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Palazzo Cannavina

Palazzo gentilizio di Campobasso


Ritratto di Isabella di Capua

Il Palazzo Cannavina è un palazzo gentilizio di Campobasso. Si trova sulla via omonima (ex via Borgo), tra largo san Leonardo e vico Fondaco della Farina.

Indice

StoriaModifica

L'edificio attuale è di fine XVIII secolo, fu costruito demolendo la fabbrica precedente risalente al Cinquecento. Michelangelo, esponente dell'illustre famiglia Salottolo, comprò il palazzo nel 1782 per 1800 ducali e procedendo contestualmente alla sua totale ristrutturazione che fece perdere alla struttura le sue caratteristiche originali.[1] L'impianto originale del Palazzo, infatti, fu realizzato probabilmente tra il 1500[2] e il 1530 (data quest'ultima del matrimonio tra Isabella di Capua[3], principessa di Molfetta e Ferrante I Gonzaga, conte di Guastalla dal 1539 e viceré di Sicilia nel 1535 ricordata dallo stemma nobiliare rinvenuto all'interno del Palazzo.[1]).

Dopo i Gonzaga lo stabile passò al nobile napoletano Ottavio Vitaliano, in seguito appartenne alla Casata dei Carafa, duchi di Jelsi e feudatari di Campobasso. Nel 1727 alla morte di Mario, non avendo questi eredi[4], passò ai Demanisti di Campobasso che ricomprarono il feudo nominando barone Salvatore Romano, contadino del luogo. La struttura fu venduta da questi ultimi nel 1783 a Michelangelo esponente dell'influente famiglia dei Salottolo che tennero in proprietà l'ultima porzione del fabbricato fino alla fine del XIX secolo. Il palazzo fu acquistato dalla famiglia Cannavina, il cui nome è rimasto all'edificio[4]. Nel 2011 gli arredamenti e il palazzo sono stati messi in vendita dagli eredi[5]. Oggi il Palazzo ospita, al primo piano, l'omonimo B&B[6] in cui, con un pregevole restauro, sono conservati gli affreschi nelle varie sale a ricordo dell'antico prestigio. Nel 2018 sono stati finanziati dei pannelli informativo-turistici proprio dalla struttura ricettiva affidando le ricerche all'Associazione culturale Opificio Culturale di Campobasso.

ArchitetturaModifica

Il palazzo ha forma quadrangolare[7] si sviluppa su un piano terra e su due piani superiori, in tipico stile classico. Presenta un imponente portale baroccheggiante, con al di sopra uno stemma formato da un albero di pino con due leoni controrampanti su tre colli[4][7]. Lo stemma è sormontato da una corona marchesale. Fa parte dell'edificio anche una cappella privata in ogni piano nobile[4].

InterniModifica

Fino a pochi anni fa con l'ultima erede Clelia Brizzi moglie di Ferdinando Cannavina l'interno del primo piano costituito da molte stanze era impreziosito con ricchi e sofisticati arredi, tra le quali la più imponente era la sala Luigi XVI[8]. All'interno del palazzo venivano conservati i ritratti dei personaggi che ne furono proprietari e numerosi reperti di guerra, come il cannocchiale appartenuto all'Ammiraglio Nelson[7] donato dai figli dell'ammiraglio al patriota molisano Tito Barbieri[5]. Tra i beni conservati vi erano: lavori d'acciaio traforato personalizzati con nomi e dediche[5], una pianola testimone degli sfarzosi balli tenuti nel palazzo[5], una raccolta fotografica del Trombetta[5], lettere delle corrispondenze con il senatore e accademico della Crusca e dei Lincei Francesco D'Ovidio e con Antonio Ranieri (che chiedeva dati e notizie su Gabriele Pepe)[5]. Vi era anche un tricolore con la scritta independenza sventolato da Ferdinando Cannavina sulle barricate napoletane del 1848[5]. L'edificio ospitava anche una biblioteca[5] e nella cappella ad esso annessa è custodito lo stemma dei Salottolo[4].

CuriositàModifica

Il palazzo al tempo dei Salottolo era tra i più prestigiosi della città e le cariche pubbliche occupate da Eugenio, figlio di Michelangelo, permise diospitare personaggi illustri tra i qauali il Re Ferdinando II di Borbone.


NoteModifica

  1. ^ a b Santoro W., Il potere dal "basso". Il Palazzo di Capua-Gonzaga tra antichi fasti e perdute memorie, in ArcheoMolise (Campobasso), nº 34, 2019, pp. 14-21.
  2. ^ ZIccardi M., Gambatesa e i di Capua. I pastori e i signori, in Ferrara D. (a cura di), Il Castello di Capua e Gambatesa, Campobasso, 2011, pp. 8-21.
  3. ^ Ziccardi M., I Gonzaga signori di Campobasso, il matrimonio tra Isabella di Capua e Ferrante I Gonzaga, in ArcheoMolise, nº 36, 2019, p. 22-25.
  4. ^ a b c d e Franco Nicola, I Palazzi della Provincia di Campobasso, su www.amicomol.com. URL consultato il 9 settembre 2015 (archiviato il 9 settembre 2015).
  5. ^ a b c d e f g h Paolo Giordano, Palazzo Cannavina. Un pezzo di storia in vendita, in il Quotidiano del Molise (Campobasso, ITALMEDIA s.r.l.), 27 settembre 2011, p. 8. URL consultato il 9 settembre 2015 (archiviato il 9 settembre 2015).
  6. ^ B&B Palazzo Cannavina, su palazzocannavina.com.
  7. ^ a b c Palazzo Cannavina - Campobasso, su iPalazzi.it. URL consultato il 9 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  8. ^ Pietravalle N., Molise: antichi interni, Torino, 1990, pp. 43-53.

BibliografiaModifica

  • Palazzo Cannavina a Campobasso, Assessorato al Turismo della Provincia di Campobasso. URL consultato il 9 settembre 2015 (archiviato il 26 agosto 2013).
  • Nicoletta Pietravalle, Molise: antichi interni, Torino, 1990.
  • Eduardo Di Iorio, Campobasso. itinerari di storia e di arte, Campobasso, Arti Grafiche La Regione, 1978.
  • Giambattista Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni. Il circondario di Campobasso, vol. 2, Ristampa, Campobasso, Palladino Editore, 2006 [1915].
  • G. Piedimonte, La Provincia di Campobasso, 1905.
  • Santoro W., Il potere dal "basso" Il palazzo di Capua-Gonzaga tra antichi fasti e perdute memorie, in ArcheoMolise, n°34, Anno XI, Campobasso, 2019, pp. 14-21.
  • Ziccardi M., I Gonzaga Signori di Campobasso Il matrimonio di Isabella di Capua con Ferrante I Gonzaga, in ArcheoMolise, n°34, Anno XI, Campobasso, 2019, pp. 22-25.
  • Ziccardi M., Gambatesa e i di Capua: i pastori e i signori, in, Ferrara D., Il castello di Capua e Gambateaa. Mito, Storia e Paesaggio, Campobasso, 2011.

Collegamenti esterniModifica