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Marco Polo

mercante, ambasciatore e viaggiatore italiano, appartenente al patriziato veneziano
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Marco Polo in un dipinto del XVI secolo

Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254Venezia, 8 gennaio 1324) è stato un viaggiatore, scrittore, ambasciatore e mercante italiano. La relazione dei suoi viaggi in Estremo Oriente è raccolta nell'opera Il Milione, vera e propria enciclopedia geografica che riunisce le conoscenze essenziali disponibili in Europa alla fine del XIII secolo sull'Asia[1].

Membro del patriziato veneziano, con il padre Niccolò e lo zio Matteo, Marco viaggiò attraverso l'Asia, lungo la Via della seta, sino alla Cina (Catai) negli anni 1271-1295. Consigliere e ambasciatore alla corte del Gran Khan Kubilai, tornò a Venezia nel 1295 con una discreta fortuna che rinvestì nell'impresa commerciale di famiglia. Prigioniero dei genovesi dal 1296 al 1299, dettò le memorie dei suoi viaggi a Rustichello da Pisa (forse suo compagno di cella) che le scrisse in francese antico con il titolo "Divisiment dou monde"[2]. Ormai ricco e famoso, sposò la patrizia Donata Badoer che gli diede tre figlie[3].
Morì nel 1324 e venne sepolto nella Chiesa di San Lorenzo (Venezia).

Seppur non fosse stato il primo europeo a raggiungere la Cina, Marco Polo fu il primo a redigere un dettagliato resoconto del viaggio, guadagnandosi un posto di prim'ordine nell'Olimpo degli esploratori. "Il Milione" funse da ispirazione per generazioni di viaggiatori europei (non ultimo Cristoforo Colombo[4]) e fornì spunti e materiali alla cartografia occidentale (in primis al Mappamondo di Fra Mauro[5][6]).

L'asteroide "29457 Marcopolo" gli è stato titolato nel 1997.

Stemma della famiglia Polo
De le meravegliose cose del mondo, 1496
Busto di Marco Polo, opera di Augusto Gamba (1862-1863)
Viaggi dei tre Polo in Asia.
"Marco più dritto e più snello d'un fuso, fra i due parenti troppo rotti ad ogni savoir faire (uno si è messo la stola d'ermellino, l'altro un po' se ne vergogna), che scruta negli occhi il sovrano"
Livre des merveilles (BNF Fr2810) fr. 2810, Tav. 84r"Qui hae sì gran caldo che a pena vi si puote sofferire (...). Questa gente sono tutti neri, maschi e femmine, e vanno tutti ignudi, se non se tanto ch'egliono ricuoprono loro natura con un panno molto bianco. Costoro non hanno per peccato veruna lussuria"[7]
Livre des merveilles (BNF Fr2810) . 2810, Tav. 88r"Diconmi certi mercanti, che vi sono iti, che v'ha uccelli grifoni, e questi uccelli (...) non sono così fatti come si dice di qua, cioè mezzo uccello e mezzo leone, ma sono fatti come aguglie e sono grandi (...) che l'alie loro cuoprono venti passi, e le penne sono lunghe dodici passi"[8]

BiografiaModifica

OriginiModifica

Nato a Venezia il 15 settembre 1254, Marco Polo è considerato uno dei più grandi viaggiatori ed esploratori di tutti i tempi.

Luigi F. Benedetto "persuaso che 'Milione' sia il nomiglio dell'autore" lo considera un'apocope del diminutivo "Emilione".[9][10]Fra Iacopo d'Acqui parla di "dominus Marcus Venetus (...) qui dictus est Milionus". "In ogni caso, il nomigliolo ricorre negli atti pubblici della Repubblica; dove invero, almeno una volta, viene impiegato anche per il padre di Marco."[11] Non è chiaro se tutti i membri della famiglia Polo del ramo detto Milion appartenessero al patriziato veneziano, certamente lo furono i mercanti Marco "il vecchio", i suoi fratelli e i suoi discendenti.[12]

Il primo avo di cui si abbia notizia è l'omonimo prozio, Marco Polo, che prese del denaro in prestito e comandò una nave a Costantinopoli[13][14]. Il nonno di Marco, Andrea, abitava in contrada San Felice ed ebbe tre figli: Marco "il Vecchio", Matteo e Niccolò, padre di Marco[15][13]. Queste informazioni genealogiche, tramandate da Ramusio non sono però universalmente accettate perché prive si evidenze significative[16].

