Piccinino (famiglia)

famgilia di armaioli

«“che morse l’anno 1589 nell’età di anni 80, fu il primo huomo non solo della nostra Italia ma anco di tutta Europa, per far’una lama di spada, o pugnale, o coltello, o qualunque arma da tagliare, che tagliava ogni sorte di ferro senza lesione delle sue lame; e però era conosciuto e nominatissimo appresso dei maggiori principi de’ Christiani e alli professori d’arme”. Il figlio Lucio “nel lavorar di rilievo in ferro e in argento, sì di figure come di groteschi e altre bizzarrie d'animali, fogliami, e paesi, è molto eccellente e rarissimo nella Gemina e ha fatto armature di gran pregio al Serenissimo Duca di Parma Alessandro Farnese, ed altri Prencipi, che sono tenute per cose rare”»

(Paolo Morigia Nobiltà di Milano 1595)

I Piccinino anche Piccinini sono stati una famiglia di armorari proveniente da Pontremoli ma presenti a Milano nel XVI secolo.

BiografiaModifica

 
armatura di Don Gonzalo Fernández de Córdoba oepra di Lucio Piccinino (1520-1524–1578) conservto al MET

I Piccinino si trasferirono a Milano andando ad abitare la via Spadari e Armorari vicino a piazza del Duomo per lavorare l'arte della spaderia diventando maestri spadai e armaioli alla corte delle famiglie nobili che occupavano il territorio nel XVI secolo, proseguendo l'attività nelle botteghe presenti già dal secolo XIII con le famiglie di Giovanni Vincenzo Figino e Giovanni Antonio Biancardi[1]

MembriModifica

  • Antonio Piccinino (1509-1589) è il primo documentato ad esercitare a Milano. Nacque nel 1509 e arrivò a Milano giovanissimo, presente già nel 1520 a lavorare presso le botteghe di armaioli, aprendo poi una propria bottega in via degli Spadari acquisendo subito una buona clientela. I suoi lavori furono apprezzati anche dai francesi che lo invitarono a recarsi in Francia per proseguire la propria attività, ma il Piccinino non volle allontanarsi dalla città lombarda. Questo rifiuto sarebbe costato la pena di morte, ma tanto erano apprezzate le sue qualità di armaiolo, che gli fu concesso di lavorare su commissione, eseguendo le consegue che venivano poi inviate ai nobili francesi. Morì a Milano all’età di ottant’anni. Le sue lame avevano impresso il marchio che lo rappresentava: una torre centrale con intorno la scritta Antonio su di un lato e Piccinino dall'altro.
  • Federico (...- 1595) suo primogenito, continuò l’attività paterna lavorando nel suo opificio nel periodo dal 1539 al 1550.
  • Lucio (...- seconda metà deò XVI secolo) è quello che ha lasciato più testimonianza dei suoi lavori. Realizzò infatti le armature di Gonzalo Fernández de Córdoba eseguite in acciaio e oro conservate a New York al Metropolitan Museum e quella di Filippo III di Spagna eseguita quando questo era infante e conservata presso l’armeria di Madrid. Si conservano i suoi scudi in particolare quello ovale raffigurante Scipione che riceve le chiavi di Cartagine conservato a Wallace Collection di Londra. Realizzò l’armatura per i due figli di Fernando Alvarez de Toledo che era un generale spagnolo d’istanza a Milano e conservata sempre a New York.[2].

Lucio è ritenuto uno degli ultimi armaioli che lavorava a sbalzo.[3]

NoteModifica

  1. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, XIII secolo.
  2. ^ Armatura dei duchi di Alba ,circa. 1575-1585, The Met. URL consultato il 28 aprile 2019.
  3. ^ Piccinino, Il sapere. URL consultato il 28 aprile 2019.

BibliografiaModifica

  • Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, XIII secolo.

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