Apri il menu principale

Museo nazionale del Risorgimento italiano

museo italiano
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri musei simili vedi l'elenco alla pagina Museo del Risorgimento
Museo nazionale del Risorgimento italiano
Torino-PalazzoCarignanoFronte.jpg
Facciata secentesca del museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino-Stemma.png Torino
IndirizzoPalazzo Carignano, via Accademia delle Scienze 5
Caratteristiche
Tipostorico-militare
Periodo storico collezionidall'assedio di Torino (1706) alla nascita della Repubblica Italiana (1946)
Apertura1878
DirettoreUmberto Levra
Visitatori150 000 (2016)[1]
Sito web

Coordinate: 45°04′08.78″N 7°41′06.57″E / 45.069106°N 7.685159°E45.069106; 7.685159

Il Museo nazionale del Risorgimento italiano è il più grande spazio espositivo di storia patria italiano, il più antico e il più importante museo dedicato al Risorgimento italiano per via della ricchezza e della rappresentatività delle sue collezioni[2] e l'unico che abbia ufficialmente il titolo di "nazionale"[3], riconoscimento ottenuto grazie al regio decreto nº 360 dell'8 dicembre 1901[4]. Fondato nel 1878, si trova a Torino all'interno dello storico palazzo Carignano[3].

È dedicato all'epoca risorgimentale, durante la quale avvenne l'unificazione politica dell'Italia[4]. I reperti esposti nel museo, che sono ascrivibili a un periodo storico più ampio, sono databili tra il 1706 (anno dell'assedio di Torino) e il 1946 (nascita della Repubblica Italiana) con particolare attenzione, come già accennato, ai cimeli risorgimentali, che invece sono legati a un lasso di tempo compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio della prima guerra mondiale[3]. Le collezioni sono conservate all'interno del piano nobile del palazzo[3].

Nel 2016 il museo è stato visitato da circa 150.000 persone[1], mentre sono stati 23.119 i visitatori degli appartamenti nobiliari del palazzo.[5]

StoriaModifica

 
Ritratto di Vittorio Emanuele II, esposto al museo. Il primo re dell'Italia unita nacque proprio all'interno di palazzo Carignano

Il museo, che è stato fondato nel 1878 per celebrare la morte del primo re dell'Italia unita, nacque con il nome di "Ricordo nazionale di Vittorio Emanuele II"[3][4]. Dopo alcuni allestimenti provvisori e temporanei, tra cui quello del 1884 in seno all'Esposizione generale italiana di Torino e quello del 1899 all'interno del museo civico di Torino, ebbe la sua prima sede permanente nel 1908 nella Mole Antonelliana, dove fu inaugurato il 18 ottobre dell'anno citato[4][6].

Dopo aver subito nuovamente un trasferimento temporaneo nel 1930 all'interno del palazzo del Giornale, che si trova nel parco del Valentino, nel 1938 giunse definitivamente a palazzo Carignano, l'edificio barocco di Guarino Guarini[7] dove ebbe precedentemente sede, dal 1848 al 1860, la Camera dei deputati del Parlamento del Regno di Sardegna (conosciuto anche come "Parlamento subalpino") e dal 1861 al 1865 la Camera dei deputati del Parlamento del Regno d'Italia[3].

 
Dipinto conservato nel museo che rappresenta Garibaldi e i Mille in partenza da Quarto

Quest'ultima venne ospitata in un'aula provvisoria nel cortile, poi smantellata, in attesa della fine dei lavori per il raddoppio del palazzo e per la realizzazione di una grande aula che avrebbe dovuto ospitare i deputati del neo costituito Regno d'Italia. Terminati i lavori, che vennero eseguiti tra 1864 e 1871, la grandiosa aula, l'ultima del percorso di visita del museo, non servì più allo scopo e quindi non venne mai usata, dato che la capitale e il parlamento avevano già lasciato Torino per essere trasferiti a Firenze[4][8].

All'interno del museo è quindi possibile visitare due aule parlamentari: quella della Camera dei deputati del Parlamento subalpino, attiva dal 1848 al 1860, ancor oggi intatta e con l'arredamento originale così com'era nel 1860 quando cessò di funzionare, compresi gli scranni originali occupati all'epoca dai parlamentari più importanti (Cavour, Massimo d'Azeglio, Cesare Balbo, Vincenzo Gioberti e Giuseppe Garibaldi) che sono oggi contraddistinti da coccarde tricolori, e quella della Camera dei deputati del Parlamento italiano, mai utilizzata per quella funzione ma oggi ideale sede per ospitare le mostre temporanee e le manifestazioni culturali del museo[9].

Aggiornamenti delle esposizioni si ebbero nel 1948 in occasione del centenario della prima guerra d'indipendenza e nel 1961 durante le celebrazioni del centesimo anniversario dell'Unità d'Italia[6]. Quest'ultimo ampliamento delle collezioni fu poi ridimensionato nel 1965[6].

