Fabbrica di San Pietro

ente della Curia romana

La Fabbrica di San Pietro (in latino Reverenda Fabrica Sancti Petri) è un ente creato appositamente per la gestione dell'insieme delle opere necessarie per la realizzazione edile e artistica della Basilica di San Pietro in Vaticano. L'ente è tuttora operante per la gestione del complesso.

Fabbrica di San Pietro
Fabrica Sancti Petri
La Fabbrica di San Pietro si occupa di tutto quanto riguarda la Basilica Papale di San Pietro, che custodisce la memoria del martirio e la tomba dell’Apostolo, sia per la conservazione e il decoro dell’edificio, sia per la disciplina interna dei custodi e dei pellegrini e dei visitatori, secondo le norme proprie. Nei casi necessari il Presidente e il Segretario della Fabbrica agiscono d’intesa col Capitolo della stessa Basilica.

(Praedicate Evangelium, 244)

Eretto1967
Presidentecardinale Mauro Gambetti, O.F.M.Conv.
Segretariomons. Orazio Pepe
Emeriticardinale Angelo Comastri (presidente emerito)
vescovo Vittorio Lanzani (delegato emerito)
dati catholic-hierarchy.org
Santa Sede  · Chiesa cattolica
I dicasteri della Curia romana

La storia cinquecentenaria della Fabbrica di San Pietro (le origini di questa istituzione risalgono ai tempi di papa Giulio II che nel 1506 aveva dato inizio alla costruzione della nuova Basilica Vaticana) «racconta la pluralità di interventi e la qualità dei manufatti di tutti coloro che hanno lasciato la propria orma nell'immenso Tempio vaticano»[1].

Nel 1523 papa Clemente VII nominò una commissione di sessanta periti alle dirette dipendenze della Santa Sede con il compito di curare la costruzione e l'amministrazione della Basilica[2].

Nel 1589 papa Sisto V affidò la commissione alla giurisdizione del cardinale arciprete della Basilica e pochi anni dopo, sotto il pontificato di papa Clemente VIII (1592-1605), questa venne sostituita con un apposito organo collegiale, denominato Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro, con le stesse attribuzioni fino allora proprie della soppressa commissione. Oltre al prefetto nella persona del cardinale arciprete della Basilica, la Congregazione era formata da un certo numero di cardinali e prelati. Questo dicastero poteva nominare, nelle province dello Stato Pontificio, propri delegati, in qualità di commissari che rimanevano in carica per un anno. Essi esercitavano giurisdizione propria ed erano competenti a giudicare in primo grado cause di ogni valore, contro le cui sentenze si poteva ricorrere in appello davanti alla Congregazione.

Nel 1863, sotto il pontificato di Pio IX, vennero sottratti alla Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro tutti i poteri in materia contenziosa, che furono trasferiti alla Congregazione del Concilio.

Con la riforma del 1908 di Pio X la Congregazione fu ridotta esclusivamente all'amministrazione della Fabbrica e nel 1967, in seguito alla riforma generale della Curia Romana attuata da papa Paolo VI, la Congregazione terminò la sua esistenza e fu annoverata tra le Amministrazioni Palatine.

Il 29 giugno 2020 papa Francesco ha nominato commissario straordinario l'arcivescovo Mario Giordana, "affidandogli l'incarico di aggiornare gli statuti, fare chiarezza sull'amministrazione e riorganizzare gli uffici amministrativo e tecnico della Fabbrica"[3].

Compiti e funzioni della Fabbrica

modifica

Secondo la costituzione apostolica Pastor Bonus di Giovanni Paolo II la Fabbrica di San Pietro si occupa di tutto quanto necessario per il restauro e il decoro dell'edificio, nonché della disciplina interna dei custodi e dei pellegrini e opera in accordo con il Capitolo della Basilica Vaticana.

Recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianità pratica degli artisti coinvolti.

È presieduta dal cardinale Mauro Gambetti, nominato da papa Francesco il 20 febbraio 2021.

Progetto di Sostenibilità

modifica

La Fabbrica, su impulso del cardinale Gambetti, ha attivato un progetto "Emissioni O" con l’obiettivo di portare la Basilica di San Pietro e il complesso di edifici di pertinenza a raggiungere "emissioni nette zero" nel percorso verso il Giubileo. A questo scopo, è stato istituito un comitato scientifico, coordinato da Walter Ganapini[4].

L'archivio della Fabbrica di San Pietro

modifica

L'archivio è composto da cento armadi pieni di carte, contratti, ricevute, richieste, testimonianze. Messi uno di fianco all'altro, occupano uno spazio lungo circa 2 km. Si trova nella sua attuale collocazione dal 1984, quando è stato inaugurato da papa Giovanni Paolo II. Nel corso della sua storia, dal Cinquecento ai giorni nostri, l'archivio ha cambiato posizione moltissime volte. È stato nella vecchia Sagrestia, poi dentro la Basilica, poi addirittura fuori dal Vaticano, nel tentativo di metterlo in salvo dai saccheggi napoleonici, poi di nuovo all'interno della Basilica. A metà dell'Ottocento, lo studioso Giovanni Battista Carinci presentò un progetto per sistemarlo, ma fu giudicato troppo costoso e non venne mai messo in atto. Se ne occupò finalmente, fra il 1960 e il 1982, l'abate Cipriano Cipriani. Nel suo paziente e prezioso lavoro, lungo oltre vent'anni, riuscì non solo a metterlo in ordine, ma lo dotò anche di un importantissimo schedario e di un primo inventario che poi, riveduto e ampliato, è diventato la base degli attuali strumenti di ricerca informatici.[5]

Cronotassi dei presidenti della Fabbrica di San Pietro

modifica

Origine di modi di dire

modifica

L'immenso cantiere della basilica non passò inosservato alla cultura popolare romana e non solo. Per far passare i materiali per il cantiere alle dogane senza che essi pagassero il dazio s'incideva su ogni singolo collo l'acronimo, in lingua latina: A.U.F. (ovvero Ad Usum Fabrice - e cioè destinato - "ad essere utilizzato nella fabbrica", sottinteso di S. Pietro). Nella tradizione popolare romana nacque subito la forma verbale "auffo" o "auffa", tuttora utilizzata a Roma e in molte altre località italiane che facevano parte dello Stato Pontificio e non, per indicare qualcuno che vuole ottenere servigi o beni in modo gratuito. Allo stesso modo, ancora oggi, quando si parla di un lavoro perennemente in cantiere, si è soliti paragonarlo alla Fabbrica di San Pietro.

  1. ^ Giovanni Morello, La Basilica di San Pietro: Fortuna e immagine, Gangemi Editore, 2012, pag. 511, ISBN 9788849274301
  2. ^ Alfredo Maria Pergolizzi, La pietra e il tempo, Silvana, 1999, Volume 1, pag. 22
  3. ^ Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, su press.vatican.va. URL consultato il 30 giugno 2020.
  4. ^ Emissioni 0, su basilicasanpietro.va. URL consultato il 27 aprile 2024.
  5. ^ Alberto Angela, San Pietro. Segreti e meraviglie in un racconto lungo duemila anni, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-08423-9.

Voci correlate

modifica

Altri progetti

modifica

Collegamenti esterni

modifica
Controllo di autoritàVIAF (EN137164052 · ISNI (EN0000 0001 2165 9830 · BAV 494/4918 · ULAN (EN500252673 · LCCN (ENn88166774 · GND (DE5529467-4 · J9U (ENHE987007444120305171 · WorldCat Identities (ENlccn-n88166774