Scalinata del Pincio (Bologna)

Monumento di Bologna
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La Scalinata del Pincio è un'opera scenografica e monumentale situata tra il giardino della Montagnola e la piazza XX settembre a Bologna, in Emilia-Romagna. Fu inaugurato nel 1896 e prese nome dal Pincio di Roma, per celebrare Roma che da pochi anni era diventata capitale d'Italia[1].

Scalinata del Pincio
La scalinata del Pincio
Altri nomiScalea del Pincio
Scalinata della Montagnola
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
CittàBologna
Codice postale40121
Informazioni generali
Tipomonumento
ProgettistaTito Azzolini
Mappa
Map

Storia e descrizione modifica

Il 28 giugno 1896 re Umberto I e la regina Margherita inaugurano, alla presenza di una folla incontenibile, la scenografica scalinata di accesso alla Montagnola, progettata da Tito Azzolini (1837-1907) e Attilio Muggia (1850-1936). Dall'anno 1870, come a Bologna, anche in altre città italiane sorsero parchi pubblici che richiamano nel nome il Pincio romano, per celebrare la riunione di Roma all'Italia.

Iniziati nel 1893 per impulso del sindaco Dallolio, i lavori sono proseguiti per tre anni senza interruzione, impiegando in media 100-150 operai al giorno. La terra scavata è servita a colmare le fosse della cerchia muraria, tra porta Sant'Isaia e porta Lame.

Nel suo complesso l'opera si compone di tre parti: le scalee, il portico su via Indipendenza e il porticato lungo le mura. Il corpo centrale è formato da due fronti sovrapposti, con in cima una terrazza panoramica accessibile da scalee laterali.

Il fronte principale è decorato da due bassorilievi: Bologna docet di Arturo Colombarini e Bologna Libertas di Ettore Sabbioni. Al centro si trova una fontana, eseguita da Diego Sarti (1859-1914) e Pietro Veronesi, su disegno di Muggia e Azzolini, rappresenta una ninfa assalita da una piovra. Sarà chiamata volgarmente "la moglie del Gigante", cioè del Nettuno, e Giosuè Carducci le dedicherà un famoso sonetto.

Sul secondo fronte, che sostiene il giardino, sono altri tre bassorilievi, con temi storici legati al luogo: Il ritorno dalla vittoria della Fossalta di Pietro Veronesi, La cacciata degli Austriaci di Tullo Golfarelli (1852-1928), con la "santa canaglia" che "si getta a corsa contro i fucili spianati dagl'invasori della Patria" (Giovanni Pascoli), e La distruzione della rocca di Galliera di Arturo Orsoni.

In fondo al passaggio su via Galliera sarà costruito, tre anni dopo, il palazzo Maccaferri, sede del café chantant Eden. La scalinata è corredata di 72 candelabri in ghisa a sei o quattro lampioni. Le gradinate sono unite ai parapetti da bordi di marmo, che spesso saranno usati dai marmocchi come scivoli (sblisgàn).

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