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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la frazione della Campania divisa fra più comuni delle province di Benevento e Avellino, vedi Tufara Valle.
Tufara
comune
Tufara – Stemma
Tufara – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Amministrazione
SindacoGianni Di Iorio (lista civica "La via giusta") dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate41°29′N 14°57′E / 41.483333°N 14.95°E41.483333; 14.95 (Tufara)Coordinate: 41°29′N 14°57′E / 41.483333°N 14.95°E41.483333; 14.95 (Tufara)
Altitudine420 m s.l.m.
Superficie35,52 km²
Abitanti859[1] (30-11-2018)
Densità24,18 ab./km²
Comuni confinantiCastelvetere in Val Fortore (BN), Celenza Valfortore (FG), Gambatesa, Riccia, San Bartolomeo in Galdo (BN), San Marco la Catola (FG)
Altre informazioni
Cod. postale86010
Prefisso0874
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT070082
Cod. catastaleL458
TargaCB
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantitufaroli
Patronosan Giovanni Eremita
Giorno festivo28 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tufara
Tufara
Tufara – Mappa
Posizione del comune di Tufara nella provincia di Campobasso
Sito istituzionale

Tufara è un comune italiano di 859 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise. Il suo territorio, al confine con Puglia e Campania, si estende per circa 35 km² dal fondovalle del Fortore (240 m s.l.m.) sino alla località Bosco Pianella (1020 m s.l.m.). Il territorio, in prevalenza collinare, è coperto da boschi che lasciano ampi spazi ai campi di cereali a alle piantagioni di ulivi. Il centro del paese sorge su una grande rupe di tufo ed è sovrastato dal castello longobardo e dal campanile della chiesa madre.

StoriaModifica

Le origini risalirebbero al X secolo, quando è citato come "Roccia Tufacea", nei registri angioini del 1320 viene annoverato come "Topharia". Nel 1299 era feudo di questa dinastia, quando Guglielmo di Marzano, signore del castello sotto gli Angiò, si sposò con Isabella di Gesualdo, assegnò a lei il castello per costituzione di pegno della dote ricevuta, e il casale di Monterotaro nella Capitanata.

La famiglia di Marzano si estinse nel XV secolo, durante le lotte di potere tra i Durazzeschi e gli Angiò, fu ceduta alla famiglia della contea di Gambatesa, comitale di Campobasso, e i Gambatesa furono signori sino al 1465, quando Tufara fu incamerata nel demanio. Ma nello stesso anno va in feudo a Giovanni della Candida per volere di Ferrante I di Napoli. Giovanni morì nel 1494, lasciando tre figlie. Lucrezia, Eleonora, Beatrice; Eleonora fu legittima erede, sposatasi a Buffillo Crispano, e morì nel 1531; il castello passò ai Crispano di Laterza, poi ai Monforte di Fragneto. Decio Crispano, figlio di Buffillo, fu l'erede, e morì nel 1559; suo figlio Boffillo II fu l'erede sino al 1586, poi venne il turno di Dianora Crispano, che alienò il feudo nel 1629.

Ai Crispano successero i Caracciolo, principi di Avellino, Antonio Carafa acquistò il castello per 31.000 ducati; duo figlio Cesare lo vendette a Caesare Pignatelli signore di Monteroduni nel 1636; costui lo dette a Paolo Ruffo, ma la vendita fu revocata per una questione giudiciaria, e Tufara restò al Pignatelli dal 1667 sino al 1806, quando Tufara divenne prima frazione di Colletorto, e poi divenne municipio.

