenze e provincia”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 1092
  2. ^ a b c Fonte: Treccani.it L'Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni.
  3. ^ Sergio Romano, Giovanni Gentile, Milano Bompiani, 1990, p. 301.
  4. ^ La rivista si può consultare in rete qui.
  5. ^ Carocci Editore, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 26 maggio 2014.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN93575777 · ISNI (EN0000 0001 0803 4254 · SBN IT\ICCU\CFIV\039454 · LCCN (ENn78014955 · GND (DE119364387 · BNF (FRcb136168683 (data) · NLA (EN35850056 · BAV ADV12028786 · WorldCat Identities (ENn78-014955