Segnaletica stradale in Italia

insieme dei segnali stradali in uso in Italia

La segnaletica stradale in Italia è iniziata a comparire lungo le strade agli inizi del XX secolo su iniziativa dei soci del Touring Club Italiano.

I pali indicatoriModifica

Alla fine del XIX secolo iniziarono a comparire, nei punti stradali di maggiore rilevanza, i primi pali indicatori: ciascun palo indicatore era formato da un palo di ferro a Y di circa 3 metri e su cui era installato un pannello di ghisa. Su di esso vi erano le scritte "T.C.C.I." (Touring Club Ciclistico Italiano) e, in basso, "dono di ...", mentre nella parte centrale del segnale vi era l'indicazione che si voleva riportare, in forma scritta, come, per esempio, "Attenzione! Discesa pericolosa". Il segnale aveva sfondo color turchese con scritte in bianco, mentre i pali erano verniciati con pittura al minio, quindi di un rosso-arancione vivo. Nel 1897 vennero installati i primi 100 pali indicatori (che nel 1905 assunsero il nome di cartelli) in tutta Italia grazie al contributo dei soci dell'allora T.C.C.I., soprattutto in corrispondenza dei bivi ed incroci più importanti. Agli inizi del XX secolo il problema della mancanza della segnaletica vera e propria, comune a tutti gli Stati dell'epoca, venne discusso nelle assemblee che si tennero a Londra, Parigi, Ginevra e Vienna in cui venne stabilito di adottare simboli uniformi a tutti i Paesi membri di tali assemblee al posto delle scritte e, per questo, comprensibili senza difficoltà anche dagli stranieri.

I cartelli indicatoriModifica

 
Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada.

Col passare degli anni il numero dei cartelli aumentò e con essi anche la pubblicità che i donatori facevano per installarli; oltre alla possibilità di indicare unicamente località o distanze (infatti la maggior parte dei segnali aveva unicamente una località indicata, la freccia direzionale, il donatore ed eventualmente la distanza), nel 1903 si iniziarono ad installare anche i cartelli indicatori, sui quali erano riportati sempre il nome del TCI, il donatore e l'indicazione che si voleva segnalare, ma nel centro del cartello era collocato il simbolo internazionale riferito a quel preciso pericolo od indicazione.

Nel 1904 una Commissione congiunta ACI/TCI stabilì che l'Italia si doveva allineare allo standard presente nelle altre nazioni, in cui le indicazioni stradali erano ampiamente diffuse e regolamentate. Per questo i cartelli vennero suddivisi in tre categorie:

  1. segnalazioni di direzione, posti agli incroci per fornire indicazioni e direzioni stradali ed avevano, oltre ai nomi delle località interessate, anche le rispettive distanze chilometriche.
  2. segnalazioni di rallentamento, poste in modo particolare in prossimità di un centro abitato e servivano tanto ai viaggiatori quanto agli abitanti delle singole località per prevenire litigi, evitare incidenti e dare un maggior senso civico a chi guidava nei confronti di coloro che occupavano la strada a piedi.
  3. segnalazioni di pericolo, per segnalare un pericolo che poteva essere rappresentato da una discesa pericolosa od una svolta pericolosa od un passaggio a livello od una strada interrotta e così via.

I cartelli di localitàModifica

 
Un esempio di cartello di località installato a Stresa.

Nel 1906 il Touring iniziò a divulgare e produrre i segnali stradali per indicare l'inizio dei centri abitati, in modo da aver un'indicazione comune a tutti i paesi d'Italia. Su questi cartelli, di dimensione 115 x 70 cm, vi erano riportati il nome della località, scritto in carattere evidente, e poi i nomi della provincia, del circondario e le distanze dei rispettivi capoluoghi. Erano poi indicati i servizi più comuni ed utili all'epoca, quali l'ufficio postale, quello telegrafico, la stazione ferroviaria o tranviaria (se non presenti, la distanza a quella più vicina), il medico e le indicazioni di direzione, per ogni senso di marcia, verso i comuni prossimi da un lato e dall'altro del paese. Al I congresso internazionale della strada che si tenne a Parigi nell'ottobre 1908 ed a cui, in rappresentanza dell'Italia, partecipò il TCI, venne stabilito che i segnali di pericolo fossero soltanto quattro, ossia passaggio a livello, curva pericolosa, cunetta e incrocio pericoloso; tale decisione venne confermata e ratificata ufficialmente con la Convenzione internazionale per la circoscrizione degli autoveicoli firmata a Parigi da 20 stati il 5 ottobre 1909.

Ogni cartello installato in Italia aveva un proprio numero d'ordine e l'intera numerazione era archiviata presso l'ufficio tecnico del TCI; nel 1914 vennero installati complessivamente 21 000 cartelli, suddivisi in cartelli di direzione, segnalazioni di passaggi a livello, di svolta pericolosa, di cunetta, di incrocio pericoloso, di discesa pericolosa, di strada accidentata, di strada interrotta, di arresto, di rallentare, di dogana, di confine, di fermare al dazio e cartelli altimetrici; c'erano poi ancora altri tipi di cartelli diversi non categorizzati tra i precedenti.

Gli anni VentiModifica

 
Un esempio di cartello di pericolo indicante una svolta pericolosa della strada.

Nel 1919 al Touring si associarono anche la FIAT e la Pirelli e C., che si unirono mettendo assieme anche le risorse economiche dando il via ad un Consorzio. A partire dal 1921 vennero installati nuovi segnali, soprattutto di direzione, recanti il nome delle ditte sponsorizzatrici: così facendo le spese, fino ad allora sostenute interamente dal TCI, vennero ripartite tra lo stesso TCI e le due aziende sponsor. Dal 1922 a queste due aziende se ne unirono via via delle altre, così da poter aumentare sempre più il numero di cartelli posizionati in giro per l'intera Italia e la Repubblica di San Marino. Tale implemento comportò anche l'adozione di materiali più resistenti all'azione delle intemperie e la distinzione dei cartelli in tre categorie: segnali di direzione (o di orientamento) con forma di freccia; segnali di pericolo (come quelli per i passaggi a livello, le svolte, gli incroci ecc.) di forma triangolare; segnali di prescrizione o disciplina (divieto di transito, di sosta, di posteggio ecc.) con forma rotonda. La forma rettangolare venne mantenuta per i cartelli di località, per i preavvisi di bivio, per i cartelli di prudenza (per es. in vicinanza di scuole), per i nomi dei fiumi e per pochi altri casi. Questa morfologia per i cartelli stradali venne poi confermata dalla Conferenza di Ginevra sulla segnaletica stradale che si terrà nel 1931.

Nel contempo si iniziarono ad installare anche dei dispositivi riflettenti sui bordi dei segnali e sulle lettere contenute all'interno di essi: dapprima vennero applicati sui cartelli indicanti i passaggi a livello e poi vennero utilizzati anche per gli altri cartelli di pericolo. Nel 1927, inoltre, i cartelli di colore blu con indicazioni in bianco vennero sostituiti dai nuovi tipi di cartelli con sfondo bianco e scritte in rosso o nero, più visibili anche da lontano. La svolta si ebbe nel 1933 quando vennero installati ben 154 240 cartelli nuovi da parte del TCI: da quell'anno il Codice della strada appena entrato in vigore diede alle varie amministrazioni, a cui competeva la manutenzione delle strade, l'onere della segnalazione delle strade, unicamente tramite l'uso di cartelli di prescrizione, di preavviso dei passaggi a livello e di precedenza sulle grandi arterie, ma non con cartelli di pericolo, di direzione e di località. Per di più, un altro decreto del 1936 prescriveva dimensioni, forme e colori dei cartelli, ma vietava ogni indicazione pubblicitaria e dichiarava facoltativa l'apposizione dei cartelli di direzione. La fine delle segnalazioni del TCI si ebbe col il D.M. 6 aprile 1937, secondo il quale si dovevano eliminare le segnalazioni già esistenti presenti sul territorio del Regno: nonostante questo il TCI continuò a promuovere ed installare nuove segnalazioni, affiancando e molte volte sostituendo le varie amministrazioni nella loro opera. Tra il 1920 ed il 1944 vennero collocati in Italia oltre 335 000 cartelli.

