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San Saba (rione di Roma)

XXI rione di Roma
R. XXI San Saba
Stemma ufficiale
Terme di Caracalla102 2180.jpg
Le Terme di Caracalla
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma
CircoscrizioneMunicipio Roma I
Data istituzione20 agosto 1921[1]
Codice121
Superficie1,1068 km²
Abitanti3 531 ab.[2] (2016)
Densità3 190,28 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°52′44.46″N 12°29′10.65″E / 41.879017°N 12.486293°E41.879017; 12.486293

San Saba, detto popolarmente il piccolo Aventino, è il ventunesimo rione di Roma, indicato con R. XXI.

Di istituzione recente (benché di antica urbanizzazione), si trova al margine del grande polmone verde e archeologico del complesso Terme di Caracalla - Circo Massimo - Palatino.

StoriaModifica

La chiesa e il monasteroModifica

 
La chiesa di San Saba

Il rione San Saba prende il nome dal monastero e relativa chiesa che furono per secoli dopo la caduta dell'impero la sua unica presenza abitata.

Attorno al VII secolo alcuni eremiti s'insediarono sulle rovine di quella che era stata la caserma (statio) della IV coorte dei vigiles, opportunamente collocata in un luogo da cui si poteva dominare con lo sguardo una gran parte del territorio sudest della città, tra l'attuale Porta San Paolo - che per i romani era Porta Ostiensis - e Porta San Sebastiano - che per i romani era la Porta Appia.

Verso l'VIII secolo, monaci orientali provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da San Saba presero possesso del sito, e vi istituirono un monastero che nel IX secolo era considerato il più importante della città, e dal quale si irradiava in questi secoli una vivace attività diplomatica verso Costantinopoli e il mondo barbarico.

Il monastero divenne col tempo assai ricco: possedeva, fra l'altro, il castello di Marino e il castello di Palo. La sua proprietà passò nei secoli dai benedettini ai cluniacensi, ai cistercensi, e dal 1573 al Collegio Germanico-Ungarico, retto dai Gesuiti che lo tengono ancor oggi.

Il "paese" di oggiModifica

 
case IACP sulle mura Aureliane

Come mostrano le foto dell'epoca, ancora all'inizio del '900 la chiesa e il monastero di San Saba erano in piena campagna. Il primo piano regolatore di Roma (del 1909), produsse nel 1921, fra l'altro, i nuovi rioni popolari di San Saba e Testaccio, gli ultimi due rioni dentro le mura, scorporati dal territorio di Ripa.

Dopo l'unità d'Italia, il piano regolatore di Roma capitale aveva destinato a verde pubblico la zona, contigua alla Passeggiata Archeologica. Tra il 1907 e il '14 il Blocco Popolare che governava la città in quegli anni (radicali, repubblicani e socialisti, sindaco Ernesto Nathan) fece realizzare dall'Istituto Case Popolari sul Piccolo Aventino, fra la chiesa e le mura, 10 lotti di edilizia residenziale destinati alla piccola borghesia impiegatizia, tra gli ultimi insediamenti residenziali programmati dentro le mura Aureliane.

Il rione fu progettato, come le case popolari di Testaccio, dall'allora giovane Quadrio Pirani, e in onore dell'intenzione programmatoria le strade ebbero nomi di grandi architetti: Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, Baccio Pontelli e il Palladio, Pirro Ligorio e il Bramante e via architettando danno il proprio nome a vie tranquille, larghe il giusto, alberate.

Situato com'è sulla spianata in cima ad un cocuzzolo, il rione è percorso da salite e scalinate che digradano verso le mura o verso il sottostante Testaccio. Le case "popolari" sono villini bifamiliari ognuno con il suo giardinetto, e palazzine di non più di 4 piani, con appartamenti luminosi e cortili spaziosi, ognuna rivestita di una cortina di mattoni dello stesso colore della cortina antica della chiesa e delle mura.

StemmaModifica

 
Stemma San Saba: di azzurro al crescente lunare d’argento in capo e l’arco di Diana d’oro in punta.