Nel 1260, Niccolò e Matteo, a quel tempo in affari a Costantinopoli (allora parte dell'Impero latino d'Oriente e controllata dai veneziani), cambiarono i loro averi in gemme e partirono per un viaggio attraverso l'Asia. Passando per Bukhara e il Turkestan cinese, raggiunsero la Cina, arrivando alla corte del neo-nominato Khagan (Imperatore mongolo) Kubilai Khan (regno 1260-1294). L'azzardo dei fratelli Polo fu per loro provvidenziale: nel 1261 infatti Giovanni VII Paleologo riconquistò Costantinopoli, rifondando l'Impero bizantino, ed epurò la città dai veneziani[17]. Niccolò e Matteo ripartirono per l'Occidente nel 1266, arrivando a Roma nel 1269 con un'ambasciata del Gran Khan, una richiesta al Papa di missionari per la Mongolia.[18]

Nulla si sa dell'infanzia di Marco Polo tranne il fatto che probabilmente la passò a Venezia[19][14]. Restato orfano di madre (il padre si sarebbe poi risposato con Floradisa Trevisan[16]), venne cresciuto dagli zii[18]. Ricevette un'educazione consona al suo status, imparando a navigare, a far di conto (anche con valuta straniera) ed a commerciare[18]. Non è chiaro se conoscesse o meno il latino.

Il viaggioModifica

I fratelli Niccolò e Matteo Polo ripartirono nel 1271, questa volta portando con sé Marco, "di età variamente indicata da dodici a diciannove anni, secondo le fonti. Se ne desume che doveva essere nato tra il 1250 e il '55"[20]. Procedettero verso l'interno del continente eurasiatico, attraversando l'Anatolia e l'Armenia. Scesero quindi verso il fiume Tigri, toccando probabilmente Mosul e Baghdad. Giunsero fino al porto di Ormuz, forse con l'intenzione di proseguire il viaggio via mare. Continuarono invece a seguire la via terrestre e, attraverso la Persia e il Khorasan, raggiunsero Balkh e il Badakhshan. Superarono il Pamir in quaranta giorni e discesero verso il bacino del Tarim. Attraverso il deserto del Gobi giunsero ai confini del Catai, nel Tangut, la provincia più occidentale della Cina. Quindi proseguirono lungo la parte settentrionale dell'ansa del Fiume Giallo, arrivando infine a Khanbaliq (attuale Pechino), la capitale che il Khagan Kublai stava facendo costruire proprio in quegli anni, a conclusione di un viaggio durato tre anni e mezzo.

Una volta arrivato nel Catai, Marco ottenne i favori di Kubilai Khan, divenendone consigliere e in seguito anche ambasciatore:

«Quando gli due fratelli e Marco giunsero alla gran città ov'era il Gran Cane, andarono al mastro palagio, ov'egli era con molti baroni, e inginocchiaronsi dinanzi da lui, cioè al Gran Cane, e molto si umigliarono a lui. Egli li fece levare suso, e molto mostrò grande allegrezza, e domandò loro chi era quello giovane ch'era con loro. Disse messer Nicolò: "Egli è vostro uomo e mio figliuolo". Disse il Gran Cane: "Egli sia il ben venuto, e molto mi piace".»

(Il Milione di Marco Polo Vol. I, p. 6, Baldelli Boni, Firenze, 1827[21])

Onorati e investiti di cariche governative, Marco in particolare "per le sue missioni ufficiali si spinse nel Yunnan, nel Tibet, in Birmania, in India, lungo tragitti che ancora oggi presentano difficoltà per nulla lievi, anche prescindendo dalle condizioni politiche."[22]

Marco Polo fece ritorno a Venezia solo 24 anni dopo essere partito, il 9 novembre 1295[23]. Secondo Ramusio, a convincere i parenti increduli dell'identità dei tre, furono i preziosi nascosti tra gli abiti[24].