Segnali di pericoloModifica

Segnali di prescrizione per indicare un divietoModifica

Segnali di prescrizione per indicare un obbligoModifica

Segnali di indicazioneModifica

La convenzione di Ginevra sulla circolazione stradale del 1949 e il periodo di transizione fino al Testo Unico del 1959Modifica

La situazione della segnaletica stradale alla fine del secondo conflitto mondiale era disastrosa: buona parte dei cartelli era stata distrutta o asportata di proposito per rallentare l'avanzata del nemico e così si dovette ricominciare il lavoro pressoché daccapo, continuando a produrre ed installare segnali come quelli sistemati in precedenza. Nel frattempo in ambito internazionale i lavori della Conferenza della Nazioni Unite sui trasporti stradali e automobilistici avevano portato alla stesura della Convenzione di Ginevra sulla circolazione stradale del 1949; tale trattato cercava di regolamentare la circolazione stradale dei vari stati e comprendeva, tra l'altro, un protocollo addizionale sulle segnalazioni stradali (di cui vengono mostrate le tavole grafiche).

L'Italia ratificò la Convenzione nel 1952 con la legge n. 1049 del 19 maggio anche se l'implementazione pratica di tale convenzione non risultò così immediata. Infatti non era del tutto chiaro se la Convenzione fosse da considerarsi autoesecutiva anche in assenza di ulteriori provvedimenti legislativi diversi dalla legge di ratifica o se fosse necessario attendere l'emanazione di ulteriori norme di attuazione; nel caso specifico delle segnalazioni stradali un'ulteriore problema era costituito dal fatto che le convenzione permetteva di scegliere più varianti grafiche per uno stesso. In attesa di una normazione definitiva della materia iniziò l'opera di adeguamento della segnaletica ai nuovi standard, non senza problemi di natura legale sull'introduzione di segnali nuovi, come lo stop, o sulla sostituzione di segnali già esistenti che nel protocollo assumevano una grafica diversa da quella del passato.

In tale contesto un'importante opera di standardizzazione, seppur a livello di circolare, fu introdotta dalla circolare n. 1870 del 1956 Norme sulla circolazione stradale. Circolare n. 2: Segni sulla carreggiata (segni sulla carreggiata). La circolare introduce una norma uniforme per l'apposizione della segnaletica orizzontale, integrando le scarne disposizioni del protocollo della Convenzione di Ginevra; di fatto si tratta del primo provvedimento che tratta delle segnaletica orizzontale in Italia che, pur essendo di fatto già in uso da molto tempo, di fatto non era prevista né normata in alcun modo. La circolare si suddivide in due parti: nella prima vengono presentati i significati delle varie segnalazioni mentre nella seconda vengono illustrate alcuni schemi di applicazione. Nello specifico vengono introdotti i seguenti segni:

  • Striscia bianca longitudinale continua: separa i sensi di circolazione e vieta ai conducenti di oltrepassarla tranne che per la manovra di svolta a sinistra
  • Strisce bianche longitudinali continue accoppiate: separa i sensi di circolazione e vieta ai conducenti di oltrepassarla in ogni caso
  • Striscia gialla longitudinale continua: indica sulle strade ordinarie il bordo di una pista ciclabile ove presente e sulle autostrade il limite della corsia di emergenza
  • Striscia bianca longitudinale discontinua: indica la corsia entro la quale i veicoli devono tenersi e permette ai conducenti di oltrepassarla con prudenza
  • Striscia bianche trasversali continue: indicano un passaggio pedonale
  • Striscia bianche trasversali continue accoppiate - linea di arresto: indicano dove i conducenti devono fermarsi ad un semaforo, alle indicazioni di un agente o ad un segnale di stop
  • Striscia bianca longitudinale continua affiancata ad una striscia longitudinale continua: obbliga i conducenti ad osservare i significato della linea immediatamente alla sua sinistra
  • Frecce bianche direzionali: canalizzano il traffico
  • Strisce bianche di incanalamento continue o discontinue: hanno lo stesso significato delle normali strisce continue o discontinue ma servono anche ad segnalare variazione di larghezza della carreggiata, ostacoli all'interno della carreggiata, ...
  • Zebratura N. 1 - Passaggi pedonali: indicano un passaggio pedonale
  • Zebratura N. 2 - Zone da escludere al traffico: indica delle zone sulla carreggiata escluse dal normale traffico (come ad esempio in prossimità di ostacoli o canalizzazioni)
  • Lettere per iscrizioni sulla carreggiata: lettere con cui comporre brevi iscrizioni

Il Testo Unico del 1959Modifica

Nel 1959 venne promulgato il nuovo Codice della strada e venne finalmente data completa applicazione alle disposizioni della Convenzione di Ginevra; in particolare vennero stabilite nuove regole per quanto riguarda forma, dimensione e colore dei vari segnali stradali, così come la suddivisione nelle varie classificazioni:

  • segnali di pericolo;
  • segnali di divieto;
  • segnali di obbligo;
  • segnali di indicazione.

Segnali di pericoloModifica

I segnali di pericolo hanno forma di triangolo equilatero con vertice verso l'alto (tranne il segnale di Dare precedenza); hanno il fondo bianco e bordo rosso con simboli neri. I segnali di dimensioni normali hanno il lato lungo 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il lato di 60 cm; devono essere situati alla distanza di 150 m dal punto da segnalare, salvo dei casi di impossibilità: in questo caso la minore distanza dovrà essere indicata su un pannello rettangolare aggiuntivo.[1]

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Segnali di divietoModifica

I segnali di divieto, suddivisi al loro interno in segnali di divieto e segnali di obbligo, hanno forma di disco; i segnali di dimensioni normali hanno il diametro di 90 cm mentre quelli dimensioni ridotte hanno il diametro di 40 cm; devono essere situati nel punto in cui ha inizio il divieto o l'obbligo, eccezion fatta per quelli indicanti un limite di velocità, il divieto di svolta o le direzioni consentite che devono essere posti qualche metro prima del punto da indicare. Eccetto i segnali previsti dal codice, la fine della prescrizione va segnalata con lo stesso segnale utilizzato per indicarne l'inizio ma con un pannello aggiuntivo indicante la scritta "FINE" in nero su sfondo bianco.[2]

Divieti generaliModifica

Divieti per particolari categorieModifica

Divieto di transito a tre categorie di veicoli

Limitazioni alle dimensioni, al peso ed alla velocitàModifica

Segnali di fine prescrizioneModifica

Segnali di sostaModifica

Segnali di obbligoModifica

Segnali di indicazioneModifica

I segnali di indicazione si suddividono in:

  1. segnali di indicazione semplice;
  2. segnali di preavviso di bivio;
  3. segnali di direzione
  4. segnali di località
  5. segnali di conferma;
  6. segnali di identificazione di strade;
  7. segnali di inizio, ripetizione e fine del diritto di precedenza;
  8. segnali turistici.[3]

Segnalazioni luminoseModifica

Le segnalazioni utilizzate per la regolamentazione del traffico sono divise in sei categorie:

  1. Semafori veicolari tricolori
  2. Frecce semaforiche veicolari aggiuntive
  3. Semafori pedonali
  4. Semafori tramviari
  5. Segnali luminosi temporanei
  6. Luci gialli e luci rosse lampeggianti

Per quanto riguarda i semafori tricolori venne stabilito che la luce rossa si trovasse in posizione superiore, quella gialla in posizione intermedia e quella verde in posizione inferiore; il verde acceso da solo indica di procedere, il verde acceso congiuntamente al giallo indica di sgomberare l'incrocio ai veicoli che vi siano già immessi nell'incrocio o di fermarsi ai veicoli che non vi siano già entrati mentre il rosso indica l'arresto. All'usuale sistema tricolore venne affiancata la possibilità di aggiungere luci verdi a forma di freccia (da accendersi solo congiuntamente al rosso) con il significato di possibilità di procedere nella direzione indicata dalla freccia.

