Parlamentarismo negativo

sistema parlamentare

Il parlamentarismo negativo, anche chiamato procedura di dimostrazione della fiducia (per il fatto che la fiducia si considera acconsentita fino a che non è dimostrato il contrario con un numero di “contrari” maggiore dei “tolleranti”), è, in un sistema parlamentare, quella condizione in cui, a seguito di un voto di fiducia positivo, l’esecutivo formatosi entri comunque in carica, senza che abbia il supporto formale della maggioranza dei votanti (nemmeno quella relativa) in un organo legislativo, ma solo effettiva, in quanto si verifica che, astenendosi, la maggioranza di “tolleranti” del governo superi quella dei “rigettanti”, contrariamente a quanto accade nei governi di minoranza di paesi senza questo sistema, dove le astensioni sono considerate come un voto contrario. Tale fenomeno, spesso frequente nei paesi del Nord Europa, fa sì che sia comunque possibile la formazione di un governo anche in casi di estrema frammentazione o polarizzazione parlamentare. Ciò è molto più frequente in quelle democrazie in cui le elezioni sono svolte con il sistema proporzionale.

Procedura parlamentareModifica

Il parlamentarismo negativo si verifica quando, a seguito di un'elezione o della caduta di un governo, sia necessaria la formazione di un nuovo esecutivo, ma nessuno dei partiti presenti in parlamento ha la possibilità di ottenere, da solo o in coalizione, una maggioranza anche minima, rendendo di fatto impossibile anche la formazione di un semplice governo di minoranza. Lo scenario che si configura, infatti, sembra simile a quello di un futuro governo di minoranza, ma si differenzia per il tipo di supporto che è dato al governo: se infatti, in paesi che non prevedono il parlamentarismo negativo, accade che i vari partiti che si astengono dalla votazione non permettono che il governo entri in carica perché de facto sono considerati fra i contrari e dunque fautori del fallimento di una mozione di fiducia, nei paesi che lo prevedono, la procedura contempla che uno o più partiti, coalizioni o individui (spesso indipendenti) si accordino, o fra loro e/o con il governo, per astenersi, durante i voti sulla fiducia, sulle leggi di bilancio e sulla legislazione ordinaria, dall’ostacolare o favorire sia lo stesso governo in carica che l'opposizione, facendo si che quest'ultima non abbia modo di ostacolare il governo e che quest'ultimo sia, de facto, capace di governare in quanto “detentore” di più seggi dell'opposizione. Il voto di astensione di questi partiti, coalizioni o individui, a differenza di partiti, coalizioni o individui che, pur non facendo parte del governo, lo appoggiano votando sempre o quasi sempre a favore di quest’ultimo (appoggio esterno attivo), è detto “appoggio esterno passivo”. Tale appoggio, tuttavia, se non ufficialmente stipulato, può essere comunque soggetto alla libertà di voto parlamentare[1].

Esempi di parlamentarismo negativo nel mondoModifica

SveziaModifica

 
Nell’immagine, si porta all’attenzione l’esempio del Parlamento svedese dopo le elezioni del 2018, dove il Partito Socialdemocratico, il più grande in rosso a partire da sinistra, creatore del governo e fornitore di 100 seggi, è riuscito a formare un governo con l’appoggio attivo del Partito dei Verdi, successivo a questo procedendo lungo l’arco, e con l’appoggio passivo di altri tre partiti, ovvero il Partito della Sinistra, il primo in rosso scuro a partire da sinistra, un Liberale e da un Indipendente, rispettivamente in blu chiaro e in grigio, subito dopo i Verdi, e dal Partito di Centro, in verde scuro, al centro dell’arco, subito dopo i Liberali, totalizzando così 176 seggi contro i 173 dell’opposizione

La Svezia è uno dei pochissimi paesi al mondo che ammettono tale procedura nel proprio organo legislativo, il Riksdag, tanto da averla codificata nella propria Costituzione. Quest’ultima, infatti, al Capitolo VI, Articolo 3 dello “Strumento di Governo del 1974” [1][2][3][4][5][6] afferma che:

  • Art. 3

“Non più tardi di due settimane dopo la sua prima adunanza, il Riksdag neo-eletto procede a verificare tramite elezione se il Primo Ministro ha un sufficiente supporto da parte del Riksdag. Se più della metà dei componenti del Riksdag vota no, il Primo Ministro deve essere revocato. Non può tenersi alcuna votazione se il Primo Ministro già stato revocato”[1][2][3].

Da tale articolo si evince che un governo, pur non avendo nemmeno una maggioranza relativa, può comunque entrare in carica se si verificano tali condizioni, come nel caso dell’attuale governo svedese (che gode de facto a mala pena della maggioranza assoluta dei seggi (175) grazie al Partito Socialdemocratico, creatore del governo e fornitore di 100 seggi, e da 76 ulteriori seggi, forniti dal Partito dei Verdi, l’unico ad appoggiare attivamente il governo, e da altri tre partiti, ovvero il Partito della Sinistra, il Partito di Centro, un Liberale, e da un Indipendente). Anche i governi precedenti, tuttavia, hanno utilizzato questo meccanismo per poter entrare in carica. Essi sono il Governo Löfven I, il Governo Löfven II e il Governo Löfven III[7].

L’approvazione dell’attuale governo in carica, il Governo Andersson (omettendo la prima concessione di fiducia, comunque acconsentita secondo lo stesso meccanismo, e le rapide dimissioni della Ministra di Stato Magdalena Andersson per via della mancata approvazione del bilancio statale in quanto irrilevanti), è stata attuata proprio grazie al meccanismo del “parlamentarismo negativo”: Al momento della votazione sulla seconda fiducia, infatti, l’esito nominale al Parlamento Svedese è stato di 101 favorevoli, 173 contrari e 75 astenuti. Osservando i numeri, l’esito della votazione sembrerebbe essere stato negativo, tuttavia per il meccanismo parlamentare della Svezia questa votazione è stata una tacita approvazione, perché non si è riusciti a dimostrare, con una maggioranza assoluta, l’esistenza di un’effettiva maggioranza di oppositori del governo. Siccome infatti, in Svezia, gli astenuti sono conteggiati come favorevoli, l’esito ufficiale della votazione è stato di 176 “tolleranti” e 173 “contrari”, una solida maggioranza assoluta a favore del neoeletto governo socialdemocratico[8].

NoteModifica

Voci correlateModifica

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