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San Cristoforo
frazione
San Cristoforo – Stemma
San Cristoforo – Veduta
Panorama del paese
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.png Salerno
ComuneIspani-Stemma.png Ispani
Territorio
Coordinate
Altitudine350 m s.l.m.
Abitanti
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiSan Cristoforesi
PatronoSan Cristoforo, San Donato[Quale dei tanti?]
Giorno festivo25 luglio, 7 agosto
Cartografia
San Cristoforo – Mappa
La nuova piazza di San Cristoforo. Sullo sfondo il campanile della Chiesa Madre.

San Cristoforo è una frazione del Comune di Ispani in Provincia di Salerno.

Indice

EtimologiaModifica

Il toponimo si riferisce al leggendario San Cristoforo, che, secondo il mito, avrebbe portato Cristo sulle spalle, facendo da traghettatore presso le sponde di un fiume della Licia, antica regione dell'Asia Minore. È possibile però che il culto del Santo sia giunto nel piccolo borgo, unitamente a quelli di altri Santi della Chiesa ortodossa, come Santa Marina, San Calogero, Santa Maria Vergine di Bitinia e lo stesso culto della Odetricia nell'VIII secolo, quando, durante la denominazione dei Greci, sotto gli imperatori Leone III l'Isaurico e Costantino Copronimo, alcune famiglie, scampate alla persecuzione iconoclastica, si rifugiarono nell'Italia meridionale. Qui fondavano, generalmente, in luoghi sicuri ed appartati, dei nuovi centri, ovvero si univano agli abitanti di quelli già esistenti. È possibile, allora, che alcuni di questi giunsero nel Golfo in quell'epoca ed elessero quale loro domicilio sia l'odierna San Cristoforo che Santa Marina, unendosi ai pochi abitanti che vi si trovavano e che erano fuggiti alla distruzione di Policastro, operata dai Longobardi tra la fine del VII secolo e la prima metà dell'VIII. Si tratta, comunque, di supposizioni che avanzano gli storici contemporanei che non sono suffragate da documentazione storica[1], in quanto il governo greco ha lasciato poche tracce, perché disprezzato dalle popolazioni indigene.[2]

Geografia fisicaModifica

Situata a circa 350 m slm San Cristoforo rappresenta la frazione più elevata del Comune di Ispani. Posta in posizione collinare, a picco sul mare, è caratterizzata dalla presenza di maestosi uliveti di cultivar Pisciottane e da numerosi nuclei di sughere, cosa che rende il territorio unico a livello regionale. Sviluppatasi lungo uno spartiacque, la frazione, è caratterizzata dalla presenza a nord-ovest del V.ne dell'Amise in prossimità della località Leia, e a sud dal T.te Marano o S. Nicola in località Santa Sofia, entrambi convergenti nel V.ne Serriere.

StoriaModifica

Come molti borghi dell'entroterra cilentano, San Cristoforo nasce come luogo di riparo degli abitanti dei centri costieri dalle scorrerie saracene[3]. Analogamente ad Ispani, non avendo diritto di Comune o Borgo e non potendo costruire perciò fortificazioni, le abitazioni furono edificate in modo tale da ostacolare il più possibile eventuali incursioni, creando in tal modo un'urbanistica caratterizzata da stretti passaggi, strade piene di curve, in salita, con scalinate dagli ampi gradoni, case con mura compatte molto ravvicinate in modo da lasciare lo spazio solo per il transito di un carro, ed edificate almeno con il primo piano unite tra loro, senza lasciare vuoti e senza aperture verso l'esterno[2].

