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Ricciotti Garibaldi jr

antifascista e militare italiano
(Reindirizzamento da Ricciotti Junior Garibaldi)

BiografiaModifica

Figlio omonimo di Ricciotti Garibaldi, a sua volta figlio di Giuseppe Garibaldi, nasce a Roma il 24 novembre 1881. È il quarto figlio di Ricciotti e Constance Hopcraft, il primo nato in Italia. Frequenta la scuola industriale di Fermo diplomandosi nel 1898. L'anno successivo si impiega nel settore dell'edilizia e nelle ferrovie, sia in Egitto che in Tripolitania.

Nel 1912 raggiunge i fratelli che combattono nella seconda guerra balcanica. Ricciotti si impegna una intensa campagna per l'intervento italiano nella Prima guerra mondiale, raccogliendo volontari e fondi. Nel 1914 raggiunge i fratelli in Francia per combattere nella Legione Garibaldina nella campagna delle Argonne.

Con l'ingresso italiano nel conflitto, si arruola come volontario al 51º Reggimento di fanteria. Nel 1917 raggiunge il grado di maggiore. Al termine della guerra sul fronte italiano si arruola per combattere anche sul fronte franco-belga. Alla fine del conflitto prova a dar vita ad un'attività commerciale in Francia, in seguito negli Stati Uniti, e poi nuovamente in Francia.

Il fuoriuscitismoModifica

Con i fratelli Peppino e Sante cercò di organizzare un'opposizione all'ascesa di Mussolini e del fascismo con il movimento Italia Libera. Trasferitisi in Francia nel 1925 i tre fratelli si dedicarono alla costituzione di una Legione di reduci garibaldina, tentando di organizzare l'immigrazione italiana e vagheggiando un'incursione armata in Italia che avrebbe dovuto sollevare la popolazione contro il fascismo[1] con fondi della Massoneria Italiana. I propositi dei due fratelli si espandevano anche alla Spagna del dittatore Miguel Primo de Rivera e a tal fine entrarono in contatto con il generale Francesc Macià[1]. Negli stessi anni a Parigi entrò in contatto con l'ambiente antifascista, divenendo amico di Tito Zaniboni ex deputato socialista[2]

In questo periodo, insieme al fratello Peppino, entrò in contatto con il vice questore Francesco La Polla il quale li reclutò come agenti del governo italiano[3]. Fu organizzato un piano che prevedeva un falso attentato contro Mussolini e l'organizzazione di un'azione militare contro la Spagna assecondando l'ignaro Macià[1]. L'obiettivo era di costringere il governo francese a prendere posizione contro i fuoriusciti italiani gettando su questi ultimi discredito e provocare attriti tra la Spagna e la Francia[1]. La polizia francese svolse le sue indagini evitando le pressioni che pur arrivavano da parte di alcuni politici ed individuò Ricciotti come agente provocatore così il 4 novembre 1926 arrestò Macià e il 5 anche Ricciotti jr a Nizza[4][5]. Come riassunse lo storico e antifascista Aldo Garosci "da un lato il Garibaldi aveva promesso il suo contributo e quello delle "legioni" al Macià, dall'altro la polizia francese aveva acquisito le prove che si trovava alle prese con un avventuriero al soldo del governo fascista"[6] Dopo l'arresto Ricciotti rivelò tutta l'operazione segreta confessando di essere un agente al servizio del governo italiano[5] e di ricevere le istruzioni direttamente dall'ambasciatore italiano a Parigi Romano Avezzana al caffè Fouquet[5]. Mentre in tempi precedenti aveva ottenuto la somma elevatissima di 645.000 lire per finanziare la sua Legione garibaldina dalle mani del vice questore La Polla[7].

In seguito alla scoperta del suo doppiogiochismo quale agente provocatore fascista, la Loggia Italia n. 450, della Gran Loggia di Francia, della quale era membro, lo sospese dai suoi diritti e il Consiglio dell'Ordine dell'Obbedienza lo mise in stato d'accusa[8].