Nuovamente a VeneziaModifica

Secondo una diffusa leggenda, il 5 settembre 1298 Marco Polo si trovava su una delle novanta navi veneziane sconfitte dai genovesi nella battaglia di Curzola. Di sicuro fu catturato dai Genovesi, anche se non nei pressi di Curzola, come sostenuto da alcuni studiosi influenzati dal Ramusio[25], ma più probabilmente a Laiazzo in Cilicia, dopo uno scontro navale nel Golfo di Alessandretta. Durante la prigionia incontra Rustichello da Pisa, fosse "in prigione da quattordici anni o vi venisse come libero frequentatore, fu quasi sicuramente lui a dare forma scritta alle memorie del veneziano"[26][27] che ebbero rapida fortuna in tutta Europa.

Polo fu finalmente rilasciato dalla prigionia nell'agosto 1299 e tornò a casa a Venezia ove, nel frattempo, il padre e lo zio avevano acquistato un grande palazzo in Contrada San Giovanni Crisostomo (sestiere di Cannaregio), la c.d. "Corte del Milion": acquisto reso probabilmente possibile con i proventi del commercio e della vendita delle gemme portate dall'Oriente. La Compagnia Polo continuò le sue attività commerciali e Marco divenne presto un ricco commerciante. Marco e lo zio Maffeo finanziarono altre spedizioni ma probabilmente non abbandonarono mai le province veneziane né tornarono sulla via della seta o in Asia. Qualche tempo prima del 1300 Niccolò Polo morì. Nel 1300, sposò la patrizia Donata Badoer, figlia di Vitale Badoèr, commerciante, dalla quale ebbe tre figlie: Fantina (sposò Marco Bragadin[28]), Belella (sposò Bertuccio Querini[28]) e Moreta.[3]

Nel 1305, Marco Polo viene menzionato in un documento veneziano tra i capitani di mare locali in merito al pagamento delle tasse. I dati relativi a questo periodo sono comunque oscuri: non è chiara la relazione tra Marco ed un omonimo "Marco Polo" coinvolto nei moti anti-aristocratici del 1300, data in cui rischiò la pena capitale, e del 1310 (la c.d. "Congiura del Tiepolo" alla quale parteciparono effettivamente dei Polo ma di un ramo secondario: Jacobello e Francesco). Nel 1309-1310 Marco partecipa alla spartizione dei beni del defunto zio Maffeo. Nel 1319 entrò in possesso di alcune tenute del padre defunto e nel 1321 acquistò parte della proprietà di famiglia della moglie Donata.[16]

La morteModifica

Nel 1323, Marco Polo era malato e inabilitato a muoversi dal letto[29]. L'8 gennaio 1324, in punto di morte, dettò le sue ultime volontà al sacerdote Giovanni Giustiniani di San Procolo, convocato dalle donne di casa[30]. Marco divise i suoi averi tra la famiglia, diversi istituti religiosi (tra cui la Chiesa di San Procolo e la Chiesa di San Lorenzo presso la quale sarebbe stato sepolto) nonché gilde e confraternite a cui apparteneva. Tra le altre cose, compensò con 200 soldi il notaio Giustiniani e affrancò e dotò di 100 lire veneziane un servo tartaro che si era portato dall'Asia, tale Pietro[31]. La data della morte non è certa: la Biblioteca Marciana, presso la quale è conservato il testamento di Marco (testamento non firmato autografo dall'interessato ma semplicemente confermato dai testimoni in accordo alla prassi del signum manus), data al 9 giugno il documento e post-9 giugno il decesso; secondo alcuni, invece, Marco Polo morì il giorno stesso in cui il testamento venne redatto[32].

Le spoglie di Marco Polo andarono perdute durante la ricostruzione della Chiesa di San Lorenzo alla fine del XVI secolo.

Il MilioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Il Milione.

