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Sotto l'espressione di Teoria dell'origine siciliana dell'Odissea è raccolto un filone di diverse teorie formulate da pensatori in varie epoche storiche, secondo cui l'Odissea sarebbe ambientata in Sicilia, e l'autore sarebbe una donna siciliana di Trapani.

Questa ipotesi, formulata sin dall'antichità, fu resa popolare nel XIX secolo dagli intensi studi di Samuel Butler che portarono alla pubblicazione nel 1897 del libro L'autrice dell'Odissea che, come mai prima, supportava la teoria con valide argomentazioni storiche, letterarie e geografiche[dove sarebbero le tracce archeologiche di insediamenti greci in Sicilia fra il 1050 e il 1000 a.c.???].

Per tutto il XX secolo letterari e storici hanno studiato l'argomento e prodotto numerose pubblicazioni a supporto della teoria.

Indice

La teoria di Samuel ButlerModifica

La teoria dell'origine siciliana dell'OdisseaModifica

 
Il percorso del viaggio di Ulisse pubblicato da Samuel Butelr nella sua traduzione in inglese dell'Odissea
 
La mappa di Trapani disegnata da Butler, con l'individuazione dei luoghi descritti nell'Odissea

Butler, non soddisfatto delle traduzioni delle opere di Omero, e non avendo particolari problemi nelle traduzioni dal greco, decise di fare da sé. Studiò profondamente i due poemi rimanendo affascinato dalla loro bellezza. Fatte le consuete differenze e analogie a due opere dello stesso autore, Butler si trovò fortemente perplesso[1]. La favolosa dimensione di quei viaggi prima solo evocata attraverso le ricognizioni sulle carte del British Museum[2] portò Butler ad analizzare di persona i luoghi degli avvenimenti dell'Odissea in maniera precisa con numerosi e lunghi viaggi in Sicilia occidentale.

Fu proprio l’episodio della trasformazione in scoglio della nave dei Feaci al ritorno da Itaca, che lo convinse che quello fosse stato un posto descritto dal vero. Ciò viene avvalorato dal mito cristianizzato per il quale la Madonna di Trapani, per salvare la città dall'attacco dei turchi pietrifica la nave dei pirati[3]. Il risultato degli studi portò Samuel Butler alla conclusione che Scheria, la città di Nausicaa era Trapani, ma anche Itaca per il fatto che l'autrice, essendole familiare l'aveva usata per descrivere Itaca stessa, e senza alcun dubbio[4] ... Quando arrivai all'episodio dei Feaci fui certo che, in quel caso, l'autore si era ispirato al vero e che Nausicàa, la regina Aréte e Alcinoo erano persone reali più o meno camuffate[5]. Nel febbraio del 1892 Samuel Butler invia al sindaco di Trapani una lettera e i suoi tre saggi pubblicati in Inghilterra sulle riviste Athenaeum di Londra ed Eagle di Cambridge; questi, tradotti, appaiono poi su un periodico locale, il Lambruschini, diretto da Alberto Giacalone Patti, che da quel momento diventa il luogo della contesa letteraria-culturale tra sostenitori e oppositori.

The Authoress of Odyssey, l’opera che più compiutamente illustrava la teoria butleriana, apparve a Londra nel 1897. Lo scarso favore incontrato dal libro presso il pubblico inglese (se ne vendettero solo duecento copie) non disarmò l’autore, che continuò a lavorarci su per anni, compiendo lunghe soste a Trapani e nei dintorni[6]. Individuò così Trapani con Scheria e poi le quattro isole a ovest come si legge nell'Odissea: Itaca con Marettimo; Aegusa, l'Isola delle capre, con Favignana; Boukinna, l’Isola del bestiame con Levanzo; e infine Dulichium con Isola Longa. Trovò anche un estimatore e appassionato, Pietro Sugameli[7], che lo accompagnò in calesse in tutte le escursioni, da Scurati a Pizzolungo.

E anche per Lewis Greville Pocok era così: dopo aver letto attentamente il libro di Ibn Jubayr (1145-1217) Viaggio in Ispagna, Sicilia, Siria e Palestina, Mesopotamia, Arabia, Egitto ebbe le prove che la descrizione di Scheria, come si evinceva dal libro VI dell'Odissea, quella fatta da Nausicaa, coincideva con quella di Trapani di Jubayr in maniera sconcertante[8]. La folgorazione che aveva avuto Butler sul fatto che l'autrice dell'Odissea avesse usato sempre Trapani anche per rappresentare Itaca, fu di fondamentale importanza, la sua intuizione più originale, più importante di quella sul sesso del poeta: Itaca, come Scheria, è Trapani[9].