D'azzurro al crescente lunare d'argento in capo e l'arco di Diana d'oro in punta (allusivo a Diana Aventina).[3]

Il rione odiernoModifica

 
ID QVOD INTRA / CIPPOS AD CAMPVM / VERSVS SOLI EST / CAESAR AVGVSTVS / REDEMPTVM A PRIVATO / PVBLICAVIT
cippo (murato sulla facciata di un condominio del 1930) che ricorda come Augusto rese pubblici i terreni su cui oggi sorge la parte nuova del rione

Ma il vero cuore di San Saba è il giardino della piazza (piazza Bernini): ci sono alberi che fanno ombra alle panchine, due fontanelle per la sete di cani e bambini, al centro il monumentino ai caduti nella grande guerra, il mercato la mattina, il campo giochi installato nel recinto della chiesa, e la scuola elementare che affaccia anch'essa sulla piazza e dove il quartiere va a votare quando è tempo di elezioni. C'è il giornalaio, alcuni negozi di alimentari, un bar, una pizzeria , un ristorante , un pub , e una volta c'era anche un cinema - si chiamava Rubino - che ora è diventato un piccolo teatro, l'Anfitrione. C'è, insomma, tutto quel che rende autonomo e riconoscibile un paese, appunto.

Comprese le abitudini dei residenti: così tutti finiscono per passare dalla piazza almeno una volta al giorno: i ragazzi che fanno la spola tra la scuola e il campo giochi, gli anziani che popolano le panchine, la gente al mercatino, un gruppetto di adulti che verso sera gioca a carte sul cofano di una macchina. E siccome molti degli abitanti di oggi sono i figli e i nipoti di quelli di allora - qui si sanno ancora molte cose degli altri, ci si saluta per strada, si chiacchiera incontrandosi sull'autobus.

La periferia di questo paese - assolutamente compiuto in sé e felicemente appartato dal traffico benché ancora dentro le mura e collegatissimo - è stata poi urbanizzata dagli anni '30 ai '60, soprattutto fuori dalle mura, e anche se ci sono ancora villini e i condomini hanno mantenuto dimensioni vivibili, i 2500 abitanti originari sono diventati forse 20.000.

Il vincolo del parco archeologico e del complesso delle Terme di Caracalla hanno comunque frenato, fortunatamente, la passione romana del mattone.

ConfiniModifica

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture civiliModifica

Progetto dell'architetto Adalberto Libera con la collaborazione di Mario De Renzi.
L'enorme immobile, inaugurato nel 1951, era stato commissionato e iniziato durante il fascismo (1938, architetti Vittorio Cafiero, che aveva steso il piano regolatore di Asmara, e Mario Ridolfi), come sede del Ministero dell'Africa italiana. L'attuale viale Aventino - aperto in quegli anni - era stato giustappunto denominato Viale Africa, denominazione poi passata a un viale dell`EUR.

Architetture religioseModifica

Siti archeologiciModifica

Geografia antropicaModifica

PiazzeModifica

  • Piazza Albania
  • Largo Bruno Baldinotti
  • Piazza Gian Lorenzo Bernini
  • Largo Enzo Fioritto
  • Piazzale Numa Pompilio
  • Piazza di Porta Capena
  • Piazza Remuria
  • Largo delle Vittime del Terrorismo

StradeModifica

NoteModifica

  1. ^ Delibera di Giunta n. 20 del 20 agosto 1921.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Carlo Pietrangeli, p. 190.
  4. ^ ArchiDiAP, Marika, Palazzo delle Poste in via Marmorata.

BibliografiaModifica

  • Claudia Cerchiai, RIONE XXI. SAN SABA, in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 8, Roma, Newton Compton Editori, 1990.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Carlo Pietrangeli, Insegne e stemmi dei rioni di Roma (PDF), in Capitolium. Rassegna di attività municipali, anno XXVIII, nº 6, Roma, Tumminelli - Istituto Romano di Arti Grafiche, 1953.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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