Più volte trascritto e tradotto, sono almeno centocinquanta i manoscritti documentati prima della diffusione della stampa e in seguito le edizioni non si contano. Codici del Milione sono conservati in tutto il mondo. Celebre per le squisite miniature è il 2810 "Libro delle meraviglie" conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia.[33] L'esemplare all'Alcázar di Siviglia[34] esibisce le presunte postille di Cristoforo Colombo.

La fortuna del testo negli ambienti scientifici ebbe inizio nel XV secolo.[35]

Dal 1982 Marco Polo è stato raffigurato sulla banconota da 1.000 lire italiane che hanno avuto corso legale fino al 1995.[36]

ControversieModifica

Il ViaggioModifica

L'idea che Marco Polo potesse non essere mai arrivato in Cina ha sempre circolato col sostegno di storici sia del passato (come ad es. Italo Calvino nelle sue ”Città Invisibili”) che contemporanei, in quanto Marco Polo nel suo libro tra le altre contraddizioni, in quanto geograficamente incoerente,

sia dal punto di vista dell’itinerario che da quello cronologico con citazioni di battaglie ed assedi di cui fu testimone (o addirittura partecipó) ma in realtà avvenuti anni prima del suo viaggio, ad es. all’assedio mongolo di Xiangyang, l’importante roccaforte Song nello Hubei, o anche il tentativo di Kublai Kan di invadere il Giappone citato con gravi errori di date in questo caso con circa 8 anni di errore e luoghi, quali l‘assenza della Grande Muraglia (come evidenzió anche in passato nel 1792 quando arrivò in Cina il primo ambasciatore inglese, Lord Macartney riferendosi al ”Milione”), o non citando per esempio l’imponente flotta mongola di oltre 4500 imbarcazioni e descrivendo minuziosamente ma in modo errato le navi (riportando che avevano 5 alberi e si muovevano a remi quando invece erano senza remi e con 3 alberi),

non avrebbe affrontato alcune questioni, che, a parere di, ad es., Francis Wood (curatrice della sezione cinese della British Library) o David Selbourne (filosofo politico britannico, commentatore sociale e storico) erano evidenti: nei suoi racconti infatti non v’è traccia delle usanze cinesi più comuni che non potevano non essere menzionate, come la tradizione millenaria del te’, e importantissimi particolari comunissimi quali il sistema di scrittura verticale ad ideogrammi cinesi, l’invenzione della stampa e i libri stampati, l’uso Innovativo della bussola, l’onnipresente porcellana che dovrebbe essere rilevante per un mercante, o l’uso quotidiano delle bacchette per mangiare, la pesca coi cormorani, i piedi fasciati delle donne, ed innumerevoli altri,

per non parlare della mancata presenza del viaggiatore veneto (e di chiunque dei Polo) nei precisissimi archivi ufficiali cinesi dell’epoca quand’egli invece sostiene di essere stato governatore per tre anni di Yangzhou nel Jiangsu, vantava degli stretti rapporti con Kublai Khan, e raccontava di tanti e delicati incarichi diplomatici che l'imperatore mongolo gli avrebbe affidato, arrivando ad affermare di avergli fornito equipaggiamento militare decisivo per la riuscita di un’impresa, e tutto senza lasciare traccia. Il fatto che Polo asserisca poi di aver sposato addirittura la figlia del Gran Khan Kublai, senza che ne esista neppure una minima menzione, trasforma il suo viaggio in leggenda.

Da notare che gli Annali Yuan Shih in quel periodo hanno registrato con dettagli la visita di altri ospiti stranieri di gran lunga meno importanti ed illustri di quanto i Polo raccontasser di essere, dei quali invece non si fa menzione alcuna.

Marco non avrebbe mai imparato né a leggere né a scrivere né a parlare il Cinese, e mai ne ha fatto menzione di un solo vocabolo in tutto il libro, oltre al fatto che ne ignorava la peculiare scrittura ad ideogrammi, cosa difficile da credere per una persone che vive in Cina per decine di anni. Oltretutto stranamente i nomi delle località non sono quelli utilizzati in cinese o mongolo, come ci si aspetterebbe, ma sono in persiano, il che confermerebbe il parere del sinologo tedesco Wolfgang Franke, secondo il quale Polo avrebbe utilizzato fonti persiane per redigere il suo testo.