Espulso dalla Francia si rifugiò a Cuba, ma dopo pochi mesi ritornò in Italia, a Riofreddo, dove era podestà il fratello Ezio Garibaldi dove come analizza Gaetano Salvemini "nonostante le sue rivoluzionarie attività antifasciste e le sue famose Avanguardie fu accolto senza disturbi"[9]. Dieci anni più tardi, sempre secondo Salvemini fondò a Milano le ""Edizioni garibaldine" i cui agenti si facevano passare come rappresentanti di una "Federazione nazionale volontari garibaldini""[9]. Il presidente della Federazione era il fratello Ezio che il 26 novembre 1936 sulle colonne del Popolo d'Italia diffidò il pubblico a prendere parte a quella "mistificazione"[5].

Dopo l'8 settembre tenta con scarsi risultati di incontrare il Maresciallo Pietro Badoglio a Salerno[senza fonte]. Svolge attività partigiana entrando in contatto con l’alto Comando Americano che gli affida l'incarico di informatore lungo la linea Gustav[senza fonte].

Nel dopo guerra, con il fratello Sante, prova a rianimare l'associazionismo garibaldino. Trascorre i suoi ultimi anni a Roma, in modestissime condizioni e assistito dalle sorelle: muore il 14 settembre 1951. Ricciotti Jr Garibaldi è sepolto nella tomba di famiglia al Cimitero del Verano[10].

OnorificenzeModifica

  Cavaliere della Legion d'onore
— 20 febbraio 1919
  Medaglia di bronzo al valore militare
«Comandante di un battaglione in linea, spiegando singolare fermezza e valore personale, mantenne saldamente, con i reparti dipendenti, le posizioni difese, sottoposte a violento tiro avversario d'artiglieria, anche con proietti di gas venefici, concorrendo validamente a respingere un attacco nemico. Dopo essersi allontanato, offeso dai gas, avuto notizia che una sua compagnia trovavasi fortemente impegnata in combattimento, il giorno successivo fece ritorno al suo posto di comando, e con opportune disposizioni ottenne l'ordinato graduale ripiegamento del battaglione su retrostante linea, come era richiesto dalla situazione determinata dalla preponderante pressione nemica.»
— Bois de Coutron (Francia)15-17 luglio 1918

  26 agosto 1916 promozione per merito di guerra

  Croce al merito di guerra
— 27 agosto 1918

NoteModifica

  1. ^ a b c d Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 33.
  2. ^ Storia e Futuro antifascismo francia - articoli Rivista di Storia e Storiografia On line Archiviato il 25 marzo 2014 in Internet Archive.
  3. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 33: "Il La Polla convinse Ricciotti Garibaldi (e questi, a sua volta, i fratelli Peppino e Sante) a diventare - a pagamento- agente segreto del fascismo".
  4. ^ "Nell'estate dello stesso anno anche Meschi e Abate ebbero la conferma di quel che molti militanti antifascisti avevano sospettato: Ricciotti Garibaldi era a tutti gli effetti un agente al servizio di Mussolini. Nel novembre del 1926 il nipote dell'eroe dei due mondo venne arrestato dalla polizia francese proprio con l'accusa di spionaggio" Archiviato il 25 marzo 2014 in Internet Archive.
  5. ^ a b c d Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 34.
  6. ^ Aldo Garosci citato in Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 34.
  7. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 44:"Né deve indurre in errore di valutazione l'enorme somma (645.000 lire) versata dall'agente La Polla a Ricciotti Garibaldi: non si trattava di un compenso ad personam, ma di un versamento con il quale il Garibaldi doveva provvedere all'organizzazione delle sue "legioni garibaldine"".
  8. ^ Nicoletta Casano, Libres et persécutés. Francs-maçons et laïques italiens en exil pendant le fascisme, Paris, Garnier, 2015, pag. 205-206.
  9. ^ a b Gaetano Salvemini citato in Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 34.
  10. ^ (EN) Ricciotti Garibaldi jr, in Find a Grave.  

BibliografiaModifica