Pagani

comune italiano
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Pagani
comune
Pagani – Stemma Pagani – Bandiera
Pagani – Veduta
Veduta di una parte di Pagani
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
SindacoCommissario prefettizio dall'11-03-2020
Territorio
Coordinate40°44′30″N 14°37′00″E / 40.741667°N 14.616667°E40.741667; 14.616667 (Pagani)Coordinate: 40°44′30″N 14°37′00″E / 40.741667°N 14.616667°E40.741667; 14.616667 (Pagani)
Altitudine35 m s.l.m.
Superficie11,98 km²
Abitanti35 404[1] (31-12-2019)
Densità2 955,26 ab./km²
Comuni confinantiNocera Inferiore, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Sant'Egidio del Monte Albino, Tramonti
Altre informazioni
Cod. postale84016
Prefisso081
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT065088
Cod. catastaleG230
TargaSA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona A, 1,184 GG[2]
Nome abitantiPaganesi
PatronoSant'Alfonso Maria de' Liguori
Giorno festivo1º agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pagani
Pagani
Pagani – Mappa
Posizione del comune di Pagani all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Pagani ('e Pavan in napoletano[3]) è un comune italiano di 35 404 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisicaModifica

 
Veduta del Vesuvio da Pagani, località Torretta

La città sorge lungo le pendici settentrionali dei Monti Lattari (Monte Albino), nel territorio della Valle del Sarno che prende il nome di Agro nocerino-sarnese[4].

Collocata nella zona più a nord della provincia di Salerno ai confini con le province di Napoli ed Avellino, dista 15 km da Salerno e 32 km da Napoli ed è la seconda città più densamente popolata della sua provincia[5].

TerritorioModifica

Il suo territorio è attraversato dal torrente Cavaiola[6], affluente del fiume Sarno e ha una superficie prevalentemente pianeggiante con altitudine massima di 855 m ed altitudine minima di 15 m[7].

In passato ha subito notevoli danni causati dai terremoti[8], inoltre ha risentito dell'attività vulcanica del Vesuvio, distante circa 20 km, con l'arrivo di detriti e lapilli trasportati dai venti[9].

ClimaModifica

Il clima è di tipo mediterraneo, la città è inserita nella zona climatica C:

Origini del nomeModifica

Sul toponimo Pagani sono state avanzate diverse ipotesi. La più attendibile sembra essere quella che fa derivare il toponimo dalla nobile famiglia Pagano, di origine franco-normanna, venuta in zona ai tempi della conquista normanna del meridione d'Italia (da cui sarebbe nato Ugo dei Pagani, fondatore dei Templari)[11] e poi legata ai sovrani angioini e aragonesi.[12]. Nel 1433 Pietro Pagano ebbe in concessione la signoria di Cortimpiano, nell'odierna Pagani. Da quel momento tale località viene indicata nei documenti come delli Pagani (locus paganorum, casa paganorum e Casalis paganorum)[13].

StoriaModifica

Le originiModifica

Più di uno storico farebbe risalire il primo insediamento abitativo in zona nel I millennio a.C., quando un popolo proveniente dall’antica Grecia, i Taurani, fondò un nucleo abitativo chiamato Taurania. L'importanza strategica di questa città è attestata dall'autorevole storico romano Tito Livio[14].

Taurania fu poi cinta da mura e si dice che abbia rivaleggiato anche con la sorella Nuceria e la vicina Nola, ma questi dati sono insufficienti e confusi[14].

Lo storico Giulio Cesare Capaccio, ricorda una Taurania situata verso il fiume Sarno e cita Plinio Secondo[15].

Lo storico Pastore annota: “Distrutta la città di Stabia, le altre città, come Pompei, Ercolano, ritornarono ad essere sottomesse al potere di Roma, ma Taurania resistette e, caduta nelle mani dei legionari di Silla, fu saccheggiata, distrutta, bruciata e rasa al suolo a tal punto che di essa oggi non vi è più traccia …”. Difatti della distruzione e scomparsa di “Taurania” ne parla Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, lib. III, cap. V): “ … interdicit et Taurania”. Dopo l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. si perdono tutte le tracce dell'antica Taurania.

