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Odilon Redon, Autoritratto, 1867. Museo d'Orsay, Parigi

Bertrand-Jean Redon, meglio conosciuto come Odilon Redon (Bordeaux, 20 aprile 1840Parigi, 6 luglio 1916), è stato un pittore e incisore francese. È considerato il maggiore rappresentante del simbolismo in pittura.[1]

Indice

BiografiaModifica

Infanzia e gioventùModifica

Bertrand-Jean Redon, chiamato Odilon dal nome della madre, nacque in una famiglia benestante il 20 aprile 1840 a Bordeaux, da Bertrand Redon e Marie-Odile Guérin, secondogenito di cinque figli: Ernest, Odilon, Marie, Leo e Gaston. Ernest di pochi anni più grande, musicista e bambino prodigio che Odilon sentiva suonare dalla culla, Gaston, nato nel 1853, in un primo tempo si dedicò alla pittura, poi diventò architetto del Louvre e delle Tuileries.[2]

A causa della sua costituzione gracile Odilon, ad appena due giorni di vita, venne affidato alle cure di una nutrice e del suo zio nella proprietà familiare di Peyrelebade, nella campagna del Médoc, dove trascorse la maggior parte della sua infanzia, lontano dai suoi genitori.

Nel 1846, dopo più di un anno di una grave malattia che gli provocava crisi di tipo epilettico, venne portato in pellegrinaggio alla Madonna di Verdelais, dove verrà condotto altre due volte, fino ai dieci anni ed il suo caso rientra tra le 133 guarigioni miracolose avvenute in quel luogo tra il 1819 e il 1883.[3][4] Questo fatto venne annotato nell'apposito registro della basilica, pertanto possiamo sapere che Odilon aveva "una malattia molto grave che provocava nel cervello del bambino numerose crisi quotidiane di tipo epilettico, che lasciavano momenti di assenza morale" e che nel 1850 fu ancora a Notre Dame di Verderais per ringraziare la Madonna ed attestare la guarigione. Redon dal 1851 iniziò a vivere con la sua famiglia.[5]

 
Odilon Redon, Paesaggio di Peyrelebade, 1868, olio su tela, Parigi, Museo d'Orsay

I medici, a causa della sua fragilità fisica e psicologica, sconsigliarono per Odilon qualsiasi "sforzo cerebrale"; perciò non verrà mandato a scuola ed inizierà gli studi più tardi.

Oltre ai problemi di salute, a segnarlo furono il tempo che trascorse libero nella campagna, tra la solitudine di boschi e lande, come anche le musiche di Beethoven, Bach e, più tardi, Berlioz, Schumann e Chopin.[6]

Nel 1862 la famiglia lo spinse a provare gli studi in architettura all'Ecole des Beaux-Arts di Parigi, ma non riuscì a superare l'esame per accedervi. A quindici anni iniziò a studiare disegno come allievo del paesaggista romantico Stanislas Gorin, che gli fece conoscere le opere di Delacroix, Corot e Moreau[7], però a causa delle difficoltà relazionali con il maestro, Odilon abbandonò la frequentazione del suo atelier.

Tornato a Bordeaux, nel 1860 cominciò ad esporre al Salon des Amis des Arts, ma determinante per la sua formazione fu l'incontro con l'incisore Rodolphe Bresdin, che gli fece conoscere le opere di Rembrandt.[8] L'amico e botanista Armand Clavaud trasmise invece a Odilon la passione per i fiori, per la fisiologia vegetale, gli fece scoprire il mondo visionario che emerge dal microscopio. Inoltre lo iniziò alle teorie di Charles Darwin e all'opera di Baudelaire, Poe e Flaubert, ai quali l'artista dedicherà successivamente delle raccolte litografiche.

Dal 1864 si recò saltuariamente a Parigi ed in questo periodo dipinse, incise, copiò dall'antico.

Passò l'estate del 1868 a Barbizon, dove conobbe Corot[9].

Periodo dei noirsModifica

 
Odilon Redon, L'occhio, come un pallone bizzarro, si dirige verso l'infinito, litografia per la raccola A Edgar Poe, Los Angeles County Museum of Art
 
Odilon Redon, Armatura, 1891, carboncino e matita, 50,7 x 36,8 cm. Metropolitan Museum of Art, Manhattan

La sua originalità emerse dopo i trent'anni, ovvero dopo la partecipazione volontaria alla guerra franco-prussiana nel 1870. Prese un piccolo studio a Parigi, eseguì copie dal Louvre e si interessò di osteologia e botanica, indagando la correlazione tra le strutture di ogni creatura, per poi rielaborarle con la fantasia in disegni a matita o carboncino.