Il borgo venne costruito nella seconda metà del XV secolo, dopo le tre terribili incursioni corsare, che portarono alla distruzione di Policastro ed allo spopolamento dei paesi rivieraschi, da Scario all'odierna Capitello. Il Giustiniani lo riporta come casale della città di Policastro posto su una collina. Dice dei terreni non molto fertili e dei suoi abitanti (500). Il villaggio è menzionato nel censimento del 1648 (fuochi 34: ab. 170) e del 1669 quando risultava ancora dimezzato (fuochi 17: ab. 85) per la peste del 1656. L'Alfano scrive dei suoi 450 abitanti, il Bozza dei suoi 367 abitanti e ubica il villaggio alle falde del monte, presso il mare.[4]

San Cristoforo, come molti paesi del Meridione, nel corso del primo e secondo dopoguerra e fino agli anni sessanta, dovette subire la dolorosa esperienza dell'emigrazione verso le Americhe, prima, e verso i Paesi dell'Europa nord-occidentale e dell'Italia settentrionale, poi[2].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture civiliModifica

Piazza NuovaModifica

 
San Cristoforo - Particolare della nuova piazza con i simboli dei tre "centri"

Posta in prossimità della Chiesa madre, la Piazza Nuova è stata completamente ristrutturata nel 2002, donando al piccolo borgo una vera e proprio agorà[2]. Completamente lastricata con all'interno geometrie di mattoni rossi e con una scalinata che porta ad un piano sopraelevato dove sono presenti delle sedute in pietra, accoglie una piccola area verde con alcuni giochi per bambini. Nella porzione di muro che si affaccia nella sottostante Via Armando Diaz sono presenti, raffigurati su maioliche, i simboli dei principali centri urbani del Comune: la veduta del borgo di Ispani, la rappresentazione di San Cristoforo e l'arco dei Carafa del '600 di Capitello.

Piazza Umberto IModifica

Incastonata nel cuore del borgo, piccola e suggestiva, racchiude tutto il fascino della frazione cilentana. Un tempo centro sociale del paese ospitava diverse botteghe e artigiani.

 
Piazza Umberto I

Monumento ai cadutiModifica

Situato nella nuova piazza al centro dell'abitato, dopo la ristrutturazione negli anni 2000, fu apposta, sopra un basamento di terra e mattoni, una pietra scolpita per commemorare i caduti in guerra del piccolo borgo.

 
Monumento ai caduti - San Cristoforo (Ispani)

Architetture religioseModifica

Chiesa MadreModifica

 
Chiesa Parrocchiale

La Chiesa Parrocchiale è dedicata al Santo della Licia e risale al XVI secolo. È situata nella parte ovest del paese ed è a forma di croce latina, con l'abside molto spazioso (evidentemente ospitava un coro ligneo), la navata centrale ed una laterale, metà della quale, nella parte superiore, è occupata dalla sacrestia. Dopo alcuni anni di chiusura a causa del terremoto del 1980, è stata restaurata e riaperta al culto.[2]

Cappella di Santa SofiaModifica

 
Cappella di Santa Sofia

Posta al di fuori dell'abitato nella porzione sud-est del paese nell'omonima località. Non si sa con esattezza la sua data di costruzione, ma pare che venne edificata verso la fine del '600. Dopo il Concilio di Trento, la Controriforma Cattolica produsse, quale conseguenza, un gran proliferare di Confraternite laicali, ognuna delle quali aspirava a sfuggire al controllo della Parrocchia, edificando delle proprie cappelle, ove riunirsi e attendere alla celebrazioni dei riti, officiati da un sacerdote non appartenente al clero parrocchiale. Sopra l'ingresso, una lapide di marmo ricorda che fu restaurata dal popolo nel 1924.[5] Oggi la cappella è chiusa in quanto inagibile.

Cappella di San DonatoModifica

Al di sopra dell'abitato di San Cristoforo, nell'omonima località, è situata la Cappella di San Donato. Piccolo edificio ristrutturato dai fedeli del luogo, è meta di visite soprattutto nel periodo estivo quando si può godere di una delle più belle viste di tutto il Golfo di Policastro.