Prova della presenza dei Taurani, oltre alle citazioni degli storici, è data dal toponimo quale "cappelluccia dei taurani" oggi detta Cappelluccia della Madonna della Immacolata costruita probabilmente sul luogo di un antico culto pagano. Inoltre in zona esistono toponimi quali, via Taurano, Via Lamione e via Lamia, chiaro riferimento, quest'ultimi, al culto della dea Lamia, da essi venerata[16]. Si ipotizza che poco tempo dopo furono gli stessi romani che presso le sue rovine fondarono una nuova colonia, Barbatianus, dal nome del preconsole Cornelio Scipione Barbato e di cui oggi resta il toponimo in via Barbazzano[17].

È comunque certa l'esistenza di un abitato di epoca protostorica, vista la recente scoperta nella zona sud orientale di tracce di presenza umana tra il IX e il VI secolo a.C., epoca a cui risalgono numerose necropoli rinvenute[18].

La stessa colonna liscia di marmo cipollino ed il capitello posti nel centro storico della città sono forse da collegare ad una struttura templare antica o luogo di culto, in un perido in cui il territorio era sotto influsso culturare e politico etrusco o greco e di conseguenza si potrebbe attribuire a tale periodo la nascita del primo centro urbano di Pagani[18].

Epoca romanaModifica

Altri insediamenti abitativi certi sul territorio dell'odierna città di Pagani si ebbero durante l'età romana, come testimoniato da alcune tracce del periodo presenti nella zona. Si trovava in posizione ottimale nei pressi delle vie consolari che collegavano Nuceria Alfaterna con le vicine Stabia e Pompei[19]. Si può quindi ipotizzare la presenza di un Pagus di epoca romana.

A questo periodo risalgono dei ritrovamenti archeologici di ville rustiche situati in via Ammaturo (I sec. a.C.), via Nazionale (I sec. a.C.) e via Tramontano (II-I sec. a.C.)[20].

Dell´età romana è una statua raffigurante un togato posta presso il centro storico.

Il territorio subì danni provocati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.[21] e lo straripamento del fiume Sarno, causando forti disagi alla popolazione, tanto che molti si trasferirono nel piano di San Felice (successivamente nell'era medioevale verrà denominato Curtis in plano), già noto nel 65 d.C. perché vi trovarono il martirio, durante la persecuzione dei cristiani voluta dall'imperatore Nerone, i santi Felice e Costanza, le cui spoglie oggi riposano nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo in Pagani.

MedioevoModifica

Dopo la caduta dell'Impero Romano, nella zona tornarono a formarsi dei borghi lungo il percorso delle antiche vie consolari e fra questi si svilupparono il borgo di Barbazzano e quello denominato Curtis in Plano, o Cortimpiano, dove fu poi edificato anche un castello. Esisteva poi anche un'area denominata campum hare, nota nei documenti già dal 983[22][23], che in seguito diverrà il casale de' La domara. Nel X secolo, Cortimpiano fu eletta Baronia da Ruggiero il Normanno e concessa in feudo al soldato Angerio e ai suoi discendenti che la tennero per due secoli. Fu poi Universitas degli Angioini e si ingrandì al punto di assorbire Barbazzano[24].

Nel XIII secolo, Federico II di Svevia concesse a Riccardo Filangieri, signore di Cortimpiano, anche il castello di Nocera, ponendo le basi per la creazione della città di Nocera dei Cristiani[25].

Nocera dei PaganiModifica

Anni dopo, nel 1433, una nobile famiglia di stirpe normanna, i Pagano, ebbe in concessione la signoria del borgo di Cortimpiano, e iniziò ad essere identificato come il "casale de li Pagani". Il casale diventò sempre più grande ed importante, tanto che a partire dal XV secolo Nocera dei Cristiani cambiò nome in Nocera dei Pagani[26].

