Uragano Andrew

uragano atlantico di categoria 5, avvenuto nel 1992

L'uragano Andrew è stato uno degli uragani più distruttivi nella storia degli Stati Uniti d'America. Fu il primo della stagione degli uragani del 1992, raggiungendo la categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson. Tra il 16 e il 28 agosto 1992 colpì il nordovest delle Bahamas e gli stati della Florida, della Louisiana e del Mississippi. Provocò la morte di 65 persone e danni per 26,5 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali si ebbero nella Florida meridionale.

Uragano Andrew
Uragano categoria 5  (SSHS)
L'uragano Andrew mentre si avvicina alle Bahamas e alla Florida
Formazione16 agosto 1992
Dissipazione28 agosto 1992
Venti
più veloci
  • 175 mph (280 km/h) (sostenuti 1 minuto)
Pressione minima922 mbar (hPa; 27,24 inHg)
Vittime65 totali
Danni$26.5 miliardi (USD 1992)
Aree colpiteBahamas, Florida, Louisiana, Mississippi
Stagionestagione degli uragani 1992

È uno dei quattro uragani di categoria 5 ad essere approdato lungo le coste degli Stati Uniti nel corso del XX secolo, dopo l'uragano della festa del lavoro del 1935 e l'uragano Camille nel 1969, e prima dell'uragano Michael nel 2018. È stato l'uragano atlantico più costoso della storia degli Stati Uniti per i danni causati, fino al passaggio dell'uragano Katrina nel 2005.

Storia meteorologica modifica

 
Percorso dell'uragano.

Il 14 agosto 1992 un fronte perturbato tropicale si formò al largo della costa occidentale dell'Africa, muovendosi rapidamente verso ovest[1]. Una zona di convezione si sviluppò lungo un asse passante a sud delle isole di Capo Verde e il 15 agosto i meteorologi iniziarono a prevederne lo sviluppo, utilizzando la tecnica Dvorak[2]. L'attività temporalesca divenne più concentrata e strette bande di precipitazioni a spirale iniziarono a svilupparsi attorno a un centro di circolazione[2]. Il 16 agosto il fronte perturbato evolse in una depressione tropicale; sebbene lo sviluppo del fronte fosse inizialmente lento, a causa di un wind shear sfavorevole, un indebolimento di quest'ultimo determinò un'intensificazione che portò all'evoluzione in tempesta tropicale il giorno successivo[2].

Il 18 agosto la tempesta mantenne la convezione vicino al centro con bande a spirale a ovest, mentre i venti aumentavano fino a 85 km/h[3]. Poi, la tempesta iniziò ad indebolirsi a causa dell'aumento del wind shear da sud-ovest[2]. Il 19 agosto una missione di cacciatori di uragani nella tempesta non riuscì a localizzare un centro ben definito[4], mentre il giorno successivo un altro volo constatò che la tempesta si era indebolita e che rimaneva solo un centro di circolazione diffuso a bassa quota; le osservazioni indicarono una pressione barometrica a 1015 mbar al centro della circolazione[1]. Nello stesso momento, un forte sistema di alta pressione si sviluppò sugli Stati Uniti sudorientali, spostando la tempesta Andrew verso ovest[2]. La convezione divenne più organizzata man mano che l'outflow si stabilizzò; si venne così a formare un occhio e Andrew raggiunse lo status di uragano il 22 agosto, a circa 1050 km a est-sud-est di Nassau, capitale delle Bahamas[2].

 
Immagine satellitare dell'uragano mentre attraversa la Florida.

