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Maria Boni Brighenti (Roma, 3 settembre 1868Gebel, 18 giugno 1915) è stata un'infermiera italiana, prima donna ad essere decorata con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

BiografiaModifica

Nacque a Roma il 3 settembre 1868,[1] figlia di Luigi Boni e di Giuseppa Ferrari, all’interno di una distinta famiglia. Fidanzata da ragazza con il tenente Costantino Brighenti, un ufficiale del Regio Esercito, si sposò nel corso del 1914, partendo subito dopo per la Libia al seguito del marito, divenuto nel frattempo maggiore, ed assegnato al Regio corpo truppe coloniali della Tripolitania in qualità di comandante del II Battaglione libico di stanza a Beni Ulid.[1] Trasferito il marito nel presidio di Tarhuna, ella si stabilì dapprima a Tripoli, raggiungendo successivamente il marito per concessione del Governatore nell’aprile 1915.[1] Il 10 maggio seguente Tarhuna fu assediata dai ribelli che circondarono la città impedendo l'arrivo di rifornimenti e rinforzi.[1] Divenuta infermiera lavorò duramente nell’ospedale da campo, assistendo e curando i feriti.[1] Dopo un mese di assedio la situazione divenne insostenibile, e mancando munizioni, viveri, e medicinali il comandante del presidio decise di iniziare il ripiegamento cercando di raggiungere Tripoli.[1] Il movimento delle truppe iniziò nella notte del 17 giugno lungo le piste del Gebel, ed al seguito dei militari si mosse anche una colonna formata da civili non combattenti, di cui facevano parte donne e bambini. Giunta nel vallone di Ras Msid la formazione italiana fu circondata ed attaccata dai ribelli, ed iniziò il massacro.[1] Ferita da un colpo di rimbalzo mentre assisteva i feriti, non volle lasciare il proprio posto, e finì uccisa[N 1] nel seguente furioso combattimento all’arma bianca.[1] Il marito fu preso prigioniero,[1] e dopo un anno preso dallo sconforto si uccise[N 2] in data 16 maggio 1916. La salma fu ritrovata quasi un anno dopo, riconosciuta per i merletti presenti sul vestito.[1] Per onorare la memoria della signora Brighenti, con Decreto Luogotenenziale emesso in data 11 febbraio 1917 le fu concessa la Medaglia d'oro al valor militare, prima donna a ricevere la più alta decorazione italiana.[1]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Durante il lungo blocco di Tarhuna, fu incitatrice ed esempio di virtù militari; con animo elevatissimo e forte prodigò sue cure a feriti e morenti, confortandoli con infinite risorse della sua dolce femminilità. Il 18 Giugno 1915 seguendo il presidio che ripiegava su Tripoli, rifiutò risolutamente di porsi in salvo, volendo seguire le sorti delle truppe; più volte colpita da proiettili nemici mentre soccorreva feriti ed incuorava alla lotta, morì eroicamente in mezzo ai combattenti. Tarhuna, Maggio-Giugno 1915.»
— Decreto Luogotenenziale 11 febbraio 1917

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Secondo alcune testimonianze fu trascinata via dal combattimento e selvaggiamente uccisa in un vallone vicino, dopo essere stata violentata.
  2. ^ Informato della morte della moglie si tolse la vita. Fu anche lui decorato con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

FontiModifica

BibliografiaModifica

  • Il Risorgimento italiano – la Grande Guerra; le Medaglie d’oro al Valor Militare 1915 – 1916, Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare, Roma, 1968.

PubblicazioniModifica

  • La prima donna Medaglia d'oro al valor militare, in Il Nastro Azzurro (Roma, Istituto del Nastro Azzurro), nº 2, marzo-aprile 2008, pp. 20.