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Cripta di San Giovanni in Conca

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Cripta di San Giovanni in Conca
IMG 5215 - Milano - P.zza Missori - S. Giovanni in Conca - Foto Giovanni Dall'Orto - 17-Feb-2007.jpg
Resti dell'abside in piazza Missori
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
ReligioneProtestantesimo
Valdismo
Arcidiocesi Milano
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneV-VI secolo
Demolizione1948-1952

Coordinate: 45°27′40″N 9°11′19.72″E / 45.461112°N 9.18881°E45.461112; 9.18881

La cripta di San Giovanni in Conca è un monumento situato in piazza Missori a Milano. Si tratta dei resti dell'antica basilica di San Giovanni in Conca (nome originario paleocristiano basilica evangeliorum[1]), della quale rimangono oggi solo poche tracce risalenti all'XI secolo, vale a dire parte dell'abside e l'intera cripta, da cui il nome dei moderni resti. Dal 1879 al 1951 (anno della demolizione) fu sede della Chiesa Evangelica Valdese di Milano.

Cenni storiciModifica

 
La basilica paleocristiana di San Giovanni in Conca
prima della demolizione

Al centro di piazza Missori sorge quello che rimane dell'antica basilica paleocristiana di San Giovanni in Conca, illustre testimonianza di storia e arte milanese dal V-VI secolo al XVII secolo.

Dentro le mura romane della città sorgeva una basilica paleocristiana o, secondo alcuni, altomedievale dedicata a San Giovanni Evangelista, detta "in Conca" forse per l'avvallamento del terreno circostante. Misurava 53 x 7 metri con pianta ad aula unica e abside semicircolare, le cui fondazioni sono ancora visibili. Con le stesse proporzioni venne ricostruita nell'XI secolo e di nuovo, dopo le distruzioni dell'imperatore Federico Barbarossa nel 1162, nel XIII secolo.

In questa fase la basilica, affiancata da un campanile di 24 metri e internamente divisa in tre navate, aveva un transetto e un tiburio centrale. Sulla facciata, una nicchia ospitava il busto di San Giovanni Evangelista, rappresentato nel calderone di olio in cui, secondo la tradizione, lo avrebbe fatto immergere l'imperatore Domiziano, senza che il Santo ne soffrisse.

 
I resti attualmente visibili in superficie di San Giovanni in Conca.

Piacque ai Visconti l'eleganza della chiesa a tal punto che, nel XIV secolo, la inglobarono nel recinto della loro signorile dimora, la cosiddetta "Ca' di can", facendone la propria cappella gentilizia. Qui, tra le pareti sontuosamente affrescate, trovarono sepoltura nel 1384 Regina Beatrice della Scala e l'anno dopo il marito, Bernabò Visconti, avvelenato a Trezzo d'Adda dal nipote Gian Galeazzo.

Nel 1531 Francesco II Sforza donò la basilica all'ordine dei carmelitani, che vi costruirono accanto il monastero, alzarono il campanile e fecero decorare l'interno e la facciata in stile barocco. Il campanile, peraltro, fu utilizzato nel XIX secolo come osservatorio astronomico.

Nel 1782 venne soppresso l'ordine carmelitano che occupava la chiesa dal 1531. Nel 1787 al S. Giovanni venne tolta la parrocchialità e la chiesa venne chiusa definitivamente nel 1808.

Nel 1877 il Comune decise di far passare la nuova via Carlo Alberto, oggi via Mazzini, nell'area occupata dalla chiesa. Nel 1879 la Comunità Valdese, autorizzata da una delibera del Consiglio Comunale, acquistava l'antica basilica e la ristrutturava facendola diventare il proprio luogo di culto. Il progetto fu realizzato dall'architetto Angelo Colla che modifico' la facciata in stile neogotico e la applicò obliquamente al corpo della chiesa, che venne drasticamente accorciata. Il nuovo tempio valdese fu inaugurato l'8 maggio 1881, mentre il campanile fu demolito nel 1885.

Nel secondo dopoguerra presunte "esigenze imprescindibili di viabilità" condannarono definitivamente l'edificio, che fu demolito tra il 1948 e il 1952, per realizzare l'asse viario di via Albricci-piazza Missori. Dell'antica basilica furono salvati e restaurati solo una parte dell'abside e della cripta, mentre la facciata fu ricostruita e applicata al nuovo tempio valdese in via Francesco Sforza. A testimonianza di ciò, la corta via a fondo cieco sul fianco destro del tempio prese successivamente il nome di via San Giovanni in Conca.

