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La livrea ebbe origine dalle sopravvesti e dalle sciarpe indossate nei tornei e nelle giostre dai cavalieri che, per poter essere facilmente riconosciuti dagli araldi anche quando non portavano le armi, e soprattutto lo scudo, derivarono i colori dall'arma gentilizia. Gli stessi criteri vennero mantenuti quando la livrea venne fatta indossare al personale di servizio. Sinteticamente la livrea dovrebbe essere composta secondo le seguenti linee guida [1]:

  • il panciotto o giustacuore è del colore del fondo dello scudo o dello smalto principale;
  • il soprabito e i calzoni sono dello smalto della pezza o figura più importante dello scudo;
  • la bordatura o filettatura del soprabito e dei calzoni sono dello smalto della pezza o figura secondaria;
  • se lo scudo è palato, fasciato, bandato o sbarrato il panciotto presenta liste verticali, orizzontali o diagonali dei due smalti alternati mentre il soprabito e i calzoni sono del secondo smalto;
  • se lo scudo è inquartato, trinciato, tagliato, partito, troncato il panciotto è del primo smalto bordato del secondo, mentre soprabito e calzoni sono del secondo smalto bordati del primo;
  • se lo scudo è losangato, fusato, scaccato il panciotto deve seguire lo stesso schema grafico;
  • l'armellino è rappresentato dalla felpa nera, il vaio da quadri azzurri e bianchi, l'oro dal giallo o dall'arancione, l'argento dal bianco cenerino, il rosso dal marrone, il verde dal verde ruggine;
  • il gallone del cappello e i bottoni della livrea sono d'oro se il campo dello scudo è di metallo, d'argento se il campo è di un colore;
  • la larghezza del gallone è di 5 centimetri se lo scudo è di smalto pieno, di 4 cm se contiene una pezza di primo ordine, di 3 cm per tutti gli altri scudi che presentano figure ordinarie, naturali o chimeriche.

Esistono anche altre schemi convenzionali, ma sono meno esatti.

NoteModifica

  1. ^ Piero Guelfi Camajani, Dizionario araldico pagina 343, 1940.

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