Argomentazioni sul fatto che l'autore sia una donna (nn.romani=Odissea - p.=Butler)Modifica

  • Mai prima mi era capitato che gli uomini scrivano libri smaglianti nei quali le femmine appaiono più assennate dei maschi (p. 24)
  • Nel poema gli uomini spesso dicono e fanno cose che mai nessun uomo direbbe o farebbe, le donne - tranne eccezioni - sono sempre viste nel loro lato migliore se non vengono addirittura esaltate, a meno di non aver compiuto azioni decisamente riprovevoli (p. 24)
  • Troviamo diversi errori nell'Odissea che solo una giovane donna avrebbe potuto facilmente commettere; un uomo li avrebbe senz'altro evitati: far fischiare il vento sopra le onde (fine canto II); pensare che un agnello possa vivere con sole due poppate al giorno da una pecora già munta (IX, 244-245 e 308-309); che una nave abbia il timone ad entrambe le estremità (IX, 483; 540); che si possa tagliare un legno secco e ben stagionato da un albero in vegetazione (V, 240); far dilaniare la preda da un falco durante il volo, come a nessun falco può riuscire (XV, 527) (p. 25)
  • Lo stesso vale per la scure di Calipso (V, 234-236). Nessun uomo abituato a maneggiare una scure la descriverebbe così dettagliatamente e ci direbbe che si adattava alla mano di Ulisse ed era fornita di manico. .... l'estrema minuziosità della descrizione, non meno d'una nomenclatura sbagliata, è prova evidente di scarsa familiarità con l'argomento trattato (p. 26)
  • Se in un qualsiasi lavoro si trova che le donne sono viste in un sentimento di piena comprensione, mentre gli uomini, al contrario, sono trattati in modo meccanico e privo di interesse, si può senza forzatura concludere che l'opera è di una donna; e il contrario si può affermare per l'uomo (p. 119)
  • Quando nell'Iliade si esaltano la vita o gli affetti domestici gli uomini dominano e proteggono le donne, mentre nell'Odissea sono le donne a dirigere, consigliare e proteggere: Minerva donna e non guerriera; Penelope dominante; Euriclea, la vecchia serva, in tutto pari a Telemaco (XXI, 135); Elena, la vera padrona della casa di Menelao "... non manca di nulla, né nel fisico né nell'intelletto" (IV, 264); Calipso è la mente direttiva (p. 120)
  • Chi comanda: la regina Arete o il re Alcinoo? Nausicaa dice: "non ti rivolgere a mio padre, va direttamente da mia madre e abbraccia le sue ginocchia; se essa è ben disposta verso di te, vi è qualche probabilità che ritornerai a casa" (VI, 310-315) (p. 121)
  • L'uomo conosce pochissimo i suoi compiti, e non è affidabile nemmeno per quello che sa fare se non gli sta a fianco una donna che lo consigli. Non vi è un solo caso nel quale l'uomo venga in soccorso di una creatura femminile in pericolo; accade invariabilmente il contrario (p. 121)
  • Una donna se tenta un poema epico, è quasi obbligata a scegliere un uomo come personaggio principale, ma cercherà di ridurlo al minimo e ne esalterà al massimo grado la moglie e le figlie, descrivendole con mano più delicata (p. 126)
  • Mai una donna in tutta l'Odissea viene derisa (p. 127)
  • Penso ad un'autrice per il piacere dimostrato a dire piccole bugie. Ama oltremodo i frivoli inganni e le mistificazioni evidenti. Racconta frottole plausibili piene di dettagli circostanziati (p. 130)
  • L'attenzione materna con la quale viene considerato Telemaco, la stretta partecipazione al suo destino, la disponibilità ad accogliere ciò che qualsiasi persona responsabile gli dice di fare per il suo bene, la maniera modesta ma esemplare con cui egli compie tutti i suoi doveri (p. 130)
  • È altamente improbabile che un uomo nell'età omerica intraprenda l'impossibile compito di presentare Penelope irreprensibile e virtuosa (p. 133)
  • Quando Ulisse e Penelope sono a letto (XXIII, 343) è Penelope che racconta per prima le sue avventure. Io credo che un autore maschio avrebbe iniziato con le vicende di Ulisse per poi passare a Penelope (p. 160)

Argomentazioni sull'origine siciliana dell'Odissea (nn.romani=Odissea - p.=Butler)Modifica

 
Trapani e le isole Egadi, la più lontana è Marettimo
 
Trapani: di fronte la torre di Ligny lo scoglio del "malconsiglio"
 
la montagna di Erice svetta alle spalle di Trapani

Le ricerche effettuate da Butler sono state rivolte a trovare le prove della sua teoria e dimostrare che il poeta, parlando di varie località, attribuisce loro le caratteristiche inconfondibili di una determinata regione oggi esistente e di cui egli non parla, sia conoscitore o addirittura originario di tale regione.[10]

