Marmo rosso di Cottanello

pietra ornamentale rossa o rosa
Marmo rosso di Cottanello
Marmo rosso di Cottanello
Marmo rosso di Cottanello
Nomi alternativi
Pietra persichina, pietra mischia, marmo Cottanello
Caratteristiche generali
Aspetto Breccia calcarea compatta composta da clasti separati da macrofessure ricementate da calcite
Proprietà chimico-fisiche
Coefficiente di imbibizione 0,45
Proprietà meccaniche
Resistenza a compressione (kgf/m2) 68,5

Il marmo rosso di Cottanello, detto anche pietra Cottanellina, pietra persichina e anticamente pietra mischia, è una pietra decorativa che prende il nome dall'omonima località della Sabina occidentale. Veniva estratta infatti dalle cave aperte sul Monte Lacerone[1] a circa 4 km. dal comune di Cottanello, in provincia di Rieti.

DescrizioneModifica

È impropriamente chiamato marmo per il suo bell'aspetto cromatico e le caratteristiche di lucidabilità, ma in realtà è un calcare marnoso, policromo; i colori prevalenti sono il rosa e il rosso bruno, con venature di calcite bianche, o gialle, o grigie, spesso intrecciate a formare un reticolo. Il materiale cavato presenta notevoli differenze nel colore e nella struttura, come si può notare confrontando colonne, balaustre e rivestimenti vari in esso scolpiti.

 
Labrum in Cottanello antico, II-III secolo d.C. (Collezione M – collezione privata)

Cenni geologiciModifica

Il sedimento che sarebbe diventato il marmo di Cottanello si è depositato sul fondo della Tetide circa 60 milioni di anni fa ed è stato coinvolto nelle fasi tettoniche terziare che hanno portato alla formazione degli Appennini. La sua formazione è riferibile alla formazione della Scaglia rossa, deformata e tettonizzata.
La Scaglia rossa (Luteziano-Cenomaniano) è una formazione appartenente alla serie Umbro-Marchigiana costituita da intercalazioni di calcari detritici, biancastri o rosati, a macroforaminiferi. La potenza della formazione varia dai 100 ai 300 metri[2].

L'elemento tettonico che ha maggiormente determinato la variabilità delle caratteristiche cromatiche e strutturali è la cosiddetta faglia sabina che, tagliando i sedimenti della Scaglia rossa, si estende con continuità per circa 30 km. passando in prossimità di Cottanello[2]. Questa disomogeneità, che spesso ha rappresentato un limite nell'impiego della pietra, dipendeva dalla vicinanza o lontananza dei luoghi estrattivi dal piano di faglia[3].

 
San Pietro in Vaticano. Tomba di Alessandro VII di Gian Lorenzo Bernini
 
S. Maria degli Angeli e Martiri. Altare centrale e balaustra
 
Particolare della balaustra in Santa Maria degli angeli e Martiri

Dal 2018 le cave di Cottanello sono annoverate tra i monumenti naturali della regione Lazio[4].

StoriaModifica

La pietra mischia venne scoperta dagli antichi romani già nel I secolo a.C. L'estrazione fu intrapresa a partire dal III secolo d.C.[5], quando tra Cottanello e la frazione di Castiglione, distante circa 2 km. e mezzo, vennero aperte numerose cave.

In epoca romana venne adoperata prevalentemente per crustae[6] e mattonelle[7] in edifici pubblici e ville sparse nel territorio circostante, come la villa romana di Cottanello, ma anche in luoghi più distanti, come la villa di Lucullo a Terracina, in cui sono stati trovati frammenti di pavimentazione riconducibili alla pietra cottanellina[8].

Le cave, in tutto sette[9], rimasero chiuse e abbandonate a lungo; vennero riattivate nel XVII secolo, in età rinascimentale, periodo in cui il litotipo raggiunse il punto massimo del prestigio grazie all'impiego che ne fu fatto in molte chiese del Lazio e dell'Umbria; è infatti uno dei marmi maggiormente presenti nel Barocco romano.

