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Niccolò Piccinino
Pisanello - Codex Vallardi 2482.jpg
Pisanello, Ritratto di Niccolò Piccinino, Codice Vallardi, Louvre
Trattamento Signore
Nascita Callisciana (pressi di Perugia), 1386
Morte Cusago, 15 ottobre 1444
Dinastia Piccinino
Padre Francesco Piccinino
Madre Nina ?[1]
Consorte Gabriella da Sesto
Angelella da Celano
Figli Francesco
Jacopo
Angelo
Religione Cattolicesimo
Niccolò Piccinino
Pisanello, medaglia di niccolò piccinino, recto.jpg
Medaglia di Niccolò Piccinino realizzata da Pisanello
1386 – 1444
Nato aPerugia
Morto aCusago
Cause della morteIdropisia
Luogo di sepolturaDuomo di Milano, Milano
Dati militari
Paese servitoFlorenceCoA.svg Repubblica di Firenze
Arms of the House of Sforza.svg Ducato di Milano
Forza armataMercenari
Anni di servizio28 (1416-1444)
GradoCondottiero
Guerre
Battaglie
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Niccolò Piccinino (Perugia, 1386Cusago, 15 ottobre 1444) è stato un condottiero e capitano di ventura italiano.

Fu signore di Albareto, Borgo Val di Taro, Borgonovo Val Tidone, Calestano, Candia Lomellina, Castell'Arquato, Castelponzone, Compiano, Costamezzana, Fiorenzuola d'Arda, Frugarolo, Marzolara, Orvieto, Pellegrino Parmense, Pianello Val Tidone, Pontremoli, Solignano, Somaglia, Tabiano, Varano de' Melegari, Varese Ligure, Vigolone e Visiano.

Indice

BiografiaModifica

Nato a Callisciana, nei pressi di Perugia, era figlio di un macellaio, fu avviato al mestiere di lanaiolo, ma preferì trasferirsi in Romagna come garzone di un uomo d'armi che gli insegnò l'arte della guerra.

Nel 1416 iniziò la sua carriera militare al servizio di Braccio da Montone. Alla morte del suo condottiero, avvenuta durante la guerra dell'Aquila (1423-1424), subito seguita da quella del figlio di quest'ultimo, Oddo Fortebracci, Piccinino divenne la guida della condotta di Braccio. Dopo un breve periodo al servizio della repubblica di Firenze, servì Filippo Maria Visconti, duca di Milano (1425), per il quale, insieme a Niccolò Fortebraccio combatté contro la lega formata dal papa Eugenio IV, la repubblica di Venezia e Firenze.[2]

Nel 1427 prese parte alla battaglia di Maclodio a beneficio del ducato di Milano.

Nel 1430 andò in Lunigiana e poi, al comando delle truppe genovesi e lucchesi sconfisse i fiorentini nella Battaglia del Serchio, presso Lucca.

Sconfitte le forze papali a Castel Bolognese nel (1434), seguite però da una seconda armata comandata da Francesco Sforza che sconfissero ed uccisero Fortebraccio a Fiordimonte, Piccinino rimase da solo al comando e, in una serie di campagne contro gli Sforza, conquistò un certo numero di città in Romagna.

Nel 1438, durante la guerra tra la Serenissima e il ducato di Milano, Piccinino combatté per Filippo Maria Visconti e tentò di occupare con un lungo assedio la città di Brescia, ma Scaramuccia da Forlì, al servizio di Venezia, intervenne con successo per scongiurare l'assedio. Nel 1439 Niccolò combatté ancora in Lombardia ottenendo diversi successi contro lo Sforza, che era entrato al servizio di Venezia.

Nonostante una serie di vittorie il Piccinino venne sconfitto a Tenno dai veneziani, aiutati dallo Sforza. Il duca lo inviò allora in Toscana nella speranza che i fiorentini ritirassero le forze mandate in aiuto di Venezia.

Devastò il Mugello, vicino a Fiesole intercettò alcune lettere della signoria fiorentina in cui si consigliava al capitano Piergiampaolo Orsini di non cercare la battaglia.

Piccinino indusse il duca di Milano a destinarlo in Umbria dove sperava, come altri condottieri, di conquistare un proprio dominio.