  • Perché Scheria è Trapani:
    • La città si trova all'estremità di una lingua di terra protesa tra due porti (VI, 263)
    • C'è un grosso scoglio all'ingresso di uno dei due porti, orientato in modo da dare l'idea di una nave che entra nel porto (p. 164)
    • C'è una montagna di notevole altezza non molto lontano dalla città
  • Perché anche Itaca è Trapani:
    • Nelle vicinanze di Trapani esiste un porto, in leggero pendio, in cui scorre o scorreva una corrente d'acqua alle falde di una montagna
    • A non molta distanza ci sono due grotte vicine fra loro. Una di esse con due entrate: una rivolta a nord e l'altra a sud (XIII, 104-112; 347-349) (p. 165)
    • tutto il percorso seguito da Ulisse, dallo sbarco di Forco alla grotta dove nascose i regali, su per il monte Nerito, dalla cresta alla sorgente e alla "roccia del corvo" e infine lungo il sentiero che scende a Itaca, corrisponde perfettamente al percorso attuale dalle saline di San Cusumano alla "grotta del toro", al monte Erice, alla fontana, alla "roccia del corvo" e alla strada per Trapani, da avere l'impressione che l'Odissea sia stata scritta ieri (p. 169)
    • quando l'autrice considera Itaca ab extra (un'isola e nient'altro), se la immagina come l'alta e imponente Marettimo, lontana circa ventidue miglia da Trapani. Quando invece ha bisogno di altri particolari, li prende dai suoi immediati dintorni sulla terraferma (p. 169)

Obiezioni e critiche alla teoria di ButlerModifica

I tre scritti di Butler apparsi su il Lambruschini suscitarono entusiasmo e una ripresa della lettura del poema quale in città non si era mai vista[11]. Nacque anche una polemica con il canonico Fortunato Mondello, direttore della Biblioteca Fardelliana di Trapani, contestava al Butler di non aver potuto suffragare la sua teoria con alcuna prova certa né storica né topografica, e pertanto, allo stato delle cose, la stessa gli appariva, priva com'era di ogni fondamento scientifico, "una ipotesi più che arrischiata"[12]. Il botta e risposta tra i due proseguì nei successivi numeri dove il Mondello osserva anche che Ulisse si unse con olio, mentre l'ulivo venne in Sicilia, come si crede, nel VI o VII secolo e in Grecia si coltivava fin dal IX secolo a.C.[13]. Salvatore Romano, referente della "Società siciliana della storia patria" di Palermo, obietta al Butler che un poema come l'Odissea non poteva venire in luce in un paese cui la cultura letteraria e la civiltà non fossero molto progredite ed attestate da monumenti e ricordi storici[14].

Anche il più fervido e convinto seguace di S. Butler, Pietro Sugameli, convinto che l'autore dell'Odissea fosse certamente un trapanese, gli contestava la teoria del poeta donna, non potendo consentire all'idea che ".... l'autore di quel greco poema fosse una signorina"[15]. Pure un giovane intellettuale, professore di greco, Giuseppe Pagoto, che però si disincantò presto[16] rammentava che Butler considerava l'Odissea come "una guida turistica dei luoghi"[11].

Il periodico trapanese la Falce ospitava regolarmente articoli contro la teoria: "... abbiamo notato che con abile tattica schiva la discussione con il Sugameli su certi punti controversi, che mostrano alcuni errori su cui egli è caduto"[17]. E ancora: "il Butler si limita a spiegare il senso letterale dell'Odissea, ma Sugameli ne spiega il significato simbolico. Ciò a Butler dà i nervi...". Venivano pubblicate anche lettere di semplici cittadini che si schierava.o contro: "Di questa maniera, verrà un giorno in cui si pretenderà dimostrare che Dante non è mai esistito e che la Divina Commedia fu scritta da una Xittara"[18].

Nel 1902 lo studioso francese Victor Bérard pubblicò due articoli circa le sue teorie sull'Odissea sulla Reviue des deux mondes dal titolo "Kalipso"[19] il primo e "Kirke" il secondo[20], frutto del viaggio compiuto l'anno prima sulle orme di Ulisse, chiaramente spinto dal libro di Butler ma col proposito di non declinare mai il suo nome. Da qui la polemica di Pietro Sugameli sulle pagine della rivista Quo Vadis nel novembre del 1902: "La nuova questione omerica (polemica Sugameli-Berard). Parte prima: Kalipso."[11]

Anche lo storico tedesco Adolf Holm si occupò della teoria butleriana con atteggiamento critico. Nella traduzione italiana della sua Storia della Sicilia nell' antichità del 1902 così scrive: ".... la brama di voler identificare i luoghi descritti nell'Odissea con località veramente esistenti non è ancora cessata; .... Secondo il Butler e il Sugameli gli errori di Ulisse non sono che la circumnavigazione della Sicilia, e un trapanese, anzi secondo Butler una donna di Trapani avrebbe composto l'Odissea".[21]

Quando nel dopoguerra il professor Lewis Greville Pocok, si occupò degli scritti di Butler sull'Odissea, l'argomento ritornò a suscitare interesse ed entusiasmo, e nuovamente si crearono due fazioni contrapposte. Tra i dubbiosi, il più autorevole storico trapanese Salvatore Costanza così scriveva: " Dalla storia all'invenzione, dunque: ché a segnarne l'ambiguo confine ora appena bastava il diaframma effimero della forma"[16].

