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DescrizioneModifica

Gli oviraptoridi misuravano fino a 8 m di altezza, anche se la maggior parte non superava i 2m. Avevano un becco senza denti e ricurvo caratteristico. Alcuni membri della famiglia come l'Oviraptor e il Citipati avevano anche una cresta ossea sul cranio, simile a quella del causario. Si pensa che, data la loro classificazione filogenetica, gli oviraptoridi avessero anche delle piume[2].

HabitatModifica

Quasi tutti gli oviraptoridi fossili provengono da depositi del deserto di Gobi. Anche nel periodi Cretaceo, l'area era desertica o almeno dal clima molto asciutto. In molte località di rinvenimento, gli oviraptoridi erano i dinosauri più abbondanti, secondi solo agli anchilosauri e ai protoceratopsidi. Questo dato è consistente con il regime erbivoro degli oviraptoridi che si cibavano probabilmente di piante basse che crescono nei climi desertici[3].

TassonomiaModifica

La classificazione tassonomica di Oviraptoridae è fonte di controversie ancora. In generale, gli oviraptosauri sono suddivisi in due famiglie: Caenagnathidae e Oviraptoridae. Alcuni studi filogenetici suggeriscono invece che molti dei membri tradizionali dei Caenagnathidae possano essere più prossimi agli oviraptoridi con la cresta. Per questo motivo il genere Caenagnathus può non essere parte dei cenagnatidi ed è quindi stato piazzato da alcuni autori in un gruppo battezzato Elmisauridae e prossimo agli Oviraptoridae[4].

La famiglia Oviraptoridae è a sua volta tradizionalmente suddivisa in due sottofamiglie: gli Ingeniinae (nome precedentemente attribuito a degli invertebrati), dinosauri piccoli, senza cresta e con gli arti anteriori corti che formano una clade (Heyuannia + Conchoraptor), e gli Oviraptorinae (Oviraptor + Citipati), più grossi, con gli arti lunghi e dotati di cresta ossea. Studi filogenetici hanno mostrato inoltre che l'Oviraptor è il dinosauro più ancestrale fra gli oviraptoridi conosciuti; di conseguenza il Citipati è considerato vicino agli ingeniini, rendendo al tempo stesso artificiale questa distinzione fra oviraptoridi con e senza cresta[5].

Altri possibili oviraptoridi sono Nomingia gobiensis, Gigantoraptor erlianensis, Jiangxisaurus ganzhouensis e Shixinggia oblita; tutti e quattro sono stati considerati per l'inclusione fra i cenagnatidi o in altri gruppi più antichi.

Di seguito è riportato un cladogramma di Oviraptoridae, basato sulle analisi filogenetiche di Lü et al. (2017):[6]


 Oviraptoridae 

Nankangia jiangxiensis

Yulong mini

Nomingia gobiensis

Oviraptor philoceratops

Rinchenia mongoliensis

Zamyn Khondt oviraptorid

Citipati osmolskae

Corythoraptor jacobsi

Huanansaurus ganzhouensis

Tongtianlong limosus

Wulatelong gobiensis

Banji long

Shixinggia oblita

Khaan mckennai

Conchoraptor gracilis

Machairasaurus leptonychus

Jiangxisaurus ganzhouensis

Ganzhousaurus nankangensis

Nemegtomaia barsboldi

Heyuannia yanshini

Heyuannia huangi

NoteModifica

  1. ^ †family Oviraptoridae Barsbold 1976 (coelurosaur), su fossilworks.org. URL consultato il 1º ottobre 2015.
  2. ^ (EN) Paul, G.S., Dinosaurs of the Air: The Evolution and Loss of Flight in Dinosaurs and Birds, Baltimora, Johns Hopkins University Press, 2002.
  3. ^ Nicholas R. Longrich, Philip J. Currie, Dong Zhi-Ming, A new oviraptorid (Dinosauria: Theropoda) from the Upper Cretaceous of Bayan Mandahu, Inner Mongolia, in Palaeontology, vol. 53, nº 5, 2010, pp. 945–960, DOI:10.1111/j.1475-4983.2010.00968.x.
  4. ^ (EN) Holtz, Thomas R. Jr., Dinosaurs: The Most Complete, Up-to-Date Encyclopedia for Dinosaur Lovers of All Ages (PDF), Appendice Inverno 2011, 2011.
  5. ^ (EN) Lamanna, M. C.; Sues, H. D.; Schachner, E. R.; Lyson, T. R., A New Large-Bodied Oviraptorosaurian Theropod Dinosaur from the Latest Cretaceous of Western North America, in PLoS ONE, vol. 9, nº 3, 2014, DOI:10.1371/journal.pone.0092022.
  6. ^ J. Lü, Li, G, Kundrát, M., Lee, Y., Zhenyuan, S., Yoshitsugu, K., Caizhi, S., Fangfang, T. e Hanfeng, L, High diversity of the Ganzhou Oviraptorid Fauna increased by a new “cassowary-like” crested species, in Scientific Reports, vol. 7, 2017, DOI:10.1038/s41598-017-05016-6.

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