Per quanto riguarda i semafori pedonali fu introdotto un semaforo rettangolare con le scritte luminose AVANTI (di colore verde) e ALT (di colore rosso) abbinate ad un'icona nera di un pedona posta in un rettangolo a luce bianca sempre acceso. La possibilità di attraversare la strada era indicata dall'accensione della scritta AVANTI, il divieto di attraversarla dall'accensione della scritta ALT mentre la fase di sgombero era segnalata dal lampeggio della scritta AVANTI.

I semafori tranviari erano costituti da lanterne composte da sbarre a luce bianca aventi le seguenti inclinazioni: orizzontale (arresto del tram), verticale (il tram può procedere dritto), inclinata a destra verso l'alto (il tram può svoltare a destra) e inclinata a sinistra verso l'alto (il tram può svoltare a sinistra).

Per quanto riguarda i segnali luminosi temporanei si trattava si segnali luminosi mostranti cifre o parole a luce verde o gialla atte a fornire informazioni utili per la regolazione del traffico, da tenere accesso solo per il tempo strettamente necessario all'esigenza di circolazione affrontata.

Infine il regolamento prevedeva la possibilità di installare luci lampeggianti: se a colore giallo preavvisano un semaforo extraurbano o una situazione in cui è necessario ridurre la velocità mentre quelle rosse veniva utilizzate in corrispondenza di passaggi a livello, ponti mobili e imbarchi di traghetti.

Gli aggiornamenti del periodo 1959-1990Modifica

Per quanto formalmente le tavole del Regolamento del Testo Unico non verranno cambiate fino al 1990, la segnaletica stradale introdotta nel 1959 verrà modificata numerose volte nel corso degli anni. La maggior parte delle modifiche introdotte riguarderanno i segnali di indicazione in quanto, non discendendo da tali segnali alcun obbligo legale per gli utenti della strada, era possibile introdurre innovazioni mediante semplici circolari ministeriali, senza bisogno di modificare formalmente il Regolamento del Testo Unico. Le circolari ministeriali emanate fino all'introduzione del Nuovo Codice della Strada sono innumerevoli e variegate nei contenuti: alcune sono molto brevi e trattano solo questioni marginali mentre altre sono dei documenti estremamente corposi che innovarono profondamente il campo della segnaletica come quelle del 1969 e del 1971 sulla segnaletica autostradale, la circolare del 1979 sulla segnaletica urbana di indicazione e la circolare del 1981 sui nuovi segnali stradali di indicazione, tutti provvedimenti che introdussero profondi cambiamenti al panorama segnaletico italiano.

Di seguito sono dapprima elencate e poi esposte nel dettaglio le principali circolari e disposizioni a riguardo della segnaletica nei trent'anni successivi all'entrata in vigore del Testo Unico del 1959. Si precisa che l'elenco proposto non è necessariamente completo: la maggior parte delle circolari infatti veniva inviata esclusivamente agli enti preposti alla gestione del traffico (ANAS, Corpi dei Vigili Urbani, Uffici Provinciali del Genio Civile, ...) senza essere pubblicate o inserite nel Bollettino Ufficiale del Ministero dei Lavori Pubblici, fattore che ne rende difficile il reperimento a posteriori.

  • Circolare n. 38400 del 1960 "Segnale per strade o corsie, con transito riservato ai soli mezzi pubblici": indica la possibilità di utilizzare il segnale di divieto di transito nei due sensi per segnalare strade o corsie riservate ai mezzi pubblici.
  • Circolare n. 6400 del 1962 "Uniformazione della segnaletica verticale": fornisce numerose direttive al fine dell'uniformazione della segnaletica verticale. Ad esempio, colmando una lacuna del regolamento, la circolare stabilisce le che le cornici perimetrali bianche dei segnali di indicazione a sfondo blu siano larghe 1-1,5 cm e abbiano un raggio di arrotondamento di 2-4 cm (valori riferiti a segnali aventi la dimensione media di circa 1 m)[4]
  • Circolare n. 23264 del 1962 "Segnaletica per l'alternazione del diritto di sorpasso nelle strade a tre corsie a doppio senso di marcia: fornisce direttive per la posa della segnaletica nelle carreggiate a tre corsie in cui la corsia centrale è alternativamente a senso unico[5]
  • Circolare n. 13450 del 1964 "Corsie riservate agli autoveicoli in servizio pubblico urbano": introduce la segnaletica orizzontale e verticale per le corsie preferenziali
  • Circolare n. 13460 del 1964 "Segnaletica stradale orizzontale: disposizioni per la corretta applicazioni delle strisce assiali lungo le strade extraurbane a due corsie e a doppio senso di marcia": fornisce direttive per l'applicazione della segnaletica orizzontale in modo da razionalizzare ed uniformare le diverse pratiche delle varie amministrazioni locali
  • Circolare n. 6670 del 1965 "Segnaletica stradale militare": introduce la segnaletica stradale speciale per scopi militari
  • Circolare n. 9990 del 1965 "Segnali stradali luminosi": introduce la criteri per la posa di segnali di pericolo, prescrizione ed indicazione dotati di dispositivi a luce propria
  • Circolare n. 10211 del 1965 "Segnale di divieto di sosta per passi carrabili": introduce la segnaletica per l'identificazione dei passi carrabili.
  • Circolare n. 7000 del 1966 "Criteri per la scelta e per la posa dei segnali negativi della precedenza: arresto all'incrocio e dare precedenza": tra le varie disposizioni di questa circolare vi è l'introduzione del segnale di preavviso di dare precedenza con la targa riportante la distanza posta al di sopra del segnale (invece che al di sotto come previsto dal regolamento del testo unico). Con tale circolare viene ufficialmente sconsigliato l'uso del segnale incrocio come preavviso dei segnali di dare precedenza e arresto all'incrocio, possibilità consentita da una disposizione del codice della strada ma di fatto in contrasto con il significato del segnale.
  • Circolare n. 6490 del 1967 "Circolazione urbana degli autoveicoli del servizio postale": introduce la possibilità di riservare stalli di posta riservati ai veicoli delle poste
  • Circolare n. 9540 del 1969 "Segnaletica autostradale": introduce la segnaletica espressamente dedicata alle autostrade; si segnalano in particolare l'introduzione dello sfondo verde per i segnali posti all'interno delle autostrade (colore in precedenza utilizzato solamente per i segnali di avvio all'autostrada posti sulla viabilità ordinaria) e di un nuovo carattere basato sul Transport per la segnaletica dedicata alle autostrade.
  • Circolare n. 2023 del 1970: introduce la segnaletica di indicazione per le stazioni di polizia stradale e carabinieri[6].
  • Circolare n. 2730 del 1971 "Autostrade metropolitane": introduce alcune soluzioni specifiche per le autostrade situate nelle vicinanze delle grandi aree urbane.
  • Circolare n. 4564 del 1974 "Segnali nomi-strada": introduce tra la segnaletica stradale le targhe viaria collocate alle intersezioni che indicano in nomi delle strade
  • Circolare n. 400 del 1979 "Segnaletica urbana di indicazione": introduce numerosi cambiamenti a riguardo della segnaletica collocata nelle strade urbane. In particolare vengono introdotti la segnaletica di direzione rettangolare con freccia disegnata per le destinazioni urbane (mentre per quella a punta di freccia viene riservata alle strade extraurbane), la differenziazione dei colori in base alla tipologia di destinazione (blu = extraurbano, verde = autostrada, bianco = urbano, giallo = turistico, marrone = destinazioni ambientali, grigio scuro = industrie, grigio chiaro = nomi di vie) e i simboli nei segnali di indicazione. Viene inoltre esteso a tutta la segnaletica l'utilizzo del carattere introdotto nel 1969 per le autostrade.
  • Circolare n. 1270 del 1979 "Circolazione e sosta dei veicoli degli invalidi": introduce il segnale di parcheggio riservato ai disabili.
  • Circolare n. 310 del 1980 "Facilitazioni per la circolazione e la sosta dei veicoli degli invalidi": fornisce ulteriori spiegazioni a riguardo della sosta per i disabili
  • Circolare n. 1515 del 1981 "Nuovi segnali stradali di indicazione": introduce alcuni nuovi segnali di indicazione previsti dalla Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale.
  • Circolare n. 353 del 1983 "Segnaletica interna delle aree di pertinenza autostradale": introduce segnali specifici per la separazioni delle correnti di traffico leggere e pesante nelle aree di servizio autostradali.
  • Circolare n. 1220 del 1983 "Sistema segnaletico per veicoli e mezzi operativi in lento movimento sulle carreggiate autostradali".