La teoria nel XX secoloModifica

 
Henry Festing Jones

Henry Festing JonesModifica

Henry Festing Jones (1851-1928) fu un avvocato e scrittore inglese, noto come amico e biografo postumo di Samuel Butler[22]. Lo conobbe tramite un amico di college e ne divenne nel 1887 compagno di lavoro e collaboratore musicale. Furono a lungo impegnati insieme alla scrittura del libretto e delle musiche dell'oratorio Ulysses, lavoro che convinse Butler ad affrontare l'originale greco del poema[5]. Con Butler musicò anche Narciso. Lo accompagnò nei suoi viaggi in Sicilia e ne condivise le esperienze. Dopo la morte dell'amico ne divenne curatore testamentario, curò gran parte delle opere: fece stampare nel 1903 il romanzo The way of all flesh ("Così muore la carne"), nel 1912 pubblicò The Note-Books of Samuel Butler, e nel 1922 la seconda edizione de The Authoress of the Odyssey.

Nel 1903, dopo la morte di Butler, si recò in Italia e in Sicilia per incontrare gli amici e donare ad ognuno di loro un ricordo dell'amico. Come volere del defunto consegnò alla Biblioteca Fardelliana di Trapani il manoscritto originale della The Authoress of the Odyssey. In seguito pubblicò Diary of a journey through North Italy to Sicily dove descrive con scrupolo da cronista e acuto senso dell'umorismo il suo viaggio sulle orme di Samuel Butler[23]. Una traduzione parziale in italiano ad opera di Donata Aphel si trova in appendice a L'Autrice dell'Odisse, Edizioni dell'Altana, 1998.

La produzione di Henry Festing Jones comprende:

  • Diary of a Journey Through North Italy to Sicily - ed. Metcalfe and Co. - Cambridge - 1904
  • Diversions in Sicily - ed. Alston Rivers - Londra - 1909
  • Castellinaria, and other Sicilian diversions - ed. A.C. Fifield - Londra - 1911
  • Mount Eryx and other diversions of travel - ed. Jonathan Cape - Londra - 1921

Pietro SugameliModifica

 
Samuel Butler e Pietro Sugameli nella Grotta di Polifemo, in contrada Emiliana a Pizzolungo (Trapani)

Tra i seguaci di Butler quello che più validamente ha portato avanti la teoria dell'origine siciliana dell'Odissea è stato Pietro Sugameli. E, al di là di aver accompagnato Butler in tutte le sue ricerche sul territorio siciliano, ha studiato l'argomento e ha letto e riletto attentamente l'Odissea, tant'è che nei suoi scritti cita almeno sedici libri diversi del poema. Non basava quindi le sue affermazioni su una lettura superficiale di Omero, né si affidava alle inevitabili incertezze di un traduttore.[24] Nel 1892 ha dato alle stampe un volumetto L'origine trapanese dell'Odissea secondo Samuel Butler, ben prima che il maestro pubblicasse il suo libro ed elaborò una sua versione della teoria che ne differiva in parte: origine trapanese si, ma autore uomo. Difese la memoria di Samuel Butler nella polemica con Berard e si occupò fino alla sua morte nel 1922 dello studio e della rivalutazione dei Fenici, fatto certo non banale in un periodo nel quale per la loro "semicità" erano esposti all'antisemitismo che sempre più si andava diffondendo in Europa.[25]

Benjamin FarringtonModifica

Poco più di trent'anni dopo la comparsa delle teoria di Butler, Benjamin Farrington, erudito professore irlandese di latino e greco in numerose università anglosassoni quali Belfast, Città del Capo, Bristol e Swansea, pubblica nel 1929 il libro Samuel Butler e l'Odissea, che sposa la teoria dell'origine siciliana dell'Odissea, con argomentazioni vivaci e dettagliate episodio per episodio. Afferma anche che quella di Penelope è una "figura straordinaria" e così scrive: "Di cosa tratta questa epopea dell'Odissea? Narra di una presunta vedova di quarant'anni, corteggiata da uno centotto giovani, che lei prende in giro senza pietà, li incoraggia e li respinge per quattro anni, e alla fine, ottiene da loro i regali di matrimonio alla vigilia di una distruzione pianificata". Per Farrington, come per Butler questo ritratto di Penelope non poteva che essere concepito da una donna[26]. Ma il vero scopo del suo libro, come dichiarato nella prefazione, era quello di supportare la teoria poiché "l'Autrice dell'Odissea" di Butler è il più importante libro sull'Odissea che sia mai stato scritto. E questo lo affermo.[27] Purtroppo l'impegno politico socialista e quello indipendentista irlandese oscurarono il suo lavoro accademico, procurandogli anche accuse di marxismo intellettuale e influendo pesantemente sul giudizio della sua attività professionale[28]. Gli accademici ritennero così il suo interesse per Butler una dimostrazione che i suoi argomenti di ricerca erano più di tipo “esotico”[29] e un modello, per la propria autoimposta marginalità, delle sue battaglie contro l'establishment classico[30].