Per complicare la ricostruzione si nota come alcuni resoconti, come quello che vede il ritorno in Occidente accompagnato dalla principessa mongola Kökechin fino in Persia per sposare il khan Arghun, sarebbero stati “presi in prestito” da altre narrazioni, quale quella del viaggiatore Giacobbe d’Ancona, e Rustichello da Pisa, nel suo ruolo di redattore delle cronache per questo resta ambiguo essendo difficile distinguere i contributi di fantasia di Rustichello da quelli di Polo. Alcuni passaggi, ad es. il mostruoso uccello orientale “Roc” che divora elefanti, sembra più fantascienza che un resoconto di un viaggio reale.

Ecco perché la tesi di Daniele Petrella, archeologo dell’università di Napoli e direttore di una missione archeologica italiana in Oriente scopritore delle navi di Kublai Khan, secondo il quale il libro di Polo è zeppo di luoghi ed eventi descritti erroneamente, intervistato su Focus Storia, rileva che Marco Polo non arrivò mai fino a Pechino, e che si fermò molto prima in Persia, sulle coste del Mar Nero, dove sarebbe venuto in contatto con viaggiatori persiani. E le sue notizie sulla Cina sarebbero dunque di seconda mano. L’archeologo Petrella riporta che “Da archeologi, noi siamo andati alla ricerca del dato materiale, cioè di prove concrete di quel viaggio. E proprio quanto emerso nel corso della nostra missione archeologica mi fa dubitare di quei racconti. È probabile che Marco Polo trascorse molti anni in Persia, sul Mar Nero, dove il passaporto redatto in lingua pagsh’pa gli avrebbe infatti consentito di restare, nei territori del Khan, che all’epoca arrivavano proprio alle coste del Mar Nero”. Perciò, è presumibile che Marco Polo non sia mai entrato in contatto con i Cinesi, ma che abbia trascorso alcuni anni all’interno delle comunità turche e persiane presenti nella zona per scopi commerciali e, non a caso, il Milione è pieno di termini turchi e persiani.

In fin dei conti lo stesso Marco asserisce di aver incontrato durante gli anni in viaggio molti mercanti europei che erano sulla via di ritorno, e che comunque suo padre e suo zio erano già stati alla corte di Kublai nel 1262, quindi sicuramente aveva già sentito moltissimi racconti sull’argomento, come scrisse il Daily Mail in un’intervista a F. Wood “Credo che più che essere il racconto di una persona sola, era una specie di database medievale della conoscenza europea dell’oriente del tempo”; curiosamente soltanto 18 righe nell’intero manoscritto sono scritte in prima persona.

Altri storici sarebbero invece certi che sia stato nei luoghi da lui descritti grazie ad un libro di Yang Chihchiu del 1985[37] dove pubblica un suo studio del 1941 nel quale si reinterpreta una citazione da un libro apparso in Cina nel 1837 secondo il quale sono esistiti nel passato dei riferimenti a “due mercanti veneziani” anche se a onor del vero, non esistono fonti cinesi dell’epoca Yuan, o della successiva epoca Ming, che attestino alcuno dei racconti di Marco Polo.

Infine lo studioso Igor de Rachewiltz (romano di origine polacche), per giustificare le mancanze, errori, incoerenze geografiche ed anacronismi storici, sintetizza nel 1997 nel suo articolo "Marco Polo è andato in Cina" pubblicato in Zentralasiatische Studien 27, le tesi secondo le quali durante il suo lungo soggiorno in Cina, Marco Polo non ha citato e non conosceva gli elementi della civiltà Orientale poiché non si è mai mescolato ai cinesi, non ha mai imparato il cinese, non era interessato alla loro antica cultura in quanto giovane illitterato di modesta e limitata cultura, mancante di immaginazione ed intelligenza, gli giustifica gli errori poiché essendo anziano ed imprigionato al momento della stesura poteva essere molto confuso, e riguardo alcuni episodi incongruenti annota che sicuramente il Polo ha ingigantito la sua esperienza per vanagloria.