Di seguito vengono analizzati nel dettaglio i vari provvedimenti ministeriali:

Circolare n. 38400 del 1960Modifica

La circolare n. 38400 del 1960 affronta il problema della segnaletica delle strade e delle corsie riservate alla circolazione dei veicoli del trasporto pubblico. La soluzione proposta si basa sull'utilizzo di un segnale di divieto di transito nei due sensi accompagnato da un pannello complementare riportate un'iscrizione del tipo transito riservato.

Circolare n. 6670 del 1965Modifica

La circolare n. 6670 del 1965 introduce la segnaletica stradale militare. La segnaletica introdotta, basata sulle disposizioni del Testo Unico e su accordi internazionali concordati tra i membri della NATO, si suddivide in tre categorie: segnali di classe dei ponti, segnali di pericolo, di prescrizioni e di indicazioni normali e segnali campali temporanei di esclusivo interesse militare.

Segnali di classe dei pontiModifica

I segnali di classe dei ponti sono dei segnali circolari che indicano la portata di ponti e strutture militari; l'indicazione della portata è effettuata mediante un numero convenzionale che identifica le dimensioni del veicolo. La presenza di una o due frecce indica che il segnale si riferisce al transito di uno o due file di veicoli mentre la presenza di un simbolo di un autocarro o di un carro armato indica che la classe di ponte si riferisce solamente ad una specifica tipologia di veicolo.

Segnali di pericolo, prescrizione e indicazioni normaliModifica

I segnali appartenenti a tale categoria sono simili a quelli previsti dal Codice della Strada e devono pertanto essere rispettati anche dagli utenti civili. L'unica differenza rispetto ai normali segnali civili è il fatto che i segnali di pericolo sono inseriti in un pannello quadrato a fondo giallo e che quelli di prescrizione sono inseriti in un pannello quadrato a sfondo nero mentre per quelli di indicazione si utilizzano i medesimi segnali previsti dal Codice della Strada.

Segnali campali temporanei di esclusivo interesse militariModifica

I segnali appartenenti a tale categoria sono segnali destinati esclusivamente alle attenzione dei militari (con l'eccezione di alcuni segnali con scritte esplicative utili ai civili in situazioni di emergenza) e sono installati temporaneamente in caso di esercitazioni o necessità.

Circolare n. 10211 del 1965Modifica

La circolare n. 10211 del 1965 introduce un design standardizzato per i segnali indicanti i passi carrabili consistente in un pannello rettangolare bianco riportante il segnale di divieto di sosta e l'iscrizione passo carrabile da apporre su porte e cancelli.

Circolare n. 6490 del 1967Modifica

La circolare n. 6490 del 1967 tratta il problema della circolazione nelle aree urbane congestionate dei veicoli al servizio delle poste. Tra le misure di facilitazione introdotte per agevolare il servizio postale vi è la possibilità di riservare stalli di sosta riservati in corrispondenza di uffici postali di grande importanza e centri di raccolta e smistamento della posta. La circolare dispone che tali stalli siano delimitati da strisce di colore giallo (eventualmente accompagnate dal simbolo delle poste riprodotto sulla superficie stradale) e da un segnale verticale composto da un segnale di divieto di sosta posto su sfondo bianco e riportante l'emblema delle poste.

L'introduzione della segnaletica autostradaleModifica

Con la costruzione delle prime autostrade moderne in Italia ci si pose il problema di come implementare il segnalamento di tali infrastrutture. Sotto questo punto di vista il Codice della Strada non differenziava tra viabilità normale e autostradale e pertanto all'inizio venne utilizzata la medesima segnaletica prevista per il resto della viabilità, con al più lievi variazioni per quanto riguarda la grafica dei segnali a portale e l'introduzione di pannelli per la segnalazione delle uscite. Tuttavia ben presto le società autostradali, di concerto con il Ministero dei Lavori Pubblici, iniziarono delle sperimentazioni atte a innovare e migliorare la segnaletica e la viabilità autostradale. In particolare nel marzo 1961, su iniziativa della società Autostrade, venne costituito il Comitato per la segnaletica e la toponomastica: tale gruppo di lavoro, composto da personale della società Autostrade, dei ministeri dei Lavori Pubblici, dei Trasporti, del Turismo, dell'ANAS, dell'ACI, del TCI e di altri enti e associazioni operanti nel campo stradale, avevo il compito di elaborare la toponomastica, la numerazione e il segnalamento delle autostrade.

Risulta particolarmente significativo, per quanto riguarda il campo della segnaletica, una sperimentazione iniziata nel 1962. Nell'ambito di tale progetto venne introdotti il simbolo ottagonale di numero autostrade e la segnaletica di indicazione a sfondo verde posta sulla viabilità ordinaria per avviare ai caselli autostradali (ma mantenendo il colore blu all'interno dell'autostrada).

Per arrivare ad una normazione completa del segnalamento delle autostrade bisognerà attendere fino al 1969, quando fu emanata la circolare n. 9540, che affrontava in toto la questione.

Circolare n. 400 del 1979Modifica

La circolare n. 400 del 1979 tratta principalmente il tema della segnaletica di indicazione in particolare quella in ambito urbana. Si tratta di un documento estremamente corposo e dettagliato (34 capitoli per oltre 100 pagine) che raccoglie i risultati degli esperimenti compiuti dall'Ispettorato Generale Circolazione e Traffico negli anni precedenti. Lo scopo della circolare era quello di aumentare la qualità complessiva del segnalamento stradale in Italia, uniformare gli standard costruttivi dei segnali (che spesso subivano variazioni e modifiche non regolamentari ad opera dei committenti locali), razionalizzare l'uso dei segnali (evitando il prolifere di "foreste segnaletiche" scarsamente comprensibili all'utenza stradale), introdurre un maggior uso dei simboli a scapito delle parole (giudicate poco comprensibili all'utenza estera, componente non trascurabile del traffico vista la vocazione turistica dell'Italia) e consentire agli enti locali di collocare segnali che avrebbero conservato validità anche in seguito all'approvazione imminente del Nuovo Codice della Strada (che in realtà avverrà solo tredici anni più tardi). Tra le disposizioni più importanti della circolare ricordiamo:

  • Introduzione della cornice perimetrale per la segnaletica di indicazione
  • Introduzione di alcune specifiche a riguardo di illuminazione ed riflettorizzazione dei segnali
  • Introduzione di alcune specifiche grafiche relative alla spaziatura delle righe e allo stacco tra gli inserti nel segnale ed il bordo dello stesso
  • Introduzione per tutta la segnaletica di indicazione dei caratteri introdotti dalle circolari 9540 del 1969 e 2730 del 1971, con l'obbligo di utilizzare i caratteri maiuscoli per i nomi propri di località, province, regioni ecc. e i caratteri minuscoli per tutti gli altri utilizzi (con l'eccezione facoltativa per i nomi propri dei segnali di nome-strada)
  • Introduzione del codice dei colori di fondo (in parte già previsto da altre disposizioni precedenti)
  • Cambiamento dei segnali di inizio località con differenziazione tra il caso di inizio di centro abitato e quelli relativi ad altre tipologie di località oltre che introduzione dei segnali di fine località
  • Cambiamento grafico dei segnali di preselezione, già previsti dal Testo Unico del 1959 anche se solo per l'ambito urbano.
  • Differenziazione dei segnali di direzione in segnali per uso extraurbano (con forma a punta di freccia, già previsti dal Testo Unico del 1959) e quelli nuovi per uso urbano (di forma rettangolare con freccia disegnata all'interno)
  • Introduzione di alcune disposizioni atte a favorire l'utilizzo dei segnali di conferma
  • Introduzione di numerose disposizioni in merito all'installazione dei segnali sopra la carreggiata e introduzione del concetto di gruppo segnaletico unitario (ossia di una serie di segnali di direzione rettangolari urbani montati assieme)
  • Riproposizione della normativa a riguardo dei segnali di nome-strada (già introdotta con la circolare n. 4564 del 1974)
  • Introduzione di tabelle per la segnalazione di alberghi nelle aree turistiche
  • Introduzione di simboli unificati per la segnalazione di attrazioni urbane, trasporti, veicoli, attrattive turistiche, sport e altre indicazioni

Di seguito sono esposti nel dettaglio i cambiamenti e le novità sopra elencante.