Robert GravesModifica

Molti anni dopo, il saggista britannico Robert Graves (1895–1985), mentre lavorava al suo famoso dizionario I miti greci (1955), si trovò a riflettere sugli argomenti portati da Butler, e li trovò piuttosto convincenti. Traspose quindi questa teoria storica in un'opera narrativa, il romanzo La figlia di Omero del 1955, ricostruendo le circostanze che indussero la principessa siciliana Nausicaa a scrivere l'Odissea, e dandole il titolo onorario di "figlia di Omero".[31][32] Graves spiega che aedi e cantastorie, viaggiando sulle navi dei mercanti, andavano di città in città raccontando fantastiche avventure ed epici poemi. L’arrivo del mercante era un momento di incontro e di festa, e un’occasione per ascoltare le narrazioni dei poeti. Ma le storie cambiavano secondo chi le raccontava. La protagonista del libro è la figlia di un re, in una città greca della Sicilia che vive esperienze complicate, di intrighi di corte e di contrasti con varie città e province. Sente i cantori raccontare la storia di Ulisse e di Penelope; alla fine scrive una sua versione dell’Odissea, in cui riflette, in parte, la sua esperienza personale, e racconta se stessa nel personaggio di Nausicaa[33], una donna intelligente e coraggiosa, ricca di sensibilità e di passione[34].

Lewis Greville PocockModifica

L.G. Pocock nasce il 23 maggio 1890 a Rondebosch, in una famiglia inglese da lungo tempo stabilitasi in Sud Africa. Educato in Inghilterra al Cheltenham College, partecipa alla Prima Guerra Mondiale come ufficiale della British Royal Field Artillery prima in Namibia, poi in Francia e in Italia. Alla smobilitazione, a trent'anni e già sposato (nel 1917 con Antoinette Le Gros), studia latino e greco all’University College di Londra, e riceve il titolo di Master of Arts. Nel 1927 viene nominato docente al Dipartimento di Studi Classici del Canterbury University College, a Christchurch in Nuova Zelanda.

Nel 1950, in occasione del centenario dell’insediamento britannico a Canterbury, pronuncia un discorso su Samuel Butler, uno dei primo coloni, e le sue convinzioni sulle origini dell’Odissea. Decide così nel 1952 di visitare la Sicilia di persona, accompagnato dal figlio[35], appena laureato in studi classici al Cambridge College. J.G.A. Pocock ritorna in Sicilia nel 1957 fermandosi a Castellammare del Golfo, dove il padre aveva individuato in Cala Bianca la scena della battaglia tra Ulisse e i Lastrigoni e a San Cusumano alle falde di Erice dove invece aveva individuato il porto di Rheithron, dove Ulisse nuota a riva e incontra Nausicaa[36]. Importante la fitta corrispondenza epistolare di fine anni '60 con il giornalista e scrittore siciliano Giuseppe Quatriglio (1922-2017), allora redattore del Giornale di Sicilia, che registrò momenti importanti e sortì anche una precisazione alla quale il docente neozelandese teneva molto: l'identificazione della nave pietrificata con lo "Scoglio del Malconsiglio" e non con lo scoglio della "Torre di Ligny"[37]

Il lavoro di Pocock si sviluppa scientificamente con l’attenzione del vero studioso che esamina non solo il significato delle parole greche (ionico-eoliche) dell’Odissea e il giusto modo di tradurle ma prova anche l’ulteriore sviluppo della tesi con un resoconto di prove geografiche inconfutabili che accumulandosi per quantità e precisione, mettono in ombra la tesi per la quale Corfù e non Trapani fu Scheria[38]. Pocock ha proseguito con altre identificazioni soprattutto quella della discesa nell'Ade e le correnti oceaniche situate presso le Colonne d'Ercole tra Ceuta e Gibilterra, estremità occidentale del mondo e conosciuta ai Fenici che per primi si diressero verso la Britannia e l'Africa. Per questo si allontana da Butler riguardo la tesi sul sesso dell'autore: il poema è stato scritto da un esperto marinaio Fenicio su personaggi che sapevano come viaggiare per mare e per l'intrattenimento di un pubblico esperto come il poeta[39].

Ulteriore merito di L.G. Pocock è stato quello di scoprire che l'Odissea è una grande allegoria, un poema ambientato in Sicilia occidentale, una terra di molti popoli, alcuni dei quali rivendicavano sia il cavallo di Troia che la discendenza achea. Gli Elimi di lingua greca erano uno di questi popoli, ma gli antenati trasmisero loro una genealogia di Ciclopi e Lastrigoni avuta dai Fenici e con loro condivisa. Un poema quindi, l'Odissea, di origine culturale mista ai margini esterni dell'espansione greca. Se il libro più conosciuto di L.G. Pocock è quello che ha dato il titolo a tutta la teoria: The Sicilian Origin of the Odyssey (1957), il più importante è però Reality and Allegory in the Odyssey (1959)[39][40].

Vincenzo BarrabiniModifica

L’interesse suscitato a Trapani dalla visita di L.G. Pocock nel 1952 e da J.G.A. Pocock nel 1957 per verificare di persona la teoria di Butler spinse Antonino Di Stefano, preside del locale liceo classico "L. Ximenes", a chiedere al professor Giuseppe Barrabini (1891-1985), docente di inglese, la prima traduzione del The Authoress of the Odyssey in italiano. I problemi di vista di cui egli soffriva fecero sì che egli venisse affiancato (ed anzi in pratica sostituito) dal fratello Vincenzo, che, dapprima scettico, finì poi per essere contagiato dal virus butleriano, da cui non riuscì più a liberarsi[41]. Vincenzo Barrabini (1896-1980) si convinse della bontà della teoria e continuò per conto suo le ricerche, da una parte confermando e rettificando le scoperte di Butler e Pocock, e altre facendone di nuove. Non conobbe personalmente Butler ma fu amico del suo alter ego Henry Festing Jones, numerose volte ospite della famiglia Barrabini a Trapani. L'impegno per l'identificazione topografica (come colonnello d'artiglieria sapeva orientarsi benissimo sul terreno) gli rende il merito di aver individuato i porti di Scheria e di Itaca, e il tridente sulla cui punta di mezzo sorgeva la città[42].

