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Michaël Gillon

Michaël Gillon (Liegi, 24 gennaio 1974) è un astronomo e astrofisico belga co-scopritore di esopianeti come WASP-18 b[1] e degli anelli di Chariklo. È ricercatore all'Istituto d'astrofisica, di geofisica e di oceanografia dell'Università di Liegi.

Indice

BiografiaModifica

Michaël Gillon ha iniziato i suoi studi universitari a ventiquattro anni, dopo sette anni di servizio nell'Armata belga[2]. S'iscrisse all’università di Liegi e, in cinque anni, conseguì una licenza in biochimica e un primo ciclo in fisica[2].

Attratto dalla ricerca, diventò nel 2003 dottorando in astrofisica, non senza aver esitato verso la genetica e la biochimica[2]. Nel marzo del 2006 sostenne una tesi di dottorato sul miglioramento della fotometria dei transiti degli esopianeti nell'ambito del progetto COROT[2][3]. Abbandonò quindi l’università di Liegi per un soggiorno post-dottorato di quasi tre anni presso l’osservatorio dell’università di Ginevra[2]. Durante questo soggiorno, partecipò alla scoperta di un pianeta gioviano caldo: WASP-18 b[1][4].

Di ritorno all’università di Liegi nel gennaio del 2009, proseguì i suoi lavori sull'individuazione di pianeti extrasolari e sulla loro caratterizzazione fisico-chimica[2]. Nell'ambito del progetto TRAPPIST, è responsabile scientifico e ricercatore principale per gli esopianeti[2]. Questo progetto partorisce numerose pubblicazioni e l'individuazione di una trentina di esopianeti in transito tra la fine del 2010 e la metà del 2012[2]. Ha avuto l’iniziativa di una ricerca internazionale che ha osservato per la prima volta l’emissione termica di una Super Terra: 55 Cancri e[2][5].

Nel 2013, è stato nominato membro dell’équipe scientifica del telescopio CHEOPS. Rappresenta il Belgio con la sua collega Valérie Van Grootel[6][7].

Il 22 febbraio 2017, la NASA ha annunciato ufficialmente la scoperta di sette esopianeti da parte di un gruppo internazionale di astronomi, guidato da Michaël Gillon. Questi esopianeti, chiamati TRAPPIST-1 b, c, d, e, f, g, h, sono stati individuati tramite il telescopio spaziale Spitzer e da diversi telescopi terrestri della rete TRAPPIST dell'Osservatorio Europeo Australe. Questi sette esopianeti, situati a 39 anni luce dal Sole, gravitano attorno alla stella nana TRAPPIST-1[8][9]. Tre di questi esopianeti erano già stati scoperti nel 2015 dal gruppo internazionale tramite il telescopio Trappist, ma la collaborazione con la Nasa ha permesso di estendere queste scoperte.

Gillon è anche a capo[10] del progetto SPECULOOS, un gruppo di quattro telescopi robotizzati del diametro di un metro presso l'osservatorio europeo australe. Il progetto è finalizzato alla ricerca esoplanetaria.

RiconoscimentiModifica

Nel 2017 figura nella lista delle 100 persone più influenti secondo il giornale Time.

L'11 settembre 2017 ha ricevuto il premio Balzan, con una dotazione di 750 000 franchi svizzeri per la sua ricerca sugli esopianeti.

NoteModifica

  1. ^ a b (FR) Drame exoplanétaire : une planète s’effondre sur son étoile, su reflexions.ulg.ac.be. su Réflexions
  2. ^ a b c d e f g h i (FR) Michaël Gillon, su reflexions.ulg.ac.be. su Réflexions
  3. ^ Michaël Gillon, Contribution à la mission CoRoT et à la recherche d’exoplanètes par la méthode des transits photométriques, Liège, Université de Liège, 2006
  4. ^ Coel Hellier et al., An orbital period of 0.94 days for the hot-Jupiter planet WASP-18b, in Nature, vol. 460, n. 7259, pp. 1098-1100
  5. ^ (FR) Une super-Terre mise en lumière, su reflexions.ulg.ac.be. su Réflexions
  6. ^ (FR) Valérie Van Grootel, su reflexions.ulg.ac.be. su Réflexions
  7. ^ (EN) Science team, su cheops.unibe.ch. sul sito dell’università di Berna dedicato al progetto CHEOPS
  8. ^ (FR) Daily Science - Sept exoplanètes découvertes par les astronomes liégeois
  9. ^ (EN) The Telegraph - 22.02.2017 - Henry Bodkin - Nasa discovers new solar system Trappist-1 - where life may have evolved on three planets
  10. ^ (EN) SPECULOOS: Project leader and Principal Investigator, su speculoos.uliege.be. URL consultato il 25 dicembre 2017.
  11. ^ (FR) Michaël Gillon Chevalier ( 2016 ), su connaitrelawallonie.wallonie.be. URL consultato il 16 dicembre 2017.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàORCID (EN0000-0003-1462-7739