Come per tutti gli avvenimenti del passato, non sarà mai possibile verificare la storicità senza una prova oggettiva, e ad oggi non esiste alcuna prova, riscontro o evidenza sul leggendario viaggio in Oriente di Marco Polo.

La NascitaModifica

In vari contesti (libri, siti o periodici) si afferma che Marco Polo sarebbe nato nell'isola di Curzola (oggi in Croazia), all'epoca possedimento della Serenissima[38]; tale tesi non è mai stata comprovata da nessuna ricerca storica[38] e risulta quindi priva di fondamento[38]. Nel 2013 uno studio scientifico ha analizzato l'affermazione e ne ha respinto l'autenticità, descrivendola come un caso di tradizione inventata, affermando che essa «può essere vista come una falsificazione pura, o anche come un furto di patrimonio culturale».[38] Tale tradizione è stata sostenuta anche per la sua efficacia nel pubblicizzare l'isola di Curzola come località turistica[38]. Analoghe considerazioni valgono per eventuali origini della famiglia di Polo nell'isola.[38] La rivendicazione croata ha suscitato (e continua a suscitare) svariate polemiche[38][39][40][41]; fra gli altri il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella, in un articolo del 2011, aveva fortemente criticato l'atteggiamento croato, rimarcando che la rivendicazione della nascita di Polo a Curzola non è altro che una "leggenda" e che da parte croata vi sono varie "appropriazioni indebite" del patrimonio culturale italiano.[42][43]

Cultura popolareModifica

FilmModifica

Alla figura di Marco Polo e ai suoi viaggi sono dedicati numerosi prodotti per il cinema e la televisione:

MusicaModifica

VideogiochiModifica

  • La trama di Uncharted 2 si basa su un mistero irrisolto di Marco Polo basato sul suo viaggio di ritorno dalla Cina nel 1292.

