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Riccardo Ravagnan

politico, avvocato e partigiano italiano
Riccardo Ravagnan
Riccardo Ravagnan 1948.jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature I, II
Gruppo
parlamentare
Comunista
Incarichi parlamentari
  • Commissione speciale ddl opere pubbliche (1950-1951)
  • 2ª Commissione permanente - Giustizia e autorizzazioni a procedere (1948-1953)
  • Commissione speciale per gli alluvionati (1951-1953)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature AC, III
Gruppo
parlamentare
Comunista
Incarichi parlamentari
  • X Commissione trasporti - poste e telecomunicazioni - marina mercantile (1958-1963)
  • Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 11 (1958-1963)

Dati generali
Partito politico PCI
Titolo di studio Laurea in Legge
Professione Avvocato

Riccardo Ravagnan (Chioggia, 9 dicembre 1894Venezia, 9 agosto 1970) è stato un politico, avvocato e partigiano italiano.

BiografiaModifica

Proveniente da una famiglia estremamente povera, riuscì tuttavia a frequentare l'università, laureandosi in Legge. Aderì al Partito Socialista Italiano, e alle elezioni del 1920 (durante il "Biennio rosso") si candidò e venne eletto sindaco di Chioggia, dove porta avanti un programma di abbassamento dei prezzi e blocco degli affitti, revisione della tassazione, lotta ad analfabetismo e speculazione edilizia, assistenza sanitaria gratuita per le famiglie povere[1]. L'anno successivo decise di aderire al PCI, rassegnando pertanto le dimissioni dalla carica di primo cittadino[2][3].

Con l'avvento del fascismo e dopo la Marcia su Roma si trasferì a Trieste, dove diresse il giornale Il Lavoratore, nonostante la costante minaccia della polizia e dei fascisti. Fu comunque costretto a spostarsi a Milano, dirigendo per un breve periodo l'Unità[2][3].

Ravagnan fu arrestato nell'agosto 1926 e fu condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1926-1943) a 8 anni e 6 mesi di reclusione[2][3]. Scontò 6 anni e nel 1932 fu liberato grazie all'amnistia. Decise quindi di tornare a Trieste, dove riuscì a mantenersi grazie alle lezioni private; contemporaneamente tenne attivi i contatti con il PCI[2].

Scelse poi di trasferirsi in Francia, prendendo attivamente parte alla resistenza durante la prima metà degli anni quaranta: fu infatti tra i coordinatori dei Francs-tireurs et partisans nel parigino. In quegli stessi anni diresse prima il giornale parigino La voce degli italiani e poi, dopo la liberazione di Parigi, Italia Libera[3].

Dopo la Liberazione italiana fu eletto all'Assemblea Costituente; fu poi in Senato nella prima e nella seconda Legislatura, e alla Camera nella terza Legislatura.

NoteModifica

  1. ^ Rossana Conte, Non era un uomo qualunque. Giulio Conte 1899-1954, Edizioni Essezeta/Arterigere, p. 27, ISBN 978-88-89666-19-7.
  2. ^ a b c d Giuseppe Schiavon, Autobiografia di un sindaco: i "Quaderni" ritrovati del primo sindaco di Padova libera, a cura di Tiziano Merlin, Il Poligrafo, 1995, p. 189, ISBN 88-7115-048-1, ,.
  3. ^ a b c d Riccardo Ravagnan, ANPI. URL consultato il 7 giugno 2013.

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