«Intorno al 1875 usavo sempre la matita o il carboncino, polvere volatile, impalpabile, fuggevole sotto la mano. Ed è allora che questa tecnica, che mi esprimeva meglio, divenne mia. Questa materia, che non ha alcuna bellezza in sé, assecondava le mie ricerche del chiaroscuro e dell'invisibile. [...] È per moltiplicare, diffondere questi disegni che ebbi l'idea della litografia.»

(O. Redon, Lettera a Edmond Picard, 15 giugno 1894)

Entrò in contatto con Gustave Moreau: fu in questo periodo che Redon si avvicinò alle tematiche simboliste, arrivando alla conclusione che la vera dimensione dell'arte è il sogno, che permette all'artista l'esplorazione di un fantastico mondo interiore. In contrapposizione al contemporaneo impressionismo, Redon rifiutò, nelle sue prime creazioni, l'uso del colore, privilegiando i disegni e le litografie, che espose al Salon dal 1867 al 1889. Le opere in bianco e nero di questo periodo, che ci parlano di un mondo inquietante in cui affiorano mostri, demoni, figure alate e teste mozzate, sono chiamate noirs.

Il suo primo album di litografie, intitolato Nel sogno (1879), inaugurò la serie detta appunto dei noirs, cui seguiranno A Edgar Poe (1882), Le origini (1883), Omaggio a Goya (1885), La notte (1886), le tre serie per La tentazione di sant’Antonio di Flaubert (1888, 1889, 1896), L’Apocalisse di san Giovanni (1899, commissionatogli da Ambroise Vollard), I fiori del male (1890), Sogni (1890, dedicato all’amico e maestro Armand Clavaud, suicidatosi quell’anno).[10] I suoi artisti preferiti (Francisco Goya, Edgar Allan Poe, Charles Baudelaire) e le sue amicizie (Paul Gauguin, Stéphane Mallarmé, André Gide) collocano Redon nell'ambito di quel simbolismo del quale fu un precursore e uno dei più autentici rappresentanti in campo figurativo. Nella sua produzione s'intrecciano miti classici e orientali a temi tipici del suo tempo, pieni di ambiguità basata sullo strano, sul bizzarro, sul chimerico e sul grottesco che non mancò di suscitare l'interesse dei surrealisti; ma fu soprattutto l'amicizia col poeta Stéphane Mallarmé che permise a Redon di ampliare e approfondire in chiave decadente i temi dei suoi dipinti.

Il 1º maggio 1880, a 40 anni, sposò Camille Faulte, una creola originaria dell'Ile-Bourbon (in seguito sarà ribattezzata isola di Réunion), alla quale fu estremamente legato e che lo aiuterà curando i rapporti con la stampa e i mercanti d'arte. Ebbero due figli: il primo, Jean, nel 1886, morì pochi mesi dopo la nascita, ed il secondo, Arï, nacque nel 1889.

Nel 1886 espose all'ultima mostra degli impressionisti, ormai tale solo di nome.

Nel 1889 conobbe il gruppo dei pittori Nabis: dopo la partenza di Paul Gauguin per la Polinesia, i Nabis cercarono il loro nuovo maestro in Redon, considerandolo uno dei precursori del simbolismo.

Periodo del coloreModifica

 
Odilon Redon, Pegaso e le Muse, 1900, olio su tela, Parigi, Collezione privata

A partire dal 1889 mise in secondo piano i disegni e le litografie per dedicarsi maggiormente alla pittura, usando gli olî, i pastelli e gli acquerelli, per far scaturire l'irrazionale e il mistero dai più semplici soggetti, spesso da un semplice mazzo di fiori. Legato a questo tema vi fu la profonda amicizia col botanico Armand Clavaud e col pittore Henri Fantin-Latour; ma mentre l'approccio di quest'ultimo è fondamentalmente realistico, Redon filtra la realtà attraverso la memoria e l'immaginazione, dando alla sua composizione una valenza evocatrice che va al di là dell'aspetto esteriore dei fiori.

Negli anni successivi Redon ritornò regolarmente su questo tema e dal 1900 inserì le nature morte floreali, da sole o sullo sfondo di altri quadri, in tutte le esposizioni a cui prese parte. Questi dipinti, che testimoniano la sua predilezione per il sogno e la fantasia, furono i primi ad avere una certa popolarità al di fuori degli ambienti delle avanguardie simboliste.

In questi anni partecipò alle mostre del gruppo di artisti noto come Les XX - che si era formato a Bruxelles, dopo la dissoluzione del gruppo di artisti d'avanguardia La Chrysalide - e a numerose esposizioni in Francia e all'estero, tra cui l'importante retrospettiva del 1904 al Salon d'Automne, dove gli venne interamente dedicata una sala, con sessantadue sue opere.