L'uragano si intensificò rapidamente nel corso del 22 agosto, muovendosi rapidamente in direzione ovest; nell'arco di 24 ore la pressione atmosferica scese di 47 mbar fino a un minimo di 922 mbar[2]. Il 23 agosto alle 18 UTC l'uragano raggiunse la categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson, con venti sostenuti per un minuto di circa 250 km/h nei pressi dell'isola di Eleuthera, nell'arcipelago delle Bahamas[5]. Nonostante la sua intensità, l'uragano era di piccole dimensioni, con venti di 56 km/h che si estendevano solo per circa 140 km dal centro[6]. Dopo aver raggiunto tale intensità, l'uragano andò incontro a un ciclo di sostituzione dell'occhio[7]. Tre ore dopo aver raggiunto la massima intensità, l'uragano approdò su Eleuthera con venti di 260 km/h[5]. Nell'attraversare i banchi delle Bahamas si indebolì, per poi continuare in direzione ovest e colpire le Berry Islands, nella parte meridionale dell'arcipelago, come un uragano di categoria 4, con venti di 240 km/h[5]. Dopo aver superato le Bahamas, l'uragano si intensificò rapidamente, mentre l'occhio diminuiva di dimensioni e la convezione lungo le pareti dell'occhio aumentò[2]. Alle 8:40 UTC del 24 agosto Andrew approdò su Elliott Key come un uragano di categoria 5, con venti di 266 km/h e una pressione di 926 mbar[5]. Circa 25 minuti dopo il suo primo approdo in Florida, arrivò un altro approdo appena a nord-est di Homestead, con una pressione di 922 mbar[5]. Con questi valori, si trattò dell'uragano più intenso a colpire gli Stati Uniti dall'uragano Camille del 1969, nonché il più forte a investire la Florida dall'uragano della festa del lavoro del 1935[2].

 
Combinazione di tre immagini satellitari dell'uragano, da destra a sinistra, relative ai giorni 23, 24 e 25 agosto 1992.

In Florida l'occhio si rinforzò; infatti, un volo di ricognizione dei cacciatori di uragani riportò un aumento della temperatura della parete dell'occhio. L'uragano impiegò quattro ore ad attraversare la Florida meridionale, per poi raggiungere il golfo del Messico con venti di 210 km/h[2]. Nel golfo l'occhio rimase ben definito e l'uragano virò in direzione ovest-nordovest, grazie ad un indebolimento delle condizioni atmosferiche a nord[8]. Andrew riprese ad intensificarsi sul golfo, raggiungendo venti di 233 km/h alla fine del 25 agosto[5]. Con l'indebolimento del sistema di alta pressione a nord, una saccatura si avvicinò all'area da nord-ovest, causando una decelerazione dell'uragano verso nord-ovest e una riduzione dei venti, mentre raggiungeva la costa del golfo statunitense[2].

 
Comparazione con immagini satellitari tra l'uragano Floyd e l'uragano Andrew, in simili posizioni e con un'intensità quasi identica

Alle 8:30 UTC del 26 agosto l'uragano approdò a circa 32 km a ovest-sud-ovest di Morgan City, in Louisiana, con venti di 185 km/h[5]. Nel giro di 10 ore l'uragano, che stava virando in direzione nord-est, si indebolì talmente tanto da venire declassato a tempesta tropicale. Il 27 agosto, dopo essere entrata nello stato del Mississippi, la tempesta venne ulteriormente declassata allo stato di depressione tropicale. Accelerando verso nord-est, si combinò con una perturbazione e a mezzogiorno del 28 agosto, mentre si trovava sugli Appalachi meridionali, perse la sua identità tropicale[2].

Preparazione modifica

Il 22 agosto 1992 iniziarono ad essere emessi messaggi di allerta nell'arcipelago delle Bahamas, dove erano attese onde di tempesta tra i 3 e i 5 metri d'altezza[9]. Vennero adibiti a rifugi 58 tra chiese, scuole ed edifici governativi; il neoeletto primo ministro Hubert Ingraham, in un messaggio radiofonico, invitò la popolazione a mettersi al riparo e a seguire i messaggi d'allerta[10].

 
L'uragano Andrew poco dopo l'approdo in Florida.

Analoghe allerte erano state emesse per la Florida[9], dove erano attese piogge intense con accumuli fino a 200 mm e anche isolati tornado nella parte centro-meridionale dello stato[11]. Il governatore Lawton Chiles dichiarò lo stato di emergenza e mobilitò un terzo della Florida National Guard; vennero aperto un totale di 142 rifugi, che ospitarono complessivamente almeno 84 340 persone che erano state evacuate dalle loro abitazioni[12]. Nella sola contea di Dade venne ordinata l'evacuazione a 515 670 persone[13]. Nel complesso, vennero evacuate quasi 1,2 milioni di persone, il ché contribuì al basso numero di vittime, nonostante l'intensità della tempesta[2]. Le navi della guardia costiera lungo la costa della Florida furono messe in sicurezza a terra o partirono per superare la tempesta in mare aperto[14]. Molti uffici governativi, scuole e università vennero chiuse, così come i principali aeroporti dello stato[15].

