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Treni strettamente sorvegliati (romanzo)

romanzo scritto da Bohumil Hrabal
Treni strettamente sorvegliati
Titolo originaleOstre sledované vlaky
AutoreBohumil Hrabal
1ª ed. originale1965
Genereromanzo
Lingua originalececo
AmbientazioneCecoslovacchia, Novecento

Treni strettamente sorvegliati (Ostre sledované vlaky) è un romanzo di Bohumil Hrabal, pubblicato in ceco nel 1965. La prima edizione in italiano è di Edizioni e/o Roma, tr. in it. e cura di Sergio Corduas 1982. È un romanzo breve (120 pagine) ambientato, durante l'occupazione nazista della Cecoslovacchia, in una piccola stazione di provincia. L'edizione italiana è corredata da un'intervista con l'autore "L'ironia praghese" e dalla postfazione di Sergio Corduas "Hrabal ferroviere di dio[1]"

TramaModifica

Il romanzo racconta la storia di Miloš, giovane ferroviere, dipendente non retribuito, che aspetta con ansia un altro incontro con la fidanzata Màša. Nel primo incontro, nonostante all'inizio fosse "stato uomo", al momento fatale, la sua virilità è "sfiorita come un giglio[2]". Provocandogli una delusione così profonda, da spingerlo a tagliarsi le vene. Salvato in extremis, dalla vasca piena d'acqua calda, in cui giaceva ormai privo di sensi, curato e portato da un medico, Miloš scopre di soffrire di "eiaculatio precox". La narrazione si svolge nell'attesa del secondo imminente incontro. Intanto i treni vanno e vengono. Attraversano la stazione. Portano munizioni, carri armati e soldati al fronte. Tornano con i vagoni smitragliati, carichi di feriti e morti, accatastati come bestiame. La profonda tristezza e la violenza emanata dal mondo guerriero, dominato dai soldati tedeschi, viene contrappuntata dal sarcasmo e dal pressappochismo dei personaggi cechi - colleghi di Miloš - coinvolti nei più improbabili scandali sessuali. Il capo manovra Hubička (boccuccia), noto sciupafemmine, ma segretamente aggregato alla resistenza partigiana, finisce sotto inchiesta per aver timbrato le chiappe della collega telegrafista. Il capostazione viene sorpreso dagli ispettori con la divisa coperta dal guano dei piccioni, che alleva con attenzioni paterne. Lo stesso Miloš - per rimettere alla prova la propria virilità - cerca inutilmente di farsi "scozzonare" dall'anziana moglie del capostazione, la quale gli sfugge, sostenendo che lo avrebbe aiutato volentieri, se non fosse ormai sedata dalla menopausa. Finalmente giunge la mezzanotte, sta per arrivare il treno, carico di armi e munizioni, diretto al fronte. Il capo manovra attende la staffetta partigiana che deve portare la bomba con cui farlo saltare. Viktoria Freie (Vittoria Libera) irrompe nella stazioncina con l'esuberanza della giovinezza e l'eccitazione della clandestinità. Consegna la bomba, si concede a Miloš, che si sente uomo e conquista - nella stessa notte in cui gli alleati bombardano Dresda a morte - l'agognata virilità sessuale e il coraggio di aggregarsi ai partigiani. Miloš porta la bomba sul semaforo che sovrasta il treno e la lascia cadere nel vagone aperto, carico di esplosivo. Ma un soldato lo vede e spara. Anche Miloš spara. Cadono sui binari. In un finale che vira al tragico il treno esplode, Dresda viene distrutta e due uomini che - se si fossero "incontrati da qualche parte, in borghese" forse si sarebbero voluti bene - muoiono insieme senza motivo: "Dovevate starvene a casa, seduti sul culo...[3]".

Adattamento cinematograficoModifica

Dal romanzo è stato tratto il film Treni strettamente sorvegliati (Ostře sledované vlaky) del 1966 diretto da Jiří Menzel, vincitore dell'Oscar al miglior film straniero[4] e presentato fuori concorso al 20º Festival di Cannes.

ConsiderazioniModifica

Durante la creazione di Treni strettamente sorvegliati Bohumil Hrabal si è ispirato a eventi realmente accaduti nel periodo del Protettorato di Boemia e Moravia, riprendendo episodi di guerriglia partigiana del gruppo Podřipsko vicino alla stazione di Lossy. Allo stesso tempo, nel libro si riflette l'esperienza delle piccole stazioni ferroviarie, in cui ha svolto il lavoro di spedizioniere, durante la seconda guerra mondiale[5]. Hrabal ci propone una lettura in chiave sardonica degli imbarazzi di un giovane che raggiunge la maggiore età in un ambiente particolarmente innocente e arretrato nella provincia ceca. L'umorismo si colora di nero quando sulla scena irrompono morte, violenza e caos che seguono la guerra. Il finale straniato lascia poco spazio alla speranza. Morire si muore, anche se Màša, la fidanzata di Miloš e "Mutti", la moglie del soldato, li aspettano.

CitazioniModifica

  • "Lì corre la nostra speranza. La nostra gioventù. A combattere per un'Europa Libera. E voi qui? Stampate timbri sul culo della telegrafista!" - L'ispettore delle ferrovie, filo nazista.
  • "Non dovevate mettervi in guerra con il mondo intero" - Il capostazione ai tedeschi nella notte in cui Dresda brucia.
  • "Dovevate starvene a casa, seduti sul culo..." - Miloš poco prima di morire.
  • Di sé stesso Hrabal dice: "cammino eretto e diritto, mentre mia moglie, a casa, benché sobria, compie atti stravaganti e barcolla, una descrizione piena di humour dell'eraclitiano panta rei mi scorre alla gola e tutti i ristori del mondo sono come un gruppo di cervi agganciati per le corna dei discordi, la grande scritta Memento mori che alita dalle cose e dai destini umani è un motivo per bere[6]".
  • «L'ironia praghese è un gioco apparentemente infantile, folle e stupido in senso superiore, è la battaglia contro una felicitante teoria dello stato e contro l'apparato burocratico. Naturalmente è anche coscienza della vanità di tale lotta. è l'abolizione di una soggettività che è giunta fino in fondo, è la più alta libertà possibile nel mondo senza dio»[7].

NoteModifica

  1. ^ Edizioni e/o ISBN 978-88-7641-999-7
  2. ^ pg. 73 edizioni tascabili
  3. ^ le ultime parole del romanzo
  4. ^ Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini 2010, Zanichelli, 2009, p. 1534, ISBN 88-08-20183-X.
  5. ^ idem
  6. ^ Monografiche - Bohumil Hrabal
  7. ^ Intervista a Hrabal

EdizioniModifica

Collegamenti esterniModifica

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