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Uguccione della Faggiola

condottiero italiano
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Uguccione della Faggiola
Uguccione della Faggiola condottiere.jpg
Uguccione della Faggiola in un ritratto del 1646
Signore di Massa Trabaria
Stemma
Trattamento Signore
Altri titoli Signore di Arezzo, Lucca, Lugo, Pisa e Sansepolcro
Nascita Casteldelci, 1250 circa
Morte Vicenza, 1º novembre 1319
Dinastia Della Faggiola
Padre Ranieri della Faggiola
Madre ?
Figli Neri
Francesco
...[1]
Religione Cattolicesimo
Uguccione della Faggiola
Filippo di Taranto Uguccione della Faggiola.jpg
Filippo I d'Angiò (a sinistra) e Uguccione della Faggiola (a destra) si fronteggiano nella battaglia di Montecatini del 29 agosto 1315
NascitaCasteldelci, 1250 circa
MorteVicenza, 1319
Cause della morteMalaria
Luogo di sepolturaChiesa di Sant'Anastasia, Verona
Dati militari
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
ComandantiMaghinardo Pagani
Guido da Montefeltro
BattaglieBattaglia di Montecatini (1315) ed altre
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Uguccione della Faggiola (o Faggiuola)[2] (Casteldelci, 1250 circa – Vicenza, 1º novembre 1319) è stato un condottiero e capitano di ventura italiano.

Fu signore di Arezzo, Lucca, Lugo, Massa Trabaria, Pisa e Sansepolcro.

BiografiaModifica

Capitano di ventura e politico, fu tra i protagonisti della vita politica e militare del Medioevo, in particolare all'interno delle vicende che contrassegnarono lo scontro tra lo Stato Pontificio e il Sacro Romano Impero.

Nato intorno al 1250 a Casteldelci, all'epoca inserito nel territorio della Massa Trabaria[3], al confine tra Romagna, Marche e Toscana, fu podestà e signore di Arezzo nel 1295 e di Lugo nel 1297. Dopo aver tentato di diventare signore di Forlì (1297), contando sulle simpatie ghibelline della città, fu di nuovo podestà di Arezzo nel 1302 e vicario del Re Enrico VII di Lussemburgo a Genova tra il 1311 e il 1312. Nel 1313 fu chiamato a Pisa per esercitarvi la signoria.

Il 1315 segna l'anno del massimo fulgore della sua stella nel firmamento del ghibellinismo toscano; è di quell'anno infatti la battaglia di Montecatini, fatto d'arme che consolidò ed estese a tutta la penisola la sua fama di abile condottiero.

Si trattava di uno scontro impari, da una parte c'era Firenze, in quegli anni una delle città più ricche d'Italia e d'Europa, alleata con molte altre città: Arezzo, Colle di Val d'Elsa, Pistoia, Prato, San Gimignano, Siena, Volterra, ecc., ed anche con gli Angioini di Napoli. Dall'altra parte stava Pisa, città in crisi dopo la battaglia della Meloria, e Lucca, città occupata militarmente dallo stesso Uguccione e quindi non del tutto affidabile.

In questo contesto di debolezza Uguccione poteva tuttavia contare su un punto di forza rappresentato da un contingente di 1800 cavalieri tedeschi, mercenari che facevano parte delle truppe imperiali e che si posero al servizio di Pisa a suon di fiorini, ma anche animati da un odio profondo verso i guelfi e gli Angioini.

In seguito a questa vittoria per molti versi clamorosa ed inattesa Firenze fu abbandonata da gran parte delle città toscane che si affrettarono a chiedere e a ottenere la pace con Pisa, e riuscì a salvarsi solo grazie ad una ritrovata concordia interna.

Nel 1316 i pisani cacciarono Uguccione perché stanchi dei suoi metodi autoritari e dell'esosità delle imposte richieste dalle esigenze militari, fatto che lo costrinse a cercare rifugio presso Cangrande I della Scala che lo fece podestà di Vicenza. Con questa autorità Uguccione represse duramente la rivolta guelfa del maggio 1317.

Durante il suo servizio per il signore di Verona guidò anche la guerra contro Brescia e Padova.

Uguccione della Faggiola morì di malaria il 1º novembre 1319, il suo corpo fu portato da Vicenza a Verona per essere tumulato nella chiesa di Sant'Anastasia.

Un cronista dell'epoca, Agnolo di Tura, così concluse la narrazione che portò alla caduta del signore di Pisa e di Lucca:

"Questo fu il guiderdone che lo popolo di Pisa rendé a Uguccione da la Fagiuola, che gli avea vendicate di tante vergogne e raquistate tutte le loro castella e degnità e rimisserli nel magiore stato e più temuto da' loro vicini che città d'Italia".

Le amicizieModifica

Uguccione ebbe amici davvero inconsueti, tra i quali Dante Alighieri. Il sommo poeta riponeva molte speranze nella figura di Enrico VII di Lussemburgo, il quale chiamato da più parti, discese in Italia nel 1310 con lo scopo di pacificare la penisola, ma mentre muoveva all'attacco dell'ostinata Firenze, morì, si dice, di malaria. In quell'anno pare che Dante profondamente deluso sia andato a Lucca presso Uguccione della Faggiola.

Alcuni commentatori della Divina Commedia vogliono che a lui alluda il sommo Poeta quando afferma che verrà il Veltro, il quale disperderà la cupidigia dominante nel mondo (Inferno - Canto primo, vv. 101-102). La tesi venne espressa nel 1828 da Carlo Troya nel saggio Del veltro allegorico di Dante e successivamente nel Del veltro allegorico de' Ghibellini (1856). La tesi fu confutata da Niccolò Tommaseo, ma ispirò Cesare Balbo per la sua Vita di Dante.

Uguccione conosceva bene anche Corso Donati ed era un grande amico di Spinetta Malaspina di Fosdinovo.

Il suo stemma era costituito da un'aquila nera in campo rosso[4]. Usava portare nelle barde dei suo cavalli delle bande d'oro in campo rosso, che poi costituiranno il nuovo stemma suo e della sua famiglia.

DiscendenzaModifica

Uguccione della Faggiola ebbe due figli e una figlia[5]:

NoteModifica

  1. ^ Si veda il paragrafo "Discendenza".
  2. ^ Faggiola o Faggiuola era il nome di una delle località di Massa Trabaria, e doveva quel nome ai numerosi faggi lì presenti.
  3. ^ Eugenio Lenzi, Uguccione della Faggiuola e Castruccio nel Trecento toscano, Lucca, 2001, p. 11.
  4. ^ Prospero Baldasseroni, Istorie di Pescia e della Nievole, Pescia, 1784, p. 158.
  5. ^ Pompeo Litta, Signori della Faggiuola, in Famiglie celebri italiane, Torino, 1850.

BibliografiaModifica

  • Eugenio Lenzi, Uguccione della Faggiuola e Castruccio nel Trecento toscano, Lucca, 2001.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN23958294 · ISNI (EN0000 0000 6135 7602 · LCCN (ENn2002041594 · BAV ADV10307581 · WorldCat Identities (ENn2002-041594