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Presenza militare statunitense in Italia

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La presenza militare statunitense in Italia inizia nel 1951 a seguito della sottoscrizione di un accordo di collaborazione militare[1].

Nel 2013 erano presenti sul territorio italiano 59 basi ed installazioni militari statunitensi, con circa 13.000 militari[2].

StoriaModifica

Nel 1951 gli Stati Uniti d'America e l'Italia firmarono un primo accordo di cooperazione militare: gli Stati Uniti avrebbero rimesso in sesto il sistema di comunicazione militare in tutta Italia in cambio di circa mille ettari di terreno, tra Livorno e Pisa, da dedicare ad una base militare e la concessione ad operare militarmente, con proprie truppe, in Italia.

Il 15 novembre 1952 quei terreni divennero la base militare statunitense di Camp Darby, che prese il nome del brigadiere generale William Orlando Darby, ucciso in azione sulle rive del Lago di Garda a Torbole il 30 aprile 1945.
Nel 1955 a seguito della firma del trattato di pace tra gli Stati Uniti e l'Austria, che si era dichiarata neutrale, tutte le truppe d'occupazione statunitensi dovettero lasciare il Paese, e furono ridislocate, compresi i mezzi e le attrezzature, in Italia presso Camp Darby.

Con l'Austria oramai neutrale, il fianco orientale dell'Italia settentrionale era diventato vulnerabile ad eventuali attacchi da parte del blocco sovietico: per ridurre il pericolo in questo settore, gli Stati Uniti decisero di istituire una specifica forza militare, ed il 2 ottobre 1955 fu creato l'U.S.A.S.E.TA.F. – United States Army Southern European Task Force.

Il 25 ottobre 1955 la prima sede della S.E.TA.F. fu stabilita a Camp Darby, ma la maggior parte della truppa fu acquartierata a Vicenza.
Poco dopo la sua creazione la S.E.TA.F. spostò la propria sede a Verona.

Un secondo accordo fu firmato tra gli Stati Uniti e l'Italia e portò ad un aumento delle truppe statunitensi fino a circa 10.000 militari. Nel 1958 fu autorizzata una base aerea della U.S Navy e nell'agosto 1959 partirono i primi voli dalla United States Naval Air Facility Sigonella in Sicilia.
Nel 1959, in seguito alla visita a Roma del presidente statunitense Dwight D. Eisenhower, fu firmato un terzo accordo che portò a significativi cambiamenti in seno alla S.E.TA.F.:

  • piena operatività dell'Esercito Italiano
  • taglio delle truppe statunitensi in Italia del 50%, per arrivare ad una quota di circa 5.000 militari
  • cessione all'Italia di tutti i materiali ed attrezzature bellico-militari dei reparti statunitensi rimpatriati
  • inclusione nell'organico della S.E.TA.F. anche degli ufficiali e sottufficiali dell'Esercito Italiano lì assegnati con compiti di collegamento.

Come risultato di questo terzo accordo, la 69th Eng.Co. – Engineers Company, equipaggiata con ADM (Atomic Demolition Munitions) ed una compagnia di artiglieria, equipaggiata con missili nucleari tattici MGM-29 Sergeant, furono spostati nella Caserma “M.O.V.M. Ten. Ugo Passalacqua” a Verona.
Il 20 ottobre 1963, sotto il comando del tenente colonnello Ronald L. Little, il 2nd Field Artillery Battalion del 30th Field Artillery Group, armato con missili nucleari tattici MGM-29 Sergeant, fu attivato nella Caserma “Carlo Ederle” a Vicenza, esso era così strutturato:

  • Headquarters Battery;
  • A Battery;
  • B Battery.

Nel 1964 alla S.E.TA.F., che aveva lo scopo di «provvedere alla consulenza ed assistenza dell'artiglieria italiana da campo e delle unità di difesa aerea», fu assegnato il 559th U.S.A.A.G. – United States Army Artillery Group, dal quale dipendevano:

Nel 1965 la sede della S.E.TA.F. fu definitivamente spostata nella caserma “Carlo Ederle”.

Nel 1970 altri mutamenti si ebbero:

  • taglio delle truppe statunitensi in Italia di un ulteriore 50%, per arrivare ad una quota di circa 2.500 militari;
  • taglio del personale civile statunitense in Italia del 70%, questo per una scelta unilaterale di riduzione dei costi;
  • restituzione alla sovranità italiana del porto di Livorno già sotto il controllo dell'8th Area Support Group.