Si rende autonomo da Butler per la convinzione che il poema sia una grande allegoria di carattere storico-politico sui rapporti tra Focesi, Fenici e Sicani. Le sue idee convergono in buona parte con quelle di L. G. Pocock, con il quale ebbe un lungo ed approfondito scambio epistolare. Le sue idee furono espresse dapprima nella Prefazione alla traduzione dell'opera butleriana (1966), poi nel volume L'Odissea rivelata (1967), quindi in opuscoletti dedicati all'esame di alcuni canti del poema ed infine nel volume L'Odissea a Trapani al quale, gravemente malato, non riuscì a dare l'ultima revisione, e pubblicato postumo nel 2005[43].

Raymond RuyerModifica

Nel 1977, in pieno periodo femminista, il filosofo francese Raymond Ruyer (1902-1987) riprese la tesi centrale di S. Butler, che considerò molto valida, per portare nuove e più solide prove. In Homère au féminin[44], questo professore universitario di filosofia, come Butler ai margini della professione di studi classici, cerca di stabilire la "maternità" dell'Odissea ampliando l'inventario degli aspetti che suggeriscono il fatto che l'autore è una donna. I suoi argomenti, come quelli indicati da S. Butler, sono di tipo essenzialista, perché si basano sull'idea che le donne, indipendentemente dalla loro età e cultura, condividano necessariamente gli stessi interessi (domestico, religiosi), le stesse prospettive ("sentimentalismo e utilitarismo"), la stessa "incompetenza" e gli stessi difetti (in particolare il narcisismo)[45]. È certamente difficile immaginare una donna che ha avuto l'opportunità di diventare un aedo, e quindi iniziare l'apprendistato, viaggiare, cantare da sola per un pubblico di uomini o comunque misto. Eppure ci sono indicazioni che alcune donne conoscevano molto bene la tradizione epica, ad esempio Saffo che in frammento 56 (pubblicazione di Reinach Puech), usa per lo più metri dattilici e tratta un tema epico, il matrimonio di Ettore e Andromaca[46].

Andrew DalbyModifica

Nel 2006 lo storico e linguista britannico Andrew Dalby pubblica negli USA il libro Rediscovering Homer proponendo una sua versione della teoria argomentando la tesi in modo più solido, attraverso un'analisi comparata e antropologica di come le donne conservano canzoni, storie e leggende popolari. Dalby nota che la cultura della tradizione orale dell'Iliade e dell'Odissea è preservata ancora oggi in aree remote dei Balcani, della Finlandia, dell'Irlanda, della Russia, dell'Asia Centrale. A suo parere l'autore di due poemi era probabilmente la moglie di un nobile greco "vissuta nel settimo secolo avanti Cristo e contemporanea di Archiloco". Un indizio importante, secondo Dalby, proviene dalle figure di Elena e Andromaca nell'Iliade e di Penelope nell'Odissea. Solo una donna, secondo lo studioso inglese, avrebbe potuto descriverli e decodificarle attraverso una percezione eminentemente femminile. Entrambi i poemi offrono una descrizione delle relazioni sessuali in un mondo in cui le donne, ai tempi né più né meno che beni di consumo, riescono a usare i loro poteri erotici e domestici pur preservando le apparenze di una totale sottomissione[47]. Scrive Dalby: "È possibile, direi probabile che anche il poeta greco fosse una donna e la sua sensibilità femminile aiuta a comprendere il perché della qualità superiore dei suoi versi in termini di sottigliezza, complessità, universalità"[48]. Una donna ricca e colta dell’epoca corrisponderebbe quindi all'identikit ideale di Omero. Una moglie di un nobile, con molti schiavi a cui delegare le faccende domestiche, avrebbe avuto abbastanza tempo da dedicare alla scrittura e alla rappresentazione di fronte ad un pubblico di amiche e parenti. Le poetesse non erano per nulla infrequenti all'epoca, ma restavano sconosciute al grande pubblico perché usavano esibirsi solo in privato, per il piacere proprio e dei pochi membri della famiglia.[49]

