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Museo Criminologico Mu.Cri
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoVia del Gonfalone, 29
Caratteristiche
TipoCriminologico
Sito web

Coordinate: 41°53′52.5″N 12°27′59.9″E / 41.897917°N 12.466639°E41.897917; 12.466639

Il Museo criminologico (Mu. Cri) è sito a Roma nel Palazzo del Gonfalone, ex carcere minorile voluto da Papa Leone XII nel 1827, tra via del Gonfalone e via Giulia.

Indice

StoriaModifica

 
Gli strumenti usati dalla serial killer Leonarda Cianciulli, nota come la saponificatrice di Correggio, per i suoi delitti e le foto delle vittime conservati al Museo criminologico di Roma

Il museo fu aperto nel 1931, per volere del Guardasigilli Rocco che voleva raccogliere e mettere alla portata degli studiosi gli strumenti che più avevano caratterizzato il mondo della criminalità; ma l'idea di aprire un museo criminologico a Roma era già viva sul finire dell'Ottocento.[1]

Inizialmente il museo era diviso in più sezioni:

  • la 1ª rappresentava le principali suddivisioni dei crimini;
  • la 2ª era dedicata alla ricerca di prove ed alle indagini giudiziarie;
  • la 3ª era ripartita in ulteriori due parti: una riguardava l'esecuzione penale vista dallo Stato; l'altra presentava le stesse esecuzioni viste dai condannati.

Inizialmente il museo occupava il piano terra delle Carceri nuove di Via Giulia. Nel 1968 il museo venne smantellato per cambio di destinazione d'uso delle Carceri nuove.

Nel 1975 il museo venne trasferito nelle carceri del palazzo del Gonfalone (la sede attuale) cambiando anche il nome da "Museo criminale" a "Museo criminologico - MUCRI".

I lavori per l'allestimento del nuovo museo iniziarono già nel 1972 per consentire la nuova apertura solamente 3 anni più tardi. La lunga permanenza nei depositi ha causato la perdita di alcuni dei reperti prima esposti.

Successivamente, nella seconda metà degli anni settanta, un calo d'interesse dei visitatori ha fatto sì che le visite avvenissero solo su appuntamento o a seguito di particolare autorizzazione.

Dal finire degli anni settanta il museo è rimasto chiuso per un periodo di quindici anni, durante il quale è stata effettuata la riorganizzazione e il riassetto delle opere esposte. Il museo è stato riaperto solo nel 1994, da quando il ricchissimo materiale della collezione viene presentato in un percorso di natura cronologica volto a contestualizzare gli strumenti esposti.

Il percorso musealeModifica

Dopo una prima sezione, dedicata alla storia dell'esercizio della giustizia dall'età antica fino al XVIII secolo, segue una sezione dedicata alla nascita nell'Ottocento delle istituzioni carcerarie e delle antropologie criminali. In questa sezione è ampiamente documentata anche la contemporanea nascita del manicomio criminale grazie all'esposizione di testi e materiali di studio, nonché ad un ampio apparato iconografico, raccolto da Cesare Lombroso e seguaci che, attraverso l'analisi di reperti anatomici di noti delinquenti e prostitute dell'epoca, tentò di dimostrare il legame che univa determinate caratteristiche fisiche alle attitudini criminali.

L'ultima sezione è occupata dalle forme di criminalità moderna insieme ai corpi di reato relativi a furto con scasso, spionaggio, falsificazione e gioco d'azzardo, mentre una saletta separata è stata appositamente allestita per ospitare fatti di sangue che sono stati oggetto della cronaca nera degli ultimi decenni.

Alcuni reperti esposti sono:
strumenti di tortura quali gogne, una vergine di Norimberga, una briglia delle comari, la pistola usata da Gaetano Bresci per l'assassinio di Umberto I, il tagliacarte con cui venne ferito Mons, scudisci, fruste e ferri vari[2]; la divisa del boia Mastro Titta che, tra il 1796 e il 1864, eseguì ben 516 condanne a morte mediante impiccagione, decapitazione e squartamento. C'è persino un calco in gesso del cranio del criminale Giuseppe Villella, con il quale il criminologo Cesare Lombroso, scoprendo la fossetta occipitale mediana, ritenne di aver provato la delinquenza atavica[3].

NoteModifica

  1. ^ Storia del museo criminale di Roma, dal sito ufficiale MUCRI., su museocriminologico.it. URL consultato il 26 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2008).
  2. ^ Alessandra Vitali, Torture, assassini e casi celebri a Roma il palazzo del brivido, La Repubblica, 10 novembre 2005. URL consultato il 26 agosto 2008.
  3. ^ Calco in gesso del cranio di Giuseppe Villella, su museocriminologico.it (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2012).

BibliografiaModifica

  • Musei di Roma, guida turistica ad opera del Comune di Roma, 2007;

Collegamenti esterniModifica