Codice dei coloriModifica

La circolare si sofferma e norma in maniera sistematica il sistema dei colori di fondo e degli inserti dei segnali di preavviso di intersezione, di preselezione e di direzione. In particolare viene stabilito che il fondo di un segnale corrisponda a quello della categoria di strada lungo la quale è installato mentre le singole destinazioni presenti all'interno del segnale vengono collocate in zone avente colore proprio della tipologia di destinazione. I colori previsti sono i seguenti:

  • Verde (con iscrizioni bianche): utilizzato per le segnalazioni sulle autostrade di qualsiasi genere o per avviare ad esse
  • Blu (con iscrizioni bianche): utilizzato per le segnalazioni sulla viabilità extraurbana ordinaria (statali, regionali, provinciali, comunali esterne, strade riservate alla circolazione dei veicoli a motore, cosiddette superstrade, ...) o per avviare ad essa
  • Bianco (con iscrizioni nere): utilizzato per le segnalazioni sulla viabilità urbana o per avviare a punti urbani di interesse (centro, quartieri, nomi strade, ...)
  • Giallo (con iscrizioni nere): utilizzato per le segnalazioni di natura turistica (castelli, chiese, enti turistici, funivie, ...)
  • Marrone (con iscrizioni bianche): utilizzato per le segnalazioni di natura geografica, ecologica o ricreazionale ed in generale tutti quei luoghi in cui l'azione umana sia intervenuta in funzione di conservazione e protezione (mare, pinete, laghi, passi, parchi pubblici e nazionali, monti, aree pic-nic, ...)
  • Grigio medio (con iscrizioni bianche): utilizzato per avviare a strade urbane importanti esclusivamente all'interno dei segnali di direzione
  • Grigio scuro (con iscrizioni gialle): utilizzato per le segnalazioni di fabbriche, stabilimenti, zone industriali e magazzini
  • Rosso: utilizzato in via eccezionale solo in alcuni simboli

Segnali di localitàModifica

La circolare introduce alcune a riguardo del segnalamento delle località introducendo nuovi segnali rispetto alla normativa previgente, che prevedeva esclusivamente l'utilizzo di cartelli a sfondo blu e caratteri bianchi, accompagnati dai segnali di limitazione di velocità - 50 km/h e divieto di segnalazioni acustiche nel caso di segnalazioni di centri abitati. La principale novità riguarda il segnale di inizio centro abitato che assume sfondo bianco e caratteri neri da abbinare agli usuali due segnali di prescrizione; i segnali a fondo blu vengono conservati per le segnalazioni facoltative di inizio territorio comunale e regionale. Vengono anche definiti i corrispondenti segnali di fine località: si tratta di segnali analoghi a quelli di inizio ma con una barra diagonale rossa; nel caso di segnale di fine centro abitato il segnale è corredato anche da un pannello di conferma a fondo blu, indicante le distanza dai successivi centri abitati.

Segnali di preavviso di intersezioneModifica

La circolare esorta ad utilizzare i segnali di preavviso di intersezione, già correntemente utilizzati lungo la viabilità extraurbana ordinaria e autostradale, anche in ambito urbano; in armonia con il codice dei colori lo sfondo di tali segnali è bianco con frecce e scritte nere ed eventualmente inserti aventi i colori propri delle tipologie di destinazioni indicate. Per agevolare la progettazione dell'aspetto e dell'impaginazione dei segnali la circolare fornisce alcuni esempi di segnali di preavviso.

Segnali di preselezioneModifica

La circolare introduce una nuova grafica per i segnali di preselezione che va a sostituire quella prevista dal Regolamento del Testo Unico del 1959. Viene introdotta la possibilità di utilizzare tali segnali anche in ambito extraurbano e non solo lungo la viabilità ordinaria come previsto fino ad allora, sostituendo cartelli basati su iscrizioni utilizzati fino a quel momento.

Segnali di direzioneModifica

La circolare affronta in maniera esaustiva per la questione dei segnali di direzione, ossia quei segnali posti in prossimità delle intersezioni. Per quanto riguarda la segnaletica extraurbana viene mantenuto il formato rettangolare con punta di freccia previsto dal Regolamento del Testo Unico, con la prescrizione di utilizzare in maniera sistematica il codice dei colori di fondo.

Le principali innovazioni riguardano invece i segnali di direzione per l'ambito urbano. Per questi segnali viene introdotto la forma rettangolare con una freccia orientata posta ad una delle estremità del segnale. Le direzioni possibili delle frecce sono destra, sinistra e dritto; eccezionalmente, in alcuni situazioni particolari come scale, rampe, salite e similari, sono ammesse anche inclinazioni oblique a 45°. Le frecce a destra sono poste all'estremità destra del segnale mentre quelle dritte e a sinistra sono poste all'estremità sinistra; nel caso di segnali di direzioni con freccia dritta posti sul lato lato sinistro della strada la freccia va posta all'estremità destra del segnale. Nel corpo del segnale è riportata l'indicazione e/o il simbolo della destinazione a cui il segnale si riferisce; il simbolo è sempre posto tra l'iscrizione e la freccia. Per quanto riguarda i colori si adotta integralmente lo schema dei colori di fondo. Accanto alla nuova forma per i segnale urbani la circolare insiste sul concetto di gruppo segnaletico unitario, ossia l'idea che si debbano evitare istallazioni di segnali di direzioni isolati o con caratteristiche dimensionali e supporti differenti mentre al contrario debbano essere favorite istallazioni unitarie composte da segnali modulari (in modo da poter essere modificati facilmente in caso di bisogno) disposti secondo precise regole di montaggio.

In particolare viene disposto che:

  • ogni gruppo segnaletico unitario non dovrebbe essere composto da più di sei segnali
  • in caso di superamento del limite di sei segnali devono essere disposti due gruppi segnaletici monodirezionali separati
  • in ciascun gruppo segnaletico i segnali aventi freccia dritta devono essere posti nella posizione più alta, quelli aventi freccia rivolta a sinistra in posizione intermedia e quelli aventi freccia rivolta a destra nella posizione più bassa
  • i gruppi di segnali indicanti una stessa direzione devono essere distanziati dai gruppi indicanti altre dimensioni mediante uno stacco verticale di 5-10 cm
  • all'interno di ciascun gruppo direzionale l'ordine di posa, dall'alto verso il basso, è determinato dal colore di fondo secondo il seguente ordine: bianco - giallo - verde - blu - grigio - marrone
  • i segnali per attività industriali vanno posti esclusivamente all'interno di un gruppo segnaletico unitario dedicato da porre a breve distanza dall'intersezione (con l'eccezione del segnale generico di zona industriale che può essere integrato con i restanti segnali di direzione)

Segnali di indicazione posti sopra la carreggiataModifica

La circolare raccomanda un ampio uso di segnali di indicazione posti sopra la carreggiata, specialmente lungo i più importanti itinerari urbani di entrata ed uscita dai centri abitati, in modo da poter sfruttare la maggior distanza di visibilità, la miglior precisione nel segnalamento delle corsie e la maggior evidenza rispetto ai segnali posti a bordo strada. Nello specifico vengono contemplati due possibili usi dei segnali posti al di sopra della carreggiata: segnaletica di preselezione (da posizionare a congrua distanza dall'intersezione) e segnaletica di direzione (da posizionare nelle immediate prossimità degli incroci, eventualmente con integrazione delle lanterne semaforiche all'interno del segnale). Per entrambe le funzioni sono previsti i medesimi segnali, consistenti in rettangoli riportanti le destinazioni e una freccia verso il basso da porre sulla verticale della corsia destinata alle singole destinazioni. Nel caso due corsie conducono alle medesime destinazioni è ammessa l'unione dei due cartelli in un unico cartello di dimensioni maggiori che copra entrambe le corsie. I segnali devono rispettare il codice dei colori (ossia fondo bianco, iscrizioni, bordi e frecce nere come tipico della viabilità urbana con eventuali inserti di altri colori) ma nel caso le destinazioni portino tutto ad una stessa tipologia di destinazione è ammessa la realizzazione di segnali che utilizzino il colore di fondo e delle iscrizioni proprio della destinazione in questione.