Cronologia degli scrittiModifica

  • Samuel Butler, Prima lettera al Sindaco di Trapani per informazioni sullo "Scoglio del Malconsiglio", 20 gennaio 1892.
  • Samuel Butler, The localization of Scheria, Athenaeum 3353, Londra, 30 gennaio 1892.
  • Samuel Butler, Seconda lettera al Sindaco di Trapani in cui espone la sua teoria, inizio febbraio 1892.
  • Samuel Butler, The topography of the Odyssey, Athenaeum 3356, Londra, 20 febbraio 1892.
  • Samuel Butler, Terza lettera al Sindaco di Trapani con i due articoli apparsi su Athenaeum, fine febbraio 1892.
  • Samuel Butler, A lecture on the humour of Homer, The Eagle vol.17 n.97, Cambridge, 30 gennaio 1892.
  • Samuel Butler, On the Trapanese origin of the Odyssey, The Eagle vol.17 n.99, dicembre 1892.
  • Samuel Butler, Posizione di Scheria, il Lambruschini, Trapani, 30 gennaio 1892.
  • Samuel Butler, La topografia dell’Odissea, il Lambruschini n.6, Trapani, giugno 1892.
  • Samuel Butler, L'umorismo di Omero, il Lambruschini n.7, Trapani, luglio 1892.
  • Salvatore Romano, Comunicazione dell'epistolario Butler-Sindaco di Trapani alla Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo, 10 luglio 1892.[50]
  • Alberto Giacalone Patti, L'Odissea giudicata da un inglese, il Lambruschini n.6, Trapani, giugno 1892.
  • Fortunato Mondello, L’Odissea e Butler, il Lambruschini, n.7, Luglio 1892.
  • Alberto Giacalone Patti, Mr. Samuel Butler e la sua congettura, il Lambruschini n.8, Trapani, agosto 1892.
  • Alberto Giacalone Patti, Recensione de "Origine trapanese dell'Odissea secondo Butler" di Pietro Sugameli, il Lambruschini n.12, anno II, Trapani, dicembre 1892.
  • Samuel Butler, Sull'opuscolo del signor Sugameli, il Lambruschini, anno III, n.1, Trapani, gennaio 1893.
  • Pietro Sugameli, Risposta alle osservazioni di Mr. Butelr, il Lambruschini, anno III, n.2, Trapani, febbraio 1893.
  • Pietro Sugameli, Trapani secondo l'Odissea, il Lambruschini, anno III, n.4, Trapani, febbraio 1893.
  • Samuel Butler, L'origine Siciliana dell'Odissea, Rassegna della Letteratura Siciliana, anno 1 n.3-4, Acireale, 1893
  • Samuel Butler, Ancora sull'origine siciliana dell'Odissea, Rassegna della Letteratura Siciliana, anno 2, Acireale, 1894.
  • Salvatore Romano, Un'obiezione a S. Butler sull'origine siciliana dell'Odissea, il Lambruschini anno 4 n.1, Trapani, luglio 1894.
  • Samuel Butler, Una visita al Maretimo, il Lambruschini n.3, Trapani, settembre 1894.