Non appena l'uragano entrò nel golfo del Messico, il National Hurricane Center emise varie allerte di uragano per la costa del Golfo degli Stati Uniti a partire dal pomeriggio del 24 agosto[2]. Vennero evacuate le piattaforme petrolifere nel golfo e la guardia costiere mise al riparo le proprie imbarcazioni[16]. Le aree costiere degli stati del Mississippi, della Louisiana e del Texas vennero evacuate in varie operazioni; circa 1,25 milioni di persone vennero evacuate in Louisiana ed altre 250 000 nelle contee texane di Orange e Jefferson[2]. Anche in questi stati vennero allestiti dei rifugi per accogliere la popolazione evacuata e chiusi aeroporti, scuole ed uffici governativi[16]. Il governatore della Louisiana Edwin Edwards dichiarò lo stato di emergenza[16]. Vennero pure chiuse 111 paratie lungo vari corsi d'acqua nell'area di New Orleans, poiché delle simulazioni numeriche avevano mostrato il rischio che gli argini potessero essere superati durante il passaggio dell'uragano[17].

Note modifica

  1. ^ a b (FR) Les tempêtes de 1992, su atl.ec.gc.ca. URL consultato l'11 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2006).
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Ed Rappaport, Preliminary Report Hurricane Andrew 16 - 28 August, 1992, su nhc.noaa.gov, 7 febbraio 2005. URL consultato l'11 aprile 2024.
  3. ^ (EN) Ed Rappaport, Tropical Storm Andrew discussion five, su nhc.noaa.gov, 18 agosto 1992. URL consultato l'11 aprile 2024.
  4. ^ (EN) Miles Lawrence, Tropical Storm Andrew discussion thirteen, su nhc.noaa.gov, 20 agosto 1992. URL consultato l'11 aprile 2024.
  5. ^ a b c d e f g (EN) Christopher Landsea, James Franklin, Colin McAdie, John Beven II, James Gross, Brain Jarvinen, Richard Pasch, Edward Rappaport, Jason Dunion e Peter Dodge, A re-analysis of Hurricane Andrew's intensity (PDF), in Bulletin of the American Meteorological Society, vol. 85, n. 11, novembre 2004, pp. 1699-1712, DOI:10.1175/BAMS-85-11-1699. URL consultato l'11 aprile 2024.
  6. ^ (EN) Chris Landsea, Aren't big tropical cyclones also intense tropical cyclones, su aoml.noaa.gov, 20 agosto 2009. URL consultato l'11 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2012).
  7. ^ (EN) Edward Rappaport, Harold Gerrish e Richard Pasch, Tropical Storm Andrew discussion thirtyone, su nhc.noaa.gov, 23 agosto 1992. URL consultato l'11 aprile 2024.
  8. ^ (EN) Lixion Avila e Max Mayfield, Tropical Storm Andrew discussion thirtyfive, su nhc.noaa.gov, 24 agosto 1992. URL consultato l'11 aprile 2024.
  9. ^ a b (EN) Max Mayfield, Hurricane Andrew public advisory thirty, su nhc.noaa.gov, 23 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
  10. ^ (EN) Jane Sutton, Andrew heads through Bahamas toward Miami, su upi.com, 23 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2017).
  11. ^ (EN) Edward Rappaport, Richard Pasch e Harold Gerrish, Hurricane Andrew public advisory thirty-one, su nhc.noaa.gov, 24 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
  12. ^ (EN) Hurricane Andrew assessment – Florida (PDF), su csc.noaa.gov, gennaio 1993. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2012).
  13. ^ (EN) Post storm hurricane report updated (GIF), su nhc.noaa.gov, 3 settembre 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2017).
  14. ^ (EN) Storm: Andrew could be strongest (GIF), su nhc.noaa.gov, 26 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  15. ^ (EN) Seth Borenstein, "A Mike Tyson Storm" Unpredictable Hurricane Andrew Caught South Florida Off Guard, su articles.sun-sentinel.com, 24 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2017).
  16. ^ a b c (EN) Douglas Frantz e Glenn Bunting, Hurricane Rips Into Louisiana : Weather: The storm hurls tornadoes as it hits Morgan City, 75 miles southwest of New Orleans. Residents from Alabama to Texas flee, su articles.latimes.com, 26 agosto 1992. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2018).
  17. ^ (EN) Alan Sayre, Gulf coast gets ready, Standard-Speaker, 25 agosto 1992, p. 2. URL consultato il 1º maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2019).

Voci correlate modifica

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