Le colonne di San Pietro in VaticanoModifica

Quando papa Innocenzo X ordinò la decorazione dell'interno della basilica di San Pietro in vista del Giubileo del 1650, Sante Ghetti, uno scalpellino carrarese che aveva conosciuto le cave di Cottanello, presentò alla Congregazione della Reverenda Fabbrica un campione del materiale estratto che incontrò facilmente il gusto dell'epoca; riuscì quindi ad aggiudicarsi il lavoro[10]. Innumerevoli colonne già sommariamente lavorate in cava, venivano trainate da buoi fino a Stimigliano; qui erano caricate su chiatte e trasportate lungo il Tevere fino a Roma[11]. Furono notevoli gli sforzi compiuti per far giungere le colonne fino a Roma, tanto che il Ghetti ebbe il permesso di aprire una nuova strada e di allargare quella esistente proprio per facilitarne il trasporto[10].
Su progetto del Bernini il Ghetti realizzò 24 colonne, diventate poi 46, che furono poste intorno agli altari laterali della basilica[12].

Affitto delle caveModifica

Già dal XVI secolo la cave venivano affittate al miglior offerente per un periodo da 3 a 9 anni, a seguito di asta pubblica. L'asta era preceduta dall'editto del Podestà che estendeva il diritto di partecipazione oltre i confini della Sabina, tanto che spesso erano mercanti romani ad aggiudicarsi la lavorazione delle cave. Il procedimento era denominato "a estinzione di candela", cioè le offerte potevano essere rilanciate fino al momento dello spegnimento naturale della candela accesa all'apertura dell'asta[13].

Le tecniche estrattive utilizzate cambiarono nel corso dei secoli, passando dall'uso del semplice piccone, fino all'esplosivo, al filo elicoidale diamantato, alla tagliatrice a catena dentata e al trapano.

L'ultima cava in attività, saltuariamente, è stata quella in prossimità dell'attuale centro di Castiglione sul monte Sterpeto, chiusa definitivamente verso la fine degli anni settanta del Novecento, perché ritenuta troppo onerosa.

Nei periodi di massima estrazione le cave hanno assicurato benessere alla popolazione locale e notorietà alla zona.

 
Salone del Palazzo Nuovo. Musei capitolini. Roma
 
Sant'Andrea al Quirinale. Altare maggiore

ImpieghiModifica

Il marmo rosso di Cottanello si trova nelle seguenti chiese: (elenco non esaustivo)

Dopo l'Unità d'Italia, per gli abbellimenti in occasione di "Roma capitale" fu impiegato nei seguenti palazzi:

Nel 1722 venne utilizzato a Venezia per realizzare due piccoli leoni attribuiti a Giovanni Bonazza, posti nella piazzetta dei Leoncini, in prossimità di piazza San Marco.

È stato individuato in varie località e monumenti di epoca diversa, soprattutto in lastre pavimentali, a Pompei, Ercolano, Ostia, Lucus Feroniae e alcune località fuori dall'Italia, come Vaison-la-Romaine[18]

Il marmo di Cottanello è presente in tre delle più prestigiose collezioni (Collezione Pescetto) di rocce ornamentali appartenenti all'APAT - Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici confluita nell'ISPRA nel 2008. Alcuni antichi campioni sono custoditi all'interno del museo dell'ISPRA[19].