Le decorazioniModifica

 
Odilon Redon, Pannello decorativo, 1902. Rijksmuseum (Amsterdam)

Dal 1900 Redon affrontò le grandi superfici, realizzando dei pannelli per il castello nella Yonne del barone Robert de Domecy. Redon scrisse in proposito, all'amico Albert Bonger «Rivesto le pareti di una sala da pranzo con fiori, fiori da sogno, fauna immaginaria; tutto questo in grandi pannelli, lavorati con po' di tutto, la tempera, l'aoline, l'olio e perfino il pastello da cui ho ottenuto, in questo momento, un ottimo risultato, un pastello gigante.»

Nel 1902 progettò la decorazione per la sala da musica della dimora parigina della vedova del compositore Ernest Chausson, nel 1908 ebbe commissioni da parte della Manifattura dei Gobelins, per la realizzare cartoni preparatori alla tappezzeria.[11] Tra le commissioni pubbliche vi fu nel 1910 la decorazione della biblioteca dell'abbazia cistercense di Fontfroide, non distante da Montpellier, dove Redon realizzò per Gustave Fayet la sua più grande decorazione, con i temi della notte e del giorno dipinti su due pareti opposte, riepilogo del proprio percorso tra sogno e rivelazione.[12]

Redon morì a Parigi il 6 luglio 1916.

Nel 1922 venne pubblicata a Parigi da Henri Floury A se stesso (À soi-même), una raccolta di scritti autobiografici di Redon, composti dal 1867 al 1915.

Stile e contenutiModifica

 
Odilon Redon, Potrebbe esserci stata una prima visione sperimentata nel fiore, litografia, 1883, da Le origini. National Gallery of Art, Washington D.C.
 
Odilon Redon, Gli alberi, 1890, carboncino su carta. Houston Museum of Fine Arts

Il sognoModifica

Nel Simbolismo vi è una parola-chiave, che compare insistentemente: sogno. Per Redon esso è l'intima realtà, che come un sogno appare confusa, ma solo perché non ancora espressa: ed è proprio l'esprimerla che la definirà.

«Ho creato un'arte secondo il mio parere, con gli occhi aperti sulle meraviglie del mondo visibile [...]. È la natura che ci impone di obbedire ai doni che ci ha dato. I miei mi hanno indotto al sogno. Ho subito i tormenti dell'immaginazione e le sorprese che essa dava sotto la matita; ma queste sorprese le ho condotte e guidate secondo le leggi organiche dell'arte che conosco e sento, con il solo scopo di ottenere nello spettatore, per subitanea fascinazione, ogni possibile richiamo dell'incerto ed ogni evocazione, ai confini del pensiero.»

(O. Redon, A se stesso)

Il suo primo album litografico, Nel sogno (Dans le rêve), del 1879, tirato in venticinque esemplari,[6]comprende una serie di immagini fantastiche e ispirate alle opere di Moreau, con l'influenza di Poe e Baudelaire ed esplicitamente antirealista.

L'angosciaModifica

Molte componenti dell'arte di Redon manifestano l'espressione della sua angoscia. Dai motivi, dai temi, dalle immagini di quest'espressione sprigiona un tono di tristezza, che ne caratterizza il lavoro artistico. La poetica dell'angoscia, il macabro e lo spaventoso di Poe e di Baudelaire sono il carattere di un'esperienza che lascia nell'anima un'eco strana ed infelice, un profondissimo umore malinconico. Ed è proprio dalla letteratura che giunge il maggior contributo alla notorietà di Redon, grazie allo scrittore Joris-Karl Huysmans che nel suo romanzo Controcorrente (À rebours) sottolinea il gusto decadente per il raro, il ricercato ed il perverso del protagonista Des Esseintes e l'opera redoniana viene assunta a corrispettivo dell'estetismo e della sensibilità decadente. Il protagonista infatti, nella sua raffinata ed eccentrica abitazione, dove accoglie soltanto «una pittura sottile, squisita, immersa in un sogno remoto, in una corruzione antica» possiede dei carboncini di Redon, opere «al di fuori di tutto, che oltrepassano i limiti della pittura, rinnovando un fantastico del tutto speciale, un fantastico di malattia e di delirio[6]». (J.-K. Huysmans, Controcorrente,1884)

La gioiaModifica

 
Odilon Redon, Farfalle, 1910, olio su tela. Museum of Modern Art, New York
 
Odilon Redon, Il Carro di Apollo, 1909, olio su cartone. Musée des Beaux-Arts (Bordeaux)

Dopo un cambiamento psicologico legato alla nascita del suo secondo figlio, Redon scoprì le infinite suggestioni del colore e non riuscirà a tornare al carboncino:

«Volevo realizzare un disegno a carboncino, come quelli fatti in passato. Si è dimostrato impossibile; ho chiuso con il carboncino. Alla fine dei conti solo una materia nuova ci permette di rinnovarci...Io ho sposato il colore.»