Segnali di confermaModifica

La circolare si sofferma sull'utilizzo dei segnali di conferma osservando che, nonostante fossero già regolati nel Codice del 1959, non abbiano mai avuto ampia diffusione. Per quanto riguarda l'utilizzo di tali segnali per l'ambito extraurbano e autostradale viene solamente ribadita la necessità di applicare integralmente le regole relative al colore di fondo. Per quanto riguarda l'ambito urbano viene introdotto un modello di segnale di conferma basato sull'utilizzo di segnali urbani di direzione con freccia rivolta verso l'alto. In aggiunta a ciò viene introdotta in via generale la possibilità di utilizzare nei centri abitati segnali formati da coppie di "simboli + freccia orientata" sia per confermare, sia per indicare la direzione da seguire per raggiungere strade, autostrade o servizi specifici.

Segnali di localizzazioneModifica

La circolare accenna brevemente ad alcuni segnali sperimentali che vengono definiti di localizzazione ossia cartelli che permettono all'utenza di individuare immediatamente un servizio dopo aver seguito un certo itinerario opportunamente segnalato. I segnali in questione sono dei cartelli rettangolari contenenti il simbolo del servizio e una freccia di indicazione da porre ortogonalmente all'asse stradale all'altezza del servizio indicato.

Segnali di numeri stradeModifica

La circolare aggiorna i dettagli grafici dei segnali indicanti i numeri delle strade, adottando i nuovi caratteri e le nuove cornici di bordo in sostituzione dei modelli previsti dal Codice della Strada del 1959. Viene raccomandato di utilizzare tali simboli nei segnali di avvio alle autostrade e a località raggiungibili con la viabilità extraurbana.

Segnali di indicazione alberghiModifica

La circolare introduce un sistema standardizzato di segnalamento degli alberghi da utilizzare in quelle località interessate da circolazione turistica ma con un numero non eccessivo di strutture (indicativamente i centri abitati aventi tra i 20000 e i 100000 abitanti). Il sistema si basa sulla presenza di una o più tabelle riepilogative (preavvisata da apposito segnale) da collocare in una piazzola o comunque in un luogo dove i conducenti possano fermarsi a leggere con calma l'elenco degli alberghi; una volta che il guidatore si addentra nel centro abitato il guidatore sarà guidato fino alla struttura ricettiva da altri segnali di direzione o di conferma. Si noti come la simbologia introdotta nei segnali alberghieri adotti il simbolo internazionale di albergo e non quello specifico definito nella tabella dei simboli.

SimboliModifica

Un ulteriore elemento di novità è l'introduzione di simboli unificati da accompagnare ai segnali di indicazione in modo da facilitare la comprensione dei segnali a tutti gli utenti della strada e quelli stranieri in particolare. Per quanto riguarda l'utilizzo dei simboli nei segnali di direzione, è previsto che possa essere adottata sia la formula con "iscrizione + simbolo", sia la formula "solo simbolo", anche se viene indicato di privilegiare la prima forma in modo da rendere familiare l'utenza con i nuovi pittogrammi e di utilizzare la seconda solo con i simboli più noti (ad es. ospedale, centro) o come ripetizione di installazioni precedenti.

Decreto ministeriale dell'8 giugno 1979 e circolare n. 1270 del 1979Modifica

Per cercare di agevolare gli spostamenti delle persone con disabilità nel 1978 venne promulgato il D.P.R. n. 384 del 27 aprile 1978 di attuazione della legge del 30 marzo 1971 a riguardo dell'abbattimento delle barriere architettoniche. In particolari gli articoli 3,4,5 e 6 del suddetto decreto si focalizzavano sulle caratteristiche costruttive dei passaggi pedonali, sulla sosta e la circolazione dei veicoli al servizio degli invalidi e sul contrassegno da utilizzare per identificare tali veicoli. Per dare completa attuazione al decreto vennero emanati dal Ministero dei Lavori Pubblici il decreto n. 1176 Approvazione del contrassegno da rilasciare, dai comuni, agli aventi diritto in applicazione delle norme del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384 dell'8 giugno 1979 e la circolare n. 1270 Circolazione e sosta dei veicoli degli invalidi del 28 giugno 1979. Con il primo provvedimento vennero determinati gli aspetti grafici del contrassegno mentre la circolare introdusse il nuovo segnale di parcheggio riservato agli invalidi, oltre a stabilire che i segni delimitanti gli stalli di sosta riservati a questo scopo (ed eventualmente il simbolo della carrozzina e il numero di targa dell'auto a cui fosse stato riservato lo stallo di sosta) fossero di colore giallo. Si noti come il segnale introdotto presenti già alcune caratteristiche grafiche che sarebbero divenute standard nel codice della strada di futura approvazione

Circolare n. 1515 del 1981Modifica

La circolare n. 1515 del 1981 introduce nuovi segnali di indicazione e informazioni, molti dei quali previsti dalla convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale e dall'accordo europeo di Ginevra del 1971. Oltre a 34 nuovi segnali vengono introdotti anche 9 pannelli integrativi di segnali di pericolo e le nuove specifiche grafiche riferite alle cornici perimetrali della segnaletica (sostanzialmente assenti nel codice del 1959). Di seguito vengono mostrale le immagini di alcuni dei segnali introdotti dalla circolare; le immagini dei segnali indicate con un asterisco indicano che vi sono lievi difformità (generalmente relative alla bordatura) tra l'immagine mostrata e quella prevista dalla circolare.

Segnali che forniscono indicazioni utili per la guidaModifica

Alcuni dei segnali di indicazioni utili per la guida (o di indicazione semplice) citati dalla circolare erano già presenti nel Testo Unico del 1959; tuttavia la circolare ne modifica il bordo perimetrale (come nei segnali di strada con diritto di precedenza) o nel altra il disegno per adeguarsi alle esperienze internazionali in materia di segnaletica.

Segnali che forniscono indicazioni di servizi ed impianti utiliModifica

Oltre ad introdurre nei nuovi segnali la circolare raccomanda ai costruttori l'estensione della nuova grafica riguardante le cornici perimetrali e le dimensione dei quadrato bianco anche ai segnali parcheggio, pronto soccorso, assistenza meccanica, telefono e rifornimento (figure 66, 68, 69, 70 e 71 del Testo Unico) oltre che alle immagini con le frecce direzionali nella parte inferiore del cartello (figura 75).

Pannelli integrativiModifica

Infine la circolare si sofferma sui pannelli integrativi. Vengono definiti tre tipologie di pannelli integrativi:

  • Modello 1: indicazione per distanza. Indica la distanza in metri dal punto in cui si applica il segnale; sostituisce le indicazioni del tipo "a 300 m". Le distanze sono approssimate per difetto a 10 m.
  • Modello 2: indicazione per estesa. Indica la distanza per cui si applica il segnale; sostituisce le indicazioni del tipo "per 200 m" o " km 5+760". Se espresse in metri le estese sono approssimate per eccesso a 10 m[9] mentre se espresse in chilometri sono approssimata al chilometro o al mezzo chilometro, usando la notazione frazionaria (del tipo "2½ km"). Nel caso di estese relative a ponti e gallerie la distanza in metri non è approssimata.
  • Modello 3: spiegazioni, simboli e denominazioni. Indica il tipo di pericolo mediante uno dei numerosi simboli introdotti oppure, nel caso di situazioni non contemplate, con una breve iscrizione. Viene utilizzato anche per indicare le denominazioni di ponti, gallerie ed elementi geografici.