La città di Nocera Dei Pagani aveva una forma di governo avanzata per il tempo ed era costituita da Università, entità amministrative che godevano di una certa autonomia. Pagani era una delle Università[27].

Nel '500 e nel '600, l'università di Pagani seguì le sorti della città madre e subì le conseguenze dei numerosi disastri naturali, delle pestilenze, dell'oppressione dei governanti e dall'eccessiva fiscalità spagnola e solo nel XVIII secolo, con l'avvento dei Borbone, si ebbe una decisa ripresa[26].

Nel 1787 morì a Pagani Sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo, dottore della chiesa, musicista, compositore e fondatore della congregazione del Santissimo Redentore[28].

Il nuovo ComuneModifica

Nel 1806, durante il periodo napoleonico, la riforma amministrativa voluta da Giuseppe Bonaparte decretò la fine dell'unità amministrativa della vecchia città e la nascita del Comune di Pagani formato dagli antichi casali de li Pagani e di Barbazzano[29].

Dal 1806 al 1860 il Comune è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie[30].

Il 1º dicembre 1831 nacque a Pagani il beato Tommaso Maria Fusco, fondatore della congregazione religiosa delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue[31].

Nel 1844 fu costruita la stazione ferroviaria, una delle prime nel Regno delle Due Sicilie[32].

L'8 settembre del 1849 Papa Pio IX si recò in pellegrinaggio alla Basilica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, accompagnato dal Re Ferdinando II di Borbone[33]. Il Papa celebrò messa e donò un anello d'oro alla reliquia del Santo[34].

 
Pagani nel 1949

Dal Regno d'Italia ai giorni nostriModifica

Nel 1861 Pagani entrò a far parte del Regno d'Italia e, dopo un periodo di stagnazione, iniziò a svilupparsi una discreta attività industriale legata alla produzione agricola e della pasta.

Dopo la pausa economica fra le due guerre mondiali, a partire dal 1948, nuove industrie cominciarono ad espandersi, soprattutto quelle conserviere e di trasformazione dei prodotti agricoli, creando un notevole indotto nel campo della meccanica e degli autotrasporti.

La città subì notevoli danni a causa del terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980[8]. Poco dopo, l'11 dicembre 1980, il sindaco della città, Marcello Torre, fu assassinato dalla camorra[35].

Il 12 novembre 1990, papa Giovanni Paolo II giunse nella Basilica di sant'Alfonso Maria de' Liguori per venerarne le reliquie[36].

Pagani oggi costituisce un nodo essenziale per la distribuzione commerciale delle produzioni agricole; infatti, è co-sede del mercato ortofrutticolo Pagani-Nocera che è catalizzatore e crocevia del commercio dell'ortofrutta non solo della regione ma di tutto il Meridione[37].

SimboliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Nocera dei Pagani.

Secondo lo statuto comunale lo stemma ha la seguente descrizione: «un albero in campo rosso sovrastato da una corona turrita a cinque punte»[38].

L'albero riportato riprende un albero realmente esistito, un pino d'Italia, presso il primo campo sportivo comunale, l'omonimo Campo del Pino, poi trasformato in giardino pubblico[39].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Basilica di Sant'Alfonso Maria de' LiguoriModifica

 
Basilica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

La chiesa, situata in piazza Sant'Alfonso, fu voluta e ideata dallo stesso Sant'Alfonso, che ne affidò il progetto e la direzione dei lavori all'architetto regio Pietro Cimafonte[40][41]. La costruzione, iniziata nel 1756, fu completata dopo varie interruzioni solo nel 1824. La basilica era intitolata, inizialmente, a san Michele. La facciata in stile neoclassico, con decorazioni in stucco e colonne, fu realizzata nel 1823 da Filippo Conforto. Nel 1824, Carmine Calvanese ne eseguì, invece, le statue dei santi Pietro e Paolo, poste in due nicchie ai lati dell'ingresso. Nel 1908 la chiesa fu elevata a basilica minore da papa Pio X.

