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Salario

remunerazione di un lavoratore dipendente
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Salario (disambigua).

Il termine salario, che si rifà all'antica Roma, dove i soldati delle legioni venivano pagati in sale, non è sinonimo di stipendio in quanto è calcolato in base alle ore lavorabili ad esclusione dei giorni di riposo.

La distinzione tra salario e stipendio deriva dall'antica separazione tra lavoro manuale e intellettuale: infatti, il salario è proprio dei lavoratori pagati su base oraria, ad esempio gli operai e/o quando previsto da alcuni CCNL. Nel tempo la distinzione tra salario e stipendio si sta riducendo in quanto le retribuzioni, di fatto, sono per lo più sotto forma di stipendio[1].

La voce del conto economico relativa ai costi del personale è denominata "salari e stipendi"[2].

Indice

Salario realeModifica

In macroeconomia, si definisce salario reale, o potere di acquisto (dei salari), il rapporto  , nel quale   (dall'inglese "wage", salario) indica la remunerazione del fattore lavoro (nell'arco di una specifica durata di tempo: oraria, mensile, ecc.) e   è un indice dei prezzi, detto deflatore, che depura una grandezza economica dagli effetti dell'inflazione.

L'indicatore dei prezzi si calcola come media pesata di un paniere di beni e servizi: per la coerenza della misura è fondamentale che il paniere preso in considerazione sia costante nel tempo, che sia rappresentativo dei consumi della famiglia italiana media (due lavoratori con due figli a carico), e che i prezzi su cui si effettua il calcolo siano misurati nello stesso periodo di riferimento. I prezzi vengono pesati sulla quantità, moltiplicandoli per un coefficiente che è la quantità venduta di ognuno in percentuale al totale.

I salari sono la somma della produttività del lavoro, i prezzi, e la quota di lavoro della produzione: quanto si può realizzare in un certo business con ogni ora lavorata dai dipendenti, quanto si può ricavare dalla produzione in questo stesso business, e quanto di quel ricavo deve/può essere trasferito ai dipendenti.
Se i salari dei lavoratori aumentano più velocemente della loro produttività e dell'inflazione, le aziende che devono pagare salari più alti si trovano a dover scegliere tra due opzioni: possono trasferire i costi aggiuntivi sul cliente, facendo quindi aumentare i prezzi (globali) e favorendo l'aumento dell'inflazione, oppure possono assorbire i costi aggiuntivi riducendo il loro margine di profitto.

Salario di riservaModifica

Livello salariale minimo al di sotto del quale l’individuo non accetta di lavorare. Misura quindi la ricompensa richiesta per entrare nel mercato del lavoro. In un contesto statico, il modello di riferimento è quello dell’offerta di lavoro in cui gli individui scelgono la quantità di lavoro da offrire sul mercato massimizzando la loro utilità, che dipende dal consumo e dal tempo libero, sotto un vincolo di bilancio. Se il salario di mercato è pari al salario di riserva dell’individuo, quest’ultimo è indifferente tra non partecipazione e lavoro per il mercato. Il salario di riserva è dato dunque dal rapporto tra l’utilità marginale del tempo libero e l’utilità marginale del reddito e indica quanto l’individuo richiede dal mercato per convincersi a lavorare la prima ora. La decisione di lavorare è in altri termini basata sul confronto tra il salario di riserva e quello di mercato[3].

Teoria neoclassicaModifica

Secondo gli economisti di orientamento classico, il salario è la retribuzione del fattore della produzione lavoro e la sua entità dipende dal costo-opportunità per il lavoratore della rinuncia ad altre occupazioni (incluso l'ozio) durante il periodo impiegato per svolgere la propria mansione. Secondo questa teoria, la determinazione del salario secondo la legge della domanda e dell'offerta permette anche a questo fattore della produzione di assestare il suo prezzo al valore ottimale. Da questo punto di vista, le lotte sindacali sono una forma di collusione che influenza la determinazione dei prezzi allontanandoli dall'optimum. Adam Smith nella "Ricchezza delle nazioni" criticò ripetutamente le corporazioni e gli ordini professionali come un ostacolo all'efficienza del libero mercato e all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Teoria marxistaModifica

In contrasto con la precedente visione, secondo gli economisti di orientamento marxista, il salario è il prezzo della forza lavoro che, in ultima istanza, deriva dal valore-lavoro[4].

La forza lavoro nel capitalismo costituisce una merce e in quanto tale scambiata sul mercato secondo il suo valore come tutte le altre merci[5]: il tempo di lavoro socialmente necessario per la sua produzione, cioè il valore dei mezzi di sussistenza ritenuti, in un dato momento, necessari per la riproduzione della forza-lavoro stessa.

NoteModifica

  1. ^ http://www.simone.it/newdiz/?action=view&id=2740&dizionario=6
  2. ^ In un contesto specialistico di economia e diritto del lavoro stipendio e salario non sono sinonimi.
  3. ^ (IT) riserva, salario di in "Dizionario di Economia e Finanza", su www.treccani.it. URL consultato il 26 giugno 2018.
  4. ^ K. Marx, Il Capitale, Libro I, Editori Riuniti, 1964
  5. ^ In realtà nel capitalismo le merci si scambiano ai prezzi di produzione, che è differente dal valore anche se a sua volta determinato da esso. L'ipotesi di scambio delle merci ai valori nel capitalismo è il modello analitico contenuto nel Libro I.

Voci correlateModifica

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