Maginfredo I di Milano

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Maginfredo I di Milano (IX secoloMilano, 896) fu conte di Lomello e vicario imperiale di Milano dall'892 al 901.

BiografiaModifica

Noto anche come Manfredo di Lomello, era discendente dai conti palatini di Lomello di origine franca e figlio del conte Manfredo di Mosezzo. Suo fratello Milone divenne il capostipite della famiglia veronese dei Sambonifacio.[1]

Con diploma dell'anno 892 venne nominato conte di Milano dall'imperatore Guido II di Spoleto e si schierò contro Berengario. Alla discesa in Italia di Arnolfo di Carinzia in favore di Berengario, entrò in Milano e Maginfredo si schierò con quest'ultimo, venendo confermato nei suoi poteri nell'anno 894. Nello stesso anno Guido morì e gli succedette il figlio Lamberto, ma Maginfredo si rifiutò di riconoscerne l'autorità. Nell'anno 896 l'imperatore Lamberto cinse d'assedio Milano che, nonostante la strenua difesa di Maginfredo, dovette soccombere. Egli fu imprigionato e quindi decapitato.

DiscendenzaModifica

Sposò Guntida[2] figlia del conte di Auriate ed ebbero tre figli:

  • Una figlia;
  • Engelrico, conte di Verona[7] dal 955 al 961: sostenitore, come il fratello Milone, di Berengario II, perse il comitato a seguito dell'ascesa di Ottone I. Forse, oltre al comitato di Verona, succedette al padre come conte di Lomello[7].

NoteModifica

  1. ^ Treccani.it. Milone.
  2. ^ Conti di Lomello.
  3. ^ Lamberto re d'Italia.
  4. ^ Diritti della città di Modena...
  5. ^ Liutprando da Cremona, Libro I, in Alessandro Cutolo (a cura di), Tutte le opere: La restituzione - Le gesta di Ottone I - La relazione di un'ambasciata a Costantinopoli, traduzione di Alessandro Cutolo, Milano, Bompiani, 1945, pp. 73-75.
  6. ^ Serie cronologica dei vescovi e governatori di Verona.
  7. ^ a b Andrea Castagnetto, La titolarità del comitato di Veronaper il conte Egelrico (955-961) e l’incipiente dinastizzazione dell’ufficio da un documento del Mille, in «Studi storici Luigi Simeoni», LIII, 2003, pp. 23.

BibliografiaModifica

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Pico della Mirandola, Torino, 1835. ISBN non esistente.