 
Statua di San Paolo, particolare della facciata della Basilica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori

L'interno, a croce latina, si presenta a una sola navata con 4 cappelle laterali dedicate a san Gerardo Maiella, san Clemente Maria Hofbauer, san Giuseppe e alla Madonna del Rosario. La statua di quest'ultima è rivestita con l'abito da sposa di Maria Cristina di Savoia, regina delle due Sicilie, che lei stessa donò. Dal 1930 al 1933 furono eseguiti lavori di restauro e di decorazione sotto la direzione di Gino Chierici.

L'intera basilica venne interamente rivestita di marmi pregiati e la cupola fu affrescata da Paolo Vetri con la raffigurazione di sant'Alfonso attorniato da angeli, santi e beati, nell'atto di protendersi verso il Redentore e la Vergine Maria. I quattro peducci rappresentano le virtù della spiritualità alfonsiana: Povertà, Orazione, Castità e Mansuetudine.

Le vetrate artistiche riportano immagini di santi e beati della congregazione del Santissimo Redentore fondata dallo stesso sant'Alfonso.

 
Statua del Cristo Risorto, abside della basilica in Tempo di Pasqua.

L'altare centrale, innalzato nel 1883 con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, è sormontato dalla pala raffigurante san Michele Arcangelo. I due altari laterali in marmi commessi sono dedicati al Cuore Eucaristico di Gesù e alla Madonna del Perpetuo soccorso. Quest'ultimo proviene dal primitivo oratorio e lo stesso sant'Alfonso vi celebrava la messa.

A sinistra dell'abside si apre la cappella del santo, iniziata nel 1821 sotto il patrocinio del re Ferdinando II di Borbone e restaurata nel 1933-1934 dal Chierici, che l'abbellì di pregiati marmi. L'altare in marmi policromi racchiude nella parte inferiore l'urna del santo, realizzata in argento con la fusione di oggetti preziosi donati dai fedeli. Le reliquie, disposte anatomicamente su un carrello d'argento, sono sormontate dalla statua lignea del santo, eseguita dall'artista napoletano Antonio Lebbro.

Santuario della Madonna delle GallineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna delle Galline.
 
Santuario della Madonna delle Galline.

La chiesa si trova tra via Striano e piazza D'Arezzo.

La tradizione popolare racconta che nel XVI secolo, nell'ottava della Pasqua, alcune galline, razzolando, portarono alla luce una piccola tavola lignea su cui era raffigurata la Madonna del Carmine. L'immagine avrebbe compiuto miracoli (l'improvvisa guarigione di uno storpio e poi altri sette). A causa del deperimento del quadro originario, l'immagine venne riprodotta su tela e collocata in una chiesa appositamente eretta nel luogo del ritrovamento.[42][43]

La chiesa è stata elevata nel 1954 a santuario mariano. La facciata seicentesca è in stile barocco e si presenta alta e culminante con un frontone e abbellita da colonne, decorazioni in stucco e due statue allegoriche la Pudicizia (a sinistra) e la Speranza (a destra). Sul portale si trova un bassorilievo raffigurante la Madonna del Carmelo con in braccio il Bambino, seduta su di un nugolo di nuvole e nell'atto di essere incoronata da due angioletti.

All'interno nel vestibolo si trova un organo con coretto in legno decorato, introdotto nel 1790. Una porta secondaria è aperta a destra dell'ingresso principale, sull'antica via consolare.

L'interno è a navata unica con tre arcate con altari inquadrate da lesene corinzie. Nella terza cappella, più profonda ed ampia, è collocata la statua settecentesca della Madonna del Carmine. Il cassettonato ligneo del soffitto del santuario della Madonna delle Galline fu eseguito probabilmente durante il restauro della chiesa nel 1712.

