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Zelo (Giacciano con Baruchella)

frazione del comune italiano di Giacciano con Baruchella
Zelo
frazione
Zelo – Veduta
Zelo, il campanile della chiesa parrocchiale di Sant'Andrea apostolo e, sullo sfondo, il ponte sul fiume Tartaro.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Rovigo-Stemma.png Rovigo
ComuneGiacciano con Baruchella-Stemma.png Giacciano con Baruchella
Territorio
Coordinate45°03′N 11°25′E / 45.05°N 11.416667°E45.05; 11.416667 (Zelo)Coordinate: 45°03′N 11°25′E / 45.05°N 11.416667°E45.05; 11.416667 (Zelo)
Altitudine13 m s.l.m.
Abitanti356[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale45020
Prefisso0425
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Zelo
Zelo

Zelo è una frazione del comune di Giacciano con Baruchella. Si trova 4,71 km a sud rispetto alla casa comunale.

Geografia fisicaModifica

Il territorio della frazione è estremamente pianeggiante e si sviluppa a cavallo del Tartaro-Canalbianco tra il comune di Castagnaro, le frazioni di Baruchella e Giacciano a nord, il comune di Trecenta a est, il comune di Ceneselli a sud-ovest. Anche l'abitato di Zelo si sviluppa a cavallo del fiume e le due parti del centro sono collegate dallo storico ponte costruito nel periodo asburgico.

StoriaModifica

Il fondo di Zelo, Gelo o Zelle è già nominato in documenti del X secolo come possedimento del monastero di Sant'Andrea in Ravenna. Un primo nucleo abitato è nominato per la prima volta nel 1017 come "San Martino di Zelo"; aggregato a Trecenta, si trova sotto l'abbazia della Vangadizza ed è nominato fino al 1228. In seguito, questo nucleo originario fu distrutto da una delle tante disastrose alluvioni che hanno colpito la zona; per diversi secoli si parla della "Valle di Zelo".[2]

Il nucleo originale dell'odierno abitato di Zelo si è sviluppato quando il territorio faceva parte della Transpadana Ferrarese all'interno dello Stato Pontificio.[3] Il 14 aprile 1434 è documentata nuovamente l'esistenza di un abitato, segno che il fondo era riemerso dalla valle.[2]

La prima chiesa viene nominata per la prima volta il 10 settembre 1591; situata sul Tartaro, era un semplice oratorio che, a seguito della rotta della Malopera, si veniva spesso a trovare sommerso dalle acque nei periodi di piena; per questo motivo nel 1596 l'oratorio fu demolito e la nuova chiesa, elevata a parrocchia, fu costruita in un luogo più elevato. Una nuova chiesa fu costruita nel 1698 che venne ampliata a più riprese durante il XVIII secolo e ricostruita in stile rinascimentale con influenze barocche. Il campanile, alto 33,15 m, è del 1724.[2]

Durante il periodo napoleonico Zelo entrò a far parte del dipartimento del Basso Po: nei confini della Repubblica Cisalpina dal 1797, della Repubblica Italiana dal 1802 e del Regno d'Italia dal 1805. In seguito al Congresso di Vienna del 1815 la Transpadana Ferrarese passò nel Regno Lombardo-Veneto, compresa la zona di Zelo che entrò a far parte della provincia di Rovigo.

Il 1º gennaio del 1859 Zelo si unì con Giacciano e Baruchella (quest'ultima aveva fatto parte del Polesine di Rovigo, territorio della Repubblica di Venezia) in un unico comune.[3] Nel periodo asburgico fu costruito anche il ponte sul Tartaro.

Dal 1866, in seguito alla conquista del Veneto al termine della terza guerra di indipendenza, Zelo è passata sotto l'amministrazione italiana.

A causa della presenza del ponte sul Tartaro, Zelo venne bombardata dagli alleati il 21 marzo 1945 durante la seconda guerra mondiale; il bombardamento provocò 10 morti e la distruzione completa della chiesa rinascimentale-barocca; si salvò solo il campanile. Una nuova chiesa fu costruita tra il 1963 e il 1967 su progetto di Orlando Veronese.[2]

Nel 2001 fu necessario innalzare il ponte sul Tartaro per rendere completamente navigabile l'idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco.[4]

Base missilistica NATOModifica

A partire dagli anni 1960 il centro ha avuto un impulso alla crescita a seguito della presenza della vicina base logistica, area lancio e area controllo statunitense, (comunemente conosciuta come "base missilistica di Zelo") (codice: 3/47th USAAD) dove aveva sede il 79º Gruppo IT (Intercettori Teleguidati). L'area in cui ricadeva la base è in realtà nel territorio del vicino comune di Ceneselli; la successiva disattivazione della base nel 1998 ha interrotto la crescita e provocato una recessione economica.

Nel tentativo di superare questa recessione, che ha colpito non solo Zelo ma anche i territori limitrofi, alcune associazioni e alcuni politici polesani avevano suggerito di riattivare l'ex base missilistica, per esempio come alternativa al controverso ampliamento della caserma Ederle di Vicenza.[5]. Dopo anni di totale abbandono, nel 2011 si è dapprima ipotizzato di realizzare un centro espositivo artistico-culturale[6], sostituendolo poi con un Centro di identificazione ed espulsione (CIE) per stranieri[7]; infine nel 2013 sono iniziati i lavori per realizzare una centrale fotovoltaica da 12 megawatt[8].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Chiesa San Andrea Apostolo
  • Oratorio Beata Vergine Immacolata

NoteModifica

  1. ^ Dati ISTAT.
  2. ^ a b c d Gabrielli, pp. 472-475.
  3. ^ a b Tramarin.
  4. ^ [senza firma], Regione continua ad investire nella navigazione interna, in Veneto Globale, anno VIII - numero 1, gennaio 2005. URL consultato l'8 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2008).
  5. ^ [senza firma], Progetto Polesine suggerisce Zelo per ospitare la nuova base Usa [collegamento interrotto], in Il Resto del Carlino - Rovigo, 4 maggio 2008. URL consultato l'8 luglio 2009.
  6. ^ La ex Base missilistica di Zelo diventa un polo artistico-espositivo, su sermidiana.com.
  7. ^ Scelto il Centro clandestini È un'ex base militare a Zelo, su Corriere del Veneto.
  8. ^ Ceneselli - Centrale fotovoltaica nell'ex base Nato di Zelo, su sermidiana.com.

BibliografiaModifica

  • Maurizio Tramarin, Giacciano con Baruchella: tre paesi, un comune, Giacciano con Baruchella, Cassa rurale ed artigiana, 1992.
  • Alberino Gabrielli, Comunità e chiese nella diocesi di Adria-Rovigo, Roma, Ciscra, 1993.

Voci correlateModifica

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