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BiografiaModifica

Si laureò in fisica nel 1902 presso l’Università degli Studi di Palermo, sotto la guida di Damiano Macaluso, di cui sposò in seguito la figlia Giuseppina. Dopo un anno trascorso a Firenze come borsista nel laboratorio di Antonio Roiti, nel 1904 ritornò a Palermo dove divenne assistente presso il gabinetto universitario di fisica con l'incarico, già ricoperto da Orso Mario Corbino, di dirigere le esercitazioni di fisica pratica. Conseguita la libera docenza in fisica sperimentale nel 1908, nel 1914 succedette a Macaluso sulla cattedra di fisica sperimentale. Divenuto professore ordinario nel 1918, divenne preside della facoltà di Scienze nel 1926 e magnifico rettore nel 1932; morì prematuramente l'anno successivo. Nel 1922 fu eletto socio corrispondente dell'Accademia dei Lincei, nel 1924 ottenne con Antonino Lo Surdo il premio reale dei Lincei per la fisica, e nel 1930 fu ammesso all'Accademia nazionale delle scienze detta dei XL. Fu inoltre membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e socio della Biblioteca filosofica di Giuseppe Amato Pojero e dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti (di cui fu vice presidente dal 1928 al 1933).

Tra le sue ricerche sperimentali si ricordano quelle relative alla spettroscopia dell'arco voltaico e la scoperta dell'inversione dello spettro di Swan, quelle sulla teoria elettronica dei metalli, culminata nella scoperta di un nuovo effetto galvanometrico. Il suo nome, però, è legato soprattutto ad una serie di studi teorici dedicati alla confutazione della teoria della relatività.

ArchivioModifica

L'archivio di Michele La Rosa[1], dichiarato di notevole interesse storico il 7 dicembre 2005 dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio, è costituito da materiale eterogeneo che, conservato dalla famiglia, venne donato dalla figlia Caterina Lucia all'Accademia nazionale delle scienze detta dei XL. Il fondo è costituito prevalentemente da corrispondenza, si conserva anche documentazione eterogenea che comprende fotografie, documenti, bozze e appunti manoscritti, materiale a stampa.

NoteModifica

  1. ^ Fondo La Rosa Michele, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 4 dicembre 2018.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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