NoteModifica

  1. ^ Vitalba Liotti (2) - Le origini trapanesi dell’Odissea, un’ipotesi che affascina - Mare magazine - 5 Luglio 2012
  2. ^ Salvatore Costanza (1) - L'omerica impostura di Samuel Butler - Rassegna mensile della provincia di Trapani n.5 - Maggio 1998 - anno 13°
  3. ^ Viaggio di Odisseo secondo la tesi del prof. L.G. Pocock compilato da Nat Scammacca - Trapani Nuova, anno XXXI n.39, 16 novembre 1990
  4. ^ V. Liotti (2) - Op. cit.
  5. ^ a b Samuel Butler - L'autrice dell'Odissea - Roma - Edizioni dell'Altana - 1998
  6. ^ Salvatore Costanza (2) - La Sicilia nella mia vita: linee di un percorso storiografico - ISRI - Ottobre 2012
  7. ^ Renato Lo Schiavo (1) - L'Odissea infinita di Pietro Sugameli - Paceco sei - Dicembre 2001
  8. ^ L.G. Pocok, The Sicilickan origin of the Odissey, trad. N.Scammacca e N. Di Giorgio, Antigruppo Siciliano & Cross-Cultural Communications, 1986
  9. ^ Vincenzo Barrabini, L'Odissea a Trapani, Ed. Di Girolamo, 2005
  10. ^ L. Ferrari - Op. cit.
  11. ^ a b c Renato Lo Schiavo (1) - Op. cit.
  12. ^ Fortunato Mondello, L’Odissea e Butler, il Lambruschini, n.7, Luglio 1892
  13. ^ Fortunato Mondello - Il Lambruschini - settembre 1892, p.139, nota 3
  14. ^ Salvatore Romano, Un'obiezione a S. Butler sull'origine siciliana dell'Odissea, il Lambruschini anno4 n.1, Trapani, luglio 1894.
  15. ^ Pietro Sugameli, Origine trapanese dell'Odissea secondo Samuel Butler: dimostrazione critica, Flli. Messina, Trapani, 1892
  16. ^ a b Salvatore Costanza (1), op. cit.
  17. ^ La Falce, anno 1 n.20, Trapani, 15 maggio 1898
  18. ^ (abitante di Xitta frazione di Trapani) - La Falce n.31, Trapani, 31 luglio 1898
  19. ^ Reviue des deux mondes, anno LXXII, periodo 5°, tomo 9°, Parigi 15 maggio 1902
  20. ^ Reviue des deux mondes, annoLXXII, Parigi 1 giugno 1902
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  23. ^ Donata Aphel - in: L'autrice dell'Odissea - Roma - Edizioni dell'Altana - 1998
  24. ^ Renato Lo Schiavo (2) - Pietro Sugameli e l'origine trapanese dell'Odissea, Paceco tre, dicembre 1999
  25. ^ Renato Lo Schiavo (2) - Op. cit.
  26. ^ Mary Ebbott, Butler’s Authoress of the Odyssey: gendered readings of Homer, then and now, Classics@ Issue, n.3, Harvard University's Center for Hellenic Studies, 2005
  27. ^ Benjamin Farrington, Introduzione a Samuel Butler e l'Odissea, Jonathan Cape, London, 1929.
  28. ^ vedi la pagina su Wikipedia England https://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Farrington
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  30. ^ Mary Berard, in Samuel Butler, victorian against the grain: a critical overview, a cura di James G. Paradis, University of Toronto Press, 2007. ISBN 9780802097453
  31. ^ introduzione a La figlia di Omero, trad. di Marcella Hannau - Guanda, Parma, 1992
  32. ^ Si veda anche: R. Graves, I miti greci, ed. Longanesi, cap. 171, p. 688.
  33. ^ Giancarlo Livraghi - Perché l’Odissea è stata scritta da una donna - Offline - n.8 - ottobre 1998
  34. ^ Gioacchino Chiarini - La poesia della grande madre - L'indice dei libri del mese - anno X n.10 pag.14 -novembre 1993
  35. ^ John Greville Agard Pocock
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  38. ^ Nat Scammacca - Introduzione a: L.G. Pocok, The Sicilian origin of the Odyssey, traduzione italiana, Antigruppo Siciliano & Cross-Cultural Communications, 1986
  39. ^ a b J.G.A. Pocock - Op. cit.
  40. ^ J.G.A. Pocock (2) - Ripensamenti: realtà e allegoria; luogo e testo; Storia e mito [1]
  41. ^ Renato Lo Schiavo(3) Nota preliminare in Vincenzo Barrabini, L'Odissea a Trapani, ed. Di Girolamo, 2005
  42. ^ Luigi Ferrari - Op. cit.
  43. ^ Renato Lo Schiavo(3) - Op. cit.
  44. ^ Raymond Ruyer - Homère au féminin, la jeune femme auteur de l'odyssée - ed. Copernicus - 1977
  45. ^ Lillian Doherty - La maternité de l’Odyssée - Clio - n.32 - 2010
  46. ^ Lillian Doherty - Siren Songs: Gender, Audiences, and Narrators in the Odyssey - Ann Arbor - University of Michigan Press - 1995
  47. ^ Fulvio Zanoni - Everness - ed. Aletti - 2012
  48. ^ Uno storico inglese: probabilmente Omero era una donna - La tribuna di Treviso - 21 ottobre 2006
  49. ^ Lucia Panagini - Omero era una poetessa che scriveva per le donne - il Padovanino - 18 dicembre 2006
  50. ^ Archivio storico siciliano, nuova serie, anno XVII, Palermo, 1892

BibliografiaModifica

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  • Henry Festing Jones Viaggio in Sicilia sulle orme di Butelr - in: L'autrice dell'Odissea, trad. Donata Aphel, Roma, Ed. Altana, 1998.
  • (EN) Benjamin Farrington, Samuel Butler and the Odyssey, Jonathan Cape, London, 1929.
  • (EN) Robert Graves, Homer's Daughter, Cassell & Company, London, 1955.
  • Robert Graves, La figlia di Omero, trad. di Marcella Hannau, Longanesi, Milano, 1955; Guanda, Parma, 1992. ISBN 8877464968
  • Robert Graves, Introduzione a La figlia di Omero, (non presente nell’edizione italiana), trad. di Giancarlo Livraghi, Il filo di Arianna, luglio 2008 [2]
  • (EN) Lewis Greville Pocok, The Sicilian Origin of the Odyssey: a study of the topographical evidence, Wellington, N.Z. University, 1957.
  • Lewis Greville Pocok, The Sicilickan origin of the Odissey, traduzione di Nat Scammacca e Nina Di Giorgio, Trapani–New York, Antigruppo Siciliano & Cross-Cultural Communications, 1986. ISBN 0-89304-568-3
  • (EN) Lewis Greville Pocok, Reality and allegory in the Odyssey, A.M. Hakkert, Amsterdam, 1959.
  • Vincenzo Barrabini, L'Odissea rivelata, Ed. Flaccovio, 1967.
  • Vincenzo Barrabini, L'Odissea a Trapani, Ed. Di Girolamo, 2005. ISBN 888777806X
  • (FR) Raymond Ruyer, Homère au féminin, la jeune femme auteur de l'Odyssée, ed. Copernicus, 1977. ISBN 2859840087
  • Renato Lo Schiavo, La teoria dell'origine siciliana dell'Odissea: il cieco, la giovinetta ed il malconsiglio, ISSPE, Palermo, 2003.
  • (EN) Andrew Dalby, Rediscovering Homer: inside the origins of the epic, ed. W.W.Norton, 2006, ISBN 0393057887

Collegamenti esterniModifica