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Il periodo orientalizzante, anche conosciuto come arte orientalizzante, è un periodo artistico-culturale che segue il periodo geometrico, e che si sviluppa dalla fine dell'VIII secolo a.C. nell'antica Grecia, nelle isole greche dell'Egeo, nell'isola di Creta, nelle colonie greche dell'Italia meridionale (Magna Grecia), nelle polis greche della Sicilia, in Sardegna,[1] e in alcune aree dell'Italia centro-settentrionale, tra le quali l'area picena,[2] il Latium vetus,[3][4], l'Agro Falisco, l'Etruria, e l'area atestina.[5][6] Una influenza orientalizzante è riscontrabile in tutte le civiltà italiche, mentre al di fuori del mondo greco e dell'Italia, si hanno testimonianze di un periodo orientalizzante anche nella penisola iberica, in particolare nella città-stato di Tartesso.[7]

Indice

Origini dell'orientalizzanteModifica

Il Medioevo ellenico (circa 1125 a.C.- 800 a.C.), conosciuto anche come età oscura dell'antica Grecia, fu contraddistinto da instabilità e guerre sanguinose.[8] La vita quotidiana era difficile e il contatto con il mondo al di fuori della Grecia era pressoché inesistente. [9] A partire dell'VIII secolo a.C., cessate le guerre del passato, le polis e le città indipendenti iniziarono a svilupparsi, e una certa stabilità economica e sociale favorì una crescita demografica della popolazione. Ma le condizioni socio-economiche ancora precarie della madrepatria non riuscivano a soddisfare i bisogni crescenti della popolazione, e costrinsero i Greci a fondare colonie al di fuori della Grecia, alla ricerca di nuove risorse e migliori condizioni di vita. [9] In questo periodo i contatti con il mondo orientale diventarono più frequenti. Nello stesso periodo, verso la fine dell'VIII secolo a.C., i Fenici stabilirono colonie nell'isola di Cipro, a Cartagine, nella Sardegna meridionale, nella Sicilia occidentale, nell'isola di Malta, e in Spagna.

Si registra così nella cultura greca un processo di contatto e adattamento convenzionalmente chiamato fase "orientalizzante" o anche "rivoluzione orientalizzante". Templi monumentali e la scultura, la decorazione del vaso, la scrittura alfabetica e i motivi mitologici riflettono tutti il contatto con le culture della Siria, Assiria, Palestina, dell'Anatolia, della Mesopotamia e dell'Egitto.[10][11] Mentre, dall'altra parte, i Fenici in particolare, nella loro espansione mercantile e coloniale in tutto il Mediterraneo occidentale, ebbero un ruolo importante nella diffusione di motivi "orientalizzanti" anche nelle aree non direttamente in contatto con il mondo greco.

NoteModifica

  1. ^ Paolo Bernardini, L'Orientalizzante in Sardegna: modelli, cifrari, ideologie, in Javier Jiménez Avila, Sebastián Celestino Pérez (a cura di), El periodo orientalizante: Actas del III Simposio Internacional de Arqueología de Mérida, Protohistoria del Mediterráneo Occidental, Vol. 1, 2005, pg. 75-96, ISBN 84-00-08346-6
  2. ^ Elena Di Filippo Balestrazzi, L'orientalizzante adriatico, L'Erma" di Bretschneider, Roma 2004
  3. ^ Francesca Fulminante, Le sepolture principesche nel Latium vetus. Tra la fine della prima età del ferro e l'inizio dell'età orientalizzante, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2003, ISBN 978-88-8265-253-1
  4. ^ Massimo Botto, Considerazioni sul periodo orientalizzante nella penisola Italica: la documentazione del Latium Vetus, in Javier Jiménez Avila, Sebastián Celestino Pérez (a cura di), El periodo orientalizante: Actas del III Simposio Internacional de Arqueología de Mérida, Protohistoria del Mediterráneo Occidental, Vol. 1, 2005, pg. 47-74, ISBN 84-00-08346-6
  5. ^ Giulia Fogolari, La componente orientalizzante nell'arte delle situle, pp.. 10-11, in A.a.V.v. Arte delle situle dal Po al Danubio, mostra di Padova, Sansoni 1961.
  6. ^ P. Bocci, Orientalizzante, padana, civiltà atestina, in « Enciclopedia dell'Arte Antica», V volume, Treccani, Roma 1963, pp. 758-759
  7. ^ Diana Neri, Bologna nell'epoca orientalizzante p. 16 in (a cura di) Luana Kruta Poppi, Diana Neri, Donne dell'Etruria padana dall'VIII al VII secolo a.C.., All’Insegna del Giglio, Firenze 2015, ISBN 9788878146266
  8. ^ Vincent Robin d'Arba Desborough, The Greek Dark Ages, Ernst Benn Ltd, Londra 1972, p. 339.
  9. ^ a b John Griffiths Pedley, Greek Art and Archaeology, quinta edizione, Prentice Hall, New Jersey 2012, p. 105.
  10. ^ Robert Manuel Cook, Pierre Dupont, East Greek Pottery, Routledge, 1998 pp.29 ff.
  11. ^ Robert Manuel Cook, Greek Painted Pottery, Routledge, 3rd edition 1997 p.41: "The technique of these works is generally incompetent, their style often a stale and varying medley of the traditional Hittite, Assyrian and Egyptian elements that were currently avilable in North Syria."

BibliografiaModifica

  • Piera Bocci (1963), Arte orientalizzante, in Enciclopedia dell'arte antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Fulvio Canciani (1996), Arte orientalizzante, in Enciclopedia dell'arte antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Antonio Giuliano (2004), La periodizzazione della Grecia antica. Il periodo orientalizzante, in Il mondo dell'archeologia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005.
  • Walter Burkert, Da Omero ai Magi. La tradizione orientale nella cultura greca, Marsilio, Edizione seconda, Padova 1999 (in inglese Walter Burkert, The Orientalizing Revolution: Near Eastern Influence on Greek Culture in the Early Archaic Age, 1992, titolo originale Die orientalisierende Epoche in der griechischen Religion und Literatur, 1984).

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