NoteModifica

  1. ^ (FR) Le livres des Merveilles (SWF), Biblioteca nazionale di Francia. URL consultato il 20 novembre 2013.
  2. ^ Livre qui est appelé le Divisiment dou monde, Marc Polo, Fr.1116 Biblioteque nationale de France
  3. ^ a b Bergreen (2007), pp. 332-333.
  4. ^ Landström (1967), p. 27.
  5. ^ Il Mappamondo di Fra Mauro, Biblioteca Nazionale Marciana. URL consultato il 20 novembre 2013.
  6. ^ Falchetta 2006
  7. ^ Marco Polo, Le Livre des merveilles p. 173
  8. ^ Marco Polo, Le Livre des merveilles p. 181
  9. ^ Benedetto, L. F.: Marco Polo, il Milione, Firenze, 1928 in Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p.22
  10. ^ ... volendosi ravvisare nella parola "Milione" la forma ridotta di un diminutivo arcaico "Emilione" che pare sia servito a meglio identificare il nostro Marco distinguendolo per tal modo da tutti i numerosi Marchi della sua famiglia. (Ranieri Allulli, MARCO POLO E IL LIBRO DELLE MERAVIGLIE - Dialogo in tre tempi del giornalista Qualunquelli Junior e dell'astrologo Barbaverde, Milano, Mondadori, 1954, p.26)
  11. ^ Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p.22
  12. ^ Zorzi (2000), p. 335.
  13. ^ a b Bergreen (2007), p. 25.
  14. ^ a b Milton Rugoff, Marco Polo, New Word City, 2015, ISBN 978-1-61230-838-8.
  15. ^ Albero genealogico della famiglia Polo, in Lodovico Pasini (cur.), op. cit., p. 427.
  16. ^ a b c Anđelko Pavešković, Putopisac Marko Polo [Travel writer Marco Polo], in Godišnjak Poljičkog Dekanata "Poljica", nº 23, 1998, pp. 38–66.
  17. ^ Zorzi (2000), p. ...
  18. ^ a b c Parker,  pp. 648–49
  19. ^ Bergreen (2007), p. 36.
  20. ^ Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p.12
  21. ^ Il Milione di Marco Polo testo di lingua del secolo decimoterzo Vol. I, p. 6, Giovanni Baldelli Boni, Firenze, 1827
  22. ^ Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, Novara 1965, p.12
  23. ^ Zorzi (2000), Cronologia finale.
  24. ^ Ramusio, G. B.: Delle navigationi et viaggi, Roma, 1954 (a cura di R. Giani)
  25. ^ Puljiz-Šostik (2015), pp. 28–36.
  26. ^ Rusta Pisan, Rasta Pysan, Rustichelus civis Pisanus, Rustico, messire Rustacians de Pise, maistre Rusticien de Pise, Restazio da Pisa, Stazio da Pisa, sono alcuni dei nomi con cui lo si trova indicato
  27. ^ Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, Novara 1965, p.14
  28. ^ a b Bergreen (2007), pp. 338.
  29. ^ Bergreen (2007), p. 339.
  30. ^ Bergreen (2007), p. 340.
  31. ^ Bergreen (2007), p. 341.
  32. ^ Bergreen (2007), p. 342.
  33. ^ Marco Polo, Livre de merveilles (digital scan)
  34. ^ De consuetudinibus et conditionibus orientalium regionum, Francesco Pipino
  35. ^ Il Milione, Ettore Camesasca, De Agostini, cit., p. 20.
  36. ^ Corriere della Sera, 2.7.1995, pag. 18 Articolo on line
  37. ^ (EN) The Cambridge History of China, vol. 6, p. 463, nota 83.
    «Such doubts were laid permanently to rest by Yang Chihchiu, who in his Yuan shih san lu (Peking, 1985), pp. 97-132, produced conclusive proof of Marco Polo's presence in China during Khubilai's reign.».
  38. ^ a b c d e f g (EN) Olga Orlić (Institute for Anthropological Research, Zagreb, Croatia), The curious case of Marco Polo from Korčula: An example of invented tradition, in Journal of Marine and Island Cultures, vol. 2, nº 1, giugno 2013, pp. 20–28. URL consultato il 30 giugno 2015 (archiviato dall'url originale).
  39. ^ Alice D’Este, «Marco Polo croato? Falso, è solo marketing», in Corriere del Veneto. URL consultato il 24 settembre 2017.
  40. ^ Kristijan Knez, E’ un clamoroso falso la nascita di Marco Polo a Curzola, su arenadipola.com, La Voce del Popolo, 08/07/2014. URL consultato il 23 settembre 2017.
  41. ^ Marco Polo è veneziano La favola dei croati non incanta nessuno - Cronaca - Il Mattino di Padova, in Il Mattino di Padova, 23 aprile 2011. URL consultato il 24 settembre 2017.
  42. ^ Gian Antonio Stella, «Ecco Marko Polo, esploratore croato» (Il Corriere della Sera), 22 aprile 2011. URL consultato il 2 marzo 2014.
  43. ^ Giacomo Scotti, Dopo le amebe vennero i croati (Voce del Popolo 29 apr), su www.anvgd.it. URL consultato il 17 settembre 2017.
  44. ^ The American Film Institute Catalog of Motion Pictures - Feature Films, 1961-1970, American Film Institute, 1997, p. 683, ISBN 0-520-20970-2.

BibliografiaModifica

FontiModifica

StudiModifica

  • Bergreen L (2007), Marco Polo: From Venice to Xanadu, Knopf Doubleday Publishing Group, ISBN 978-0-307-26769-6.
  • Marco Polo, Millennio, Scrittori d'Italia 30, Bari, Laterza, 1928. URL consultato il 9 aprile 2015.
  • Landström B (1967), Columbus: the story of Don Cristóbal Colón, Admiral of the Ocean, New York City, Macmillan.
  • Zorzi A (2000), Vita di Marco Polo veneziano, Bompiani.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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  1. ^ Pubblicato per la prima volta da Roux de Rochelle nel volume della Società francese di geografia e perciò noto come il "Geografico"