DescrizioneModifica

Dell'antica basilica rimangono oggi solo la cripta, unico esempio di cripta romanica originale esistente a Milano assieme alla cripta di San Vincenzo in Prato, e l'abside, nella quale si nota la monofora con strombatura, arco a tutto sesto e due capitelli con volute a graffito ed il coronamento esterno degli archetti svuotati: si tratta di elementi tipici del romanico milanese, presenti anche nella Basilica di Sant'Ambrogio e in quella di San Nazaro in Brolo.

 
La cripta romanica

Testimonianze storiche di San Giovanni in ConcaModifica

Le opere conservate nella CriptaModifica

1. Frammento di cornice con mensole e cassettoni di un edificio non identificato, marmo, seconda metà del I-II secolo. La modanatura, appartenente a un architrave a fasce in stile corinzieggiante con rosette e foglie d'acanto, dentelli e astragali, mostra nell'equilibrata struttura compositiva e nel chiaroscuro l'alto impegno decorativo degli edifici della Milano romana.

2. Frammento di sarcofago con figura maschile in nudità eroica, marmo, III-IV secolo. Il rilievo è di provenienza ignota. Il personaggio, forse un guerriero con mantello (clamide) sul corpo nudo, riprende una tipologia raffinata di rilievi a soggetto mitologico, di norma legata all'ambiente di corte e piuttosto rara in ambito milanese.

3. Frammento di sarcofago con figura di togato, marmo, fine III-IV secolo, di provenienza ignota. Il tipo di toga, detto "contabulato" dall'articolata fascia che attraversa il busto, e l'iconografia del personaggio, stante con un rotolo nella mano abbassata, richiamano modelli tipici del periodo, frequenti anche in ambito cisalpino.

4. Frammento di pavimento in opus sectile, marmo bianco e basalto, IV-VI secolo. Il frammento, a esagoni neri e triangoli bianchi, unica testimonianza della pavimentazione della basilica paleocristiana, fu rinvenuto sotto la navata centrale della basilica da Pompeo Castelfranco nel 1881.

5. Capitello di pilastro, calcare, XI-XII secolo. La composizione, con parte superiore ad intreccio e parte inferiore con due fiere affrontate, si colloca nella scuola scultorea romanico-lombarda che trova le sue espressioni più articolate nella basilica di Sant'Ambrogio.

L'opera conservata nel Civico museo archeologico di MilanoModifica

6. Mosaico pavimentale, III secolo. Raro esempio milanese di mosaico policromo figurato, rinvenuto nel 1881 durante gli scavi archeologici condotti da Pompeo Castelfranco sotto la navata centrale della chiesa, è riferibile, come la cisterna tuttora conservata nella cripta, al quartiere residenziale romano che occupava l'area di piazza Missori.

Le opere conservate nel Museo di Arte Antica del Castello SforzescoModifica

7. Parete di tomba affrescata, V-VI secolo. L'affresco, uno dei pochissimi documenti di pittura paleocristiana conservati a Milano, presenta figure simboliche che alludono alla morte e alla resurrezione dell'anima.

8. Epigrafe funeraria, marmo, VII secolo. La lastra tombale del nobile longobardo Aldo, cognato della regina Teodolinda, fu recuperata durante la demolizione del campanile della chiesa nel 1885. In origine era forse decorata da intarsi in pietra e pasta vitrea colorata.

9. San Giovanni Evangelista, marmo, inizi XIV secolo. Il busto rimase nella nicchia sopra il rosone della chiesa fino al 1948, quando la facciata venne smontata e trasferita sul fronte del tempio Valdese in via Francesco Sforza.

10. Annunciazione, affresco, fine XII - inizi XIV secolo. Pregevole testimonianza di pittura lombarda, era collocata sull'arco trionfale della chiesa, le cui navate furono in seguito ornate con affreschi raffiguranti le storie di San Giovanni Evangelista.

11. Monumento funebre di Beatrice Regina della Scala, marmo, 1385 circa. Il sarcofago, opera di un maestro campionese, decorato con il Cristo in Pietà tra due Angeli e i Santi Giovanni Evangelista e Luca sul lato lungo e con la Croce sul lato corto, fu rimosso dalla cripta nel XIX secolo.

12. Monumento funebre di Bernabò Visconti, marmo parzialmente policromato, dorato, argentato, 1360-1385 circa. La scultura, nata come statua equestre di Bernabò in armatura da parata e collocata nell'abside della chiesa, venne unita, alla morte del Visconti, al sarcofago. Opera della bottega di Bonino da Campione, è uno dei capolavori della scultura del Trecento.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Milano – Cripta di San Giovanni in Conca, su turismo.milano.it. URL consultato il 12 aprile 2018.

BibliografiaModifica

  • S. Paoli (a cura di), Lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca. Milano 1839-1899, Umberto Allemandi & C., Torino 2010 ISBN 978-88-422-1895-1

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