Ha subito notevoli danni causati dal terremoto del 1980.

Alla chiesa è legata una festa che si svolge nella domenica in Albis, con una processione della statua della Madonna del Carmine trasportata su un carro spinto dai fedeli.

Chiesa San Francesco da PaolaModifica

La Chiesa San Francesco da Paola[44]: si trova in via San Francesco. Fondata nel Cinquecento dall'Ordine dei Minimi e restaurata nel Settecento, la chiesa originariamente era dedicata a S. Maria della Sanità. Nel 1813 il Convento fu acquistato da Raffaele Giovine. Nel 1874 la struttura dei PP. Minimi fu acquistata dal Beato Tommaso Maria Fusco, fondatore delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, che vi trasferì la piccola comunità di suore. La chiesa conserva al suo interno alcune tele e statue lignee del Settecento ed una statua del Cinquecento raffigurante la Madonna, recentemente restaurata. Nel chiostro si possono ammirare invece gli affreschi dedicati a S. Francesco da Paola.[45]

Altre chieseModifica

  • Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo: si trova in piazza Corpo di Cristo[46]. Costruita nel XVI secolo, è stata restaurata dopo i notevoli danni causati dal sisma del 1980. Presenta una facciata austera con ai lati due nicchie dove trovano collocazione le statue dei martiri San Felice e Santa Costanza. L'interno è a croce latina ad una sola navata e vi si trovano una statua lignea del Cristo, l'altare maggiore in marmo, la pala della Circoncisione opera di Francesco Giordano da Policastro. In un'urna ai piedi dell'altare sono deposte le reliquie dei santi martiri Felice e Costanza.
  • Chiesa Santa Maria della Purità: si trova in corso Padovano[47]. Costruita nel 1681 presenta una scenografica facciata barocca. L'interno è ad una sola navata, con altari in marmo e tele di scuola napoletana. L'altare maggiore ospita una tela raffigurante la Madonna della Purità. All'interno sono inoltre presenti la volta affrescata, il coro in legno intarsiato e dorato ed il pavimento maiolicato.
  • Chiesa e conservatorio di Carminello ad Arco: si trova in via Matteotti[48]. La costruzione del complesso terminò nel 1712, mentre la chiesa fu consacrata nel 1683. L'interno, ad una sola navata, presenta un pavimento maiolicato, arredi lignei, altari marmorei ed alla spalle dell'altare maggiore, una tela che raffigura la Madonna del Carmelo ed altri santi.
  • Chiesa della Santissima Addolorata: si trova in piazza d'Arezzo[49]. Costruita anteriormente al 1632, fu inizialmente dedicata a san Carlo Borromeo ed era retta dai padri filippini, successivamente vi si stabilirono i padri delle scuole pie. Dal 1814 la chiesa è dedicata al culto della Santissima Addolorata. L'interno, a croce latina, presenta una tela settecentesca, una statua lignea del Seicento raffigurante l'Addolorata ed un organo del Cinquecento.
  • Chiesa di Maria santissima del Carmine: si trova in via del Carmine[50]. Costruita nel 1491, presenta una facciata barocca. Al suo interno, ad una sola navata, si conserva una tela settecentesca di Alessio D'Elia, allievo del Solimena.
  • Chiesa Santa Maria delle Grazie: si trova in piazza dei Martiri d'Ungheria[51]. Costruita nella metà del Cinquecento, era la chiesa privata del governatore spagnolo che risiedeva in città. Nel 1713 fu restaurata ed ampliata e presenta una facciata in stile rococò.
  • Chiesa di Sant'Anna
  • Chiesa di San Sisto II
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa del Gesù Risorto[52]
  • Chiesa della Madonna di Fatima
  • Cappelluccia Taurano