Il 29 giugno 1440 Niccolò si recò a Sansepolcro, dove, lasciati i bagagli e arruolati 2.000 uomini del luogo che odiavano la città rivale, mosse contro Anghiari. Nella piana tra le due città l'esercito del duca, condotto dal Piccinino, venne travolto dai fiorentini comandati da Micheletto Attendolo e Giampaolo Orsini: la battaglia verrà poi immortalata dal genio di Leonardo da Vinci negli studi per il perduto affresco della Battaglia di Anghiari. Al Piccinino non restò che ritornare in Lombardia.[3]

 
Pieter Paul Rubens, Battaglia di Anghiari, copia dell'omonima opera di Leonardo da Vinci. Niccolò Piccinino è il secondo cavaliere da sinistra.

Nel febbraio del 1441, guidando le truppe milanesi, invase la bassa pianura bresciana, nel tentativo di riportarla sotto le insegne viscontee. Venezia mosse il proprio esercito e lo affidò al conte Francesco Sforza che, partendo da Verona, marciò su Brescia e quindi discese fino a Cignano dove i due eserciti il 25 giugno si affrontarono.

Nel novembre del 1442 con l'aiuto dei perugini pose l'assedio di Assisi. Dopo diversi giorni di inutili tentativi, le truppe del Piccinino, anche grazie all'aiuto di un frate traditore che indicò un accesso nascosto in un antico acquedotto romano, riuscirono a penetrare all'interno della cerchia di mura e la città, difesa in quel periodo da Alessandro Sforza, venne duramente saccheggiata e devastata. Il Piccinino si oppose comunque alla completa distruzione della città rifiutando i 15.000 fiorini offerti dai perugini al riguardo[4].

Nel 1443 pose l'assedio a Monteleone d'Orvieto e dopo un mese, avendola ridotta alla fame, cercò di cacciare Ugolino di Montemarte da Corbara. Ugolino fu costretto a lasciare Monteleone, Montegabbione e Carnaiola. In seguito venne richiamato dal duca di Milano e, durante la sua assenza, le sue truppe furono sconfitte a Montolmo.

Poco dopo, il 15 ottobre 1444, il condottiero si ammalò di idropisia e morì all'età di 58 anni: fu sepolto nel duomo di Milano.

 
Duomo di Milano, tomba di Niccolò Piccinino

DiscendenzaModifica

Niccolò Piccinino si sposò con Gabriella da Sesto nel 1406, da cui ebbe Francesco. Gabriella, accusata di adulterio, venne fatta uccidere dal marito.[5] Si risposò con Angelella da Celano, sorella della più nota Jacovella.[6] Tale matrimonio durò fino al 1423, quando il condottiero si risposò con una nipote di Braccio da Montone. Questa nuova unione coniugale deve essere terminata nel 1440, in quanto in tale anno si ritrova il condottiero tra i pretendenti al matrimonio con Bianca Maria Visconti, matrimonio che poi non si realizzerà.[5] Oltre a Francesco, Niccolò ebbe altri due figli, Jacopo ed Angelo.

NoteModifica

  1. ^ Si veda il collegamento esterno sul Dizionario Biografico degli Italiani.
  2. ^ Block, p. 31.
  3. ^ Ricotti, p. 77.
  4. ^ Arnaldo Fortini, Assisi nel Medioevo, Società internazionale degli studi francescani, Edizioni Roma, 1940.
  5. ^ a b Si veda il collegamento esterno sul sito web Condottieridiventura.it.
  6. ^ Il Piccinino vincola alcuni beni dotali tra cui i castelli di Pescina, Cocullo Gagliano ecc., si veda Rodolfo Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna al tempo di Martino V (1417-1431), in R. Società Romana di storia patria, 1897, p. 396-399.

BibliografiaModifica

  • Ariodante Fabretti, Biografie dei capitani venturieri dell'Umbria, scritte ed illustrate con documenti, Angiolo Fumi Tipografo, Montepulciano, 1842.
  • Ercole Ricotti, Storia delle compagnie di ventura in Italia, Torino, 1844.
  • Giovan Battista Bracciolini, Vita di Niccolò Piccinino, Venezia, 1572.
  • Giovanni Antonio Campano, L'historie et vite di Braccio Fortebracci detto da Montone, et di Nicolò Piccinino pervgini, Venezia, 1572.
  • Giulio Roscio, Agostino Mascardi, Fabio Leonida, Ottavio Tronsarelli et al., Ritratti et elogii di capitani illvstri, Roma, 1646.
  • Lorenzo Spirito Gualtieri, L'altro Marte, Vicenza, 1849.
  • Wolfang Block, Die Condottieri, Anghieri, Berlino, 1913.

Voci correlateModifica

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