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Pleiadi (mitologia)

figlie di Atlante e Pleione nella mitologia greca
Le Pleiadi, opera di Elihu Vedder, 1885

Le Pleiadi, chiamate dai romani Vergilie, sono figure della mitologia greca e sono sette sorelle, figlie di Atlante e di Pleione nate sul monte Cillene in Arcadia[1][2].
Simonide cantava di una Maiados oureias dagli amabili occhi neri e poiché erano figlie di Atlante venivano chiamate anche Atlantidi[3].

Secondo un'altra versione sono figlie di una regina delle Amazzoni.

EtimologiaModifica

Pleiadi significa "colombe" (peleiades); secondo un'altra versione è legata al termine "plein" (navigare) perché le stelle appaiono in cielo nei momenti più opportuni per i naviganti.

MitoModifica

 
Merope che abbandona le Pleiadi nell'opera L'Etoile Perdue di William-Adolphe Bouguereau, 1884.

I loro nomi erano: Alcione, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Sterope (o Asterope) e Taigete.

Secondo una delle versioni le Pleiadi erano le compagne vergini di Artemide, la dea della caccia. Orione, il famoso cacciatore, le inseguiva per tutta la terra e loro fuggirono nei campi della Beozia. Gli dei si mossero a compassione trasformando le ragazze in colombe e immortalando in seguito la loro figura nelle stelle.

Eppure nessuna delle Pleiadi era vergine, quasi tutte giacquero con divinità, tranne Merope, sposata con Sisifo, il più astuto dei mortali e uno dei più noti dannati dell'oltretomba.
Lei per la vergogna abbandonò le sorelle in cielo e per questo motivo si dice che Merope brilla in cielo meno delle altre stelle che formano le Pleiadi.

Una volta divenute stelle, grazie anche ai poteri di Zeus manifestarono la loro simpatia ad Atreo, modificando il loro corso.

Secondo un'altra versione del mito vennero rapite da un egiziano e liberate dal prode Eracle.

Infine, secondo un'ulteriore versione, dopo la morte delle loro sorelle, le Iadi, si uccisero. In tutte le versioni il destino delle Pleiadi è sempre quello di diventare stelle.

BibliografiaModifica

Fonti
Moderna

NoteModifica

  1. ^ Pleiadi su theoi.com
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, III, 10, 1.
  3. ^ Diodoro Siculo 3.60.4.

Voci correlateModifica

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