 
Il borgo, il campanile della chiesa di San Pietro, sulla destra il castello

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Castello longobardo: di origine longobarda, si trova un un rialzo tufaceo in mezzo al centro storico, ed era di grande posizione strategica per il controllo del territorio. A pianta quadrangolare, era piuttosto piccolo, ma fu ampliato nei secoli a seguire. Decio Crispano lo ampliò nel XVI secolo, il castello assunse un aspetto irregolare "a fagiolo", divenendo anziché una fortezza una dimora gentilizia. Benché fosse appartenuto ai Carafa, ai Pignatelli, il castello nel XIX secolo cadde in degrado e venne spogliato degli arredi, e benché sia restaurato, non mostra i fasti originari. L'esterno mostra i caratteri medievali di torri rompitratta inframmezzate alla cortina muraria, decorate sulla sommità da un camminatoio merlato, e feritoie sul piano, e un grande portone di accesso.
  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo: risalente al 1170 per l'aspetto romanico, ha una facciata molto semplice, adornata da un bel portale al quale si accede da una scalinata. Molto interessante il portale laterale con l'arco a sesto aucto in pietra lavorata, in rilievo. L'interno è a tre navate con restauri barocchi del XVIII secolo, conserva l'altare con una tavola della Madonna della Neve, opera dell'artista napoletano "Lo Zingaro". La chiesa fa da contrappunto al castello sul lato opposto della piazza, ha un campanile turrito in pietra, con la cuspide ottagonale.
  • Chiesa di San Giovanni da Tufara: casa natale di questo santo, fu trasformata alla sua morte in luogo di culto, vi si conserva il quadro con l'effigie del beato che ha sostituito San Vittore precedente patrono di Tufara. Presso la casa si trova il cortile recintato con un pozzo dall'acqua ritenuta miracolosa, con quest'acqua si preparano le "panelle", cibo devozionale che si consuma nei giorni di festa del 12-23-14 novembre.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

Tradizioni: il Carnevale di TufaraModifica

Tradizionale ricorrenza di Tufara è il carnevale, che si celebra il 17 gennaio: la campana grande della parrocchia scandisce il mezzogiorno, momento di avvio della festa. Il carnevale è salutato dai paesani con l'esibizione di un asino rivestito di stracci, condotto da persone camuffate da pagliacci, che intonano le cosiddette "maitunate", degli stornelli tipici molisani improvvisati, con battute di scherno e motteggi satirici verso la gente e la situazione politica e amorosa dei giovani.

La tradizionale maschera di carnevale del paese è il "Diavolo", pare che derivi dai riti sannitici, in cui solevano rappresentare la passione e la morte del dio Dioniso, dio della vegetazione, della vite e dell'ebbrezza. Dioniso è venerato qui come il mito della Fenicie, che muore e risorge, solo che il veicolo è la vegetazione, è rappresentato dalla maschera zoomorfa, un mostro che indossa sette pelli di capra cucite addosso, quasi a voler rievocare il rito di smembramento che Dioniso praticava con le Menadi danzanti in preda all'euforia: il Diavolo secondo la leggenda tufarese è trattenuto nei suoi eccessi da catene forgiate dai Folletti, suoi guardiani, gira per le strade di Tufara durante il carnevale, salta, cade, si rotola, corre, cercando di sedurre le ragazze per iniziarle ai suoi misteri di eccessi.

Seconda maschera è "la Morte", che veste di bianco con il volto sporco di farina, precede nella processione il Diavolo, ruota delle falci nelle mani, simbolo che lei benché distruttrice, è purificatrice,l a differenza dell'istinto bestiale del Diavolo. Porta con sé anche una capra, in funzione del capro espiatorio che assume le colpe della comunità, per riportare l'equilibrio nella natura.

La terza grande maschera è il Simulacro, ossia un fantoccio di paglia che funge da capro espiatorio del carnevale. Alla fine della cerimonia il pupazzo viene processato dalla comunità e condannato dalla giuria con i tipici motti e sberleffi delle "maitunate", nonostante gli appelli comici della Mamma e del Padre per salvarlo, il Pupazzo è condannato a morte, affinché la Madre Parca, ossia la Morte, con il filo del destino, cioè la conocchia e il fuso dell'arcolaio, ha già pronto per sé un neonato fantoccio, portato nella culla dal Padre, che servirà l'anno seguente per ripercorrere il rito della condanna e della morte del Carnevale.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
19 giugno 1985 6 giugno 1990 Berardino Vitarelli Democrazia Cristiana Sindaco [3]
6 giugno 1990 24 aprile 1995 Berardino Vitarelli Democrazia Cristiana Sindaco [3]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Olindo Marino Partito Popolare Italiano Sindaco [3]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Mario Lupo lista civica Sindaco [3]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Mario Lupo lista civica Sindaco [3]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Donato Pozzuto lista civica Sindaco [3]
26 maggio 2014 in carica Donato Pozzuto lista civica: guardiamo avanti Sindaco [3]

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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