Circolare n. 1520 del 1981Modifica

La circolare n. 1520 del 1981 tratta la tematica dei delineatori stradali, ossia di quei dispositivi atti a fornire a un aiuto visivo ai conducenti in condizioni di scarsa visibilità. Nella circolare viene notato che nonostante tali delineatori siano molto diffusi in Italia, essi non sempre vengono spaziati in maniera corretta ed inoltre presentano un'eccessiva varietà di tipi e modelli. Al fine di razionalizzare la posa di tale segnaletica vengono definite le principali caratteristici dei delineatori (sezione, altezza, materiale, ...) e viene suggerita l'adozione del cosiddetto delineatore europeo normalizzato, basato sui modelli utilizzati in Germania e in Svizzera. Oltre a ciò vengono introdotti dei delineatori specifici per i tratti di strada in montagna, per la gallerie, per le deviazioni provvisorie, per gli ostacoli entro la carreggiata e per la segnalazione di curve.

Circolare n. 353 del 1983Modifica

La circolare n. 353 del 1983 si focalizza sul problema di come orientare efficacemente già dalla corsia di decelerazione i flussi di traffico all'interno della aree di pertinenza autostradali come aree di servizio e di sosta. In particolare viene prevista la segnaletica sia per la separazione preliminare di traffico leggero (auto, moto e autocarri fino a 2,5 t) e pesante, sia per il raggiungimento dei vari servizi offerti all'utenza.

Il sistema introdotto dalla circolare consiste in una serie di pannelli quadrati riportanti i simboli dei servizi offerti o dei tipi di veicolo, posti al di sotto di frecce direzionali.

Lo sfondo dei pannelli è verde in quanto la segnaletica è dedicata alla viabilità autostradale; tuttavia la circolare ammette l'utilizzo della stessa stessa segnaletica ma con fondo blu anche lungo le aree di servizio situate su strade ordinarie purché assimilabili ad autostrade.

Circolare n. 1220 del 1983Modifica

La circolare n. 1220 del 1983 tratta il problema del segnalamento dei cantieri mobili dovuti alla presenza di veicoli della manutenzione in lento movimento lungo le carreggiate stradale durante i lavori di manutenzione o prevenzione incidenti (ad es. taglio siepi, tracciamento della segnaletica orizzontale, ...). A partire da una proposta sperimentale del Comitato permanente per la segnaletica dell'AISCAT basata sulle esperienze di altri paesi europei, il Ministero dei Lavori Pubblici introduce un sistema basato sull'utilizzo di segnali di grandi dimensioni dotati di luci lampeggianti montati su veicoli o su carrelli da trainati da veicoli da utilizzare facoltativamente in luogo degli schemi utilizzati per i normali cantieri (che però continuano ad essere l'unica alternativa consentita in caso di lavori in galleria). Il sistema si basa sull'utilizzo di tre segnali: uno posto in carreggiata nelle immediate vicinanze del cantiere a protezione dello stesso, uno posto fuori dalla carreggiata a breve distanza dal cantiere come preavviso della riduzione del numero di corsie ed infine un consueto segnale di pericolo fisso indicante l'estesa su cui è previsto il funzionamento dei segnali mobili.

Circolare n. 3989 del 1986Modifica

La circolare n. 3989 del 1986 tratta la questione dell'installazione di pompe di gasolio nelle aree di distribuzione di carburante. Nello specifico viene autorizzata l'installazione di pompe di gasolio in impianti di distribuzione di carburante aventi fronte strada compreso tra 25 e 30 m (in precedenza vietata) a patto che siano utilizzate per il rifornimento dalle solo autovetture. Per informare i conducenti di mezzi pesanti dell'impossibilità di servirsi di tale rifornimento, oltre all'utilizzo della regolare segnaletica di divieto, viene introdotto un presegnale basato sui simboli introdotti nella circolare n. 353 del 1983. Poiché in tale circolare il segnale viene solo descritto a parole l'anno successivo l'ANAS, con la propria circolare interna n. 15 del 1987, introdusse due nuovi bozzetti grafici rappresentati la segnaletica in questione (ma variandola in maniera apprezzabile rispetto alla descrizione letterale della circolare ministeriale) oltre che il segnale di divieto d'accesso.

I decreti legge non convertiti del 1987 e i relativi decreti attuativiModifica

Nel 1987 il governo tentò di affrontare il problema della congestione del traffico nelle aree urbane con una serie di quattro decreti legge. Tali norme introducevano la possibilità di istituire parcheggi a pagamento con limite massimo di tempo e senza custodia e la possibilità da parte dei comuni di istituire con delibera della zone tutelate in cui le sanzione per le contravvenzioni relative a divieto di sosta, parcheggio, percorrenza delle corsie riservate e violazione degli accessi regolamentati fosse maggiorate. La definizione dei segnali per i parcheggi a pagamento e per tali zone veniva affidata a futuri decreti del Ministero dei Lavori Pubblici.

In realtà il tentativo del governo non ebbe seguito perché i vari decreti legge introdotti in successione non furono mai convertiti in legge ordinaria, fattore che ne determinò la decadenza e la nullità ab inito. Di seguito viene descritta la segnaletica prevista dai decreti ministeriali con l'avvertenza che tali decreti attuativi anche se entrati in vigore persero successivamente validità in maniera retroattiva a causa della mancata conversione del decreto legge da cui derivavano.

Segnaletica previstaModifica

Il primo decreto ministeriale ad essere emanato fu il quello del 14 aprile, relativo al primo dei quattro decreti legge, il n. 85 del 14 marzo in materia di "Provvedimenti urgenti per la disciplina e la decongestione del traffico urbano". Tale decreto prevedeva che le zone tutelate previsti dal decreto legge (ribattezzate "zone gialle") venissero evidenziate con dei pannelli di colore giallo recanti l'iscrizione "zona tutelata", gli estremi del decreto legge e il simbolo di centro città da abbinare ai segnali di prescrizione e ai semafori presenti all'interno delle zone. Se le zone erano di dimensioni estese invece si prevedeva un segnale rettangolare con opportune indicazioni di inizio, continuazione e fine. Per quanto riguarda le zone soggette a parcometro veniva previsto l'uso del segnale di parcheggio regolamentato corredato da da un primo pannello che indicasse la necessità dell'utilizzo del parcometro e il tempo massimo di sosta e da un secondo pannello che indicasse l'estensione della zona sottoposta a tale regolamentazione; per la colorazione della segnaletica orizzontale dei parcheggi a parcometro il colore era il giallo. Infine veniva disposto di utilizzare la colorazione giallo e nera dei cordoli per segnalare i divieti di sosta generali previsti dall'art. 115 del Testo Unico della Circolazione Stradale (ovunque materialmente possibile).

I decreti ministeriali relativi ai successivi decreti legge ripresero la segnaletica introdotta con le disposizioni del 14 aprile; l'unica differenza riguardava l'iscrizione recante gli estremi del decreto, che veniva sostituita con quella degli estremi della delibera comunale.

I decreti ministeriali del 1989Modifica

Per affrontare le problematiche di un traffico sempre maggiore e della conseguente congestione dei centri urbani nel 1989 venne approvata la legge n. 122 del 24 marzo 1989 "Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393" con cui, tra l'altro, venne disposta la possibilità di istituire aree pedonali, zone a traffico limitato, parcheggi a pagamento e di ordinare la rimozione forzata di veicoli. Per informare l'utenza delle nuove prescrizioni introdotte dalla legge vennero introdotti alcuni nuovi segnali mediante due decreti ministeriali, entrambi del 27 maggio 1989.

Circolare n. 2146 del 1989Modifica

La circolare n. 2146 del 1989 affronta il tema dei segnali luminosi per i cantieri mobili, già trattato con la circolare del n. 1220 del 1983. Con il nuovo provvedimento vengono definite le caratteristiche dei segnali di preavviso sperimentali da usare nel caso di chiusure di corsie in tratti di autostrada dotati di tre corsie per senso di marcia, tenendo conto della necessità di non coprire i lampeggianti con segnali troppo grandi.

La segnaletica attualeModifica

I segnali previsti dal Codice della Strada del 1959 rimasero in vigore fino al 1990 quando la maggior parte di essi vennero sostituiti da un nuovo set di segnali[11], che essenzialmente corrispondono a quelli attualmente in vigore. Quando due anni più tardi il Codice della Strada del 1959 venne abolito e fu promulgato il Nuovo codice della strada[12], attualmente in vigore, tale codice confermò (con alcune aggiunte) la segnaletica introdotta nel 1990.

La segnaletica stradale italiana è in vigore anche nella Città del Vaticano.

