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Partito Federalista (Stati Uniti d'America)

partito politico statunitense
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Partito Federalista
(EN) Federalist Party
Federalist.gif
LeaderAlexander Hamilton
StatoStati Uniti Stati Uniti
SedeWashington
Fondazione1789
Dissoluzione1825
IdeologiaConservatorismo
Federalismo
Centralismo
Hamiltonianismo
Industrialismo
Modernismo
Nazionalismo
CollocazioneDestra (1789–1815)
Centro-destra (1815–1825)
Colori     Vermiglione

Il Partito Federalista (Federalist Party), noto anche come il partito pro-amministrazione (Pro-Administration Party), fu uno dei primi partiti nati negli Stati Uniti.

Il partito fu fondato nel 1789 da Alexander Hamilton, che, intorno al 1792, costruì una rete di sostenitori delle sue politiche fiscali nelle principali città. La formazione creata da Hamilton prese il nome di Federalisti. Al centro del programma del partito era la realizzazione di un forte governo centrale, atto a favorire lo sviluppo di commercio e industria.

Coloro che appoggiavano il rivale di Hamilton, Thomas Jefferson, chiamati Jeffersoniani, e successivamente anche "Anti Federalisti", presero il nome di "Repubblicani" o "Partito Democratico-Repubblicano". Vi erano differenze anche in politica estera: Hamilton era filobritannico, mentre Jefferson filofrancese.[1]

L'unico presidente degli Stati Uniti effettivamente iscritto al partito federalista fu John Adams. I Federalisti governarono fino al 1801 ed ebbero una grave ripercussione dalla morte per duello del loro leader Hamilton per mano dell'allora vicepresidente Aaron Burr. L'ultimo candidato alla presidenza federalista si presentò alle elezioni del 1816. All'inizio degli anni venti del XIX secolo i Federalisti scomparvero dal panorama politico statunitense per confluire nel Partito Repubblicano Nazionale, progenitore del Partito Whig nato nel 1833.

ProgrammaModifica

 
Alexander Hamilton, importante capo politico Federalista

I federalisti sono stati rappresentati da imprenditori e commercianti nelle grandi città che hanno sostenuto un forte governo nazionale. Il partito fu strettamente legato alla modernizzazione, alla urbanizzazione e alle politiche finanziarie di Alexander Hamilton. Queste politiche inclusero il finanziamento del debito pubblico e anche l'assunzione dei debiti contratti dagli Stati durante la guerra di indipendenza, la creazione di una Banca nazionale degli Stati Uniti, il sostegno della produzione e dello sviluppo industriale, e l'uso di una tassa per il finanziamento del Tesoro.

In politica estera i federalisti si opposero alla Rivoluzione francese, si impegnarono nella "guerra navale nascosta" con la Francia nel 1798-1799, cercarono di mantenere buone relazioni con la Gran Bretagna e di mantenere un forte esercito e una potente marina.

Ideologicamente la polemica tra repubblicani e federalisti derivava da una differenza di principio e di stile. In altri termini i federalisti favorirono il potere federale a scapito del potere dei singoli stati. I Repubblicani di quel periodo erano invece diffidenti nei confronti della Gran Bretagna, dei banchieri, dei mercanti e a favore di una più forte autonomia dei singoli stati e di un ridotto potere del governo nazionale.

Dopo il 1816 alcuni ex federalisti come James Buchanan e Roger B. Taney divennero Democratici di matrice jeffersoniana.

NoteModifica

  1. ^ Mario del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2016, Editori Laterza, p. 50, ISBN 978-88-581-2827-5.

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