Peretti (famiglia)

Peretti
Coa Peretti di Montalto.jpg
D'azzurro al leone d'oro, sostenente con le zampe anteriori tre pere, attraversato da una banda di rosso, caricata di una stella d'oro e di un monte a tre cime d'argento.
StatoStato Pontificio, Regno di Spagna
Titoliprincipi
FondatoreFrancesco Piergentile detto "Peretto"
Ultimo sovranoGiulio Savelli Peretti, III principe di Albano
Data di fondazioneXIV secolo
Data di estinzioneXVIII secolo
Etniaitaliana

I Peretti (poi Damasceni Peretti) furono una famiglia nobile della Roma del Cinquecento.

StoriaModifica

Originariamente la famiglia del padre era di Montalto, nelle Marche. Francesco Piergentile, originario di Montalto, fu esiliato a Grottammare dove conobbe Mariana e sposato, nacquero i suoi figli tra cui Prospero, che morì giovanissimo, e Felice che venne poi eletto al soglio pontificio col nome di Sisto V.

È proprio con papa Sisto che le fortune della casata si ingigantirono notevolmente, ma la sua famiglia mancava ora di maschi per la fondazione di una vera e propria dinastia. Egli concesse dunque all'amata sorella Camilla, maritata a Giovanni Battista Mignucci, di concedere ai suoi figli il cognome di Peretti. Dei figli di Camilla e Giovanni Battista, Francesco sposò Vittoria Accoramboni, mentre Maria Felice sposò Fabio Damasceni, nobile romano.

Maria Felice ebbe i seguenti figli che assunsero tutti il doppio cognome di Damasceni Peretti: due maschi, Alessandro (poi cardinale) e Michele, I principe di Venafro, e due femmine, Flavia (che sposò un Colonna) e Orsina che sposò il principe Colonna di Paliano e poi il marchese di Caravaggio, Muzio Sforza. L'unico figlio maschio avuto da Michele, Francesco, era sul punto si sposare la nobildonna Anna Maria Cesi col quale erano già stati conclusi i concordati matrimoniali ma, presentatala al padre che da poco era rimasto vedovo, questi decise di farne la propria seconda moglie, lasciando il figlio in un momento di profonda crisi che sfociò in una vocazione sacerdotale che lo portò ad emettere i voti solenni. Francesco raggiunse in seguito il titolo di cardinale nel 1646. Questi, avendo intrapreso la carriera e non potendo quindi avere eredi diretti, decise di adottare il figlio di sua sorella, Paolo Savelli, con l'obbligo di aggiungere al proprio anche il cognome di Peretti per perpetuare la casata, ma non poté mantenere per questi la successione sul principato di Venafro. Quando anche Paolo Savelli decise di intraprendere la carriera ecclesiastica, suo erede divenne il fratello maggiore Giulio. I Savelli Peretti si estinsero nel 1712 con la morte di Giulio Savelli, III principe di Albano, lasciando i titoli ed i loro beni agli Sforza Cesarini.

Albero genealogico della famiglia Peretti, Damasceni Peretti, Savelli PerettiModifica

 
Francesco Piergentile detto Peretto
Mariana Ricucci di Frontillo
 
   
Prospero
Girolama Mignucci
Senza eredi
 
Felice Piergentile
*
a trent'anni Felice Peretti
*15211590
papa Sisto V
Camilla
Giovanni Battista Mignucci
MIGNUCCI PERETTI
 
  
 Maria
Fabio Damasceni
DAMASCENI PERETTI
Francesco
Vittoria Accoramboni
senza eredi
 
    
Flavia
Virginio Orsini, duca di Bracciano
 
Alessandro
*15711623
cardinale
Michele, I principe di Venafro
*15771631
1. Margherita Cavazzi della Somaglia
2. Anna Maria Cesi
Felice Orsina
1. Marcantonio III Colonna, principe di Paliano
2. Muzio II Sforza, marchese di Caravaggio
 
   
  
Francesco, II principe di Venafro
*15951655
cardinale
Camilla
*1596 †?
monaca
Maria Felice
*1603 †?
Bernardino Savelli, II principe di Albano
 
  
 SAVELLI PERETTI
 
Paolo
*16221685
cardinale
Giulio, III principe di Albano
*16261712
Anna Aldobrandini
estinzione della casata

Principi di VenafroModifica

  • Michele (1577-1631), I principe di Venafro
  • Francesco, (1595-1655) II principe di Venafro, cardinale
Casata estinta. Beni (ma non i titoli) confluiti nella famiglia Savelli Peretti.

BibliografiaModifica

  • Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-541-0162-1.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Peretti di Montalto, Torino, 1821.

Voci correlateModifica