NoteModifica

  1. ^ Monte Lacerone, su google.it.
  2. ^ a b Marmo di Cottanello, su Italithos, Università degli Studi Roma 3. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  3. ^ Renato Funiciello e Massimo Mattei, Le rocce di faglia nel Barocco romano (PDF), in Le Scienze, 1991, n. 276. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  4. ^ A Rivodutri e Cottanello due nuovi monumenti naturali: l'ha sancito la Regione, in RietiLife, 16 febbraio 2018. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  5. ^ Cottanello antico. Scheda dell'ISPRA, su isprambiente.gov.it. URL consultato il 14 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).
  6. ^ Marmi sezionati in lastre sottili
  7. ^ Gabriele Borghini (a cura di), Marmi antichi, in Materiali della cultura artistica I - Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma, De Luca editori d'arte, 2004, p. 208, ISBN 9788880161813.
  8. ^ Faustino Corsi, Delle pietre antiche trattato, su books.google.it, Roma, Tipografia Salviucci, 1833, p. 113. URL consultato il 12 dicembre 2015.
  9. ^ Biagio Camponeschi e Francesco Nolasco, Le risorse naturali della Regione Lazio. Monti della Laga, Monti Reatini, Monti Sabini, Monti Cicolani e Monti della Duchessa, Roma, Edigraf, 1979.
  10. ^ a b Sante Ghetti in Dizionario biografico Treccani.it, su treccani.it. URL consultato il 12 dicembre 2015.
  11. ^ p. 153 Carlo Fantozzi, Cenni storici su Cottanello e il suo territorio, Roma, Tip. Aurora, 1999.
  12. ^ Alberto Angela, San Pietro. Segreti e meraviglie in un racconto lungo duemila anni, Milano, Rizzoli, 2015, p. 226, ISBN 978-88-58-68291-3.
  13. ^ Fantozzi, p. 162.
  14. ^ Giuseppe Simonetta, Laura Gigli e Gabriella Marchetti, Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, su books.google.it, Gangemi, 2014, p. 107. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  15. ^ Fantozzi, pp. 153 e 154.
  16. ^ Sala dei marmi. Ministero della difesa, su marina.difesa.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  17. ^ Carmelo Maxia, Sulla posizione stratigrafica del così detto Marmo Cottanello dei dintorni di Castiglione (Sabina), Roma, Tipografia dell'Università degli studi di Roma, 1948, p. 3.
  18. ^ Raniero Gnoli, Marmora Romana, Roma, Edizioni dell'Elefante, 1988, p. 186.
  19. ^ Scheda dell'ISPRA - Cottanello antico, su isprambiente.gov.it. URL consultato il 20 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).

BibliografiaModifica

  • Faustino Corsi, Delle pietre antiche trattato, su books.google.it, Roma, Tipografia Salviucci, 1833, p. 113. URL consultato il 12 dicembre 2015.
  • Carmelo Maxia, Sulla posizione stratigrafica del cosiddetto Marmo Cottanello dei dintorni di Castiglione (Sabina), Roma, Tipografia dell'Università degli studi di Roma, 1948.
  • Mario Pieri, Marmologia, dizionario di marmi e graniti italiani ed esteri: Pietre da costruzione ed ornamento naturali e prodotte dall'industria, merceologia, mineralogia, geologia dei materiali litoidi e loro cave, Milano, U. Hoepli, 1966.
  • Biagio Camponeschi e Francesco Nolasco, Le risorse naturali della Regione Lazio. Monti della Laga, Monti Reatini, Monti Sabini, Monti Cicolani e Monti della Duchessa, Roma, Edigraf, 1979, Vol. 5.
  • Renato Funiciello e Massimo Mattei, Le rocce di faglia nel Barocco romano (PDF), in Le Scienze, Milano, 1991, pp. 38-45. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  • Raniero Gnoli, Marmora Romana, Roma, Edizioni dell'Elefante, 1988.
  • Gabriele Borghini (a cura di), Marmi antichi, in Materiali della cultura artistica I - Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma, De Luca editori d'arte, 2004, p. 208, ISBN 9788880161813.

L'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale conserva negli archivi le seguenti tesi di stage e tirocini:

  • Antonella Sciarpelletti, Un esempio di impiego del Cottanello nella Roma del XVII Secolo: la Basilica di San Pietro. 2006
  • Antonio Di Pace, Un esempio di contributo della litologia alla cultura ambientale: la via del Cottanello dal sito di estrazione a Roma e i suoi dintorni. 2006
  • Chiara Lo Re, L'applicazione del marmo cottanello nelle chiese di Roma mediante schede tecniche architettoniche e modellazioni bidimensionali. 2008

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