Edifici civiliModifica

  • Palazzo Mangarella: si trova su via Astarita[53] e venne costruito tra il XVII e il XVIII secolo dalla famiglia Manganella. È un esempio di architettura seicento-settecentesca e presenta al suo interno una scala in stile vanvitelliano, oltre a decorazioni in stucco dei balconi e delle finestre della facciata principale.
  • Palazzo San Carlo: si trova in piazza d'Arezzo[54]. Originariamente era un convento e collegio dei padri delle Scuole pie, successivamente fu adibito a sede del Giudicato regio e carcere ed attualmente è sede del municipio. Conserva la facciata e la scala interna in stile vanvitelliano.
  • Palazzo Gatto: si trova in piazza Corpo di Cristo[55], era il vecchio municipio dell'Università di Pagani e conserva sulla chiave di volta del portale d'ingresso lo stemma della città. Vi si trova un'edicola votiva dedicata alla Madonna delle Galline.
  • Palazzo Tortora: si trova in corso Padovano[56] e conserva sotto la volta dell'androne un affresco con lo stemma nobiliare dei Tortora, antichi proprietari del palazzo
  • Palazzo Tortora degli Scipioni: si trova su via Perone[57] ed è una costruzione seicentesca che conserva una scala interna.
  • Torre di Cortimpiano: resti di un castello medievale fortificato, sede dei sovrani aragonesi e angioini, si trova su via Malet.[44]
  • Ex Convento attiguo alla chiesa del Carmine: costruito nel 1491 oggi è sede della Polizia Municipale.[50]
  • Casa natale del beato Tommaso Maria Fusco.

Resti archeologiciModifica

  • Statua acefala e fusto di colonna marmorea. La statua, databile intorno al I secolo d.C., rappresenta l'unica testimonianza della sepoltura di un togato. La colonna, allo stato attuale, è di difficile datazione[58].

AltroModifica

  • Scultura bronzea di Sant'Alfonso Maria de Liguori in Piazza Sant'Alfonso.
  • Colonna commemorativa della visita di Papa Pio IX in Piazza Sant'Alfonso.
  • Monumento ai Caduti in Piazza Bernardo D'Arezzo.
  • Portale Spagnolo in Via Barbazzano.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[59]

 
Veduta panoramica di Pagani dalla via esterna di Chiunzi

Negli ultimi trent'anni, al pari degli altri grandi comuni dell'agro nocerino, il comune ha subito una forte espansione edilizia, tanto da costituisce un unico agglomerato urbano con i vicini comuni di Nocera Inferiore e Sant'Egidio del Monte Albino ed, in particolare con la frazione di San Lorenzo.

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2017 a Pagani risultano residenti 988 cittadini stranieri. Le nazionalità più numerose sono[60]:

  1. Ucraina, 250
  2. Marocco, 152
  3. Romania, 136
  4. India, 119
  5. Albania, 95
  6. Bulgaria, 51
  7. Cina, 26
  8. Polonia, 23

ReligioneModifica

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana di rito cattolico; il comune appartiene alla diocesi di Nocera Inferiore-Sarno ed è suddiviso in otto parrocchie[61].

Sono inoltre presenti due comunità evangeliche[62]:

Tradizioni e folcloreModifica

 
Madonna delle Galline in processione, 2018

Molto sentita dalla popolazione è la festa della Madonna delle Galline, un evento religioso e civile che si svolge annualmente a dal venerdì dell'ottava di Pasqua al lunedì successivo. La festa religiosa si svolge la domenica in albis con una processione della statua della Madonna del Carmine trasportata su un carro anticamente spinto dai fedeli, ma ora dotato di un motore. A essa il popolo offre vari volatili, principalmente galline, ma anche papere, colombe, tacchini, pavoni o gallinelle. All'offerta delle galline si accompagna quella di dolci o di tortani, torte rustiche infarcite di salame e uova, che costituivano un tempo il cibo ricco dei contadini.

Istituzioni, enti e associazioniModifica

  • Ospedale "A. Tortora".