 
Esempi di segnali di pericolo
 
Segnale di stop
 
Diritto di precedenza
 
Limite di velocità

I segnali stradali verticali odierni sono riconducibili, pur con qualche eccezione, a 3 categorie principali:

  •   segnali di pericolo, di forma solitamente triangolare
  • segnali di prescrizione
    •   relativi a precedenze con forme varie (triangolare rovesciata, ottagonali, quadrata)
    •   relativi a divieti, di forma rotonda con bordo rosso e sfondo bianco
    •   relativi a obblighi, di forma rotonda e solitamente sfondo azzurro
  •   segnali di indicazione, quelli che forniscono informazioni utili o necessarie per la guida, suddivisi a loro volta in:
    • segnali di preavviso;
    • segnali di direzione;
    • segnali di conferma;
    • segnali di identificazione strade;
    • segnali di itinerario;
    • segnali di località e centro abitato;
    • segnali di nome strada;
    • segnali turistici e di territorio;
    • altri segnali che danno informazioni necessarie per la guida dei veicoli;
    • altri segnali che indicano installazioni o servizi.

I segnali di indicazione sono su sfondo blu se la destinazione è raggiungibile attraverso una strada extraurbana, su sfondo verde se tramite percorso autostradale. Vengono invece segnalate con scritte bianche su sfondo marrone le indicazioni turistiche e con scritte gialle su sfondo nero le indicazioni relative alle attività commerciali ed industriali. I segnali di inizio ente amministrativo (comune, provincia, regione) hanno le scritte bianche su sfondo blu o verde (a seconda del tipo di itinerario in cui è installata, rispettivamente strada extraurbana o autostrada) se indicano l'inizio della provincia o della regione amministrativa, scritte nere su fondo bianco per indicare l'inizio dei centri abitati (o località o frazioni), scritte bianche su sfondo marrone per indicare l'inizio del territorio comunale.[13]

I segnali verticali possono essere integrati da pannelli integrativi per:

  • definire la validità nello spazio del segnale;
  • precisare il significato del segnale;
  • limitare l'efficacia dei segnali a talune categorie di utenti o per determinati periodi di tempo.

Le norme sulla segnaletica stradale italiana sono regolate anche dal Disciplinare tecnico relativo agli schemi segnaletici, differenziati per categoria di strada, da adottare per il segnalamento temporaneo (decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 10 luglio 2002, GU n. 226 del 26/09/2002) previsto dall'art. 21 del Codice della strada[14], dalla direttiva n. 3929 del 3 luglio 1998 del Ministero dei Lavori pubblici (che norma i pannelli a messaggio variabile), dalla direttiva n. 1156 del 28 febbraio 1997 (GU n. 71 del 26/03/1997[15]) del Ministero dei Lavori pubblici (Caratteristiche della segnaletica da utilizzare per la numerazione dei cavalcavia sulle autostrade e sulle strade statali di rilevanza internazionale), dal decreto ministeriale n. 1584 del 31 marzo 1995 (GU n. 106 del 9/05/1995) (Approvazione del disciplinare tecnico sulle modalità di determinazione dei livelli di qualità delle pellicole retroriflettenti impiegate per la costruzione dei segnali stradali).

I segnali verticali temporanei sono a sfondo giallo e sono utilizzati in situazioni provvisorie. Sono regolati dal Disciplinare tecnico relativo agli schemi segnaletici, differenziati per categoria di strada, da adottare per il segnalamento temporaneo (decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 10 luglio 2002, GU 226 del 26/09/2002) previsto dall'art. 21 del Codice della strada.

Misure costruttiveModifica

[11] 
[16] A C D E
Piccolo 600 mm 10 mm 60 mm 55 mm
Medio 900 mm 15 mm 90 mm 80 mm
Grande 1200 mm 18 mm 120 mm 120 mm
 
[17] C D E
Piccolo 8 mm 400 mm 50 mm
Medio 10 mm 600 mm 75 mm
Grande 15 mm 900 mm 110 mm
 
[18] B D L S
Piccolo 3 mm 50 mm 400 mm 6 mm
Medio 5 mm 70 mm 600 mm 10 mm
Grande 8 mm 110 mm 900 mm 15 mm
 
[19] B D L Q S
Piccolo 3 mm 50 mm 400 mm 250 mm 6 mm
Medio 5 mm 70 mm 600 mm 400 mm 10 mm
Grande 8 mm 110 mm 900 mm 600 mm 15 mm
 
[20] A B H L
Piccolo 600 mm 20 mm 200 mm 500 mm
Medio 900 mm 30 mm 300 mm 750 mm
Grande 1200 mm 40 mm 400 mm 1000 mm
 
[21] A B C D H L S
Piccolo 330 mm 170 mm 3 mm 40 mm 180 mm 530 mm 6 mm
Medio 500 mm 250 mm 4 mm 60 mm 270 mm 800 mm 8 mm
Grande 750 mm 330 mm 5 mm 80 mm 350 mm 1050 mm 10 mm
 
[22] B D H L Q S
Piccolo 4 mm 30 mm 600 mm 400 mm 300 mm 8 mm
Medio 6 mm 45 mm 900 mm 600 mm 450 mm 12 mm
Grande 8 mm 70 mm 1350 mm 900 mm 650 mm 16 mm
 Lo stesso argomento in dettaglio: Codice della strada (Italia) § Segnaletica stradale.

Utilizzo della segnaletica stradale italiana nel mondoModifica

La segnaletica stradale italiana è utilizzata, oltre che in Italia, tal quale nella Città del Vaticano e, con alcune modifiche, a San Marino, Albania, e nel Kurdistan iracheno.

A Malta, in Libano, in Libia, in Sierra Leone, in Burundi, in Eritrea, in Uruguay, nella Regione istriana in Croazia e in Romania è possibile riscontrare alcuni segnali stradali di derivazione italiana.

NoteModifica

  1. ^ Codice della strada 1959, art. 35
  2. ^ Codice della strada 1959, art. 53
  3. ^ Codice della strada 1959, art. 77
  4. ^ Segnalazioni stradali ACI, marzo-aprile 1965, pag. 39.
  5. ^ Segnalazioni stradali ACI, luglio-agosto 1966, pag. 39.
  6. ^ Segnalazioni Stradali ACI, maggio-giugno 1970, pagg. 44-45
  7. ^ Il segnale era già presente come fine del senso unico di circolazione nel Testo Unico del 1959; la nuova denominazione sottolinea la possibilità di installare il segnale sia all'inizio che come ripetizione lungo strada a senso unico.
  8. ^ Sostituisce la figura 72 del Testo Unico cambiandone simbolo e colore di fondo in ragione della natura prettamente turistica.
  9. ^ La circolare indica di approssimare per eccesso a 100 m ma negli esempi mostrati l'approssimazione è a 10 m. Si può supporre che il riferimento ai 100 m sia un refuso nel testo.
  10. ^ Segnale già previsto nel Regolamento del 1959; la circolare lo richiama comunque osservando che nel futuro Codice della Strada si prevede di fissarne le misure in due formati da 60x240 cm e 90x360cm.
  11. ^ a b Decreto ministeriale 27 aprile 1990, n. 156, in materia di "Modificazioni agli articoli da 25 a 76 del regolamento di esecuzione del testo unico delle norme sulla circolazione stradale approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1959, n. 420"
  12. ^ d. lgs. nº 285 del 1992
  13. ^ Articolo 134 del Regolamento di Attuazione Archiviato l'8 giugno 2011 in Internet Archive.
  14. ^ index, su www.comune.jesi.an.it. URL consultato il 29 giugno 2022.
  15. ^ Ministero dei Lavori Pubblici, Caratteristiche della segnaletica da utilizzare per la numerazione dei cavalcavia sulle autostrade e sulle strade statali di rilevanza internazionale, in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 71, 26 marzo 1997.
  16. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii1.gif
  17. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii2.gif
  18. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii6.gif
  19. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii5.gif
  20. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii4.gif
  21. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii10.gif e http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii11.gif
  22. ^ http://www.codicestradainfantino.it/segnali/tii8.gif

BibliografiaModifica

  • Michela Bionda, Touring Club Italiano e cartelli stradali, Milano 2003.

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