Augusta Bagiennorum

sito archeologico nel comune italiano di Bene Vagienna (CN)

Augusta Bagiennorum è una città romana, fondata negli ultimi decenni del I secolo a.C., nella piana della Roncaglia, nelle vicinanze dell'attuale Bene Vagienna (CN). Il suo nome è ricordato da Plinio il Vecchio tra i nobilia oppida della Regio IX - Liguria[1]. Il toponimo ricorda il nome del popolo Bagienni (uno degli antichi popoli Liguri) stanziato nel territorio compreso tra il medio corso del Tanaro e lo Stura di Demonte, oggi compreso nell'attuale provincia di Cuneo. I resti archeologici della città antica oggi visibili (l'area forense, il teatro, l'anfiteatro) sono compresi all'interno dell'Area archeologica di Augusta Bagiennorum, gestita dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo. Nel 2016 l'Area archeologica ha fatto registrare 11 560 visitatori.[2]

Augusta Bagiennorum
Resti del teatro romano
CiviltàRomana, Ligure
Utilizzocittà
EpocaI secolo a.C./VII secolo d.C.
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
ComuneBene Vagienna
Dimensioni
Superficie210 000 
Scavi
Date scavi1896-1925; 1959-1962; 2003; 2018
ArcheologoGiuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta
Amministrazione
EnteSoprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo (MIBACT)
Visitabile
Mappa di localizzazione
Map
Riserva speciale di Benevagienna
Tipo di areaRiserva Naturale
Codice EUAPEUAP0363
StatiBandiera dell'Italia Italia
Regioni  Piemonte
Province  Cuneo
Superficie a terra243,00 ha
Provvedimenti istitutiviL.R. 32, 23.06.93
GestoreEnte di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime
Mappa di localizzazione
Map

Geografia modifica

La città antica era situata a circa 2 km da quella odierna e sorgeva nell'odierna frazione di Roncaglia, una zona pianeggiante delimitata a sud-est dalla valle del torrente Mondalavia, affluente del Tanaro, e a nord-ovest dalle colline che delimitano più oltre la valle della Stura di Demonte.

L'area archeologica della città è sottoposta a tutela fin dal 1933[senza fonte]. Nel 1993 vi è stata inoltre creata una riserva speciale di 243 ha[3][4], attualmente gestita dall'Ente di gestione del Parco naturale del Marguareis[5].

Storia modifica

I Bagienni[6] avevano come capitale la zona della città che, ai tempi dei Romani, fu chiamata Julia Augusta Bagiennorum (ora Bene Vagienna). Cacciati dalle popolazioni celtiche, e in particolar modo dai Boi, che distrussero il centro ligure, si spinsero nella Val Trebbia in Emilia-Romagna nella zona di Bobbio dove fondarono un loro centro[senza fonte]. Furono conquistati dai Romani verso la metà del II secolo a.C. e poi inglobati nell'impero romano.

In epoca romana quindi, si ebbe la rinascita del centro che fu caposaldo dell'urbanizzazione e dello sfruttamento agricolo del territorio insieme ai centri di Pollentia (Pollenzo) e di Alba Pompeia (Alba), collocati ai vertici di un triangolo e lungo i tracciati viari più importanti. La fondazione romana, non sorta su un precedente insediamento, risale probabilmente all'epoca di Augusto, alla fine del I secolo a.C., insieme a quella di Augusta Taurinorum (Torino) e di Augusta Praetoria (Aosta).

Nell'anno 2000 il Comune di Bene Vagienna festeggiò il bimillenario dell'antica colonia romana di Augusta Bagiennorum, poiché la fondazione ufficiale fu fissata, per convenzione, proprio all'inizio del I secolo d.C.

Descrizione modifica

I limiti della città erano segnati da torri situate agli angoli e alle porte di ingresso, mentre la cinta muraria doveva essere costituita da un semplice fossato (vallum) su tre lati, essendo il quarto, a sud-est, già difeso dal ripido pendio verso il torrente Mondalavia. Della città romana è noto a grandi linee l'impianto urbano (il sentiero che oggi percorre l'area sembra seguire il tracciato dell'antico decumano massimo) e resti di terme e abitazioni, oltre ad una parte del Foro cittadino[7]. Il Foro aveva portici con botteghe dalle pareti intonacate sui due lati lunghi; su uno dei lati corti sorgeva una basilica civile a tre navate, mentre su quello opposto si apriva un secondo spazio porticato sui tre lati, dominato da un tempio su alto podio e ha permesso di riconoscere più fasi costruttive tra il I e il IV secolo. Davanti al tempio è stato rinvenuto un altare, ancora in ciottoli e malta, e resti di sepolture a inumazione di epoca altomedioevale, successive all'abbandono.

A sud-est del Foro sono presenti un teatro con annesso quadriportico, al cui centro sono i resti di un basamento templare: sul podio fu edificata una piccola basilica paleocristiana con tre absidi (V-VI secolo), in seguito rimaneggiata (VII-VIII secolo).

Fuori dalla città si trovava un anfiteatro, non ancora scavato: una parziale indagine ha permesso di riconoscere il muro perimetrale esterno, muri radiali, avancorpi ad U con tracce di scale che dovevano salire ai piani superiori, e un corridoio voltato che portava direttamente all'arena. La tecnica di costruzione in opus incertum con ricorsi in laterizi suggerisce una datazione entro la prima metà del I secolo d.C.

Oltre l'attuale strada comunale per Roncaglia si conservano resti di una possibile struttura produttiva, costituita da più ambienti affacciati su una corte centrale, pavimentati in cocciopesto e canalette e scarichi di fornace (I-II secolo d.C.). Emergono dal terreno anche le strutture dell'antico acquedotto, a cui si addossa una chiesetta campestre, e di un monumento funerario quadrangolare.

Note modifica

  1. ^ La città è citata da Plinio il Vecchio (Naturalis historia, III, 47 e 49)
  2. ^ Dati visitatori 2016 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 17 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2017).
  3. ^ Legge regionale n.32 del 1993.
  4. ^ Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette - 5º Aggiornamento 2003 Archiviato il 4 giugno 2015 in Wikiwix..
  5. ^ Legge regionale 29 giugno 2009, n. 19.
  6. ^ Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi 1983 - Bruna Boccaccia Bobbio Città d'Europa - Ed. Pontegobbo 2000 ISBN 88-86754-33-7 pag.8-9.
  7. ^ Il Foro e le torri ai limiti della città furono individuate dai benesi Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta, che tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo rimisero in luce numerose strutture affittando i terreni dai proprietari e poi le reinterrarono. cfr Piemonte (non compresa Torino), Touring Editore, 1976; books.google.it/books (consultato nel gennaio 2015)

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