CulturaModifica

Museo alfonsiano, pinacoteca e archivioModifica

Annessa alla basilica di Sant'Alfonso è la casa religiosa dei redentoristi, in cui sono ospitati il Museo alfonsiano, l'Archivio e la Pinacoteca[63].

Il museo, inaugurato nel 1990 da papa Giovanni Paolo II, raccoglie in ordine cronologico i ricordi del santo, negli stessi ambienti da lui abitati: vi sono esposti il clavicembalo su cui il santo compose Tu scendi dalle stelle, un presepe in ceramica di Capodimonte, alcuni dipinti della scuola napoletana e il bastone, la sedia a due ruote e la maschera di cera degli ultimi anni di vita fino alla morte.

La pinacoteca, inaugurata nel 1996, raccoglie circa 100 dipinti per lo più di carattere sacro, tra cui numerosi ritratti del santo. Tra le opere del XVI secolo:

Tra i dipinti della scuola napoletana settecentesca Adorazione del Bambino di Antonio Sarnelli. Due grandi tele raffiguranti La nascita della Vergine e La nascita di San Giovani Battista, si trovano nel coro della basilica.

L’archivio storico redentorista della provincia napoletana nasce con l’istituirsi della Congregazione del Santissimo Redentore, fondata da s. Alfonso Maria de Liguori (1696-1787) nel novembre del 1732 a Scala (SA). Esso raccoglie quindi tutto il materiale prodotto intorno a tale istituzione fino al 1841, anno in cui ci fu la suddivisione in province e il governo generale fu stabilito a Roma. Da allora in poi si limitò a contenere i documenti inerenti esclusivamente la provincia napoletana. L’archivio a livello contenutistico può essere diviso in quattro sezioni: documenti, libri, foto e audiovisivi.

I documenti sono raggruppati in 27 fondi ancora in fase di sistemazione e catalogazione. Essi comprendono materiale molto antico e prezioso come manoscritti autografi di s. Alfonso, s. Gerardo e degli altri Santi, Beati e Venerabili della Congregazione come pure di tutti i congregati della provincia napoletana, fondo quest’ultimo in evidente continuo arricchimento. Di tali soggetti ci sono anche diversi manoscritti e prediche su diversi argomenti religiosi. Sono presenti poi anche i documenti inerenti le fondazioni delle diverse case redentoriste della provincia napoletana.

La biblioteca dell’archivio poi comprende numerosi testi, raccolte di periodici, tesi di laurea tutti volti a presentare studi inerenti alla congregazione del Santissimo Redentore che rendono quindi sempre più approfondita la sua conoscenza. Una raccolta di numerose foto ricorda i volti e le diverse attività svolte dai missionari redentoristi ma sono presenti anche foto d’epoca dei luoghi visitati e dove si sono svolte missioni.

Stessa finalità ha la raccolta degli audiovisivi che ripropone, a chi voglia riviverli, i momenti più significativi riguardanti l’operato della Congregazione all’interno della provincia napoletana redentorista.

L’Archivio della Provincia Napoletana dei Padri Redentoristi di Pagani (SA) costituisce quindi una fonte di non secondaria importanza per la ricostruzione degli aspetti storici, religiosi e sociali della città di Pagani.

In data 25 febbraio 2014 tale archivio ha ricevuto da parte della Soprintendenza dei Beni Archivistici della Campania, la comunicazione di avvio al procedimenti per la dichiarazione di interesse culturale ai sensi dell’art. 14 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio.

CucinaModifica

La specialità culinaria locale è costituita dai carciofi arrostiti.

Durante la Pasqua e durante la festa della Madonna delle Galline della domenica in albis, si cucinano tagliolini e tortano.

EconomiaModifica

Fino agli anni cinquanta comune prevalentemente agricolo, Pagani ha avuto a partire dagli anni sessanta un discreto sviluppo industriale soprattutto nel comparto agroalimentare. Vi si coltiva il pomodoro San Marzano[64].

