Apri il menu principale

Unità aristoteliche

Canone di narrazione

Le cosiddette unità aristoteliche (di tempo, di luogo e d'azione) rappresentano un canone di narrazione che intreccia interessi storici, letterari e filosofici.

Indice

Origine del termineModifica

Aristotele nella Poetica aveva affermato che «la favola deve essere compiuta e perfetta», dovendo in altre parole avere unità, ossia un inizio, uno svolgimento e una fine (unità di azione).

Il filosofo aveva anche asserito che l'azione dell'epopea e quella della tragedia differiscono nella lunghezza «perché la tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più, mentre l'epopea è illimitata nel tempo» (unità di tempo).

Canone drammaturgicoModifica

In realtà la formalizzazione delle tre unità è successiva, e risale all'umanesimo cinquecentesco, quando, in seguito alla traduzione in lingua latina nel 1536 della Poetica, i canoni aristotelici vennero interpretati e completati con norme e indicazioni. L' "invenzione" delle tre unità è contemporanea alla teorie del verosimile di Ludovico Castelvetro (1505-1571) o a quelle di Giraldi Cinzio sulla necessità di limitare la narrazione ad eventi accaduti ad un unico personaggio. Nel 1500, quindi, ciò che in Aristotele era l'osservazione e descrizione di uno stato di fatto del teatro a lui contemporaneo venne interpretato come una norma o canone; per questo motivo esse sono anche definite "pseudoaristoteliche". Si ritenne quindi che i drammi dovessero avere:

  • unità di luogo - svolgersi cioè in un luogo unico, nel quale i personaggi agissero o raccontassero le vicende accadute. Nella tragedia greca spesso le azioni non vengono agite e viste "in presa diretta" ma soltanto riferite o raccontate sulla scena.
  • unità di tempo - la più comune interpretazione di questa norma fu che l'azione dovesse svolgersi in un'unica giornata dall'alba al tramonto.
  • unità di azione - il dramma doveva comprendere un'unica azione, con l'esclusione quindi di trame secondarie o successivi sviluppi della stessa vicenda.

Questi canoni vennero adottati per discriminare il teatro "alto" - la tragedia - dal teatro "basso" o popolare - la commedia -, ma furono utilizzati più per classificare le opere del passato latino e greco che come canone per la scrittura di nuove opere.

UtilizzoModifica

Ben Jonson è uno dei più famosi autori moderni che si attiene alle tre unità. La locandiera di Carlo Goldoni è un'altra opera che si attiene alle tre unità aristoteliche.

BibliografiaModifica

  • Silvio D'Amico, Storia del Teatro drammatico, IV voll., Garzanti, Milano, 1958.