Papa Niccolò III

188° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica
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Papa Niccolò III
Papa Niccolò III
188º papa della Chiesa cattolica
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Elezione25 novembre 1277
Insediamento26 dicembre 1277
Fine pontificato22 agosto 1280
Cardinali creativedi Concistori di papa Niccolò III
Predecessorepapa Giovanni XXI
Successorepapa Martino IV
 
NomeGiovanni Gaetano Orsini
NascitaRoma, ca. 1216
Creazione a cardinale28 maggio 1244 da papa Innocenzo IV
MorteSoriano nel Cimino, 22 agosto 1280
SepolturaGrotte Vaticane

Niccolò III, nato Giovanni Gaetano Orsini (Roma, 1216 circa – Soriano nel Cimino, 22 agosto 1280), è stato il 188º papa della Chiesa cattolica dal 1277 alla morte.

Indice

Carriera ecclesiasticaModifica

Nobile romano appartenente alla potente famiglia Orsini, era figlio di Matteo Rosso Orsini e di Perna Caetani. La famiglia Caetani era uno dei casati più eminenti di Roma; da essa provennero numerosi cardinali e due papi: Giovanni Caetani, detto Coniulo (1082), diventuto papa con il nome di Gelasio II e Benedetto Caetani (1294), diventuto papa con il nome di Bonifacio VIII.

Fu nominato cardinale diacono piuttosto giovane, nel concistoro del 28 maggio 1244, con il titolo della diaconìa di San Nicola in Carcere da papa Innocenzo IV. Fu uno dei cardinali che accompagnarono Innocenzo IV nella sua fuga a Lione (28 giugno 1244), ove tenne un concilio l'anno successivo, al quale partecipò anche l'Orsini. Fu legato pontificio a Firenze nel 1252, in Francia nel 1258, nella provincia della Sabina nel 1262 ed a Viterbo nel 1276. Fu storicamente rivale dell'altrettanto potente cardinale Riccardo Annibaldi, al quale contese ripetutamente, in quei decenni, l'elezione al Soglio pontificio.

ConclaviModifica

Il cardinale Giovanni Gaetano Orsini partecipò ai conclavi:

Non prese parte invece al conclave del 21 gennaio 1276, che elesse Papa Innocenzo V.

PontificatoModifica

Giangaetano Orsini fu eletto papa a Viterbo nel novembre 1277 come successore di papa Giovanni XXI, in gran parte grazie all'influenza della sua famiglia, dopo un periodo di sei mesi in cui la Santa Sede era rimasta vacante: scelse il nome pontificale di Niccolò III. Poiché era cardinale diacono, fu subito consacrato sacerdote e creato vescovo dai membri del Sacro Collegio nella Basilica Vaticana in Roma.

Governo dell'Urbe e dello Stato PontificioModifica

Niccolò III volle ordinare la Chiesa sopra solide fondamenta di diritto pubblico. Nel governo temporale dello Stato, il pontefice è ricordato: a) per aver ottenuto dall'imperatore Rodolfo d'Asburgo nel maggio 1278 la conferma della sovranità della Chiesa sui propri territori[1]; b) per la rivendicazione dei diritti della Santa Sede sul Senato romano (le trattative, avviate da Gregorio X, erano state interrotte a causa della sua prematura morte).

Il suo disegno era di costituire in Italia tre soli grandi reami: uno del Sud con capitale Napoli, uno di Lombardia con capitale Milano e uno di Toscana con capitale Firenze[2] (quest'ultimo da affidare alla famiglia Orsini). Il 25 settembre 1277 Niccolò III inviò il cardinale Latino Malabranca (di cui era zio), come legato pontificio in Toscana e Romagna e gli affiancò un membro della famiglia Orsini: Bertoldo. Parallelamente, Niccolò III iniziò a trattare personalmente con Rodolfo d'Asburgo. Nel maggio 1278 il pontefice raggiunse l'obiettivo che si era prefissato: ottenne la conferma della cessione da parte dell'imperatore della Provincia Romandiolae, della Marca d'Ancona e del Ducato di Spoleto e la conferma della sovranità della Chiesa sui propri territori.

Il 18 luglio 1278 Niccolò III emanò una costituzione (Fundamenta militantis ecclesiae) per il governo di Roma che avrebbe fatto epoca, la quale vietava agli stranieri di assumere incarichi civili e che dava al papa l'incarico di regolamentare la nomina dei senatori, fermo restando il diritto del popolo romano ad eleggerli[3]. Il primo effetto di questa riforma fu la mancata riconferma della carica senatoriale al francese Carlo d'Angiò (concessagli da Clemente IV per dieci anni), che pertanto cessò da tale funzione[4].
Il pontefice firmò la bolla Exiit qui seminat il 14 agosto 1279, per appianare la contesa interna ai Francescani tra le fazioni degli Spirituali e dei Conventuali.

Niccolò III fece restaurare il palazzo del Laterano e il Vaticano stanziando cifre enormi. A Soriano nel Cimino, nei pressi di Viterbo, fece costruire, tra il 1277 e il 1278, attorno ad un palazzo-torre preesistente, un'imponente fortezza (nota ai nostri giorni come Castello Orsini) che domina ancora oggi l'abitato.

Il 22 agosto 1280 Niccolò III morì per un colpo apoplettico all'interno del castello da lui fatto erigere a Soriano, luogo da egli amatissimo.

Concistori per la creazione di nuovi cardinaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Niccolò III.

Papa Niccolò III durante il suo pontificato ha creato 9 cardinali in un solo concistoro.[5]

Niccolò III nella storiografia: il nepotismoModifica

Benché uomo di studio e dal carattere forte, Niccolò III si attirò biasimi per i suoi sforzi nel cercare principati di cui beneficiare i suoi nipoti ed altri consanguinei. Infatti nei suoi progetti vi era quello di creare un grande stato o signoria nell'Italia settentrionale, comprendente la Romagna e la Toscana, che fosse governata dagli Orsini. Il termine nepotismo, oggi largamente in uso, va ricondotto ai criteri adottati da questo Papa per nominare nipoti e parenti in importanti incarichi.

Niccolò III nella letteraturaModifica

Dante colloca Niccolò III nella terza bolgia dell'ottavo girone infernale, riservata ai simoniaci. Con notevole vis polemica, il Poeta, estremamente sensibile al vizio della simonia, esplode in una celebre invettiva, chiamando in causa con feroce malizia anche il suo personale nemico Bonifacio VIII, nel 1300 ancora in vita ma prossimo inquilino dell'Inferno, come apertamente dichiara lo stesso Niccolò III:

« e veramente fui figliuol dell'orsa,
cupìdo sì per avanzar li orsatti,
che su l'avere, e qui me misi in borsa. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XIX, 61)

NoteModifica

  1. ^ Ferdinand Gregorovius, Luigi Borsari e Renato Manzato, Storia della città di Roma nel Medio Evo, Societa Editrice Nazionale, 1901, libro X, pag. 67.
  2. ^ Ferdinand Gregorovius, Storia della Città di Roma nel Medioevo, libro X, pag. 72.
  3. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 490
  4. ^ Storia della città di Roma..., cit., libro X, pag. 69.
  5. ^ (EN) Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church - Cardinals of the 13th Century. URL consultato il 27 luglio 2015.

BibliografiaModifica

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6
  • Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

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