PaesaggioModifica

San Cristoforo, situato nel cuore del Golfo di Policastro, regala una delle vedute più belle di tutto il Cilento. Vero e proprio balcone naturale offre una vista che abbraccia, verso nord, tutta la costa della Masseta fino a Punta degli Infreschi e, a sud, fin oltre l'isola di Dino. Nelle giornate nitide si riescono a vedere l'isola di Stromboli e l'Etna[6], dando quindi una panoramica su ben quattro regioni del Meridione: Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il paesaggio della frazione è caratterizzato dalla classica macchia mediterranea. Di grande fascino sono gli imponenti uliveti di cultivar Pisciottane presenti su tutto il territorio comunale insieme a numerosi esemplari di sughere.

 
Veduta dalla Cappella di San Donato. In basso a destra l'abitato di San Cristoforo
 
Veduta dalla Cappella di Santa Sofia - San Cristoforo (Ispani)
 
Veduta dal borgo di San Cristoforo dell'isola di Stromboli fumante
 
Veduta dell'Etna fumante e dello Stromboli dalla località Aia vecchia - San Cristoforo (Ispani)


 
Veduta notturna da San Cristoforo (Ispani)

Festività e sagreModifica

  • 25 luglio festa padronale di San Cristoforo. Dopo la Santa Messa i fedeli portano la statua del Santo in processione per tutto il borgo. Alla fine del percorso il Santo viene omaggiato con uno spettacolo pirotecnico;
  • Prima settimana di agosto, Sagra della Cuccìa. La sagra, nata nei primi anni 80 del XX secolo, è una manifestazione ricca di iniziative, tra cui vari giochi per i bambini. Il culmine della festa si ha con una sfilata di bambine vestite con abiti della tradizione San Cristoforese, alcuni risalenti ai primi del '900, dopo la quale viene servito gratuitamente il piatto tipico.
  • 7 agosto festa di San Donato.

CuriositàModifica

  • San Cristoforo vantava un'associazione musicale denominata "F. Schubert" formata quasi esclusivamente da giovani musicisti del paese. Il fondatore di questa fu il maestro Gaetano Di Mauro. La Banda musicale di San Cristoforo raggiunse alti livelli e fu, per impegno e professionalità, indiscutibilmente una delle migliori di tutto il basso Cilento[2].

GastronomiaModifica

Primi piattiModifica

  • Cuccìa, pietanza tipica della cucina cilentana, base di legumi (grano, mais, ceci, fagioli, lenticchie) cotti separatamente e riuniti nel piatto insieme ad una fetta di pane. L'origine del piatto ha radici molto antiche, taluni ipotizzano che venga tramandata dalla cultura degli antichi Greci. Il piatto inoltre era cucinato e condiviso tra i contadini, come simbolo di buon auspicio per la prosperità e l'abbondanza del raccolto

OlioModifica

  • DOP Cilento[7], olio extravergine d'oliva.

VinoModifica

  • DOC Cilento[8]
  • IGT Campania

NoteModifica

  1. ^ Luigi Tancredi, Il Golfo di Policastro: itinerario tra leggenda e realtà, in La Buona Stampa - Napoli, 1975.
  2. ^ a b c d e f Giuseppe C. Milo, Nel Golfo di Policastro c'è...Capitello - Ispani - S. Cristoforo, in Associazione Pro-Loco Ispani, 2ª edizione.
  3. ^ Angelo Guzzo, Il Golfo di Policastro. Natura - mito - storia, 1997.
  4. ^ Cilento on the Road | SAN CRISTOFORO, su www.cilentontheroad.it. URL consultato il 28 agosto 2018.
  5. ^ Giuseppe C. Milo, Le Confraternite Laicali nella Diocesi di Policastro nel '700, in Tesi di Laurea.
  6. ^ Vista dell'Etna e dello Stromboli dal Golfo di Policastro, su napoli.repubblica.it.
  7. ^ CILENTO (Olio extravergine di Oliva) DOP, su agricoltura.regione.campania.it.
  8. ^ Cilento DOC, su agricoltura.regione.campania.it.

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