Nel 1972 i compiti del Comando S.E.TA.F. e l'area geografica di responsabilità aumentarono, quando il Comando assunse sotto la propria responsabilità anche i Comandi di artiglieria di stanza in Grecia (558th U.S.A.A.G.) ed in Turchia (528th U.S.A.A.G.), attivi dai primi anni sessanta.
Nel 1973, con l'assegnazione del 1st A.B.C.T. - Airborne Battalion Combat Team del 509th P.I.R. - Parachute Infantry Regiment, la S.E.TA.F. ebbe il duplice compito di impiegare tale reparto anche come componente della Allied Command Europe Mobile Force (Land) della NATO; il 1st A.B.C.T. fu disattivato a metà degli anni ottanta e sostituito dal 1st A.B.C.T. - Airborne Battalion Combat Team del 325th P.I.R. - Parachute Infantry Regiment della 82nd Airborne Division e così costituito:

  • Headquarters Company;
  • Combat-Support Company;
  • Artillery Battery, armata con obici da 105mm;

esso fu inquadrato nelle N.A.T.O. Allied Forces Mobile (Land), e fu un Reparto fondamentale nello scacchiere nord orientale italiano, durante la Guerra Fredda, per la sua immediata dispiegabilità su territorio come reparto paracadutato.
Il 15 dicembre 1975 il 2nd Field Artillery Battalion del 30th Field Artillery Group fu smobilitato.
La missione primaria della S.E.TA.F. durante gli anni ottanta fu la difesa dei valichi alpini orientali, in previsione di una invasione sovietica, ed il comando/controllo delle scorte di armamento nucleare ancora situato nell'Italia settentrionale.
Fino al 1992, il Comando S.E.TA.F. fu considerato un Comando logistico, pur avendo ai suoi ordini:

  • un battaglione paracadutisti;
  • tre U.S.A.A.G.;
  • e mantenendo sotto la propria responsabilità la base logistica di Camp Darby con l'8th Area Support Group.

Il Comando S.E.TA.F. successivamente fu designato come Comando d'appoggio e ancora dopo come Comando di teatro, e responsabile per il ricevimento e la preparazione per il combattimento ed il movimento delle forze nell'Europa meridionale in caso di conflitto.
Dall'aprile 1996 il 1st A.B.C.T. - Airborne Battalion Combat Team del 508th P.I.R. - Parachute Infantry Regiment è dislocato a Vicenza ed è stato ristrutturato tre volte.

Militari statunitensi presenti in ItaliaModifica

Al 30 settembre 2015 erano dislocati in Italia più di 11.000 militari statunitensi.[3]

Personale militare
Tipologia Totale Army Navy USMC USAF Fonte
Personale militare e dipendenti delle forze armate 11.799 4.315 3.638 19 3.827 [3]
Personale civile
Tipologia Totale assunti direttamente Totale stranieri Civili Stranieri assunti direttamente Stranieri assunti indirettamente Totale dipendenti civili Fonte
Personale civile e dipendenti delle forze armate 5.605 3.230 2.376 3.229 1 65 [3]

Elenco delle installazioni militari statunitensi in ItaliaModifica

Regione città Nome tipologia Forza armata Note
Friuli Venezia-Giulia Aviano Base aerea di Aviano Base aerea USAF Sito ufficiale
Veneto Vicenza Caserma Ederle Base militare US Army Sito ufficiale
Toscana Pisa-Livorno Camp Darby Base militare US Army Sito ufficiale
Lazio Gaeta Gaeta Naval Support Activity Base navale US Navy [4]
Campania Napoli Naval Support Activity Naples Comando logistico US Navy (VI flotta) Sito ufficiale
Campania Gricignano di Aversa Carney Park Centro ricreativo militare US Navy Sito ufficiale
Puglia San Vito dei Normanni Base aeronautica di San Vito Base aerea USAF disattivata nel 1994
Sicilia Niscemi Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) Niscemi Base radio US Navy
Sicilia Sigonella Base aerea di Sigonella Base aerea US Navy Sito ufficiale

Fonte: (EN) Department of Defense, Base Structure Report (BSR) - Fiscal Year 2015 Baseline (PDF), su acq.osd.mil. URL consultato il 4 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2016).

DislocazioneModifica

I comandantiModifica

U.S.A.S.E.TA.F. – United States Army Southern European Task Force

  • Maggior generale John P. Daley, Comandante generale SETAF (anni 1960)
    • colonnello Robert E. Holman, Comandante dell'8º Comando Logistico della SETAF
    • colonnello Robert E. Coffin, Comandante del 1º Comando Missili della SETAF
    • Tenente colonnello Joseph L. Gude, Comandante delle Truppe Speciali della SETAF

NoteModifica

  1. ^ Tutte le basi militari USA e Nato in Italia, su Virgilio - Si Viaggia, italiaonline.it. URL consultato il 4 agosto 2016.
  2. ^ Vincenzo Leone, Il Pentagono e le basi militari Usa in Italia, in PEM Magazine (Treccani), 14 ottobre 2013.
  3. ^ a b c Total Military Personnel and Dependent End Strength By Service, Regional Area, and Country, Defense Manpower Data Center, 30 settembre 2015.
  4. ^ Gaeta (N01G), su cnic.navy.mil.
  5. ^ Due Carrare, Quando comandavo la base di Zelo, Il Mattino di Padova, p. 13. URL consultato il 16 aprile 2014.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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