Per più di un secolo è stato presente sul territorio comunale uno stabilimento conserviero appartenente al gruppo Cirio, dismesso poi nel 2000[65]. A Pagani è presente una delle tre sedi italiane del gruppo Ericsson[66]. Pagani inoltre è co-sede del mercato ortofrutticolo di Pagani e Nocera, che si estende su una superficie di 180.000 m² rappresentando una delle più grandi realtà del meridione[67].

Infrastrutture e trasportiModifica

Il comune è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada regionale 367/a Innesto SS 18-S.Marzano-S.Valentino Torio.
  • Strada provinciale 103 Via Filettine di Pagani.
  • Strada provinciale 123 Dalla sottostazione ENEL-verso Pagani.
  • Strada provinciale 281 Bivio SP 2-Inizio occidentale-Variante di Pagani.
  • Strada provinciale 292 Innesto SS 367-Quarto San Marzano-Via Filettino.
  • Strada provinciale 298 Casatori-Ponte Migliaro.
  • Strada provinciale 328 Via Corallo (dalla SS 18-Rosto di Fullo-Innesto Zaccagnuolo-Ponte Migliaro-Innesto SP 103).
  • Strada provinciale 380 Via Taurano di Pagani.
  • Strada provinciale 381 Via Fiuminale di Pagani.
  • Strada provinciale 383 via Madonna di Fatima di Pagani.
  • Strada provinciale 384 via Zaccagnuolo di Pagani.

Fra il 1911 e il 1952 Pagani era servita dalla tranvia Salerno-Pompei, esercita dalla società Tranvie Elettriche della Provincia di Salerno (TEPS).

I trasporti interurbani di Pagani vengono svolti con servizi regolari di autobus gestiti dalla società Cstp.

La città di Pagani è servita da una omonima stazione ferroviaria, servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Campania.

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Pagani.

Il Comune è stato sciolto nel marzo 2012 per infiltrazione mafiosa (art.143 d.lgs. 267/2000) ed è stato retto, fino alla successiva elezione del 2014, da una commissione straordinaria composta da tre commissari[68][69].

GemellaggiModifica

SportModifica

La principale squadra di calcio è la Paganese Calcio 1926 che milita in serie C. Fu fondata nel 1926 con la denominazione Unione Sportiva Paganese.

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Fenomeni fonetici e morfo-sintattici del dialetto campano di Pagani, in Quaderni di Linguistica e Studi Orientali, vol. 3.
  4. ^ Portale della Valle del Sarno - Il territorio
  5. ^ Comuni in provincia di Salerno per densità di popolazione
  6. ^ L'Autorità Di Bacino Della Regione Campania Archiviato il 2 marzo 2013 in Internet Archive.
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BibliografiaModifica

Approfondimenti
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  • Enea Falcone, Nocera dei Pagani dalle origini ad oggi: con riferimenti a particolari vicende storiche del Regno delle Due Sicilie e nazionali, Cava dei Tirreni, Arti grafiche Palumbo & Esposito, 1981.
  • Mario Vassalluzzo, La "Madonna delle galline" ai raggi X, Pagani, Arciconfraternita per il 2. Centenario dell'Incoronazione dell'immagine prodigiosa di Maria SS. del Carmelo, 1987.
  • Gerardo Sinatore, Pagani: città di santi, artisti e mercanti, gemellata con Muro Lucano, paese di san Gerardo Maiella, Pagani, 2002.
  • Apollonia Califano - Maria Luisa Califano, le cinquecentine della Biblioteca S. Alfonso di Pagani.
  • Vittorio Cimmelli, Ceto popolare e galantuomini in contrasto a Nocera dei Pagani per la tassa catastale (1792-1796), in Salerno e il Principato Citra nell'eta moderna (sec. 16.-19.). Atti del Convegno di studi. Salerno, Castiglione dei Genovesi, Pellezzano, 5-7 dicembre 1984, pp. 463–478.

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