Subito dopo le Olimpiadi di Torino del 2006 il museo è stato chiuso per consentire i lavori di restauro e di riallestimento della parte espositiva[4]. La riapertura è avvenuta solennemente il 18 marzo 2011 in occasione dei festeggiamenti per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano[4].

Le esposizioniModifica

 
L'ingresso del museo

La tipologia dei reperti presenti è molto varia: armi, vessilli, uniformi, documenti a stampa e manoscritti, e opere figurative. Il posto d'onore è certamente rappresentato dalla Camera dei deputati del Parlamento subalpino, monumento nazionale sin dal 1898 e unico esempio originale al mondo delle aule parlamentari istituite dopo le rivoluzioni del 1848[4].

 
Proclama di Rimini di Gioacchino Murat (1815), conservato al museo

I 2.579 reperti esposti al pubblico, che sono stati selezionati tra i 53.011 appartenenti al museo, descrivono il percorso che portò all'unità d'Italia[4]. Sono presenti riferimenti anche ad altre nazioni europee che hanno acquisito l'indipendenza nel XIX secolo vivendo una stagione paragonabile a quella del Risorgimento italiano[4]. Sono previsti percorsi espositivi per disabili rivolti ai non vedenti, agli ipovedenti e agli ipoudenti[2][4].

L'esposizione occupa circa 3.500 m² distribuiti su 30 sale[4]: le prime tre narrano le esposizioni del passato in chiave nazionale (1878, 1961), in ottica piemontese e torinese (1898, 1908, 1911) e in chiave fascista (1935, 1938), per illustrare le diverse interpretazioni che il Risorgimento ha avuto nell'Ottocento e nel Novecento[4].

Dalla quarta sala in poi inizia l'allestimento vero e proprio: si parte dalla rivoluzione francese (1789) passando per l'età napoleonica (1796-1815), la Restaurazione (1814), i moti del 1820-1821, le rivolte del 1830-1831, le rivoluzioni del 1848, le Guerre d'indipendenza italiane (1848, 1859 e 1866), la spedizione dei Mille (1860), fino a giungere all'esposizione di reperti legati alla proclamazione del Regno d'Italia (1861) e alla presa di Roma (1870), che sono trattati nella sala 24, l'ultima di questo percorso[4]. Nella sala 25 è ricostruito lo studio ministeriale originale di Cavour[3][4].

Le sale 26, 27 e 28 sono dedicate a vari aspetti (politica, cultura, società, religiosità, istruzione, diritti dei lavoratori e lotte sindacali, forze armate) dei primi cinquant'anni del Regno d'Italia, visti attraverso gli occhi della borghesia e dei ceti popolari[4]. La sala 29 racconta invece i primi anni del Novecento sino alle soglie della prima guerra mondiale, conflitto che portò poi al completamento dell'unità nazionale con l'annessione del Trentino, dell'Alto Adige e della Venezia Giulia all'Italia[4].

La sala 30 è ricavata dalla grande aula che avrebbe dovuto ospitare la mai utilizzata Camera dei deputati del Parlamento del Regno d'Italia. In questo salone, che è utilizzato per le mostre temporanee e le manifestazioni culturali del museo, sono esposti dei grandi dipinti rappresentanti la storia militare italiana dal 1848 al 1860, che è raccontata sia dagli eventi legati all'esercito ufficiale sia dagli avvenimenti collegabili all'epopea dei volontari garibaldini. Completano la collezione del museo i 167.750 volumi della biblioteca, che ha sede al quarto piano del palazzo[4]. L'archivio bibliotecario comprende anche 1.916 periodici dell'epoca, 15.000 manifesti e stampe originali, 120.000 documenti e una cospicua raccolta fotografica[8].

NoteModifica

 
L'entrata del museo da piazza Carlo Alberto
  1. ^ a b Torino, boom d'ingressi nei musei, record alla Reggia, in Repubblica.it, 1º gennaio 2017. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  2. ^ a b Museo nazionale del Risorgimento italiano, su visitatorino.com. URL consultato il 10 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2016).
  3. ^ a b c d e f g Busico, p. 215.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Riapre il museo nazionale del Risorgimento italiano (PDF), su museorisorgimentotorino.it. URL consultato il 10 marzo 2016.
  5. ^ MIBACT 2016 (PDF), su beniculturali.it.
  6. ^ a b c Gli allestimenti precedenti, su museorisorgimentotorino.it. URL consultato l'11 marzo 2016.
  7. ^ Guida d'Italia, p. 201.
  8. ^ a b Busico, p. 217.
  9. ^ Busico, pp. 215-217.

BibliografiaModifica

  • Augusta Busico, Il tricolore: il simbolo la storia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 2005.
  • AA.VV., Museo nazionale del Risorgimento italiano, in Guida d'Italia - Torino, 10ª ed., Milano, Touring Club Italiano, 2009 [1914], ISBN 978-88-365-4801-9.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN159269005 · ISNI (EN0000 0001 2195 3618 · LCCN (ENn85019372 · BNF (FRcb12325402c (data) · WorldCat Identities (ENn85-019372