(O. Redon, Lettera a Maurice Fabre, 1902)

Mentre il colore comincia a fare la sua apparizione nei dipinti, anche i temi iconografici si rinnovano, in un tripudio di fiori, farfalle, barche, motivi mitologici e letterari.

Le sue opere continueranno a sprigionare un'atmosfera di mistero ed i suoi fiori a fluttuare in un'atmosfera irreale.[13]

Considerazioni di Redon sulla propria arteModifica

A se stesso si conclude con uno scritto in cui l'artista si spiega e riassume, indicando le «tre fonti, tre cause» dell'opera d'arte:

  • La tradizione

Gli uomini di genio ci hanno lasciato opere d'arte, vita morale ed intellettuale dell'umanità, attraverso cui riconosciamo la nostra nobiltà e grandezza, perciò gli insegnanti, esigenti alleati della bellezza e dell'ideale, hanno la missione di dover conservare questa sacra eredità.

  • La realtà

La natura è un mezzo per esprimere e comunicare sentimenti, che senza di essa non potrebbero apparire nella luce pura della sua più alta espressione, ma astratti.

  • L'invenzione personale

L'intuizione originale cerca sostegno nel passato e nel presente, per dare all'opera un temperamento in evoluzione, che si rinnovi con i nuovi mezzi espressivi che scaturiscono dal progresso.

Un'opera d'arte per essere compresa necessita del giusto tempo ed «è raro che la gloria si sviluppi liberamente attorno al genio, soprattutto nella nostra epoca, in cui ogni artista cerca in solitudine la propria strada, senza altro iniziatore al proprio sogno che se stesso.» (1887)[6]

OmaggiModifica

OpereModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Opere di Odilon Redon.

MuseiModifica

Elenco dei musei che espongono opere dell'artista:

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Odilon Redon nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
  2. ^ Odilon Redon La strada di Peyrelebade, su musee-orsay.fr.
  3. ^ Biografia e vita di Odilon Redon, su settemuse.it.
  4. ^ (EN) Potential Images: Ambiguity and Indeterminacy in Modern Art, su books.google.it, p. 69 e 269.
  5. ^ L'avventura estetica: prospettive sull'arte, su books.google.it, p. 110.
  6. ^ a b c d Odilon Redon, A se stesso, in Carte d'artisti, Milano, Abscondita, 2004.
  7. ^ Clair, Jean, (1940- ...) e Palazzo Grassi. Centro di cultura., Cosmos : da Goya a De Chirico, da Friedrich a Kiefer : l'arte alla scoperta dell'infinito, Bompiani, 2000, ISBN 8845244970, OCLC 496219722. URL consultato il 28 giugno 2019.
  8. ^ Fugazza, Stefano., Simbolismo, Arnoldo Mondadori arte, 1991, ISBN 8824200427, OCLC 27032557. URL consultato il 28 giugno 2019.
  9. ^ Gibson, Michael, 1929-2017, e Miller, Chris,, Odilon Redon, 1840-1916 : the prince of dreams, English edition, ISBN 9783836553216, OCLC 1004235972. URL consultato il 5 luglio 2019.
  10. ^ Odilon Redon - Art e Dossier, su artedossier.it.
  11. ^ A proposito di Odilon Redon, su musee-orsay.fr.
  12. ^ Di Stefano, Eva., Redon, Giunti, 2005, ISBN 8809040910, OCLC 799414464. URL consultato il 28 giugno 2019.
  13. ^ Lacambre, Geneviève., Capodieci, Luisa. e Lobstein, Dominique., Il simbolismo da Moreau a Gauguin a Klimt, Ferrara arte, [©2007], ISBN 8889793066, OCLC 164437694. URL consultato il 20 giugno 2019.

BibliografiaModifica

  • Marco Valsecchi, I paesaggisti dell'800, Milano, Electa-Bompiani, 1972, p. 328, tav. 117, SBN IT\ICCU\SBL\0437189.
  • Odilon Redon, A se stesso, in Carte d'artisti, Milano, Abscondita, 2004.
  • (FR) Odilon Redon, A soi-même, 1922, H. Fleury, Paris, su archive.org.
  • Eva Di Stefano, Odilon Redon, in Art e Dossier, Firenze-Milano, Giunti, 2005.
  • Michael Gibson, Odilon Redon, in Basic Art, Taschen, 1996.

Voci correlateModifica

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